Enzo Giardi, 78 anni, dipendente di banca in pensione, padre. Annega la moglie nella vasca da bagno. Condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione
Ravenna, 9 Settembre 2024
Titoli & Articoli
Uccide la moglie malata, l’ha immersa nella vasca e atteso che annegasse: “Ha chiamato lui i soccorsi” (il Resto del Carlino – 10 settembre 2024)
Il gesto di Enzo Giardi, 78 anni, bancario in pensione, sarebbe stato dettato dalla disperazione. La vittima, Pier Ebe Bertini, 77 anni, aveva una malattia degenerativa in uno stadio molto avanzato
Via Lolli, Borgo San Rocco, a due passi dallo stadio. Un luogo tranquillo, popolato da famiglie e abitazioni curate, che mai avrebbe immaginato di essere teatro di una tragedia familiare destinata a sconvolgere l’intera città. Qui, ieri mattina, Enzo Giardi, 78 anni, pensionato ed ex dipendente di banca, ha deciso di mettere fine alla sofferenza di sua moglie Piera Ebe Bertini, 77 anni, afflitta da una malattia degenerativa che da anni l’aveva trasformata in un vegetale. Un gesto estremo, dettato dalla disperazione, che ha scosso profondamente chi lo conosceva, lasciando una comunità intera attonita di fronte a un epilogo così doloroso.
È l’ora di pranzo, poco dopo le 13 di ieri, quando Giardi compie l’atto che cambierà per sempre la sua vita e quella di chi lo circonda. Piera è vestita, la prende, la immerge nella vasca da bagno, infilandole la testa sotto l’acqua fino a quando non smette di respirare. Poi, come in un gesto meccanico, chiama il 118 e dice: “Ho ucciso mia moglie”. Quando arrivano i soccorsi, Giardi confessa subito ciò che ha fatto. Le sue parole sono calme, quasi rassegnate. Sul posto giungono subito i carabinieri del Nucleo Investigativo e il Pm di turno, Marilù Gattelli. Non c’è resistenza, non c’è rabbia: l’uomo si mostra subito collaborativo, racconta con lucidità le ragioni del suo gesto. La scena che gli inquirenti si trovano davanti è quella di una casa in perfetto ordine, dove però ogni dettaglio racconta il dolore di una malattia che ha prosciugato una vita intera.
Piera Ebe Bertini, casalinga, soffriva di Alzheimer da oltre dieci anni, un calvario lungo e inesorabile. Giardi si era occupato di lei con dedizione, giorno dopo giorno, vedendola svanire lentamente. E proprio oggi, quella mattina fatidica, avrebbero dovuto portarla in una struttura ad hoc. Una prospettiva che l’uomo non poteva sopportare: l’idea di lasciare la moglie in mani sconosciute, forse inadeguate, lo atterriva. Da qui la decisione di porre fine a tutto.
Enzo Giardi non era un uomo qualunque per chi lo conosceva. Laureato in Sociologia all’Università di Urbino, aveva lavorato per decenni in Unicredit prima di andare in pensione nel 2005. Sul suo profilo LinkedIn emerge una figura poliedrica, con molte passioni: il bridge, gli scacchi, la storia, la pittura. Curava con amore il suo giardino e si dedicava alla sua casa, ma soprattutto viveva per sua moglie Piera. I vicini lo descrivono come una persona gentile, riservata, sempre presente accanto alla moglie. Nessuno poteva immaginare che dietro quell’apparente serenità si celasse un dramma interiore così profondo.
Quando i carabinieri arrivano sul posto, Giardi appare quasi sereno, come se il peso di una decisione ormai presa avesse liberato la sua anima. Non ci sono segni di lotta, né tracce di violenza: l’ispezione medico legale confermerà che Piera è morta per annegamento, probabilmente senza opporre resistenza. Un gesto disperato, figlio di un amore consumato dal dolore, che non lascia spazio a gialli o misteri.
Nel quartiere, il silenzio è assordante. Tra le villette plurifamiliari che circondano la casa dei Giardi regna il silenzio, come se fossero anche loro rimaste intrappolate in questa triste vicenda. I vicini, increduli, si chiedono come sia possibile che una tragedia simile si sia consumata proprio lì, sotto i loro occhi, senza che nessuno abbia potuto far nulla per evitarlo. Giardi lascia due figli, uno dei quali, un uomo di 48 anni, giunto subito sul luogo della tragedia. L’altra figlia vive a Torino. La Scientifica ha lavorato per ore, cercando di ricostruire ogni dettaglio, ma in fondo la verità è già lì, nella confessione lucida di un uomo che ha scelto di porre fine a ciò che non poteva più sopportare. Non si può parlare di follia, né di rabbia. Quella di Enzo Giardi è la storia di un uomo che ha scelto di morire dentro, pur di mettere fine alle sofferenze della donna che ha amato per tutta la vita. Il suo, pensano i familiari, è stato l’ultimo gesto d’amore per la moglie malata. (di Lorenzo Priviato)
Esce dal carcere il 78enne che ha ucciso la moglie: ai domiciliari dalla sorella (Ravenna e dintorni – 14 settembre 2024)
L’uomo si è detto consapevole e pentito. «L’ho fatto per alleviarle il dolore». La donna era malata di Alzheimer
Enzo Giardi, il 78enne che lunedì ha ucciso la moglie Piera Ebe Bertini nella loro villetta di via Lolli, è stato scarcerato e, su disposizione del giudice, ora si trova agli arresti domiciliari a casa della sorella. Nel frattempo, è stata eseguita l’autopsia sul corpo della donna, che ha confermato la causa della morte per annegamento, senza rilevare segni di violenza.
Giardi, ex bancario in pensione, deve rispondere di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale e dalla minorata difesa della vittima. Lunedì, poche ore prima il programmato trasferimento in una struttura di assistenza, ha annegato nella vasca da bagno la moglie 77enne, affetta da tempo da Alzheimer, malattia che era ormai giunta a uno stadio avanzato.
L’uomo ha dimostrato davanti al giudice di essere consapevole del gesto, di cui si sarebbe pentito, dicendosi disperato, dopo che nei giorni scorsi aveva dichiarato di averlo fatto «per alleviarle la sofferenze».
In aula il dramma di Enzo Giardi: “Una voce mi diceva: fallo…. Poi ho capito l’errore atroce” (il Resto del Carlino – 2 ottobre 2025)
II racconto del 72enne che il 9 settembre 2024 uccise la moglie Piera Ebe Bertini, gravemente malata, annegandola nella vasca: “Non reagiva più, fui preso dal panico”.
“La sollevavo dal letto, la baciavo, le dicevo che l’amavo e che non l’avrei mai abbandonata per nessuna ragione al mondo. Ma quella mattina non reagiva più e fui preso dal panico”. Con queste parole, tra le lacrime, Enzo Giardi ha rivissuto davanti alla Corte d’Assise quel drammatico 9 settembre 2024, il giorno in cui ha annegato la moglie Piera Ebe Bertini, malata di Alzheimer da anni. Un ricordo spezzato dal pianto e dal rimorso che l’uomo, 72 anni, oggi ai domiciliari presso la sorella, ha affidato ai magistrati Giovanni Trerè e Antonella Guidomei e alla giuria popolare.
Un racconto lungo e doloroso, che ha riportato in aula l’intimità di una coppia travolta dalla malattia. “Quella mattina mi sono alzato alle otto, lei dormiva ancora – ha detto Giardi –. Sapevo che il giorno dopo l’avrebbero portata in struttura, alla Rosa dei Venti, come avevano chiesto i miei figli. Sono uscito per fare la spesa, comprando le cose che le piacevano, perché sapevo che non sarebbe più stata a casa con me. Una volta rientrato, ho aspettato che si svegliasse fino a mezzogiorno, poi l’ho alzata dal letto per metterla in piedi. Ma era immobile, catatonica. Era da quattordici ore ferma lì, e io dovevo muoverla per evitare le piaghe. Invece non reagiva più. È stato allora che ho riempito la vasca”.
La voce dell’imputato si spezza quando rievoca l’irreparabile: “Era come se me lo dicesse lei. Ho avuto un attimo di ripensamento, ma dentro di me una voce insisteva: devi andare avanti. L’ho fatta scivolare nell’acqua, non ho premuto la testa, non ce n’era bisogno. Quando ho visto che non uscivano più bollicine d’aria ho capito che era finita”.
Dopo, Giardi ha chiamato i figli e il 118. “Non mi rendevo conto della gravità di quello che avevo fatto – ha spiegato –. Solo il giorno dopo, in carcere, mi sono reso conto. Mi sono dato dello stupido, dell’imbecille. Sono pentito, non lo rifarei per nessuna ragione al mondo”.
Rispondendo alle domande del pm Daniele Barberini e delle sue avvocate, Monica Miserocchi e Antonella Monteleone, l’uomo ha ripercorso anche i lunghi anni della malattia di Piera: dal 2015, con gli interventi al cuore, ai vuoti di memoria del 2017-18, fino alla completa perdita di autonomia. “Mi conosceva ma non sapeva che ero suo marito – ha detto –. Dopo il Covid non era più autonoma, dal 2022 non riconosceva più i parenti, non poteva più guidare nemmeno la bici. Dovevo imboccarla, lavarla, pettinarla, cambiare i pannoloni, controllare che non le venissero piaghe. Di notte mi alzavo per bagnarle le labbra, per impedire che si seccassero le mucose perché dormiva a bocca aperta. Io non mi accorgevo dello stress che accumulavo”.
Quelle giornate erano segnate anche da episodi che lo avevano provato profondamente: un giorno ritrovò la moglie smarrita in garage, un altro fu lui stesso a trovarsi faccia a faccia con un ladro che aveva appena rovistato la stanza in cui la moglie dormiva, senza che lei si fosse accorta di nulla. I figli avevano insistito più volte per il ricovero, ritenendo impossibile che il padre potesse reggere ancora quel carico. Ma lui si era sempre opposto.
“Per me era un tradimento – ha raccontato –. Lei mi aveva detto che mai e poi mai avrebbe voluto andare in una struttura, furono anche le sue ultime parole. Io pensavo che lì non avrebbero potuto darle quello che le davo io. Le preparavo le spremute, le sbucciavo la frutta, le tagliavo il pesce, la imboccavo. Ogni dieci minuti controllavo se si fosse svegliata. In una struttura non avrebbero avuto questi tempi e questa cura”. Alla fine, però, si era rassegnato. “Il venerdì prima mi avevano chiamato perché si era liberato un posto. Volevo subito disdire, ma poi io stesso avevo telefonato per prenotare l’ambulanza”. Quando l’avvocato Monteleone gli chiede se avesse mai pensato prima di ucciderla, Giardi risponde senza esitazione: “Assolutamente no. Lei era il senso della mia vita. Io ero felice di averla vicina anche in quelle condizioni. Quella mattina, però, quando non ha reagito mentre la lavavo, sono stato preso dal panico. Provavo tre sentimenti insieme: amore, compassione e angoscia”. La sua deposizione ha seguito quella dei figli, ascoltati nelle udienze precedenti. Nessuna associazione femminista si è costituita parte civile: il caso non è stato considerato un femminicidio, ma la storia di un uomo travolto dall’esaurimento e dalla disperazione dopo anni di assistenza.
Ora il processo è entrato nella fase decisiva. Il 5 novembre verrà discussa la perizia psichiatrica, che dovrà stabilire se Enzo Giardi fosse capace di intendere e volere al momento del fatto. Sarà l’ultimo passo prima della sentenza, prevista entro la fine dell’anno, che chiuderà uno dei procedimenti più dolorosi che Ravenna ricordi: una vicenda in cui amore e malattia si sono intrecciati fino a sfociare in un gesto estremo e irreparabile. (di Lorenzo Priviato)
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In memoria di
Omicidio di via Lolli, condannato a 9 anni e 4 mesi il marito che annegò la moglie malata di Alzheimer (Ravenna Today – 27 novembre 2025)
Alla vigilia del trasferimento della donna in una clinica, il 79enne decise di mettere fine alla sua vita
È stato condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione Enzo Giardi, il 79enne che il 9 settembre 2024 annegò nella vasca da bagno la moglie Piera Ebe Bertini, 77 anni e malata di Alzheimer. Questo quanto deciso ieri, mercoledì, dalla Corte d’Assise di Ravenna, dopo tre ore di Camera di Consiglio. Il giorno in cui si consumò l’omicidio non era una giornata casuale, ma il giorno prima del trasferimento della vittima in una clinica. Giardi, durante i primi interrogatori, aveva dichiarato che il pensiero che la moglie potesse essere curata e trattata in maniera diversa da come l’aveva sempre trattata lui negli oltre dieci anni di malattia lo devastasse, al punto da arrivare al gesto drastico.
All’uomo, che se n’era preso cura fino a quel gesto estremo sacrificando per lei il resto della sua vita, la Corte ha riconosciuto il fatto che le attenuanti dovessero prevalere sulle aggravanti, e cioè la minorata difesa e il legame di matrimonio, così come chiedeva la Procura. E ha poi riconosciuto tre attenuanti: le generiche, il risarcimento del danno e il vizio parziale di mente.


