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Davide Sobacchi, 28 anni, cuoco disoccupato, padre. Picchia la moglie, la strangola con il guinzaglio del cane, la soffoca con uno strofinaccio e infine l’adagia sulle acque del lago

Rodengo Saiano (Brescia), 28 Maggio 2008


Titoli & Articoli

Omicidio Agnese Schiopetti: il marito confessa (Crimeblog )
Ha avuto vita breve la ricerca del colpevole. Agnese Schiopetti, la donna di 27 anni il cui corpo è stato ritrovato nel lago d’Iseo, è stata uccisa dal marito Davide Sobacchi. L’uomo, fermato dai carabinieri nella notte con l’accusa di omicidio volontario, ha confessato.
Secondo gli inquirenti nella coppia non erano rari i litigi, l’ultimo dei quali dall’esito drammatico. Dai segni sul corpo della donna l’uomo l’avrebbe picchiata e poi strangolata. Una volta resosi conto dell’accaduto avrebbe prima gettato il corpo nel lago e poi si sarebbe recato a denunciarne la scomparsa per sviare i sospetti da sé.
Sono stati gli interrogatori di Davide Sobacchi a destare l’interesse degli investigatori. Senza logica. Contraddittori. Proprio le contraddizioni dell’uomo ed alcuni elementi oggettivi hanno spinto gli inquirenti ad insistere, e nella notte l’uomo è stato posto in stato di fermo il cuoco. Dopo una notte di interrogatorio fiume finalmente la confessione. L’uxoricida ha confessato davanti al pm Claudia Moregola, che ha disposto l’autopsia della donna. Nel frattempo i carabinieri hanno posto sotto sequestro l’auto dell’uomo e la casa.

Ragazza gettata nel lago, fermato il marito (Corriere della Sera – 26 maggio 2008) 
Cameriera di 27 anni trovata con uno straccio in gola. È stata picchiata e strangolata
Strangolata, forse picchiata e poi gettata nel lago d’Iseo. E’ morta così, vittima di un delitto che ricorda la trama del film «La ragazza del lago», Agnese Schiopetti, 27 anni, mamma di un bimbo di 15 mesi.
Il corpo è stato recuperato ieri mattina. In tarda serata, dopo un lungo interrogatorio, il marito Davide Sobacchi, 28 anni, è stato fermato con l’accusa di omicidio. Lavora come cuoco in un ristorante della Franciacorta. Nello stesso locale era impiegata anche lei, fino a quando era rimasta a casa, un anno e mezzo fa, dopo la nascita del loro bambino.
Era stato lo stesso Sobacchi, in mattinata, a denunciare la scomparsa della moglie. «Mi sono svegliato e non l’ho trovata in casa. Ho pensato che forse poteva essere andata via», ha detto agli investigatori. Sabato sera avevano litigato, e non era la prima volta.
Il corpo di Agnese è stato avvistato in acqua poco dopo da un passante che ha dato l’allarme. Era poco distante dalla riva, a un metro e mezzo di profondità, proprio davanti a un chioschetto che vende pesce fritto tra Sale Marasino e Marone, sulla sponda bresciana del lago. Agnese aveva sul collo evidenti segni di strangolamento, in gola uno straccio rosso che le usciva dalla bocca. L’autopsia, disposta dal pm Claudia Moregola, potrà dire di più sulla morte della giovane donna: comunque, sembra probabile che sia stata uccisa durante la notte e buttata in acqua poco dopo.
La ragazza, alta e con i capelli corti, indossava pantaloni e maglietta. Il corpo è stato recuperato da alcuni sub della Protezione civile, arrivati in pochissimo tempo sul posto perché già in immersione: stavano lavorando alla pulizia del lago per la manifestazione «Fondali puliti». Da subito i sospetti più gravi erano stati rivolti al marito della giovane.
Gli inquirenti hanno ascoltato anche parenti e vicini di casa della vittima ma era proprio il racconto del cuoco a non essere abbastanza convincente: i carabinieri della scientifica hanno lavorato tutto il giorno nell’appartamento di Ospitaletto in cui la giovane coppia viveva da pochissimo. Al setaccio casa, garage e auto dove sembra siano stati trovati diversi elementi utili per le indagini: tra le ipotesi anche quella che Agnese possa essere stata uccisa in un luogo chiuso, poi nascosta in una stanza poco distante e infine buttata nell’acqua del lago d’Iseo. Nello spiazzo davanti al punto in cui la vittima è stata ripescata sono state trovate tracce di pneumatici compatibili con quelli della macchina del marito.
I vicini di casa raccontano di una coppia tranquilla, si erano trasferiti poco dopo le nozze, in settembre. Sembrava dimenticato il passato di lui in una comunità per problemi di tossicodipendenza. Lei era l’ultima di cinque figli. Qualcuno la vedeva spesso uscire con il passeggino, portava a spasso il suo bimbo di 15 mesi, accompagnata da un cagnolino. (di Maddalena Brunetti)

 

Condanna a 20 anni per l’assassino di Agnese Schiopetti (Brescia Oggi – 22 settembre 2009)
Aveva fatto di tutto per farlo smettere,
perchè recidesse ogni rapporto con la cocaina, soprattutto ora che c’era di mezzo un figlio di pochi mesi. Quella maledetta droga, lo stava portando alla rovina e gli aveva fatto perdere posti in locali prestigiosi dall’Alto Adige a Milano. Così quando la sera del 24 maggio, un sabato di un anno fa, Agnese Schiopetti si trovò davanti il marito nel loro appartamento di ospitaletto, con il volto e lo sguardo che «parlavano» nuovamente di cocaina, è scoppiato un litigio. Un faccia a faccia che sarebbe stato l’ultimo.
Davide Sobacchi, oggi 29enne, strangolò con il guinzaglio del cane la moglie e dopo aver vegliato il corpo tutta notte decise di gettarlo nelle acque del lago di Iseo dove fu scorto qualche ora dopo nello specchio d’acqua anrtistante Marone. Un ritrovamento dopo il quale Davide Sobacchi crollò ammettendo ogni responsabilità.
Ieri in tribunale, a Brescia, lo chef di origine milanese, è stato condannato a 20 anni di carcere, pena mitigata dal rito abbreviato che ha abbattuto di un terzo il massimo della pena: 30 anni di reclusione. Ai vent’anni Davide Sobacchi dovrà aggiungere i due anni e 8 mesi per il tentativo di occultare il corpo della donna con la complicità del lago d’Iseo.
Davide Sobacchi era accusato di omicidio volontario, aggravato dall’uso abituale di sostanze stupefacenti e di soppressione di cadavere. Alla lettura della sentenza da parte del giudice per l’udienza preliminare Ciro Iacomino l’imputato è rimasto impassibile. Non lo ha stupito quella condanna, peraltro abbondantemente prevista nel corso dell’udienza.
Evidentemente il suo legale, l’avvocato milanese Michele Passarella lo aveva preparato. Nessuna parola, nessuna reazione. Nemmeno incrociando lo sguardo del suocero, del papà di Agnese Schiopetti, che era arrivato da Rodengo Saiano per assistere alla lettura della sentenza, per capire l’epilogo di questa storia d’amore naufragata un giorno di maggio tra un appartamento di Ospitaletto e le acque limacciose del Sebino, lasciano dietro di sè, gli occhi vispi di un bambino di pochi mesi. Di un piccolo che non conoscerà mai la sua mamma e vedrà il padre nel freddo e austero parlatoio di un carcere. (Da Bresciaoggi del 22.9.09)


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