Antonio Palazzo, 41 anni, padre. Pregiudicato per aver sparato a una precedente ex, uccide la madre di suo figlio che lo ha denunciato per maltrattamenti
Verona, 10 Febbraio 2006
Titoli & Articoli
Uccide la ex e si spara, tragedia annunciata (Gazzetta del Mezzogiorno – 10 febbraio 2006)
Aveva già tentato di uccidere una precedente fidanzata Antonio Palazzo, 41 anni, di Sant’Arcangelo di Potenza, che oggi ha ucciso la donna di 27 anni che gli aveva dato un figlio e da cui era separato, Chiara Clivio, di Verona. Lo hanno accertato i carabinieri di Verona, che hanno il compito di vagliare i precedenti dell’uomo, che si trovava in regime di semilibertà provvisoria ai servizi sociali di Parma. Anche sulla base di questo precedente Chiara Clivio, da cui era separato da alcuni anni, lo aveva più volte denunciato alla procura di Verona per maltrattamenti in famiglia.
QUANDO SEMINO’ PANICO A R.EMILIA
Aveva 27 anni Antonio Palazzo, l’uomo che oggi ha ucciso l’ex convivente a Verona, quando nell’estate del 1992 tentò di uccidere a Reggio Emilia una precedente fidanzata, sua coetanea, seminando il panico con un fucile a canne mozze.
La ragazza, che lavorava in una cooperativa in città, voleva anche in quel caso troncare una relazione che la soffocava. Ma Palazzo non voleva sentir ragione. Così dapprima aveva tentato di sequestrarla, mettendola a forza sulla propria auto e dirigendosi verso il paese d’origine, Sant’Arcangelo di Potenza, in Basilicata. La fuga era stata interrotta dalla polizia, che con un blitz aveva liberato la giovane ed arrestato il potentino.
Ma nonostante l’obbligo di dimora a Sant’Arcangelo, Palazzo riprese subito la strada di Reggio Emilia, armato di un fucile a canne mozze che aveva rubato al datore di lavoro. Trovò la fidanzata che stava pranzando nella mensa aziendale, e fece fuoco con il fucile, in mezzo alla gente, colpendo al petto la ragazza, che fortunatamente si salvò. Quindi fuggì verso il centro città, dove fu intercettato da una volante della polizia. L’uomo fece ancora fuoco, ma i colpi di risposta dei poliziotti lo bloccarono, ferendolo alle gambe.
Per quel tentato omicidio Palazzo subì a Reggio Emilia una dura condanna, che lo fece uscire dal carcere di Parma solo nel 2004, in regime di semilibertà con l’affidamento ai servizi sociali. Oggi il tragico epilogo, con l’omicidio di Chiara Clivio (anche lei 27enne) a Verona. L’uomo si trova ora in pericolo di vita all’ospedale di Verona. Il colpo di pistola che si è sparato alla testa, puntando la canna al mento, ha provocato gravi devastazioni a livello neurologico; Palazzo è ricoverato in rianimazione nel reparto di neurochirurgia, in prognosi riservata.
Tentò un omicidio: uscito di galera uccide l’ex (il Giornale – 11 febbraio 2006)
Un colpo di pistola alla testa della sua ex convivente e madre di suo figlio. Qualche attimo dopo un colpo per lui. Lei muore guardandolo negli occhi, lui stramazza al suolo, ma respira ancora e viene portato in ospedale e sottoposto a un lungo intervento chirurgico. È ancora vivo.
La follia omicida ieri mattina in un quartiere residenziale di Verona, i Navigatori, palazzoni dirimpetto all’Adige cresciuti come i funghi, ma eleganti. La coppia è stata trovata a terra, sul marciapiede. La vittima si chiamava Chiara Clivio, 27 anni da compiere, e da qualche mese era tornata a vivere a Verona, in via Ederle 30, con i genitori.
Non ne poteva più di Antonio Palazzo, 40 anni, originario della provincia di Potenza, ma poi trasferito in provincia di Parma, a Sala Braganza. L’uomo era il padre di suo figlio. L’aveva conosciuto quasi cinque anni fa. Sembrava un ragazzo dolce, sembrava l’amasse. Era rimasta incinta e aveva deciso di tenersi il piccolo. Ma poi aveva scoperto il terribile passato dell’uomo: una condanna a sedici anni per tentato omicidio nei confronti di una precedente fidanzata. Aveva sparato alla sua compagna ferendola in maniera grave e anche alla polizia arrivata a soccorrerla. Poi era stato arrestato, era il 1992. A fine ’99 aveva cominciato ad avere permessi e così aveva conosciuto Chiara. Ma la verità era emersa tardi. Troppo tardi.
Chiara, che all’epoca era studentessa a Parma e aveva vent’anni, sperava che l’amore vincesse su tutto. Ma non è andata così. Quando andò a vivere con Palazzo per lei cominciò l’incubo, fatto di violenze psicologiche e maltrattamenti. La gelosia dell’uomo era diventata un’ossessione, un incubo. Chiara riuscì a tener duro per un po’, anche perché il suo compagno fino a due anni fa da casa andava e veniva in alternanza al carcere. Ma dal 2004 praticamente era di nuovo libero, o quasi: affidato ai servizi sociali.
Chiara a questo punto aveva preferito andarsene, ed era tornata a Verona in novembre. Nulla da fare: lui la perseguitava e lei l’aveva anche denunciato. Tutto inutile. Chiara aveva chiesto e ottenuto l’affidamento del bambino. Forse è stata proprio la lettera in cui il tribunale comunicava l’affidamento alla madre a far perdere la testa a Palazzo. Voleva poter tenere lui il bambino, in gennaio dopo averlo tenuto per qualche giorno non lo aveva più riportato alla madre facendo così scattare una denuncia.
Ieri mattina l’uomo, armato con una pistola spagnola, una «Princeps» calibro 6.35, anche nota come Ruby Arms, aspetta che Chiara torni dall’asilo dove ha accompagnato il piccolo. L’affronta, vola qualche parola grossa, ad un certo punto lei forse cerca di tagliar corto e di andarsene, ma lui all’improvviso estrae l’arma e le spara. È in quel momento che il cellulare della vittima squilla. È la segretaria della psicologa da cui la ragazza andava periodicamente per cercare di trovare la forza per ricostruirsi la vita. La segretaria vuole ritardare l’appuntamento, ma le risponde Palazzo: «L’ho ammazzata e adesso mi ammazzo». Un secondo dopo lo sparo. (di Alessandra Vaccari)
Verona, killer come i kamikaze: video per annunciare l’omicidio (il Giornale – 15 febbraio 2006)
Antonio Palazzo aveva spiegato i motivi del gesto. Ha mostrato la pistola e letto il suo testamento
Un video per raccontare quello che aveva intenzione di fare. Prima di uccidere l’ex convivente e cercare poi di ammazzarsi, Antonio Palazzo, l’uomo che ha sparato a Chiara Clivio, madre del suo bambino, venerdì scorso in Lungadige Catena ha registrato una sorta di «documento illustrativo» con le motivazioni che l’hanno portato alla soluzione definitiva.
Una registrazione che adesso è agli atti, acquisita come prova dal pubblico ministero che segue il caso dell’omicidio di Chiara, 25 anni, uccisa dal convivente Antonio Palazzo, 40, che poi s’è sparato, ma non è riuscito a uccidersi. Palazzo è in coma profondo all’ospedale Maggiore.
L’ultima parte che Palazzo ha registrato è quella della sera precedente l’omicidio. L’uomo con un berretto di lana in testa racconta di aver provato a trovare una soluzione con la sua ex, ma di non esserci riuscito: «Mi costringono a farlo, io sono una persona seria. Avrei dovuto ucciderli tutti e due, ma non posso, uccido lei soltanto», dice farneticando davanti alla telecamera, lasciando supporre di sospettare che la sua ex avesse una relazione con un altro.
Nella parte precedente, quella registrata presumibilmente il lunedì antecedente l’omicidio invece l’uomo sottolinea che farà un ulteriore tentativo di riconciliazione e che se anche questo andrà male sarà costretto a uccidere. Palazzo è in casa, mostra l’arma con la quale ha intenzione di agire. Dice frasi senza senso, si rivolge alla ex convivente e a un altro rimasto sconosciuto chiamandoli «bastardi». Si autocommisera. Proclama che «ce l’hanno con lui», ma non fa mai riferimento ai fatti che l’hanno visto coinvolto nel 1992 quando aveva già sparato a un’altra sua ex fidanzata, non accettando il fatto che la donna lo avesse lasciato. Quella volta era stato condannato a sedici anni di carcere. E durante il periodo di semidetenzione aveva conosciuto Chiara a Parma, studentessa di chimica.
Alla ragazza che all’epoca aveva 20 anni non aveva raccontato del suo passato. E lei lo ha scoperto troppo tardi, quando aveva dato alla luce un bambino suo. Per qualche anno la storia aveva funzionato, poi Palazzo era diventato geloso, ossessivo, non voleva che Chiara frequentasse le sue colleghe d’università che parlasse con altri ragazzi. A novembre aveva alzato le mani contro di lei. E Chiara aveva fatto ritorno a Verona, dai genitori. A gennaio aveva sporto denuncia per maltrattamenti, ma da novembre alla settimana scorsa, ogni lunedì faceva incontrare l’ex convivente con il figlio. (di Alessandra Vaccari)