Franco Vignati, 64 anni, ex assessore in pensione, padre separato. Uccide la ex convivente con un colpo di pistola alla testa e la getta nel Po. Condannato all’ergastolo poi ridotto a 25 anni
San Colombano al Lambro (Milano), 30 Maggio 2016
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Badante uccisa e gettata nel Po, svolta nelle indagini: arrestato uomo di 64 anni (Rai News- 17 febbraio 2018)
A incastrare Vignati, che ha sempre respinto ogni accusa, anche la tecnologia Tems, in uso ai carabinieri del Ros, che permette di mappare gli spostamenti di un cellulare e che lo collocano sul luogo del delitto
Un uomo di 64 nni è stato arrestato per l’omicidio di una badante albanese di 40 anni, avvenuto quasi due anni fa. Uccisa con un colpo di pistola alla nuca e gettata nel fiume. Kruja Lavdije era scomparsa da San Colombano al Lambro (Milano). Il corpo venne ritrovato nove giorni dopo, l’8 giugno 2016, a Monticelli d’Ongina (Piacenza) nelle acque del fiume Po.
Un anno e mezzo dopo, i carabinieri hanno arrestato Franco Vignati. Per la procura di Lodi, che ha coordinato le indagini, il pensionato, ex assessore comunale di Chignolo Po (Pavia), non si rassegnava alla fine della loro relazione. Un “femminicidio in piena regola”, secondo il procuratore Domenico Chiaro, che nelle scorse ore ha chiuso le indagini dopo il rigetto, da parte della Cassazione, del ricorso del difensore del pensionato contro l’ordinanza di custodia cautelare. “C’era il rischio di sottovalutare il caso, invece sono stati condotti accertamenti a 360 gradi di fronte a un caso estremamente complesso e a un uomo capace di cambiare più volte versione e di manipolare a suo piacimento la realtà“.
Il delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è avvenuto il 30 maggio di due anni fa. Sei giorni prima la vittima aveva lasciato l’uomo, che viveva a casa della donna e non si rassegnava alla fine della relazione. Con la scusa di proporle un nuovo lavoro, l’aveva convinta a un ultimo incontro, prima del quale si era recato a casa dell’ex moglie per prendere la pistola calibro 7.62 che deteneva in modo regolare. Un particolare, quest’ultimo, che ha indotto gli inquirenti a contestargli anche la premeditazione dell’omicidio, aggravato dalla volontarietà e dai futili motivi.
Fatale, per la badante, il caffè consumato con l’ormai ex amante, con il quale poi era andata in una zona isolata, vicino alla sponda del fiume. Quando la donna gli ha voltato le spalle, il pensionato ha estratto l’arma – riportata lo stesso giorno a casa dell’ex moglie – e ha fatto fuoco. Un solo colpo, alla base del cranio, che ha ucciso all’istante la vittima, il cadavere gettato nel fiume. Dopo la denuncia di scomparsa e il ritrovamento dell’auto abbandonata della vittima, il corpo di Kruja Lavdije è stato ritrovato nel Po a Isola Serafini, incastrato nella grata di una diga. A incastrare Vignati, che ha sempre respinto ogni accusa, anche la tecnologia Tems, in uso ai carabinieri del Ros, che permette di mappare gli spostamenti di un cellulare e che lo collocano sul luogo del delitto.
Orio Litta, badante uccisa e gettata nel Po: sconto di pena (il Giorno – 21 luglio 2020)
La corte d’Appello riduce dall’ergastolo a 25 anni la condanna all’ex assessore di Chignolo Po. “Non c’era premeditazione”
L’ex assessore comunale di Chignolo Po Franco Vignati la mattina del 30 maggio 2016 non aveva incontrato l’amante con la volontà di ucciderla. Questo dice la sentenza dellacorte d’Assise d’Appello di Milano che ieri ha fatto cadere l’aggravante della premeditazione, riducendo la condanna in primo grado all’ergastolo per il 66enne, da sempre unico indiziato per la morte di Kruja Ladvije, per tutti Dea, la 40enne badante di origini albanesi, residente a Miradolo Terme.
Vignati dunque è stato condannato a 25 anni di carcere per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Alla corte d’Assise d’Appello di Milano sono bastate sei ore di udienza, di cui due in camera di consiglio, per decidere. Dea fu uccisa 4 anni fa con un colpo di pistola alla nuca. Un’esecuzione a sangue freddo avvenuta ad Orio Litta, sulla riva del Po cui poi il 66enne ex assessore leghista (dal 2009 al 2014 nel Comune di Chignolo Po) aveva affidato il corpo senza vita della donna che aveva amato fino al punto da separarsi dalla moglie.
Il corpo venne poi ritrovato solo 8 giorni dopo incastrato nella grata dell’Isola Serafini, nel Piacentino. A niente sono servite ieri le parole del procuratore generale della Repubblica, Roberto Alfonso, che alla corte ha chiesto con forza la conferma dell’ergastolo per Vignati. Un omicidio, quello della badante albanese rimasto a lungo senza responsabili. La procura di Lodi era riuscita a incastrare Vignati solo dopo un anno di indagini serrate. Lui non ha mai confessato né agli inquirenti né durante il processo di aver sparato alle spalle alla sua ex amante e di averla gettata nel fiume per far sparire le prove perché lei, come emerso nelle indagini, stanca della loro relazione, lo aveva lasciato e gli aveva intimato di lasciare la casa dove vivevano insieme.
Pur senza mai protestare la propria innocenza, l’ex assessore si è sempre difeso sostenendo di essere vittima di “un’inquisizione”, come disse nelle dichiarazioni spontanee del processo di primo grado (concluso a dicembre 2018). E non ha mai ammesso la propria colpevolezza, nemmeno di fronte all’evidenza della pistola calibro 7,62 da lui detenuta nella casa della moglie e che si era presentato a ritirare appena pochi giorni prima dell’omicidio. Una circostanza che a questo punto è stata rimesso in dubbio dalla sentenza d’appello. “Siamo sorpresi dalla decisione della corte – afferma Diego Guarnieri, uno dei legali della famiglia di Dea –. Per noi non c’erano dubbi che ci fosse stata premeditazione da parte dell’imputato. Aspettiamo le motivazioni. Che arriveranno entro 90 giorni. (di Carlo D’Elia)

