Giovanni Salamone, 61 anni, ulivicultore, padre. Uccide la moglie a coltellate. Ergastolo
Solero (Alessandria), 16 Ottobre 2024
Titoli & Articoli
Femminicidio di Patrizia Russo, il marito Giovanni Salamone in Aula sostiene: “Ero posseduto” (il Fatto Quotidiano – 13 maggio 2025)
Sentita anche la migliore amica della donna: la vittima la avrebbe dettagliatamente aggiornata sulla difficile condizione mentale del marito
Durante il processo per il femminicidio di Patrizia Russo, il marito reo-confesso Giovanni Salamone ha dichiarato di aver agito perché “posseduto”: “Ero armato dal dio del male”, ha dichiarato davanti alla Corte d’Assise di Alessandria. Il 61enne lo scorso 16 ottobre, ore 5.30, ha colpito a morte la moglie Patrizia Russo, con più fendenti di coltello.
Salamone si trova nel carcere genovese di Marassi dopo che, lo scorso 18 ottobre, ha tentato il suicidio nella Casa circondariale ‘Cantiello e Gaeta’ di Alessandria. A quanto emerso, all’epoca dei fatti l’imputato sarebbe stato colpito da un forte stato depressivo, dalla preoccupazione per le cartelle esattoriali e per un processo a suo carico con l’accusa di ricettazione, da cui però – ha sottolineato il legale difensore Elisabetta Angeleri – è poi stato assolto. Salamone ha poi parlato di notti insonni, due prima di quella in cui ha tolto la vita alla moglie. Già la mattina del 16 ottobre, Salamone aveva detto ai Carabinieri arrivati in casa: “Mi volevano fregare i soldi. Non so spiegare chi e come, perché ero posseduto”.
L’esame davanti alla Corte d’Assise è durato poco più di un’ora. Sono stati anche sentiti i due figli Giuliana e Francesco, la sorella dell’imputato e il fratello della moglie. Anche la migliore amica di Patrizia è stata ascoltata: la vittima la avrebbe dettagliatamente aggiornata sulla difficile condizione mentale del marito. L’avvocato difensore Angeleri, con in pool Gianfranco Foglino, ha ribadito la richiesta di una perizia psichiatrica però respinta perché “negli atti c’è già una consulenza di parte dell’accusa e, quindi, non ci sarebbero elementi tali da giustificare una perizia”, ha dichiarato il legale.
Uccise la moglie a Solero, condannato all’ergastolo (Rai News – 14 luglio 2025)
Giovanni Salamone accoltellò a morte la moglie, Patrizia Russo, lo scorso 16 ottobre. L’uomo tentò poi il suicidio in carcere
La Corte d’Assise di Alessandria ha condannato all’ergastolo Giovanni Salamone, 62 anni, di Agrigento, accusato di avere ucciso la moglie Patrizia Russo, 53 anni, nella loro abitazione di Solero, ad Alessandria. Il Pm aveva proposto 21 anni di reclusione.
L’omicidio è avvenuto il 16 ottobre scorso nella casa della coppia in Piemonte dove i due si erano trasferiti dopo che Patrizia Russo aveva avuto un incarico come insegnante di sostegno. Salamone, dopo averle inferto 7 coltellate uccidendola, ha chiamato i Carabinieri e confessato l’omicidio dicendo di essere posseduto da Satana. L’agrigentino, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, soffriva di depressione per problemi economici legati alla mancanza di un’occupazione stabile. Dopo l’arresto ha tentato il suicidio in carcere. I due figli di Salamone si sono costituiti parte civile con gli avvocati Maria Luisa Butticè e Annamaria Tortorici. La corte ha stabilito una provvisionale di 250 mila euro per ogni figlio.
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In memoria di
Uccise la moglie per 250 euro, resta in cella l’agrigentino Salamone: «Può colpire ancora» (Giornale di Sicilia – 11 dicembre 2025)
La perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’assise di Alessandria ha accertato che Giovanni Salamone, 62 anni, soffre di disturbi di natura psichiatrica, ma non tali da essere incompatibili con la detenzione in carcere. E potrebbe uccidere ancora. I giudici hanno quindi respinto la nuova richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa, confermando la custodia in cella dell’uomo, già condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Patrizia Russo, 53 anni, uccisa il 16 ottobre 2023 a coltellate nella loro abitazione di Solero, in Piemonte, dove la coppia si era trasferita per lavoro. La causa scatenante sarebbe stato il rifiuto della donna di consegnargli 250 euro per coprire una scopertura sul conto corrente.
La perizia, affidata alla psichiatra Sarah Di Marco, ha riconosciuto la presenza di disturbi depressivi e ansiosi, ma ha escluso che queste condizioni compromettano la capacità di Salamone di restare in regime carcerario. Secondo la Corte, la brutalità del delitto e le modalità con cui è stato commesso rendono ancora concreto il rischio di reiterazione del reato. L’uomo, dopo aver colpito la moglie con numerose coltellate, aveva chiamato i carabinieri confessando l’omicidio. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe legato a problemi economici e a una situazione familiare segnata da tensioni e difficoltà finanziarie aggravate dalle problematiche psichiatriche dell’uomo che, tuttavia, secondo i giudici non avrebbero inciso sulla capacità di intendere e volere.
Femminicidio di Solero, confermato l’ergastolo per Salamone: “Era capace di intendere e di volere” (La Stampa – 9 agosto 2026)
La vittima, Patrizia Russo, era stata aggredita nel sonno dal marito il 16 ottobre del 2024. La Corte d’Assise d’Appello di Torino pubblica le motivazioni della sentenza
Giovanni Salamone era pienamente capace di intendere e di volere quando, nella notte del 16 ottobre 2024 a Solero, uccise la moglie Patrizia Russo con nove coltellate mentre la donna dormiva. Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino nelle motivazioni della sentenza che ha confermato l’ergastolo inflitto in primo grado dai giudici di Alessandria, respingendo quasi integralmente il ricorso della difesa, rappresentata dall’avvocato Salvatore Pennica del foro di Agrigento. Secondo la Corte non vi furono né «follia transitoria» né «blackout mentale»: Salamone agì con lucidità e il delitto «non è espressione di scompenso psichico al quale conferire valore di malattia». Uno dei punti centrali della decisione riguarda la valutazione psichiatrica dell’imputato. I giudici condividono le conclusioni della consulente del pubblico ministero, secondo cui Salamone soffriva di un disturbo dell’adattamento, legato alle difficoltà economiche e personali, ma non di una malattia psichiatrica tale da comprometterne la capacità di intendere e di volere. Viene invece ritenuta non convincente la consulenza della difesa, che parlava di depressione maggiore, perché «non trova decisivo supporto negli atti», mentre le conclusioni della consulente del pm risultano «perfettamente in linea e coerenti con gli altri elementi probatori acquisiti».
Per la Corte assumono un valore decisivo le dichiarazioni rese dall’uomo subito dopo il delitto. Al 112 e ai carabinieri Salamone spiegò di aver ucciso la moglie perché «mi ha preso dei soldi, mi doveva dei soldi» e aggiunse: «Gli ho dato tante coltellate, non voleva morire». Sono queste, secondo i giudici, le spiegazioni più genuine, molto più attendibili delle successive versioni, quando sostenne di essere stato «posseduto da Satana». Dichiarazioni che la sentenza definisce «non verosimili» e che «non consentono di formulare le diagnosi prospettate dalla difesa».
Le motivazioni confermano anche l’aggravante dei futili motivi. Il movente viene individuato nel rifiuto della moglie di consegnargli circa 250 euro necessari a coprire uno scoperto sul conto corrente. Una ragione giudicata «di tale levità, banalità e sproporzione» rispetto alla gravità del delitto da rappresentare soltanto il pretesto per dare sfogo «a un impulso criminale e a un motivo di sopraffazione». Respinte anche le attenuanti generiche: secondo la Corte il disturbo dell’adattamento non ebbe alcun ruolo causale nell’omicidio, mentre la brutalità dell’azione (l’uomo scese al piano inferiore a prendere un coltello e tornò a colpire la moglie mentre dormiva) esclude qualsiasi trattamento più favorevole.
L’unico motivo accolto riguarda l’accesso alla giustizia riparativa. Richiamando la più recente giurisprudenza della Cassazione, la Corte ha disposto l’invio di Salamone al centro per la giustizia riparativa, precisando però che tale percorso non modifica né la responsabilità penale né la condanna all’ergastolo. La coppia si era trasferita a Solero dalla Sicilia alcuni anni prima. Nel processo i due figli, Giuliana e Francesco Salamone, si sono costituiti parti civili, assistiti dagli avvocati Anna Maria Tortorici e Maria Luisa Butticè, entrambe del foro di Agrigento. (di Adelia Pantanoo)


