Alessandro Pasini, 45 anni, impiegato con precedenti per spaccio, rapina, resistenza e maltrattamenti. Uccide a colpi di roncola un’amica che lo rifiuta e ne brucia il corpo. Condannato a 18 anni e 8 mesi per omicidio e distruzione di cadavere
Vergonzana (Crema), 14 Agosto 2020
Titoli & Articoli
Scomparsa di Sabrina Beccalli, il pm di Cremona: il fermato può colpire ancora (la Repubblica – 20 agosto 2020)
Ricerche senza sosta per trovare la 39enne sparita la notte di Ferragosto: non sono della donna le scarpe ritrovate. Domani l’udienza per la convalida del fermo dell’amico Alessandro Pasini
Sarà domani alle 15 l’udienza per la convalida del fermo di Alessandro Pasini, l’uomo di 45 anni accusato dell’omicidio di Sabrina Beccalli la 39enne scomparsa a Crema da Ferragosto (il cui corpo non è ancora stato trovato). La pm Lisa Saccaro e il procuratore Roberto Pellicano hanno chiesto la custodia cautelare in carcere per Pasini perché potrebbe inquinare le prove e commettere altri reati. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Sperolini di Crema, si era rifiutato di rispondere alle domande di pm e carabinieri dopo il fermo che risale a martedì pomeriggio.
Nel frattempo vigili del fuoco, sommozzatori e cani molecolari stanno ancora cercando il corpo di Sabrina. Viene passata al setaccio l’area intorno a Vergonzana ma gli inquirenti si stanno concentrando anche tra rogge, canali, il fiume Serio e soprattutto il canale artificiale Vacchelli, fino a Salvirola. Un paio di scarpe ritrovate in zona hanno fatto pensare che il ritrovamento fosse vicino, ma per gli investigatori non sono una buona pista: di un numero diverso rispetto a quello di Sabrina, non erano del modello che portava la sera in cui è scomparsa. I parenti hanno spiegato che Sabrina aveva un paio di scarpe del genere, ma le dimensioni sono diverse.
Nel ‘curriculum’ di Pasini – che non parla e finora ha negato il codice pin per accedere al suo cellulare – diversi precedenti (stupefacenti, resistenza, rapina) e ancora oggi è ritenuto vicino ad ambienti dello spaccio. Su di lui ci sono indizi pesanti: è stato ripreso dalle telecamere all’interno dell’auto della donna quella sera, gli sono stati trovati in casa jeans e una maglietta grigia, gli stessi indumenti immortalati nelle immagini. E gli inquirenti non hanno dubbi che sia stato lui ad appiccare il fuoco alla panda rossa di Sabrina. I residenti del quartiere di via Martini, dove vivevano sia Beccalli che Pasini, parlano di una persona vicina ai giri dello spaccio.
Chiuso nel suo mutismo davanti al procuratore di Cremona Roberto Pellicano, Pasini ha molte cose da spiegare. Primo, dove è il corpo di Sabrina (che ormai anche i parenti più stretti non sperano più di ritrovare viva)? Se è morta, cosa è successo nella notte tra venerdì 14 e sabato 15 agosto? Ha fatto tutto da solo o c’era qualcuno con lui? La pista della droga è quella che convince di più gli investigatori. Si indaga sul giro di amicizie problematiche: di un mese fa la lite fra due pre giudicati per amore di Sabrina. Non c’entrerebbero nulla, ma uno di loro ha parlato molto. E “l’amico” Pasini è dello stesso giro. (di Luca De Vito)
Sabrina Beccalli, Pasini non confessa: «Ho bruciato l’auto ma non l’ho uccisa». Il giallo del cane morto (Leggo – 22 agosto 2020)
Ancora nessuna traccia di Sabrina Beccalli, la donna di Crema scomparsa da Ferragosto: e Alessandro Pasini, l’amico in carcere a Cremona con l’accusa di averla uccisa e di essersi liberato del cadavere, si difende e afferma di non averla uccisa. Ieri, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giulia Masci, Pasini ha risposto per un’ora e mezza alle domande ma senza confessare e fornendo una sua versione che non ha convinto il procuratore capo di Cremona, Roberto Pellicano.
Le ricerche del corpo sono concentrate su una vasca agricola colma di liquami: Pasini ha fatto una sola ammissione, quella di aver bruciato l’auto di Sabrina, una Fiat Panda. Ma pure sulla spiegazione dei motivi per cui ha dato fuoco all’auto, chi indaga ha molte perplessità: in attesa che si esprima il gip, i carabinieri, coordinati dal pm Lisa Saccaro, non appena terminato l’interrogatorio hanno ripreso le ricerche del corpo della trentanovenne, mamma di un figlio di quindici anni, sospese alla vigilia nella vana speranza che Pasini fornisse indicazioni chiare. «Dica dove ha nascosto il corpo», è l’appello che i famigliari della donna, distrutti, con il loro avvocato, Antonino Ennio Andronico, avevano rivolto all’uomo sotto accusa, veicolato attraverso il legale che lo assiste, Paolo Sperolini.
Omicidio Sabrina Beccalli, Pasini provato dal carcere ma continua a dirsi innocente (The Social Post – 24 ottobre 2020)
Unico indagato per l’omicidio di Sabrina Beccalli, Alessandro Pasini attende in carcere l’arrivo di una sentenza che lo scagioni o lo condanni definitivamente. 45enne, impiegato a Crema, era amico e vicino di casa dell’operaia 39enne scomparsa a Ferragosto. L’accusa ritiene Pasini colpevole della morte della donna e un tentativo di occultamento del cadavere, dato alle fiamme dopo il decesso, forse dopo un rifiuto sessuale. Pasini e il suo legale invece sostengono con forza la sua innocenza. In ogni caso, avverte l’avvocato Paolo Sperolini, il suo assistito sta accusando pesantemente la vita in carcere.
Pasini soffre in carcere. “Il mio assistito è molto provato dopo due mesi di carcere; gli ho comunque spiegato che deve pazientare ancora. Ma è decisamente sofferente, per la situazione che sta vivendo”, spiega a La Provincia di Crema Paolo Sperolini, difensore di Alessandro Pasini, subito dopo una visita al penitenziario di Monza. “Pasini non ha ucciso la povera Beccalli”, ripete Sperolini, respingendo le accuse contro il suo assistito, unico indiziato per la morte dell’operaia 39enne. È stata ritrovata anche una possibile arma del delitto, una roncola, trovata nella casa di lui, in via Porto Franco, dove i due erano vicini di casa. Sperolini ha tuttavia definito queste supposizioni prive di fondamento.
La versione di Pasini non convince. Fin da quando è finito in carcere lo scorso agosto, Alessandro Pasini non ha cambiato la sua versione dei fatti. Sabrina Beccalli sarebbe morta per un’overdose la notte della vigilia di Ferragosto, dopo aver consumato della droga insieme. Lui ha poi ammesso di aver successivamente bruciato il corpo all’interno della Panda nera della donna. All’interno dell’auto sono infatti state trovate delle ossa, che a seguito degli esami sono risultate appartenere alla defunta Beccalli. La Procura non crede alla sua versione e batte la pista dell’omicidio, con l’ipotesi di un interesse sessuale non corrisposto come movente. Intanto, la famiglia di Sabrina Beccalli, madre di un ragazzo di soli 15 anni, attende che la giustizia faccia il suo corso. È difesa dall’avvocato Antonino Andronico, che può contare sull’aiuto come consulente di Luciano Garofano, ex generale dei Ris. (di Andrea Spiga)
Crema, in carcere per femminicidio, parla la ex: ‘Violenze anche contro di me’ (Blasting News – 30 novembre 2020)
Susanna, l’ex compagna dell’uomo in carcere per il delitto di Satbrina Beccalli, ha scritto una lunga lettera pubblicata su Facebook
Susanna L. l’ex compagna dell’uomo accusato dell’omicidio di Sabrina Beccalli (la giovane mamma scomparsa da Crema il giorno di Ferragosto), in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” ha voluto ringraziare, con una lettera, le associazioni che in questi mesi l’hanno sostenuta. Nella sua missiva – pubblicata sulla pagina Facebook dell’associazione “I nostri diritti Onlus” – ha denunciato la situazione drammatica che suo malgrado si è trovava ad affrontare e ha raccontato la sua tormentata relazione con Pasini. Un uomo che – secondo quanto afferma – è arrivato a giurarle amore in oltre cento lettere, ma che in realtà non è mai cambiato e ha sempre continuato a farle del male.
Susanna, maestra 39enne, viveva con i suoi due figli di 3 e 14 anni nell’abitazione di via Porto Franco a Crema in cui, secondo gli inquirenti, sarebbe stata uccisa Sabrina Beccalli. Dopo il terribile fatto di Cronaca Nera, la donna, si è ritrovata senza casa (l’appartamento è stato posto sotto sequestro) e di conseguenza ha perso la possibilità di disporre dei propri oggetti e dei propri mobili.
In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si è celebrata lo scorso 25 novembre, Susanna, ha voluto inviare una lettera di ringraziamento all’Onlus di Udine “I nostri diritti” e all’associazione “Donne Contro la Violenza” di Crema che la stanno sostenendo di questi mesi. Nella sua toccante missiva ha voluto anche riportare la sua testimonianza di giovane donna che nella vita ha incontrato tante difficoltà e che è “sopravvissuta” a una relazione-incubo solo perché “altre circostanze hanno privato della libertà l’uomo che le prometteva amore, ma che la privava di ogni libertà.
Susanna, in questi mesi, è stata descritta in molti modi dalla stampa locale: talvolta, le ricostruzioni effettuate sono state inesatte e, in molti, credendola una poco di buono le hanno “sbattuto la porta in faccia”. Al contrario di quanto riferito da molti giornali, ad esempio, la 39enne non ha mai dato le chiavi di casa all’ex compagno (che, quindi, gliele ha sottratte).
Come precisato dalla stessa, infatti, pochi giorni prima del delitto di Sabrina, durante una vacanza in Sicilia, lei e l’uomo si erano lasciati. “Lo ho obbligato – ha ricordato – ad interrompere le ferie con me e i miei figli per via del suo stato perennemente alterato e per via dei suoi reiterati atteggiamenti violenti”. “Nell’arco di 3 anni – ha aggiunto – era la terza volta che tentavamo di stare insieme. Credevo anche in un suo recupero, ma presto mi accorgevo che non cambiava nulla“. Dopo poco, infatti, l’uomo riprendeva con le bugie, il bere e gli atteggiamenti violenti.
La 39enne, dicendo di non voler sentire le solite critiche tipo “eh, ma dopo le violenze, tu ci sei tornata insieme”, ha voluto ribadire che chi non vive sulla sua pelle un rapporto del genere non può comprendere, come non può nemmeno capire a che livello ossessivo-compulsivo fosse arrivato, in un anno, il “corteggiamento” dell’uomo nei suoi confronti. Susanna ha raccontato che, durante quell’anno, ha provato ad allontanare l’uomo con tutte le sue forze e a tagliarlo fuori dalla sua vita e da tutti i suoi contatti (reali e social), ma non ne è stata capace. Ha ricevuto più di cento lettere d’amore, biglietti, sorprese, inviti e fiori. Promesse che, però, si sono trasformate per l’ennesima volta in violenze. “Ho perdonato – ha ammesso la maestra – e mi sono ‘rifidata’, perdendo anche la stima di alcune persone estremamente giudicanti”. Poi ha concluso: “Ho il dovere di precisare che la recidività di noi vittime nel continuare relazioni con uomini maltrattanti è incisivamente frequente: io non sono né la prima né l’ultima“. (di Francesca Zanolli)
Sabrina Beccalli, assolto Alessandro Pasini: “Non c’è la prova dell’omicidio”. L’uomo condannato a 6 anni e scarcerato (il Fatto Quotidiano – 29 ottobre 2021)
Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni. La rabbia dei familiari della donna: “Sei anni si becca, l’ha uccisa e l’ha bruciata”. L’avvocato della parte civile: “Attonito, come se l’omicidio non fosse avvenuto”
Colpo di scena, questa mattina, in tribunale a Cremona. Secondo il giudice per l’udienza preliminare Elisa Mombelli, Alessandro Pasini, il 46enne cremasco accusato dell’omicidio dell’amica Sabrina Beccalli, va condannato a sei anni, per aver distrutto il cadavere e avere incendiato l’auto dove aveva portato il corpo della donna. Ma non per omicidio volontario, tesi sostenuta dall’accusa, il pm Lisa Saccaro,che per l’uomo aveva chiesto 28 anni.
Non c’è la prova che Pasini, la notte di Ferragosto 2020, abbia ucciso la 39enne. L’uomo è stato scarcerato. Sconvolta la famiglia di Sabrina: “Sei anni si becca, l’ha uccisa e l’ha bruciata. Figlio di p…. Questa è la legge italiana”, urla la sorella della vittima, Simona, che insieme ai fratelli e al figlio di Sabrina si sono costituiti parte civile nel processo. Queste le parole del loro avvocato Antonino Andronico: “Sono allucinato, francamente. Siamo attoniti. Non abbiamo spiegazioni. È un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Come se l’omicidio non fosse avvenuto”. Il legale aggiunge: “Leggeremo le motivazioni. Come sempre nel nostro Paese la parte offesa è quella più indifesa”.
Alessandro Pasini, difeso dagli avvocati Paolo Sperolini e Stefania Amato, aveva sempre ammesso di avere bruciato Sabrina, così come ha sempre respinto le accuse di omicidio. Il 46enne aveva attribuito la morte di Sabrina ad una overdose. Nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 2020 Pasini e Beccalli si erano visti, per consumare droga, nella casa della ex compagna dell’uomo. Secondo l’accusa, Pasini avrebbe ucciso Sabrina a seguito di una lite e dopo essere stato rifiutato dalla donna. In seguito ha caricato il cadavere su una Fiat Panda, dando fuoco al veicolo per non lasciare tracce. Pasini era il solo accusato di aver ucciso Sabrina, madre di un ragazzino di 16 anni. Omicidio che per il pm che ha sostenuto l’accusa sarebbe avvenuto nell’appartamento in via Porto Franco, a Crema, l’abitazione dell’ex fidanzata di Pasini.
Omicidio Beccalli, confermata la condanna: Pasini va in carcere (la Provincia Cr – 11 dicembre 2023)
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: 18 anni e 8 per il 48enne, responsabile della morte e della distruzione del cadavere dell’amica 39enne nell’agosto del 2020
«Aiuto, aiuto, nooo!», l’urlo di Sabrina all’alba di Ferragosto del 2020. Poi, il silenzio. Omicidio volontario e distruzione di cadavere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la condanna a 18 anni e 8 mesi per Alessandro Pasini, 48 anni, l’ assassino dell’amica Sabrina Beccalli, 39 anni, mamma di un ragazzino di 15. Tre anni fa, l’uomo caricò il corpo sull’auto e appiccò il fuoco. Un veterinario dell’Ats Val Padana prese un clamoroso abbaglio, scambiando per la carcassa di un cane quei poveri resti della donna, quasi tutti finiti nell’inceneritore, in minima parte recuperati nell’auto: 910 grammi di una vita distrutta. Pasini ora va in carcere.
«Non c’è molto da gioire, perché in questa vicenda hanno perso tutti: Sabrina non ci verrà restituita; Pasini ha perso la libertà e, per fortuna, siamo riusciti ad arrivare ad un risultato dopo i molti errori che si sono susseguiti, grazie alla scrupolo e all’attenzione dei giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia e della Procura generale», ha commentato l’avvocato di parte civile Antonino Andronico, legale del figlio e dei tre fratelli di Sabrina: Gregorio, Teresa e Simona. Non erano nell’aula del ‘Palazzaccio’, ieri, i familiari di Sabrina. Non c’era neppure Pasini, difeso dagli avvocati Paolo Sperolini e Stefania Amato. i Brescia.
Emessa dopo le 18 di oggi, la sentenza mette una pietra tombale su una bruttissima vicenda cominciata la notte di Ferragosto di tre anni fa. Alessandro e Sabrina si diedero appuntamento nell’appartamento in via Porto Franco, quartiere San Bernardino. L’abitazione era della ex compagna dell’uomo in vacanza. Pasini aveva ancora le chiavi. Alessandro e Sabrina consumarono cocaina.
Alle 5 del mattino l’urlo della donna fu avvertito da una residente nella via. Forse per una avances rifiutata, Pasini uccise l’amica, sferrandole un colpo violento dal basso verso l’alto con il manico di una roncola, causandole una emorragia. Alle 5.18, caricò il cadavere di Sabrina sulla Panda di lei parcheggiata sotto casa e in auto arrivò sotto casa sua, in via Martiri, la stessa via dove abitava la vittima. Saltò sullo scooter, riempì una tanica di benzina, tornò in via Porto Franco e, detersivo in mano, eliminò le macchie di sangue che i Ris hanno poi rilevato.
A mezzogiorno, con il cadavere ancora caldo, se ne andò in trattoria a mangiare. Pasini raggiunse una compagnia di gente che stava festeggiando Ferragosto. Lui non era tra gli invitati. «Mi sono prenotato», disse. Alle due del pomeriggio, con lo stomaco pieno e un omicidio, tornò in via Porto Franco, diede un’altra pulita all’appartamento. In trattoria si presentò altre due volte. Alle cinque del pomeriggio non lo videro più. Verso sera, l’uomo portò la Panda con il cadavere di Sabrina a Vergonzana. La parcheggiò davanti alla chiesa. Rincasò sul monopattino che aveva infilato nella vettura. A Vergonzana tornò intorno alle 21.30- 22. Portò la Panda in mezzo ai campi, la incendiò e rientrò a Crema. E dall’incendio partì l’indagine sulla scomparsa di Sabrina. Nel processo in abbreviato, il sostituto Pg della Cassazione oggi aveva chiesto di confermare la condanna a 18 anni e 8 mesi inflitta dalla Corte d’Appello di Brescia che a dicembre di un anno fa ribaltò la sentenza di assoluzione dall’omicidio emessa dal gup di Cremona, condannando Pasini a 6 anni per distruzione del cadavere e per il danneggiamento della vettura.
L’anatomopatologa, Cristina Cattaneo, consulente della Procura di Cremona, aveva lavorato sui pochi resti di Sabrina. Aveva parlato di una ferita perforante sul mento della vittima dall’interno verso l’esterno. Per la Cattaneo, si tratta di una perdita di materiale osseo, di una lesione cosiddetta «a stampo», causata da un colpo violento con un corpo contundente. Una lesione con forma circolare compatibile con l’anello di ferro fissato sul manico, sporco del sangue di Sabrina, di una roncola trovata nel ripostiglio dell’appartamento. L’arma del delitto.





