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El Kataoui Dafani, 45 anni, aiuto cuoco. Uccide la figlia a coltellate. Condannato all’ergastolo nel primo processo in cui il Ministero delle Pari Opportunità si costituisce parte civile. Pena ridotta a 30 in appello

Montereale Valcellina (Pordenone), 15 Settembre 2009

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Titoli & Articoli

Corriere della Sera – 16 settembre 2009

Corriere della Sera – 17 settembre 2009

Resterà in carcere l’aiuto cuoco marocchino che ha ucciso la figlia 18enne innamorata di un italiano (la Repubblica – 18 settembre 2009)
Col giudice tace, si lascia sfuggire solo una frase. La difesa forse chiederà la perizia psichiatrica – il padre omicida ammette “Era una settimana che ci provavo”. Il fidanzato: “Era rantolante a terra e lui le ha spaccato una bottiglia in testa” . La madre di un’amica: “Le avevo inviato un sms per avvertirla del pericolo”
“Era una settimana che ci provavo”. Il padre di Sanaa resta in carcere ma con il giudice non parla. Si lascia sfuggire solo quella frase con il maresciallo che gli mette le manette ai polsi. A Montereale Valcellina, vicino Pordenone, martedì sera ha ucciso con una coltellata la figlia diciottenne perché si era innamorata di un italiano. Non sopportava che la sua “piccola” Sanaa fosse scappata di casa per vivere con un uomo più grande di lei e neppure musulmano.
Il giudice ha convalidato il fermo di El Ketawi Dafani, aiuto cuoco marocchino di 45 anni, trattenuto in carcere con l’aggravante di aver “agito con sevizie e crudeltà”, una formula che non gli permetterà di ottenere sconti di pena. Forse la difesa chiederà la perizia psichiatrica ma finora l’avvocato non ha deciso. Domani a Pordenone la cerimonia funebre. Sarà l’imam della città friulana, Mohamed Ouatik, a lavare la salma come prevede la tradizione musulmana. La sepoltura a Ramat, in Marocco, “seguendo scrupolosamente il precetto – ha spiegato l’imam – che prevede che il defunto sia rivolto verso la Mecca”.
Il fidanzato di Sanaa è ancora in ospedale: si è ferito alle mani nel tentativo di bloccare il coltello puntato alla gola della ragazza. “L’aveva già colpita – ricorda Massimo De Biasio, 31 anni – Sanaa rantolava, ma non gli è bastato. E’ tornato verso la sua auto, ha preso una bottiglia e gliel’ha rotta sulla testa”.
Erano sulla macchina quella sera Massimo e Sanaa. Andavano al ristorante Monte Spia di Montereale Valcellina, di cui Massimo è socio e dove Sanaa lavorava come cameriera. “L’ha trascinata fuori tirandola per i capelli. Voleva farla salire sulla sua auto – ha raccontato Massimo agli inquirenti – Poi ha preso il coltello e ci ha inseguito per il boschetto che c’è lì vicino. Io sono scivolato; lui mi è passato accanto, ha raggiunto la figlia e l’ha colpita al collo”. “Ho cercato di strappargli il coltello – ha proseguito il fidanzato di Sanaa – ho preso la lama con le mani e mi sono ferito, ma non c’è stato scampo. Quando la mia ragazza era già a terra agonizzante, l’ha colpita con una bottiglia sulla testa”.
La scelta della figlia di andare a vivere con un italiano lo tormentava da mesi. Tornava a casa dal lavoro a ora tarda, e taceva, anche con la moglie. Restava a camminare in silenzio su e giù per la cucina, o andava al “Roxy bar” a farsi una birra, sempre disperatamente solo, a ruminare la sua ossessione.
La moglie l’ha perdonato: “Forse è stata Sanaa che ha sbagliato”, dice Fatna, 39 anni, da otto in Italia. Hijab rosa stretta attorno al mento, sigillata nell’abito della tradizione, Fatna parla in arabo: “Perdono mio martio, non per ciò che ha fatto, ma perché è il padre dei miei figli“. Dice di non aver intuito il gesto del marito, e lo giustifica: “Dormiva poco, restava sveglio fino alle 4 di mattina; era sempre arrabbiato, non mangiava e fumava sempre”.
“Per il padre – dice Donatella Franceschetto, madre di un’amica di Saana – oggi provo solo pietà. Mi aveva chiesto di convincere Sanaa a tornare a casa. ‘Dille che faremo finta di nulla’, aveva promesso, convinto che la ragazza fosse andata a vivere con una coetanea e che lavorasse in fabbrica. Sanaa non mi ha ascoltata. Voleva una vita diversa e, finalmente, con Massimo era felice”. Tuttavia Donatella aveva avvisato Saana del pericolo che correva, inviandole un sms poche ore prima del delitto: “Non andare a lavorare stasera – le aveva scritto – Chiuditi in casa. Non parlare con nessuno. Tuo padre ti sta cercando e sa che non abiti con un’amica, ma convivi con un uomo. Ha scoperto tutto”.

Corriere della Sera – 20 settembre 2009


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In memoria di

Omicidio Sanaa, uccisa perchè amava un italiano L’ergastolo per il padre (il Giornale – 14 giugno 2010)
Il 15 settembre El Kataoui Dafani uccise la figlia perché aveva una relazione con un italiano. Oggi la condanna massima dopo il rito abbreviato. Il fidanzato della ragazza: “L’ergastolo non è sufficiente”
È stato condannato all’ergastolo El Kataoui Dafani, che il 15 settembre 2009 uccise ad Azzano decimo (Pordenone) la figlia Sanaa, di 18 anni. Il processo si è svolto oggi con rito abbreviato davanti al Gup di Pordenone, Patrizia Botteri. L’immigrato marocchino era accusato di omicidio volontario aggravato da vincoli di parentela e di lesioni gravi ai danni del fidanzato di Sanaa, Massimo de Biasio, di 32 anni. Sanaa venne sgozzata dal padre con un grosso coltello da cucina che aveva acquistato poco prima del delitto.
Mantovano: “Riaffermati diritti fondamentali”  Secondo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano “la condanna non vale certamente a far tornare in vita una ragazza sgozzata in nome di una male intesa giurisdizione domestica violenta esercitata in nome di un altrettanto male inteso condizionamento religioso”. “Serve invece a riaffermare il principio che in Italia nessuna lesione ai diritti fondamentali, e quello alla vita è il primo di essi, può conoscere tolleranza o comprensione, neanche parziali. Tale riaffermazione deve avvenire quotidianamente sia nell’azione del governo centrale e dei governi del territorio (il lavoro del Comitato per l’Islam italiano al Ministero dell’Interno va in tale direzione) sia – conclude Mantovano – nella risposta giudiziaria contro inaccettabili soprusi”.
Fidanzato: “Non è sufficiente” “L’ergastolo non è sufficiente”: sono le prime parole di Massimo De Biasio, fidanzato di Sanaa Dafani, dopo la sentenza del Gup di Pordenone che ha condannato il padre della giovane, El Kataoui, all’ ergastolo.
Circa il risarcimento danni, il giudice ha riconosciuto la cifra simbolica di un euro per la Provincia di Pordenone, la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Associazione delle donne marocchine in Italia, mentre ha stabilito in 50 mila euro la provvisionale in favore di De Biasio, rimettendo a un’eventuale causa civile la cifra da erogare in favore del Ministero delle Pari Opportunità. Per la presidente dell’Associazione donne marocchine, on. Souad Sbai «la sentenza di oggi ha dato un pò di vita a tutte quelle donne che vivono l’inferno in questo Paese, finalmente ha dato loro una speranza». Il legale dell’imputato, Leone Bellio, ha annunciato ricorso in appello considerando la sentenza troppo dura rispetto al reato commesso e alla circostanza di aver scelto il rito abbreviato, che dà diritto allo sconto di un terzo della pena.
Carfagna: “Ergastolo è giusto” “Chi ostacola l’integrazione di una giovane o un giovane immigrato non compie un reato qualunque, ma attenta ai valori della nostra democrazia. Una democrazia che riconosce pari diritti e dignità agli uomini e alle donne, che non ammette alcuna forma di sopraffazione o violenza“. Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta la severa condanna inflitta a El Kataoui Dafani dal Tribunale di Pordenone, che l’ha condannato all’ergastolo per l’omicidio della giovane figlia di 18 anni. “La sentenza contro il padre di Sanaa è storica perch‚ sancisce questo principio e, infatti, ha riconosciuto un risarcimento simbolico al Ministro per le Pari Opportunità che, per la prima volta, si era costituito parte civile nel processo – aggiunge – La pena, severa, è giusta. Da oggi è chiaro a tutti che non è ammesso alcun relativismo culturale agli occhi della legge, che è uguale per tutti, ed esiste a tutela di tutti. Le istituzioni stanno in maniera netta dalla parte delle vittime e un processo come quello che si è appena concluso dimostra che le giovani immigrate si possono fidare del nostro Paese, devono denunciare i loro aguzzini e riprendersi la libertà che qui viene loro riconosciuta”, conclude Carfagna.

 

Sanaa, condannato il padre 30 anni nel processo d’appello (la Repubblica – 28 gennaio 2011)
Pena ridotta su richiesta del Procuratore Generale per El Ketaoui Dafani, genitore della ragazza uccisa perché conviveva con un italiano. L’omicidio è stato giudicato in continuazione con l’aggressione nei confronti del fidanzato
La Corte d’assise d’Appello di Trieste ha condannato a 30 anni El Ketaoui Dafani, padre della diciottenne Sanaa, uccisa il 15 settembre 2009 a Montereale (Pordenone). In primo grado, l’uomo era stato condannato all’ergastolo. Il collegio giudicante ha accolto la richiesta del Procuratore Generale, che aveva chiesto la riduzione di pena. A Dafani, che in primo grado era stato giudicato con rito abbreviato davanti al Gup di Pordenone, il collegio ha riconosciuto la continuazione con il reato di lesioni nei confronti del fidanzato, Massimo De Biasio, aggredito assieme a Sanaa. “Giustizia è fatta”, ha commentato il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. “Il padre assassino di Sanaa è stato condannato ad una pena severa e giusta. Le istituzioni stanno in maniera netta dalla parte delle vittime e un processo come quello che si è appena concluso dimostra che le giovani immigrate si possono fidare del nostro Paese, possono denunciare i loro aguzzini e riprendersi la libertà che qui viene loro riconosciuta, devono farlo prima che sia troppo tardi”.
L’avvocato Marco Borella, che compone il collegio di difesa assieme al collega Leone Bellio, si è detto “dal punto di vista professionale abbastanza soddisfatto in quanto, come chiedevamo noi, è stata riconosciuta la continuazione dei vari reati, circostanza che ha permesso di scongiurare l’ergastolo. Ora leggeremo le motivazioni e fra 90 giorni decideremo se proporre un ricorso per Cassazione. Va comunque rilevato che la sentenza conferma la richiesta di una pena più ragionevole”.

Delitto Sanaa, la Cassazione conferma i trent’anni al padre (Messaggero Veneto – 23 aprile 2012)
La giovane fu uccisa il 15 settembre 2009 a Montereale Valcellina. Rigettato il ricorso della difesa che puntava sull’assenza di premeditazione
Trent’anni di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza pronunciata dai giudici di secondo grado. El Ketaoui Dafani, l’ex cuoco di 46 anni accusato di avere ucciso il 15 settembre 2009 a Montereale Valcellina la figlia 19enne Sanaa, è colpevole e ha premeditato l’omicidio.