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Lina Boccardo, 75 anni. Strangolata dal marito

Pavia, 10 Maggio 2015

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Uccide la moglie invalida e tenta di impiccarsi, in fin di vita 80enne
Giacomo Lodola ha strangolato Lina Boccardo, 75 anni. Durante il trasporto in ospedale, l’uomo ha affermato: «Era molto malata. L’ho aiutata a morire»
Prima ha ucciso la moglie strangolandola e poi ha tentato di togliersi la vita. Dramma della disperazione questa mattina in una palazzina di Viale Campari a Pavia. Con il passare delle ore si è chiarito il giallo della morte di Lina Boccardo, 75enne, che inizialmente sembrava essere stata provocata da cause naturali. La sua morte è stata, invece, l’epilogo drammatico di un omicidio-tentato suicidio messo in atto dal marito, Giacomo Lodola, 80enne, che si trova ora ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale San Matteo di Pavia. Dopo aver ingerito dell’acido, probabilmente detersivo, l’uomo, affetto da diabete e quasi cieco, avrebbe tentato di impiccarsi utilizzando la cintura dei pantaloni.
A quel punto i soccorritori si sono subito posti i primi dubbi su quanto fosse accaduto all’interno dell’appartamento. E che Lina Boccardo non fosse morta per un malore. Ad alimentare l’ipotesi di omicidio sarebbe stata anche una frase pronunciata da Giacomo Lodola mentre veniva trasportato in ospedale. «L’ho aiutata a morire…», avrebbe detto ai medici del 118. Lina Boccardo era invalida, malata di Parkinson, e la mattina del 10 maggio il marito avrebbe deciso di mettere fine alle loro due vite. Prima colpendo la compagna di una vita e poi suicidandosi. Sul collo della donna gli agenti della squadra mobile hanno trovato i segni che confermano lo strangolamento di Lina Boccardo, probabilmente sorpresa a letto nel sonno. (di Enrico Venni)

Omicidio e tentato suicidio a Pavia. Lui cieco, lei affetta da Parkinson: “Un dramma, ma non erano soli” (Il Giorno – 12 maggio 2015)
Lina Boccardo, 75 anni, malata di Parkinson, sarebbe infatti stata soffocata nel suo letto, strangolata dal marito, Giacomo Lodola, 80enne pure affetto da gravi patologie e non vedente, che avrebbe poi tentato di togliersi la vita, ingerendo dell’acido da una bottiglia di un prodotto per la casa
Due vite che si stavano spegnendo nella sofferenza della malattia. E che sono state sopraffatte con un epilogo drammatico. Nel palazzo al numero civico 21 di viale Campari, ieri mattina quando sono stati chiamati i soccorsi, sembrava che la moglie fosse morta per cause naturali e il marito avesse avuto un malore per la disperazione della perdita. Invece si è poi scoperto che era successo qualcosa di ancor più tristemente tragico. Lina Boccardo, 75 anni, malata di Parkinson, sarebbe infatti stata soffocata nel suo letto, strangolata dal marito, Giacomo Lodola, 80enne pure affetto da gravi patologie e non vedente, che avrebbe poi tentato di togliersi la vita, ingerendo dell’acido da una bottiglia di un prodotto per la casa. I due anziani erano rimasti soli in casa per meno di un’ora, fra le 7 e le 8 del mattino, giusto il tempo che si dessero il cambio la badante che li assiste di notte con quella che li segue invece di giorno.
Sul posto sono subito arrivati anche i parenti, che seguivano l’anziana coppia. In particolare il figlio, già provato dal dolore per la perdita della madre, ha dovuto scoprire il dramma che ha coinvolto anche il padre. I poliziotti della squadra Mobile, intervenuti sul posto per gli accertamenti, hanno dovuto formalmente far scattare l’arresto nei confronti dell’80enne, per l’ipotesi di reato di tentato omicidio. L’inchiesta è stata affidata alla sostituto procuratore Morena Susi. L’uomo resta comunque ricoverato al Policlinico, nel reparto di Rianimazione, in gravi condizioni per il tentato suicidio. Se riuscirà a riprendersi, considerata sia l’età che le condizioni di salute generali, non finirà certamente mai in carcere. Per la legge farebbe anche poca differenza se l’80enne avesse agito per sua sola iniziativa o se l’idea di togliersi la vita insieme fosse stata l’ultima prova d’amore fra i due anziani coniugi.
In ogni caso si tratterebbe di omicidio volontario. «Non c’è niente da commentare – dice una vicina di casa della coppia, che sembra conoscesse bene la difficile situazione in cui vivevano – è una vicenda che ci lascia solo tanta tristezza». «Voglio però sottolineare – ha poi tenuto ad aggiungere la vicina – che non è vero, come ho già sentito dire, che si è trattato di un dramma della solitudine. Erano entrambi seguiti e curati, dai famigliari con l’aiuto di due badanti. Sono situazioni difficili, non si dovrebbe mai giudicare senza conoscere il dramma personale che stavano vivendo». (di Stefano Zanette)


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