Angelo (‘Ngelone) Di Ronza, 36 anni, imprenditore edile e gestore di bar, padre separato. Tende un agguato alla ex moglie incinta, vicino alla scuola elementare dei figli, sparandole più volte. Condannato a 25 anni, ridotti a 20 in Appello
Gricignano d’Aversa (Caserta), 21 Febbraio 2008
Titoli & Articoli
Caserta: uccide la moglie per strada (Corriere della Sera – 21 febbraio 2008)
Angelo Di Ronza, imprenditore di 36 anni, ha ammazzato Mariarosa Nugnes, di 30, a colpi di pistola
L’ha uccisa per strada. Uxoricidio a Gricignano d’Aversa, un comune del casertano. Angelo Di Ronza, un imprenditore edile di 36 anni, ha ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco la moglie, Mariarosa Nugnes, di 30. Il fatto è avvenuto in via Enrico Fermi, alla presenza di numerosi testimoni. L’uomo, che era fuggito a bordo di un fuoristrada, è stato poi rintracciato e fermato dai carabinieri di Aversa. Ai militari dell’Arma ha confessato il delitto.
Secondo i militari Di Ronza ha teso un vero e proprio agguato alla moglie affrontandola e sparando contro di lei diversi colpi di pistola. I numerosi testimoni presenti hanno fornito le indicazioni utili per risalire all’imprenditore che è stato fermato ad Aversa. I rapporti tra i due coniugi si erano da tempo deteriorati al punto che – secondo quanto accertato dai carabinieri di Aversa – erano prossimi alla separazione pur vivendo ancora assieme. Le testimonianze raccolte indicano comunque che marito e moglie erano provenienti da un ambiente familiare considerato «normale».
Spari fuori alla scuola, terrore tra i bambini (Pupia Tv – 22 febbraio 2008)
Sembrava una giornata come le altre, ieri, alla scuola elementare «Santagata» in via Fermi a Gricignano. Alla fine delle lezioni, verso le 13.10, sotto un cielo caliginoso e una pioggerellina fitta, i genitori si accalcavano per prendere i figli e accompagnarli a casa.
Ma una raffica di spari ha trasformato una giornata qualsiasi in tragedia. La 30enne Maria Rosaria Nugnes è stata uccisa dal marito mentre andava a prendere il figlio a scuola. Angelo Di Ronza, di 36 anni, che probabilmente aveva seguito la moglie, si è avventato sulla donna e ha esploso diversi colpi di pistola. L’omicidio è avvenuto a pochi metri dalla caserma dei carabinieri di Gricignano sotto gli occhi attoniti e terrorizzati di decine di persone, molti genitori e alcuni passanti. Gli spari hanno attirato l’attenzione degli operatori scolastici e degli alunni: in pochi secondi dall’istituto si sono riversati in strada decine di docenti e bambini, tra urla, paura e panico. E al fuggi-fuggi generale sono seguiti interminabili secondi di terrore non solo tra i presenti, ma anche tra i residenti. Gli spari si sono uditi a diversi metri di distanza, dai balconi in tanti si sono affacciati per capire cosa stesse accadendo; e via Fermi è stata letteralmente presa d’assalto da decine di persone. La strada è stata chiusa al traffico dai carabinieri e dai vigili urbani, e sul posto è giunto il magistrato che ha costatato il decesso della 30enne. «È stata una scena agghiacciante – racconta tra i singhiozzi una insegnante – dopo aver udito gli spari, siamo usciti di corsa per capire da dove provenissero, e una volta fuori abbiamo visto una donna in un lago di sangue. Abbiamo cercato di tenere lontano i bambini, ma nella ressa che si è creata è stato impossibile evitare che vedessero il corpo senza vita della vittima». «È avvenuto un fatto gravissimo – aggiungono alcuni bidelli – una povera donna è stata uccisa davanti a una scuola e a pochi passi dalla stazione dei carabinieri. Per gli operatori scolastici e per gli alunni si è trattato di un episodio sconvolgente che difficilmente sarà dimenticato. La nostra scuola rischia di non essere più la stessa».
In pochi minuti una folla di centinaia di persone si è radunata sul posto fino a quando le forze dell’ordine e il magistrato di turno hanno concluso i primi rilievi e il cadavere di Maria Rosaria è stato trasportato, su un carro funebre, all’istituto di medicina legale di Caserta per l’autopsia. Ma anche dopo la riapertura della strada, molti curiosi si sono recati sul luogo dell’omicidio. «Quando abbiamo sentito la raffica di colpi – dicono alcuni residenti di via Di Ronza, strada prospiciente a via Fermi – ci siamo affacciati dal balcone e abbiamo visto che a terra giaceva il corpo di una persona. In un primo momento, non ci siamo resi conti dell’accaduto, ma poi con l’arrivo dell’ambulanza e le lenzuola bianche poste sul corpo della vittima abbiamo compreso che una persona era stata uccisa». La notizia dell’assassinio di Maria Rosaria ha fatto presto il giro del paese e ha sconvolto l’intera comunità. Chi conosceva lei e il marito era a conoscenza dei problemi coniugali che da tempo avevano incrinato il loro matrimonio, ma nessuno – nonostante il violento episodio che aveva visto Di Ronza come vittima – si aspettava l’epilogo tragico. (Enrica Mangicapre su Il Mattino)
«Papà ha ucciso la mamma e ora non voglio più vederlo». Il primo figlio di Maria Rosa sa tutto. Si è sfogato con gli zii, ha pianto, ora è arrabbiato, addolorato e ferito allo stesso tempo. Il secondo no, i familiari gli hanno raccontato che la mamma è in ospedale. Tutti e due bambini, dieci anni il primo, sei l’altro, in queste ore sono con i nonni materni che hanno già chiesto l’affidamento ai giudici. «Con noi stanno volentieri, li abbiamo cresciuti», racconta Francesco Antonio Nugnes, il giovane nonno di cinquantasei anni, un ex poliziotto della struttura penitenziaria di Secondigliano «con più di venticinque anni di servizio», come tiene a precisare. Proprio lui aveva tentato di proteggere a denti stretti la figlia – litigi, continui, l’inferno nella sua casa – affrontando a viso aperto Angelo Di Ronza. Era appena un mese fa. L’ex poliziotto il 21 gennaio scorso era stato accusato di aver ferito con un coltello il genero nel tentativo di difendere Maria Rosaria, Maria Rosa per i parenti e gli amici. Era stato arrestato dai carabinieri per tentato omicidio dopo aver spedito il Di Ronza in ospedale. E forse, proprio ricordando quell’affronto e ripensando al divorzio, il genero ha impugnato la pistola e ieri ha sparato uccidendo la madre dei suoi due figli. In via Picasso a Gricignano Di Aversa, da ieri, si è riunita tutta la famiglia Nugnes. Tutti ricordano Maria Rosa come una ragazza dolce e sensibile, al punto di sacrificare tutto per i figli. Prima di uscire da casa ieri aveva detto ai genitori: «Torno subito, prendo il bambino e pranziamo assieme». Non è più tornata in via Picasso. L’hanno aspettata inutilmente il padre, i fratelli e la sua migliore amica, Marinella. Maria Rosa e Marinella erano fedeli amiche da otto anni: «La ricordo con il sorriso sulle labbra, era gentile con me» dice tra le lacrime. Una vita intensa e comune a tutte le altre quella di Maria Rosa: aveva completato gli studi con la licenza media, poi si era iscritta all’istituto di Ragioneria, ma durante il secondo anno aveva conosciuto Angelo ed aveva lasciato la scuola. Era fuggita con il suo amore e si era sposata. Negli ultimi tempi, però, il rapporto con il marito si era incrinato, probabilmente, per le continue scappatelle di lui. Così erano cominciate le liti furibonde e le scenate di gelosia, a volte anche esagerate e sopra le righe, anche violentissime, che i vicini di casa sentivano con una certa frequenza. Anche i carabinieri sapevano della presunta violenza di Angelo. La decisione della separazione era stata sofferta. Ma Maria Rosa aveva voglia di ricominciare e lasciarsi il passato alle spalle ed era convinta di potercela fare anche abitando a pochi metri di distanza dagli ex suoceri. «Era serena, aveva tanta voglia di vivere». Ieri, sul luogo del delitto, i carabinieri hanno faticato per trovare un testimone. Come i vicini erano rimasti per tanto tempo in silenzio per mesi pur sapendo, così le persone che si trovavano sul posto inquadrate dalle telecamere della locale caserma dei carabinieri, ieri, hanno negato di aver visto l’assassino. (Marilù Musto su Il Mattino)
Omicidio Nugnes, Di Ronza condannato a 20 anni in appello (Pupia Tv – 11 dicembre 2010)
Angelo Di Ronza è stato condannato dalla Corte di Appello di Napoli a 20 anni per l’omicidio della moglie Maria Rosaria Nugnes, compiuto il 21 febbraio del 2008. Una riduzione di cinque anni per il 38ennedi Gricignano, difeso dagli avvocati Angelo Raucci e Felice Belluomo,rispetto ai 25 anni inflitti in primo grado nel luglio 2009.
Nel processo si erano costituiti parte civile i genitori della Nugnes, rappresentati dagli avvocati Luciano e Raffaele Costanzo e Giuseppe Tessitore, i quali, tra l’altro,hanno ricevuto il risarcimento economico di “un centesimo”. Una cifra simbolica, a testimoniare l’esclusivo interesse dei coniugi di avere giustizia per la figlia.
La madre della Nugnes, durante le udienze di primo grado, aveva sottolineato l’indole aggressiva di Di Ronza, manifestatasi a volte anche in sua presenza. La signora Nugnes aveva anche parlato delle difficoltà dei nipotini, costretti a vivere senza la madre e attualmente in affido ad una casa famiglia. Era stata ascoltata anche la compagna rumena dell’imputato.
Al termine dell’udienza, l’avvocato Belluomo, difensore di Di Ronza, ha commentato: “Riteniamo che il processo abbia ristabilito un minimo di verità rispetto al momento della provocazione ed all’esasperazione che spinse Di Ronza all’insano gesto. In ogni caso si è evidenziata l’ottima condotta del Di Ronza e l’immediata confessione e consegna alle forze dell’ordine. La mitigazione della pena farà in modoche Di Ronza, detenuto già da circa due anni, possa tra pochi anni già avanzare una richiesta di misura alternativa al carcere”.
La difesa ha annunciato che non presenterà ricorso in Cassazione. Ex imprenditore edile, Angelo Di Ronza, conosciuto come “‘Ngelone”, da qualche anno gestiva il Bar “L’Incontro” sito in via della Libertà, tra Gricignano e Carinaro, nella zona del ponte di Cangiano. Nel pomeriggio di quel giovedì, intorno alle 13, in via Fermi, nei pressi della scuola elementare “Santagata” e della caserma dei carabinieri, Maria Rosaria, 29 anni, aveva lasciato l’auto sulla strada e si era incamminata a piedi per andare a prendere il figlio al termine dell’orario di lezione. Ma veniva avvicinata dal marito che, senza proferire alcuna parola, le esplodeva contro sei colpi di pistola. La giovane cadeva al suolo, in un lago di sangue, mentre Di Ronza si dava alla fuga. Gli spari si udivano fino alle classi della scuola lementare, tanto che le maestre e gli operatori scolastici bloccavano il flusso di alunni che in quel momento usciva dall’istituto.Immediatamente arrivavano sul posto i carabinieri, insieme ai colleghi di Aversa, agli agenti della polizia municipale e ai sanitari del 118. Inutili i tentativi di rianimare la donna. Di Ronza, nel giro di mezz’ora, veniva arrestato a bordo di un fuoristrada e, dopo gli adempimenti di ritoin caserma, condotto in carcere. Dall’autopsia risultò che la giovane era incinta. (di Antonio Taglialatela)
