Abderrahim Qablaoui, 55 anni, disoccupato, padre. Denunciato più volte, uccide la moglie con una coltellata al cuore davanti ai figli, poi fugge con loro. Condannato a 30 anni in primo grado, pena ridotta a 18 anni in appello
Budrio (Bologna), 23 Febbraio 2013
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Uccide moglie, coltellata al cuore dopo lite banale, fugge coi figli poi si consegna (San Marino TV – 24 febbraio 2013)
L’ha uccisa davanti alla figlia di poco più di tre anni e al fratellino di 16 mesi, con un colpo al cuore, sferrato con un coltello da cucina, poi gettato nel lavello. Quindi è fuggito con una Fiat Punto, portandosi via i bambini. Ma dopo un paio d’ore, si è costituito nella stazione dei carabinieri di Budrio, il paese dove viveva con la moglie nella pianura bolognese. Ora Abderrahim Qablaoui, 53 anni, marocchino come la sua vittima, è in stato di fermo per l’omicidio di Jamila Assafa, 30 anni. In mattinata è stato interrogato dal pm Giuseppe Di Giorgio. Si è consegnato nella notte dopo aver lasciato i bambini ad una sorella. Ai militari ha detto di aver fatto una sciocchezza: la coltellata mortale è arrivata al culmine di una lite per motivi banali. Lei gli avrebbe fatto notare di non aver gradito il modo in cui era stata trattata, poco prima, davanti ai parenti di lui. Poi i toni si sono accesi. Non era la prima volta: i carabinieri in passato erano intervenuti per litigi. Ieri l’allarme è stato dato alle 21.15 da vicini, che hanno sentito trambusto e grida al primo piano della casa in via Frati Cappuccini e qualcuno ha visto l’uomo uscire in fretta. Arrivati, i militari hanno sentito che dentro la tv era accesa, ma non rispondeva nessuno. Hanno forzato la porta e hanno trovato la donna in terra, in sala. Inutile, l’intervento del 118. La coppia aveva difficoltà economiche, lei disoccupata e lui con lavori saltuari. Vivevano in una casa comunale, pare che da qualche tempo non pagassero l’affitto
Budrio, condannato a 30 anni l’assassino di Jamila Assafa (Budrio Next – 31 ottobre 2013)
Budrio, uccise la moglie e portò via i figlioletti, condanna ridotta in appello (il Resto del Carlino – 11 giugno 2015)
Budrio, uccise la moglie e portò via i figlioletti, condanna ridotta in appello per Abderrahim Qablaoui che uccise la moglie Jamila il 23 febbraio 2013, pena ridotta dai 30 ai 18 anni. Caduta l’aggravante dei futili motivi.
Condanna ridotta da 30 a 18 anni in secondo grado per Abderrahim Qablaoui, a processo per aver ucciso la moglie Jamila Assafa a Budrio , il 23 febbbraio 2013. L’uomo, 55 anni, marocchino come la vittima 30enne, la colpì al cuore con un coltello da cucina nella casa in cui vivevano con due figli piccoli, all’epoca di 3 anni e 16 mesi. Dopo il delitto l’uomo fuggì portandosi via i bambini. Ma, dopo un paio d’ore, si costituì ai carabinieri.
Prima di consegnarsi, lasciò i bambini a una sorella. Davanti alla Corte di assise di appello di Bologna si sono discussi i motivi di impugnazione della difesa di Qablaoui, assistito dall’avvocato Savino Lupo, intervenuto nel processo di secondo grado dopo i 30 anni per l’omicidio aggravato dal rapporto di parentela e dai futili motivi, inflitti dal gup Bruno Perla in rito abbreviato. In appello, accogliendo il ricorso del difensore, è caduta l’aggravante dei futili motivi e sono state riconosciute, seppur parzialmente, le attenuanti generiche. «Sono estremamente soddisfatto», ha commentato l’avvocato Lupo. «Sentenze come questa, in un delicato processo di appello tutto basato sul diritto – ha proseguito – riconciliano un avvocato con la giustizia. È il trionfo del diritto quando la gravità del fatto non prevale sugli elementi giuridici. Tutto questo lo dico con il massimo rispetto per la vittima: anche oggi l’imputato, reo confesso, ha chiesto scusa per quello che ha fatto».
Uccise la moglie dopo un litigio, pena ridotta. Il Sindaco di Budrio: ‘Sono arrabbiato’ (Bologna Today – 12 giugno 2015)
Sono passati poco più di due anni da quando a Budrio Assafa Jamila, 31 anni, venne accoltellata e uccisa dal marito, poi condannato a 30. Ma ora la pena cala a 18
Sono passati poco più di due anni da quando a Budrio Assafa Jamila, 31 anni, venne accoltellata e uccisa dal marito, 54enne, a seguito di un litigio. L’assassino prese i due figli piccoli, di quattro e due anni, e fuggì in macchina, nella neve, per poi costituirsi ai Carabinieri.
Per l’ultimo saluto a Jamila, il comune di Budrio aveva messo a disposizione l’Auditorium: il marito era stato condannato a 30, con il rito abbreviato e senza attenuanti generiche, ma ora la condanna è stata ridotta a 18.
“Faccio fatica a trovare il senso di questa decisione, soprattutto perché – questa volta – è caduta l’aggravante dei futili motivi e sono state riconosciute, seppur parzialmente, le attenuanti generiche“.A scriverlo è Giulio Pierini, Sindaco di Budrio, che quella vicenda l’ha vissuta in prima persona, e che spefica di non farne certo una disquisizione giuridica, ma di essere “arrabbiato ma non credo di avere certezze; ho solo interrogativi. Mi soffermo sul senso delle parole e mi chiedo: esistono dunque motivi non futili che consentono di ridurre drasticamente una pena carceraria per aver ucciso la propria moglie o fidanzata? E ancora: quali attenuanti possono esserci di fronte a un gesto tanto crudele e vigliacco?”.
Per Pierini, al di là della riduzione della pena “se fossero scontati tutti e 18 in carcere, questa sarebbe una pena giusta. Ma temo che tra pochi anni saremo in molti, ancora una volta sorpresi, a commentare il trasferimento del colpevole dal carcere ai domiciliari, poi successivamente l’approdo alla libertà vigilata e via così. Le sentenze sono momenti che la nostra società dovrebbe vivere con più serenità perché, in fondo, di fronte alla malvagità degli uomini si afferma la giustizia delle istituzioni pubbliche che certamente non riporta in vita chi è morto, ma almeno rimette le cose apposto, pareggiando i conti, facendo scontare la pena a chi è colpevole e consentendogli poi un percorso di rieducazione (art. 27 della Costituzione). E invece troppo spesso le sentenze sono un inevitabile momento di polemica, indignazione, sfiducia verso le istituzioni. Quello dell’omicidio di Jamila è uno di quei casi, che ci saremmo volentieri evitati”, conclude.

