Ghenadie Gontea, 41 anni, operaio. Uccide la cognata a martellate e poi la sgozza. Condannato a 30 anni con rito abbreviato, pena dimezzata in Appello
Roma, 16 Maggio 2016
Titoli & Articoli
Appio, sgozza la cognata ma voleva uccidere anche la moglie per gelosia (la Repubblica – 17 maggio 2016)
Ha ammesso l’omicidio della cognata, Ghenadie Gontea un moldavo di 41 anni ieri durante l’interrogatorio di garanzia. Ma l’uomo, domenica notte, non si voleva fermare solamente all’assassinio della sorella della moglie, Natalia Gorbati, uccisa a colpi di martellate e infine sgozzata in un appartamento, in via Sinopoli, all’Appio. Nel suo piano diabolico c’era anche l’obbiettivo di uccidere la compagna e poi suicidarsi. Il folle progetto l’ha scritto, lo stesso Gontea, in tre pagine in cui accusava la consorte di tradimento e la cognata di condurre una vita dissoluta.
Al pm Francesco Saverio Musolino l’uomo, indagato per omicidio volontario, ha ribadito di aver agito per gelosia. Era convinto che la moglie lo stesse per lasciare perché invaghita di un loro conoscente. Un concetto riaffermato nelle tre pagine in cui esprimeva tutto il suo malessere e la voglia di farla pagare a tutti.
Evidentemente aveva pianificato un duplice delitto forse da compiere tra qualche giorno, perché la moglie, in vacanza in Moldavia dai parenti, non era ancora rientrata. Qui a Roma per sostituirla, per un mese nel lavoro di badante, era arrivata la sorella. Gontea completante ubriaco non ha atteso quindi il ritorno della moglie e si è scagliato contro la cognata a casa dell’assistito, alcune martellate, tre coltellate alla gola, una al cuore. La donna era morta ma l’uomo ha comunque infierito, furibondo con altri fendenti sul corpo esanime di Natalia. Il padrone di casa, un 94 enne in quel momento a letto, addormentato, non si è reso dell’omicidio che si stava consumando nel suo appartamento. “Devono pagare fino all’ultimo, con queste parole dico addio”, concludeva Gontea nel suo messaggio delirante. I poliziotti lo hanno ammanettato nel giardino della casa mentre in mano stringeva ancora il pugnale lordo di sangue.(di Emilio Orlando e Giuseppe Scarpa)
Condannato a 30 anni per aver sgozzato la cognata: copriva tradimenti della moglie (Fan Page – 23 dicembre 2016)
Condannato a 30 anni Ghenadie Gondea per aver ucciso in un appartamento dell’Appia la cognata, ritenuta dall’uomo responsabile di coprire i tradimenti della moglie.
È stato condannato a 30 anni di carcere Ghenadie Gondea, il 40enne di origini moldave, riconosciuto responsabile dell’omicidio di Natalia Gorbati, la cognata di 38 anni che ha sgozzato con un coltello da cucina dopo averla massacrata con un martello. Un omicidio consumato nel quartiere dell’Appio a Roma, in un appartamento al civico 43 di via Sinopoli, al culmine di un litigio con la donna, responsabile agli occhi dell’uomo di ‘coprire’ i tradimenti della moglie. Una spiegazione scritta anche nella lettera d’addio ritrovata nell’abitazione, scritta dall’uomo con il proposito di togliersi la vita, poi mai attuato. L’amante della moglie secondo Gondea sarebbe stato lo stesso uomo con cui la vittima della sua furia omicida intratteneva una relazione. Condannato a 30 anni di carcere ha evitato l’ergastolo solo affrontando il rito abbreviato. (di Valerio Renzi)
Sgozza la cognata perché copriva i tradimenti della moglie: condannato a 30 anni (Velvet News – 23 dicembre 2016)
Il delitto all’Appio: l’uomo era ubriaco quando ha sgozzato la sorella della moglie perché copriva i tradimenti coniugali.
Ha sgozzato la cognata e poi l’ha presa a martellate: un orrore senza fine quello che si è consumato a Maggio a Roma. Secondo quanto emerso dalle indagini, la moglie dell’omicida era andata in Moldavia per vacanza e aveva invitato la sorella a trascorrere dei giorni a Roma. L’uomo, moldavo di 41 anni, ubriaco, ha litigato con la donna, di 38 anni, e l’ha uccisa. Poi è stato arrestato dalla polizia ed ha subito un giusto processo.
Natalia Gorbati, moldava di 38 anni ha urlato e urlato ma nessuno è intervenuto: è morta così in una tarda serata primaverile a casa della sorella in via Sinopoli, sull’Appia, non lontano da Capannelle. L’omicida, Ghenatie Contea, suo connazionale, operaio, 41 anni, non appariva lucido. A dare l’allarme è stato il padrone di casa dei moldavi, che ha avvertito il figlio e poi la polizia. Sul posto, all’arrivo degli agenti, si era presentata una scena da film dell’orrore: la vittima era stata sgozzata e aveva il cranio fracassato dai colpi inferti dal cognato ancora presente in casa, con gli attrezzi in mano insanguinati. Contea è stato condotto negli uffici della Squadra mobile e poi a Regina Coeli. Secondo alcune testimonianze era tornato a casa ubriaco, come accadeva spesso.
Sono passati mesi da quel triste fatto che aveva sconvolto la capitale e oggi è arrivata la condanna dell’uomo: 30 anni di reclusione e un anno di isolamento notturno per l’omicidio, compiuto, per sua stessa ammissione, perché aveva perso la testa dopo aver scoperto che la moglie aveva degli amanti e la sorella la copriva, senza raccontarlo. L’uomo al momento non ha rilasciato dichiarazioni, come anche la famiglia della vittima, distrutta ancora dal dolore.
Roma, uccise a martellate la cognata: condanna dimezzata a 15 anni in Appello (il Messaggero – 7 dicembre 2017)
Al culmine dell’ennesima lite, colpì a martellate e poi sgozzò la cognata. Condanna pressoché dimezzata in appello per Ghenadie Gontea, il moldavo di 42 anni, arrestato e poi processato per l’omicidio della cognata Natalia Gorbarii, compiuto a Roma nel maggio 2016. Sedici anni di reclusione è la condanna inflitta al giovane dalla prima Corte d’assise d’appello, in riforma della decisione di primo grado che aveva visto il gup Riccardo Amoroso a dicembre dello scorso anno infliggere a Gontea 30 anni di reclusione. La riduzione in appello della condanna è motivata con l’esclusione dell’aggravante della crudeltà contestata.
Era il 15 maggio 2016 quando ci fu la violenta discussione casalinga, finita tragicamente. Ghenadie Gontea, insieme con la moglie, erano ospitati in una casa di via Sinopoli, nel quartiere Appio, dove viveva un anziano cui la donna dava assistenza. Per problemi familiari, la donna era ritornata in Moldavia, sostituita dalla sorella Natalia. La personalità irascibile di Gontea, secondo quanto si è appreso, portò a continui litigi. Quel giorno, la cognata dell’uomo aveva deciso di discutere con il giovane della situazione. Aveva perso la testa dopo aver scoperto che la moglie aveva degli amanti e la sorella la copriva, senza raccontarlo.
Gontea – che era ubriaco – reagì in malo modo; prese un martello col quale colpì la donna 34 volte, e successivamente utilizzò un coltello da cucina per finire la cognata. Intervenne la polizia, la quale, sul posto, trovò il moldavo in strada; Gontea ammise subito la sua responsabilità. Il corpo martoriato della vittima fu trovato nel corridoio di casa; sul tavolo del salotto c’era uno scritto nel quale l’assassino, tra le altre cose, rappresentava il suo stato depressivo causato dall’abbandono della moglie, e i conseguenti problemi personali.
