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Ezio Di Levrano, 53 anni, camionista, padre. Ammazza la moglie a coltellate davanti ai tre figli, poi tenta la fuga. Ergastolo

Monte Maggiore al Metauro (Pesaro Urbino), 7 Settembre 2024


Titoli & Articoli

Donna uccisa a coltellate nel Pesarese: carabinieri fermano il marito brindisino (Brindisi Report – 7 settembre 2024)
Il tragico episodio sarebbe accaduto davanti ai figli minori della coppia. A dare l’allarme sono stati i vicini di casa, spaventati dai rumori di una furiosa lite
Un 54enne originario di Brindisi, Ezio Di Levrano, è stato fermato dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso la moglie di 38 anni, Ana Cristina Correia.  Il tragico episodio è accaduto la scorsa notte a Montemaggiore al Metauro, frazione del comune di Colli al Metauro, in provincia di Pesaro-Urbino. L’uomo è stato fermato dai militari dell’Arma e trattenuto nella caserma della Compagnia carabinieri di Fano. Secondo quanto si apprende in prima battuta, la donna, di origini brasiliane, sarebbe stata uccisa nell’abitazione nella quale la coppia vive. Il 54enne sarebbe accusato di averla colpita utilizzando un coltello davanti ai loro tre figli, tutti minori.
A dare l’allarme sono stati i vicini di casa, intorno alle 2 di notte, spaventati dai rumori di una furiosa litigata culminata con un improvviso silenzio.
Quando i carabinieri sono giunti sul posto hanno trovato la donna gravemente ferita. A nulla, purtroppo, è valsa la corsa all’ospedale Torrette di Ancona con l’eliambilanza. Proprio qui la donna è morta a causa delle gravi ferite. L’uomo lavora come autista. Da decenni vive nelle Marche.  La coppia, come riporta il giornale “Riviera oggi”, era sposta dal 2010. Come emerge dalle cronache locali, i carabinieri della stazione di Colli al Metauro si erano recati lo scorso 2 settembre presso la loro abitazione, dopo che il 54enne aveva segnalato l’allontanamento della consorte. Contattata dai militari, la donna ha successivamente riferito di subire da tempo atti di violenza da parte del marito ma di non averlo mai voluto denunciare. Per questo aveva deciso di volersi allontanare da lui senza però volerlo denunciare. A quel punto i militari dell’Arma hanno comunque provveduto a presentare immediata notizia di reato inoltrandola alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro, attivando la procedura urgente del “codice rosso”. L’Autorità Giudiziaria ha delegato l’audizione della donna , “nell’intento di accertare i motivi che l’avevano spinta a non volere presentare denuncia querela per tutte le condotte delittuose subite nel tempo”. La notte scorsa, dopo che la donna aveva fatto ritorno nella propria abitazione, senza darne avviso alle forze dell’ordine, è avvenuto un improvviso litigio, alla presenza anche dei tre figli minori, al culmine del quale l’uomo ha sferrato alcune coltellate alla donna, colpendola all’addome.

Omicidio di Ana Cristina Duarte Correia, l’ex: “Non doveva finire così” (Vera Tv News – 11 settembre 2024)
“Non doveva finire così.” Sono queste le parole ripetute da Ezio Di Levrano, l’autista 54enne accusato dell’omicidio volontario aggravato della moglie, Ana Cristina Duarte Correia, di 38 anni. Di Levrano ha espresso il suo pentimento e il dolore per quanto accaduto durante il suo primo colloquio con il legale, l’avvocato Salvatore Asole. L’uomo si trova attualmente detenuto a Villa Fastiggi, dove è stato ascoltato dal suo avvocato difensore.
Le scuse dell’accusato Durante l’incontro, Asole ha raccontato di aver trovato il suo assistito profondamente scosso e affranto per l’azione omicidiaria. “Mi ha dimostrato il suo totale pentimento e sconcerto per quanto accaduto – ha spiegato l’avvocato Asole – e sin d’ora, senza secondi fini difensivi, porge le sue scuse ai familiari della vittima, ai figli, e alla comunità.” Di Levrano ha ribadito di non essere una persona violenta, negando inoltre le accuse di presunti maltrattamenti nei confronti della moglie, sebbene il capo d’imputazione contempli anche questo reato.
La dinamica del delitto Il movente dell’omicidio rimane ancora poco chiaro. Si è parlato di gelosia e del tentativo da parte di Di Levrano di ricattare la moglie minacciando di portarle via i tre figli. Tuttavia, l’avvocato Asole sottolinea che si tratterebbe di un delitto d’impeto, scaturito da un episodio chiave che avrebbe scatenato il raptus omicida. Per questo motivo, il legale sta valutando la possibilità di richiedere un accertamento psichiatrico per verificare le capacità di intendere e volere dell’assistito al momento del fatto. Un aspetto particolarmente doloroso è la presenza dei tre figli, testimoni dell’atroce delitto. Di Levrano ha precisato che l’azione si era già conclusa quando i bambini sono intervenuti, ma il racconto dei vicini, che hanno accolto i piccoli subito dopo l’omicidio, lascia pochi dubbi. Uno di loro, di appena 6 anni, continuava a ripetere in stato di shock: “Cinque coltellate, cinque coltellate.”
Le prossime tappe legaliIl 17 settembre è prevista l’autopsia sul corpo di Ana Cristina, un esame cruciale per comprendere meglio lo stato psicofisico della vittima e ottenere ulteriori risposte sul delitto. “Non giustifica certo un crimine così efferato – ha dichiarato l’avvocato Asole – ma il mio assistito continua a ripetere che non voleva che finisse così.” Nei prossimi giorni, la difesa suggerirà nuove attività investigative per chiarire gli aspetti più oscuri della vicenda, in particolare quelli legati alla dinamica del rapporto tra i due coniugi, che potrebbe aver contribuito al tragico epilogo.
Un legame difficile Ana Cristina Duarte Correia, originaria del Brasile, aveva vissuto a Porto Torres prima di trasferirsi nelle Marche. Negli ultimi anni, aveva confidato alle sue amiche e colleghe di lavoro le difficoltà coniugali e i tentativi di porre fine a una relazione che era diventata insostenibile. Tuttavia, nonostante la consapevolezza della tossicità del legame, Ana continuava a ripetere di non avere paura e di essere in grado di difendersi. Purtroppo, il 38enne non è riuscita a sottrarsi a quel destino tragico. In Sardegna, la comunità che la conosceva è ancora scossa dalla notizia dell’omicidio. Molti ricordano Ana come una donna forte, che cercava di non far mancare nulla ai suoi figli, ma che alla fine non è riuscita a liberarsi dalla spirale di violenza in cui era intrappolata. “Avrei voluto che i tuoi figli restassero con noi a Porto Torres,” ha detto una sua amica, colma di dolore.
Il sostegno ai figli Il parroco di Porto Torres, don Michele Murgia, ha espresso la volontà della comunità di restare vicina ai tre figli della coppia, ora rimasti senza madre e con il padre in carcere. “Faremo di tutto affinché i bambini sentano la vicinanza della nostra comunità – ha spiegato – nessuno li ha dimenticati.”. Il parroco, insieme al sindaco di Porto Torres, sta organizzando un supporto per i tre piccoli, coinvolgendo anche il vicario di Colli al Metauro. Un gesto di solidarietà che vuole offrire un segnale di speranza e conforto in un momento così tragico.

Femminicidio Duarte: “Ho ucciso in preda alla rabbia” (Rai News – 18 marzo 2026)
Parla in aula il marito Ezio Di Levrano, imputato di omicidio pluriaggravato. Nega i maltrattamenti e dice di aver agito dopo aver assunto alcol e cocaina
Sostiene di avere ucciso la moglie Ana Cristina Duarte in preda alla rabbia e sotto l’effetto di alcol e cocaina. Ezio Di Levrano parla davanti alla corte d’assise di Pesaro. Ricostruisce dal suo punto di vista la relazione con la donna: l’incontro in Brasile, il matrimonio, i dodici anni in Sardegna e il ritorno nelle Marche, a Saltara di Colli al Metauro. Nel tempo, le tante liti (anche a causa del vizio del gioco di Di Levrano), le denunce per maltrattamenti poi ritirate. E tre figli. I bambini erano in casa quando, nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2024, la loro madre fu uccisa con otto coltellate. “Lei si è accorta che prendevo il coltello- ha detto l’imputato – mi è venuta davanti, l’ho colpita non so bene come, ed è caduta a terra”.
Di Levrano parla dei suoi sospetti di infedeltà: a suo dire sarebbe stata una videochiamata di Ana Cristina Duarte con un altro uomo a scatenare la rabbia omicida. Nega, più volte, di aver mai picchiato o minacciato la moglie, come lei invece aveva riferito anche ai servizi sociali. La difesa punta all’esclusione delle aggravanti contestate: crudeltà, futili motivi e pregressi maltrattamenti. Nella prossima udienza dovrebbe essere sentito l’uomo (al momento irreperibile) a cui Di Levrano attribuiva una frequentazione con la moglie. La sentenza è attesa per giugno. (di Francesco Monti)


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In memoria di

Uccise la moglie a coltellate: ergastolo (il Resto del Carlino – 25 giugno 2026)
Si è concluso il processo a carico di Ezio Di Levrano. Nel 2024 aggredì Ana Cristina in casa, dove si trovavano i suoi tre figli
Ergastolo con tre mesi di isolamento diurno. Si è chiuso ieri mattina davanti alla Corte d’Assise il processo per l’omicidio di Ana Cristina Duarte Correia, la 38enne brasiliana uccisa con otto coltellate nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2024 nella casa di famiglia di Saltara. La pena più severa prevista dall’ordinamento è stata inflitta al marito, Ezio Di Levrano, 55 anni. La Corte ha accolto integralmente l’impianto dell’accusa, riconoscendo le aggravanti della crudeltà, dei motivi futili, del vincolo di coniugio e dell’aver agito al termine di una serie di maltrattamenti. Il reato di maltrattamenti nei confronti della moglie è stato ritenuto assorbito nell’omicidio aggravato. Il pubblico ministero Irene Lilliu aveva chiesto il carcere a vita, sostenendo che il delitto fosse l’epilogo di anni di violenze e dell’incapacità dell’imputato di accettare la volontà della moglie di essere libera e di porre fine alla relazione.
Di segno opposto la linea della difesa. L’avvocato di Di Levrano, Salvatore Asole, non ha mai contestato la responsabilità dell’uomo per l’omicidio, ma ha sostenuto la tesi di un delitto d’impeto, maturato in pochi istanti, chiedendo l’esclusione delle aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche e della provocazione. L’avvocato Asole, al termine dell’udienza, ha commentato: “Aspettiamo serenamente il deposito delle motivazioni per capire sulla base di quale ragionamento la Corte sia arrivata all’ergastolo. Riteniamo che vi siano questioni di diritto e abbiamo portato molto materiale per sostenere l’insussistenza delle aggravanti. Ce lo porteremo fino in fondo, in tutti i gradi di giudizio”. Secondo il legale, alla lettura del dispositivo, l’imputato “non si è scomposto più di tanto” perché l’ergastolo era una possibilità già prevista dal capo d’imputazione.
Nessuna esultanza, invece, tra le parti civili. “È una vittoria di Pirro – dice l’avvocata Francesca Conte, che assiste la madre di Ana Cristina –. Ci sono tre famiglie distrutte e una comunità colpita. Ci auguriamo che sentenze come questa possano fare scuola”. L’avvocata Renata Bueno sottolinea il forte coinvolgimento della comunità brasiliana. “In Italia vivono oltre 150mila brasiliani e tantissimi hanno seguito questa vicenda con affetto e commozione, pensando soprattutto ai bambini”. Soddisfatta anche l’avvocata Cristina Perozzi, che assiste i figli minori della coppia. “È stato dato un segnale forte in un periodo in cui c’è ancora una subcultura che alleggerisce il concetto di femminicidio”. (di Antonella Marchionni)