Giuliano Fechino, 54 anni, imprenditore, padre. Ammazza la figlia con 4 colpi di pistola
Torino, 21 Febbraio 1991

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‘MI MANCAVA DI RISPETTO, L’ HO UCCISA’ (la Repubblica – 22 febbraio 1991)
Volevo solo un po’ di rispetto, ora ho ucciso mia figlia e ho perso tutto…. E’ come un monotono ritornello la confessione di Giuliano Fechino, l’ imprenditore di 54 anni che ieri mattina, davanti alla moglie e ad un’ impiegata della sua azienda, ha ucciso la figlia Ivana, 32 anni, con quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo. Dopo l’ assurdo delitto l’ uomo si è rinchiuso nel suo ufficio e ha telefonato ai carabinieri: Venite a prendermi, ho sparato a mia figlia. Giuliano Fechino era convinto che la figlia fosse ancora viva, di averla soltanto ferita. A rivelargli la verità è stato il capitano Giovannini, comandante dei carabinieri della compagnia di Venaria, un popoloso comune della cintura torinese.
L’ uccisione di Ivana è la tragica conclusione di un rapporto padre-figlia scandito da anni da violenti contrasti. Giuliano Fechino che, lavorando notte e giorno, in pochi anni era riuscito a trasformare la piccola officina del suo esordio imprenditoriale nella Nuova Oslat sas, attrezzature meccaniche di precisione, una fiorente impresa dell’ indotto automobilistico alla periferia di Venaria, aveva sempre mal sopportato la costante ricerca di indipendenza della figlia, che diplomatasi in ragioneria, aveva cominciato a lavorare nell’ ufficio contabilità dell’ azienda paterna. Abituato a svegliarsi alle prime luci dell’ alba e a passare in ditta la sua giornata, il padre non tollerava i continui ritardi della figlia, il fatto che quattro anni fa lei avesse scelto di vivere da sola.
Il delitto è stato originato da una rabbia covata a lungo…, spiegano i carabinieri. Il prologo infatti si svolge nella casa dei Fechino a Prato Nevoso. Il padre è partito per la montagna venerdì scorso. Maestro di sci e appassionato delle piste innevate ha atteso con ansia questa settimana bianca, al punto da segnarla con una vistosa sottolineatura sulla sua agenda, tra i tanti appuntamenti di lavoro. La moglie, Fiorenza Dalmazzone, 51 anni, e la figlia Ivana lo raggiungono sabato mattina e lo trovano già a sciare. Il programma della famiglia è di restare a Prato Nevoso per una settimana ma i vecchi contrasti riaffiorano subito.
Martedì sera lo zapping di Giuliano Fechino con il telecomando che approfitta della pausa pubblicitaria per cambiare canale, scatena una nuova lite. La mattina dopo l’ imprenditore è già in ufficio. Moglie e figlia rientrano ieri, dopo essere passate a salutare la nonna materna a Ceva, sul confine con la Liguria. Sono da poco passate le nove di ieri quando Ivana Fechino e la madre arrivano negli uffici della Nuova Oslat, a Venaria.
Sono salito nell’ ufficio di mio marito e l’ ho visto scuro in volto – racconta Fiorenza Dalmazzone – Non mi ha dato il tempo di salutarlo, ha urlato Ivana non può fare quello che vuole, deve fare quello che dico io’ . Gli ho risposto che la sua era una pretesa assurda, che questo suo comportamento ci rendeva la vita impossibile. Lui mi ha gridato che non voleva più vedere nè me nè Ivana. A quel punto ho detto che mi sarei rivolta ad un legale per risolvere la situazione….
Dopo la lite con il marito la donna scende al primo piano, nell’ ufficio dove la figlia lavora con la giovane impiegata Patrizia Listello, 32 anni. Andiamo, papà non ci vuole più.. dice alla figlia. Ivana indossa il cappotto, sussurrando: Ci risiamo. E’ da quando aveva quindici anni che non passa giorno senza litigare con il padre. A quell’ età è fuggita di casa due volte, diventata più grande ha cercato un lavoro a Roma dove ha vissuto per qualche tempo. Ottenuto un alloggio per conto proprio è tornata in famiglia.
Madre e figlia non fanno in tempo a lasciare l’ ufficio. Giuliano Fechino irrompe nella stanza urlando: E’ per colpa tua se io e tua madre non facciamo che litigare, mi hai rovinato la vita…. Impugna la pistola, una Walter PPK regolarmente denunciata. Si avvicina alla figlia, l’ agguanta per il bavero spezzandole la catenina d’ oro e preme il grilletto.
Spara quattro colpi a bruciapelo. Ivana si accascia tra le scrivanie. Il padre intanto è già salito nel suo ufficio e sta telefonando ai carabinieri. Fiorenza Dalmazzone corre nell’ officina, dove lavorano i trenta operai, urlando: Presto, venite, ha sparato a sua figlia…. La giovane impiegata Patrizia Listello cerca di soccorrere Ivana ma i suoi sforzi sono inutili. I quattro colpi sparati a venti centri di distanza sono stati mortali. Poco dopo il capitano Giovannini, che ha appena finito un sopralluogo in una discarica poco lontano dove un’ ora prima un camionista ha trovato i cadaveri di due ladruncoli uccisi a colpi di pistola, è di fronte all’ omicida.
Posso avere un caffè e sapere come sta Ivana? chiede Giuliano Fechino. Quando scopre che la figlia è morta scoppia in lacrime. Quell’ uomo aveva un affetto morboso per la figlia… spiegano gli investigatori. La madre di Ivana, ancora sotto choc, conferma: I rapporti con mio marito non sono mai stati felici. Ivana non ha voluto restare in montagna con lui perchè non ce la faceva più. Lui pretendeva che lei si alzasse presto, che lo seguisse sulle piste da sci. Le rendeva la vita impossibile. (di Meo Ponte)
Corriere della Sera – 22 febbraio 1991
l’Unità – 22 febbraio 1991



