Loading

Abdelkader Ben Alaya, 49 anni, disoccupato, padre separato. Denunciato per maltrattamenti, sottoposto a divieto di avvicinamento e braccialetto elettronico, ammazza la moglie a coltellate davanti ai figli. Ergastolo

Torino, 23 Settembre 2024


Titoli & Articoli

Femminicidio a Torino Aurora: 34enne uccisa a coltellate dall’ex marito, che è stato arrestato (Torino Today – 24 settembre 2024)
È avvenuto davanti al figlio minorenne, che ha dato l’allarme
Nella tarda serata di ieri, lunedì 23 settembre 2024, una tunisina di 34 anni, Roua Nabi, è stata uccisa a coltellate dall’ex marito nel corso di un litigio avvenuto davanti ai figli adolescenti, un maschio e una femmina.  L’episodio è avvenuto in un appartamento al civico 66 di via Cigna a Torino, dove sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile. La donna era stata inizialmente trasportata all’ospedale Giovanni Bosco, dove i medici non hanno potuto fare nulla per salvarla.
L’uomo, Abdelkader Ben Alaya, tunisino di 48 anni, è uscito di casa insieme al figlio 13enne in lacrime ma è stato rintracciato e arrestato poco dopo dai militari dell’Arma. Deve rispondere di omicidio. Le indagini sono condotte dal nucleo investigativo. La coppia era separata da qualche tempo. L’uomo aveva il braccialetto elettronico da agosto, da quando è stato colpito da codice rosso ovvero il divieto di avvicinamento alla donna. Secondo le prime ricostruzioni, il braccialetto però era fuori uso. Indagini coordinate dal pm Giuseppe Drammis della procura di Torino. (di Davide Petrizzelli ed Edoardo Sismondi)

 

Quattro allarmi del braccialetto elettronico prima del femminicidio, ma “non furono presi in carico” (il Fatto Quotidiano – 18 marzo 2025)
È quello che emerge dal report della compagnia telefonica che gestisce il segnale dei dispositivi e che è agli atti del fascicolo d’inchiesta sul femminicidio avvenuto il 23 settembre
Quattro allarmi del braccialetto elettronico, ma la sala operativa non li prese in carico. Il giorno in cui Roua Nabi, 35 anni, venne uccisa a Torino dal marito, Abdelkader Ben Alaya, 48 anni, il braccialetto elettronico che l’uomo indossava, in quanto destinatario di un divieto di avvicinamento alla donna, funzionava a differenza di quanto ipotizzato in un primo momento. Come riportato sui quotidiani La Stampa, Corriere di Torino e Cronaca Qui, è quello che emerge dal report della compagnia telefonica che gestisce il segnale dei dispositivi e che è agli atti del fascicolo d’inchiesta sul femminicidio avvenuto il 23 settembre dello scorso anno in via Cigna. Roua Nabi venne assassinata con una coltellata al torace da Ben Alaya che è stato rinviato a giudizio. Il processo si aprirà il 28 aprile.
Il 48enne uccise la donna davanti agli occhi dei figli. La figlia adolescente era scappata dai vicini e aveva chiesto aiuto, mentre il padre aveva tentato la fuga in strada. A inseguirlo c’era però il figlio 13enne che aveva anche chiesto aiuto ai passanti affinché lo fermassero.
Il procuratore aggiunto Cesare Parodi accusa l’uomo anche di maltrattamenti in famiglia e di aver violato l’obbligo di avvicinamento. La misura cautelare era stata imposta nel mese di luglio, dopo che il 48enne aveva trascorso due settimane agli arresti domiciliari. La donna aveva denunciato il marito il 30 giugno. Secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe violato in più occasioni il divieto.
Il report della compagnia telefonica afferma che dal 19 al 30 agosto il braccialetto elettronico segnalava allarmi di batterie in esaurimento e altri in cui risulta irraggiungibile. Ulteriori anomalie vengono registrate fino al 23 settembre. Anche dal localizzatore di Roua Nabi partono segnalazioni e in molte occasioni tra il 13 agosto e il 23 settembre il dispositivo sarebbe stato non raggiungibile. Poi ci sono gli alert successivi alle 15 del giorno del delitto. La mattina la donna accetta che il marito, che viveva in auto per strada, entri in casa sua per mangiare e farsi una doccia. Alle 18.18, alle 18.32, alle 21.06 e alle 21.38 vengono generati allarmi. L’ultimo, quello delle 21.38, un’ora e mezza prima del femminicidio. Sul report si legge: “Dall’allarme delle ore 15 in poi non risulta alcuna presa in carico della sala operativa”.

Omicidio del braccialetto, il killer a processo: «Ora ho paura di Dio» (Torino Cronaca – 18 marzo 2025)
Prima udienza ad aprile per l’uomo che ha accoltellato la moglie, Nabi Roua
Abdelkader Ben Alaya assicura di essere pentito di aver ucciso sua moglie, Roua Nabi, nel loro appartamento di via Cigna: «Non ammazzo neanche una gallina, non sono un violento. Ora ho paura della punizione divina». Eppure ieri mattina non ha parlato mentre la giudice Francesca Roseti lo rinviava a giudizio per omicidio, maltrattamenti e violazione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: proverà a dire la sua versione dei fatti il 28 aprile, quando comincerà il processo e saranno passati sette mesi dal femminicidio della 32enne di origine tunisina. Uno dei tanti, troppi, avvenuti negli ultimi mesi a Torino e provincia.
Probabilmente il 47enne, tunisino anche lui, ripeterà quello che ha detto durante gli interrogatori dopo l’arresto del 23 settembre 2024, quando ha ucciso la moglie con un coltello, penetrato dritto nel cuore: «Ho sgridato mia figlia e Roua ha detto “Zitto o chiamo la polizia” – aveva raccontato, assistito dagli avvocati Ruggero Marta e Rocco Femia – Poi se l’è presa con l’altro figlio e ha tirato un pugno anche a me. Io mi sono agitato e l’ho accoltellata».
È questa la versione dell’assassino su quanto successo nell’appartamento di via Cigna 66, ultimo atto dopo quattro anni di abusi da parte di Ben Alaya. Il quale, davanti ai figli di 13 e 12 anni, insultava la moglie, le lanciava sedie e piatti, la strattonava e le tirava i capelli, sprecava i soldi della famiglia in birra e droga. Il 29 giugno, durante una discussione sul rinnovo del permesso di soggiorno di lei, il 49enne è arrivato a torcerle il braccio e a dirle che suo fratello sarebbe arrivato in Italia per ucciderla. Tutti episodi già denunciati da Roua Nabi, che avevano portato all’arresto del marito e alla sua detenzione domiciliare. Poi sostituita dal braccialetto elettronico, che negli ultimi mesi veniva spento in accordo tra i due coniugi. È successo durante le vacanze estive in Liguria e anche il giorno dell’omicidio, su cui ora resta solo la verità dell’ennesimo marito assassino: «Non sono scappato dopo le coltellate: sono andato dai carabinieri ma in caserma non rispondeva nessuno, così sono corso dai vigili urbani per avvisarli».
Nell’interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Cesare Parodi, Ben Alaya ha smentito quanto aveva detto subito dopo il delitto, cioè che era la moglie ad avere in mano il coltello e che lui l’aveva uccisa per difendersi. Una ricostruzione già difficile da credere, visto che lui non aveva ferite da difesa. Il killer ha poi detto di «essere pentito e di avere paura della punizione divina». Quindi si è preoccupato della condizione dei figli, che da quel 23 settembre sono finiti in comunità dopo quello che lui ha fatto alla loro mamma. E ieri si sono costituiti parte civile nel processo insieme alla nonna, madre della vittima (assistiti dagli avvocati Stefani Agliate e Vittorio Rossini). (di Federico Gottardo)

Uccise moglie a Torino, condannato all’ergastolo (Ansa – 28 aprile 2025)
L’uomo aveva divieto avvicinamento con braccialetto elettronico
E’ stato condannato all’ergastolo Abdelkader Ben Alaya, l’uomo di 48 anni che il 23 settembre 2024 uccise a coltellate davanti ai figli la moglie Roua Nabi in un appartamento di Torino. La Corte di assise, così come chiesto dal pm Cesare Parodi, ha anche disposto quattro mesi di isolamento diurno. Dall’agosto precedente l’uomo era sottoposto a un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, che però non si attivò. Il pm ha spiegato che “era  scarico”. 


Link


In memoria di

Roua Nabi uccisa davanti ai figli con una coltellata che «le ha attraversato e spaccato il cuore»: a Torino confermato l’ergastolo al marito (Corriere della Sera – 15 aprile 2026)
Abdelkader Ben Alaya, 49enne di origine tunisina, doveva osservare il divieto di avvicinamento alla moglie e indossava il braccialetto elettronico: il 23 settembre 2024 il dispositivo emise 4 alert, ma le forze dell’ordine non intervennero
La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha confermato l’ergastolo per Abdelkader Ben Alaya, il 48enne tunisino che il 23 settembre 2024 accoltellò a morte l’ex moglie Roua Nabi in un alloggio di via Cigna, a Torino. La sentenza è stata pronunciata mercoledì mattina, 15 aprile, «in parziale riforma» di quella emessa dalla Corte d’Assise, visto che il collegio ha revocato i quattro mesi di isolamento diurno.
Quando uccise la madre dei suoi due figli, Ben Alaya doveva osservare il divieto di avvicinamento, disposto dal Riesame a luglio 2024 nell’ambito di un’indagine per maltrattamenti. Per questo indossava il braccialetto elettronico, «accoppiato» a un analogo dispositivo che la donna, in qualità di persona offesa, portava con sé. Durante le indagini, però è emerso che il giorno in cui è avvenuto il delitto il braccialetto emise quattro alert, ma nessuno delle forze dell’ordine intervenne: per questo ora la madre della vittima — tramite il proprio avvocato, Stefania Agagliate—, ha fatto sapere che chiederà i danni al ministero della Giustizia. Il dispositivo con tutta probabilità si era scaricato e i segnali non arrivarono mai a carabinieri e polizia.
«Ben Alaya — ha spiegato la sostituta procuratrice generale Marina Nuccio — ha ucciso Roua Nabi quando non se lo aspettava. Lui stava uscendo di casa. Lei era nel corridoio con la figlia 13enne. Lui è andato in cucina, ha preso un coltello lungo, con la lama da 20 centimetri e lo ha nascosto dietro la schiena. Le ha dato un unico e violentissimo fendente, che le ha attraversato e spaccato il cuore».
L’uomo era stato arrestato a giugno 2024 per aver picchiato e umiliato la moglie (anche alla presenza dei figli pre-adolescenti, una maschio e una femmina), ma poco dopo la revoca dei domiciliari aveva ripreso i contatti con lei, pur vivendo per strada o in auto. Proprio per questo la donna, secondo quanto raccontato dai figli, gli aveva fatto avere del cibo e in diverse occasioni gli aveva concesso di entrare in casa per riposare, lavarsi e mangiare. Più tardi l’uomo era stato riaccolto nella casa di via Cigna, in violazione del divieto. Secondo la Corte d’Assise, Roua Nabi lo fece per «compassione», «necessità» e fiducia «che suo marito potesse cambiare». In seguito però il copione si era ripetuto. «Tutti sapevano che era violento — ha affermato Nuccio nella requisitoria —. Tutti i vicini. Se ne parlava anche in assemblea condominiale. I figli di questa donna sono cresciuti a pane e violenza».
Dopo il fendente mortale, il 48enne è scappato, inseguito dal figlio undicenne, ed è andato ad autodenunciarsi alla caserma dei carabinieri di Barriera di Milano. Anche per questo la sua difesa aveva chiesto le attenuanti generiche, che però sono state negate. «Si parla di contesto culturale — è stata la chiosa della pubblica accusa — si dice spesso che le persone che hanno una cultura diversa dalla nostra possono ignorare certe regole su comportamenti che nel loro paese vengono tollerati. Ma in questo caso non c’è dubbio. In Tunisia l’omicidio è punito con la pena di morte, più severamente che in Italia». (di Ludovica Lopetti)