Luca Sainaghi, 19 anni, carabiniere, padre. Spinto dalla compagna incinta, spara all’ex fidanzata e la getta nel Ticino. Ergastolo poi ridotto a 30 anni. Condannata anche la compagna
Oleggio Castello (Varese), 6 Giugno 2010
Titoli & Articoli
Carabiniere uccide la fidanzata e getta il corpo nel Ticino (SkyTg24 – 3 luglio 2010)
Simona Melchionda era sparita di casa lo scorso 6 giugno. Oggi la svolta nelle indagini con il ritrovamento del cadavere e la confessione dell’ex fidanzato, milite dell’Arma. L’uomo le ha sparato alla testa con la pistola d’ordinanza
E’ stato ritrovato nel Ticino il cadavere di Simona Melchionda, la giovane scomparsa lo scorso 6 giugno dalla sua casa di Oleggio (Novara). Il corpo era incastrato in alcuni rovi, qualche centinaia di metri più a valle rispetto al punto indicato dall’ex fidanzato, Luca Sainaghi, carabiniere di 28 anni, che ha confessato di averla uccisa ed è stato arrestato. L’uomo le ha sparato un colpo di pistola alla testa, con l’arma di ordinanza, e poi ha gettato il cadavere in acqua, nei pressi della diga di Pombia.
Sainaghi era già stato ascoltato dai sui colleghi, ma si era detto estraneo ai fatti. Nonostante durante l’interrogatorio era cascato più volte in contraddizione. Alla fine è crollato e sabato mattina si è presentato in caserma, in compagnia dei suoi legali, confessando l’omicidio della sua ex fidanzata.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due avevano avuto una relazione l’inverno scorso. Ma al ritorno da una vacanza ai caraibi, Simona aveva scoperto che Luca aveva già una relazione con un’altra donna dalla quale aspettava anche un bambino. Inevitabile rottura, con ripetuti tentativi di riavvicinamento da parte del carabiniere che sono culminati nell’omicidio della ragazza.
Omicidio Simona Melchionda, l’ex ragazzo condannato all’ergastolo (Fan Page – 17 novembre 2011)
Si liberò della giovane fidanzata di soli 25 anni per iniziare una storia con la sua nuova fiamma, che pretese, come prova d’amore, i capelli e i denti della ragazza, con i quali avrebbe creato una spugna per lavare il bagno. Il carabiniere Luca Sainaghi è stato condannato all’ergastolo.
La nuova compagna gli aveva chiesto di uccidere l’ex e lui l’ha fatto. Il carabiniere Luca Sainaghi, 29 anni, residente a Valenza, ammazzò Simona Melchionda, di 25 anni, solo per far contenta la nuova fiamma, gelosa del suo passato. Prova d’amore che il militare doveva estrarre da questo barbaro omicidio erano i capelli e i denti della vittima, che la nuova ragazza di Sainaghi intendeva utilizzare per creare “una spugna per pulire il cesso”, come emersa da un’intercettazione fatta dagli inquirenti. Simona è stata uccisa il 6 giugno 2010: il suo corpo fu ritrovato tre mesi dopo nelle acque del Ticino, impigliato tra alcuni rami. La sera di quel giorno di inizio estate, la venticinquenne uscì di casa per incontrare il suo ex ragazzo Luca e non vi fece più ritorno.
Secondo il giudice Claudio Siclari, per il carabiniere non potevano esserci attenuanti e, pertanto, lo ha condannato all’ergastolo, con rito abbreviato, che ha permesso al Sainaghi di usufruire dello sconto dell’isolamento diurno. L’ergastolo fu richiesto dal pm Nicola Serianni, il quale nella requisitoria, evidenziò i particolari del delitto, caratterizzato da forte crudeltà, per il quale Luca Sainaghi non si è mai detto pentito: la ragazza, infatti, fu uccisa con un colpo di pistola in pieno volto.
Nel primo mese di indagini, il carabiniere cercò, in tutti i modi, di sviare le indagini. Da un’intercettazione fatta tra Sainaghi e un compagno di cella emerse, però, la convinzione di aver agito giustamente, poiché “in fin dei conti, è stata colpa di Simona che ci ha rovinato” e, pertanto, l’uomo non provava rimorso per l’atroce delitto commesso.
Il legale del giovane carabiniere, Piero Monti di Alessandria, ha annunciato un appello, affinché possa essere presa “in considerazione la personalità dell’imputato, distrutto dal dispiacere, e la sua giovane età: è giusto che si rifaccia una vita, che abbia una possibilità di recupero”.
La famiglia di Simona è soddisfatta della sentenza emessa nei confronti dell’ex fidanzato della ragazza. Il padre Leonardo, il fratello Roberto e la mamma Giovanna hanno richiesto, da subito, che fosse fatta chiarezza sull’assurda morte della loro Simona: “Una sentenza giusta, Lo meritava, doveva essere tutore della legge e invece, dopo essere diventato pure lui padre, ci ha privato di una figlia”, queste le parole dei genitori della vittima. (di Daniela Caruso)
E’evidente la debolezza psicologica di Luca, un ragazzo fragile, che mai avrebbe fatto del male se non ci fosse stato qualcuno a spingerlo. Non lo diciamo solo noi come difesa, lo dicono anche due giudici». Così commenta l’avvocato Piero Monti, legale del carabiniere Luca Sainaghi, le motivazioni della condanna a 30 anni di reclusione per la compagna del giovane, Ilaria Mortarini, depositate nei giorni scorsi, per concorso morale nell’omicidio di Simona Melchionda. L’uomo, 30 anni, originario della provincia di Alessandria e ora in carcere ad Alba con una condanna in primo grado all’ergastolo, è in attesa dell’Appello.
E guarda ai futuri gradi di giudizio con qualche speranza di «ritocco» della pena. Lo fa proprio sulla base di due sentenze (la sua e quella di Ilaria) che riconoscono il ruolo chiave di istigatrice rivestito dalla giovane attualmente residente a Sesto Calende col divieto di uscire dal territorio comunale. Dice ancora l’avvocato Monti: «Il trattamento sanzionatorio deve essere attenuato. Luca ha agito perché spinto, istigato, convinto da altri». Il carabiniere, che era in servizio alla stazione di Oleggio (dove abitava la vittima), aveva sparato un colpo di pistola a Simona, dopo averle dato un appuntamento al cimitero di Divignano. Era la notte tra il 6 e il 7 giugno 2010. Il cadavere dell’impiegata venticinquenne venne trovato nel Ticino circa un mese dopo.
Sainaghi è frastornato da quanto è successo. Dopo la condanna di Ilaria, è ancora più preoccupato per il futuro del bimbo che ha avuto dalla giovane qualche mese prima della vicenda: «Mi piacerebbe vederlo», continua a ripetere dalla sua cella. Il piccolo è ancora con la madre; anzi, la tenera età del bimbo era anche uno dei motivi per cui la casalinga di Lisanza era stata scarcerata dal Riesame. «E’ una prospettiva con la quale è difficile convivere – dice ancora l’avvocato Monti -, anche perché da quando è stato arrestato, Sainaghi non ha più visto il figlio. E questo lo addolora».
I genitori di Simona, Leonardo e Giovanna, hanno sempre sostenuto che i bambini dovrebbero essere tolti definitivamente alla coppia. Lo hanno ribadito, sconvolti da quanto letto, dopo il deposito della sentenza nei confronti di Ilaria.
Il carabiniere che uccise la ex, Simona Melchionda, come prova d’amore (GQ – 7 giugno 2016)
Il caso potrebbe chiudersi a luglio, quando la Cassazione dovrà decidere sul ruolo di Ilaria Mortarini, la donna considerata finora l’istigatrice per gelosia
Carattere solare, tanti amici, lavora come impiegata in uno studio di commercialisti. Vive coi genitori a Oleggio, Novara. Domenica 6 giugno 2010 Simona Melchionda chiude una telefonata ed esce di casa verso le 23. Poco prima delle due e mezza, arriva ai genitori un sms del suo cellulare: «Stanotte dormo fuori». La mattina successiva dal lavoro chiamano casa: «Dov’è Simona?» Ma loro non lo sanno. È scomparsa. Il cellulare è spento. E non c’è alcuna ragione perché si allontanasse senza dir nulla. La preoccupazione cresce quando, due giorni più tardi, il padre ritrova la sua auto presso la diga di Pombia. Dov’è andata Simona? Inutili gli appelli su giornali e tv: la ragazza non risponde.
Due testimoni dicono di averla vista in giro con altre persone. Ma faranno solo perdere del tempo. Il padre e la madre della ragazza raccontano invece agli inquirenti l’ultimo periodo di vita della figlia: ha avuto una breve relazione con Luca Sainaghi, 28 anni, un carabiniere che presta servizio proprio ad Oleggio. Di ritorno, però, da una vacanza dai Caraibi, i due si erano lasciati quando avevano saputo che la ex di Luca, Ilaria Mortarini, era rimasta incinta del carabiniere. Non che non si vedessero più. Anche se, ricordano puntualmente i Melchionda, lei non ne voleva più sapere. E tra i due c’era dunque tensione.
Le indagini le svolgono i carabinieri, che dunque si trovano nell’anomalo compito di interrogare un collega come sospettato di omicidio. Perché, anche se non può essere acclarato, è ciò che pensano tutti: chi ha mandato l’sms di Simona? Passa quasi un mese e le domande a Luca si fanno insistenti, finchè lui crolla: «Sì, l’ho uccisa io». Porta i colleghi nel luogo dove ha abbandonato la ragazza: è proprio nei pressi della diga, incastrato tra i rovi, trascinato per qualche centinaio di metri dalla corrente. Prima di gettarla lì, le ha sparato un colpo in testa con la pistola d’ordinanza.
Il papà di Simona, Leonardo, si sfoga: «E pensare che, essendo un carabiniere, pensavo si sarebbe dato da fare per trovare mia figlia. Invece me l’aveva già ammazzata». Il procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, è soddisfatto dell’esito delle indagini, ancor più, probabilmente, perché portata avanti dai colleghi dell’indagato: «L’impegno dei carabinieri nella ricerca della verità non è mai venuto meno». Gli contestano l’omicidio volontario e la soppressione di cadavere. Eppure qualcosa ancora stona: il movente. La confessione e il ritrovamento del cadavere non possono chiudere il caso senza che si capisca perché Luca l’abbia uccisa. Perché, sul movente, esistono due versioni differenti: Luca dice di aver litigato con Simona perché la giovane era gelosa e voleva che tornasse con lei. Ma, ancora una volta, i genitori insistono: era lei a non volerne sapere più nulla. Quelli che possono sembrare dettagli di fronte ad una vicenda che pare risolta, non lo sono affatto. Scava scava, viene infatti fuori dell’altro: un vero e proprio colpo di scena.
Luca dice che a volere l’eliminazione di Simona era Ilaria, la sua compagna, per non aver più rivali in amore. La donna, svolte le indagini, viene arrestata e poi mandata ai domiciliari per accudire il bimbo. A novembre 2011 Luca Sainaghi finisce all’ergastolo. Due mesi più tardi Ilaria si presenta davanti al gup con l’accusa di essere la mandante morale del delitto. I processi prendono strade diverse. Nel 2012, nel giudizio abbreviato, Ilaria è condannata a trent’anni di prigione. Ad aprile 2015 la Corte d’Assise d’Appello di Torino le conferma la pena.
Dice il padre di Simona ai cronisti: «Non poteva che andare così: siamo sempre più convinti che Simona, se non fosse stato per Ilaria, sarebbe ancora viva. Luca ha sparato, ha sbagliato e deve pagare per quello che ha fatto. Ma era soggiogato: Ilaria lo manovrava. E prima di tutti deve quindi pagare lei. Quando viene dipinta come una normale madre di famiglia viene voglia di uscire dall’aula».
Ilaria si professa innocente. Anche a Luca la pena è confermata in appello, ma la Cassazione annulla la condanna per soppressione di cadavere, ordinando una riformulazione della pena in occultamento. I genitori della ragazza non ci stanno e dicono che si tratta in fondo di un cavillo. Luca, in sostanza, potrebbe vedersi tolto l’ergastolo perché «ha accompagnato gli investigatori nel posto in cui aveva lasciato il corpo. Peccato che questo è avvenuto un mese dopo la scomparsa di Simona e solo perché lui è stato arrestato. Altrimenti saremmo ancora qui a cercarla. Per noi deve marcire in carcere».
In appello bis, maggio 2015, il procuratore generale insiste per l’ergastolo, ma la Corte, pur mantenendo l’accusa di soppressione, ricalcola comunque la pena e il carabiniere viene condannato a trent’anni. Il 12 luglio la Cassazione potrebbe chiudere il caso confermando la condanna per Ilaria. O riaprirlo, annullando le precedenti sentenze. (di Edoardo Montolli)
Delitto Melchionda, 30 anni a Ilaria Mortarini: è lei il mandante (Novara Today – 13 luglio 2016)
La sentenza della Cassazione è arrivata ieri: la donna è l’istigatrice dell’omicidio, per cui l’ex carabiniere Sainaghi sta già scontando 30 anni come esecutore. Sono passati sei anni da quella notte tra il 6 e 7 giugno in cui Simona Melchionda, 25 anni, è stata uccisa. Ieri, martedì 12 luglio, la Corte di Cassazione ha confermato per Ilaria Mortarini la stessa sentenza dell’appello: 30 anni come mandante e istigatrice dell’omicidio.
Per il delitto l’allora carabiniere Luca Sainaghi sta scontando 30 anni di carcere come esecutore materiale. Secondo quanto ricostruito, infatti, l’ex carabiniere uccise la ragazza, abbandonando poi il corpo senza vita nel Ticino. L’uomo aveva in corso un’altra relazione sentimentale, e durante il processo ha sostenuto che la Mortarini, sua nuova compagna, aveva più volte insistito perchè eliminasse la giovane Simona.
Sainaghi frequenta uno stage, esplode la polemica sui social (La Stampa – 23 marzo 2018)
L’ex carabiniere condannato a 30 anni per aver ucciso Simona Melchionda
Un polverone esploso su Facebook, con tanto di commenti allarmistici e critiche nei confronti del sistema giudiziario, che però non ha alcun fondamento di verità. E che dimostra ancora una volta come sui social spesso le notizie vadano oltre la realtà dei fatti. Luca Sainaghi, 35 anni, ex carabiniere in servizio alla caserma di Oleggio condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per l’uccisione dell’ex fidanzata Simona Melchionda, non è stato scarcerato. E nemmeno esce per lavorare o ha beneficiato della condizionale, che non esiste per un reato come l’omicidio.
Può invece uscire alcune ore dal carcere di Bollate (Milano) perché, dopo una laurea triennale, sta effettuando uno stage obbligatorio per poter continuare il percorso di studi universitari. Lo conferma anche uno dei suoi legali, l’avvocato Remo Pannain: «Non so come sia nato questo equivoco , ma il fine pena del mio assistito è molto avanti negli anni. Ha commesso un errore e sta scontando. E in carcere sta tenendo un comportamento corretto: ha lavorato; poi ha anche iniziato gli studi mai proseguiti dopo il diploma e il suo ingresso nell’Arma». Per poter seguire le lezioni pratiche, Sainaghi è sottoposto a un regime ristretto di prescrizioni, che gli impongono orari e percorsi ben precisi.
Dunque nulla di tutto quanto temuto da molti oleggesi che, nei gruppi dedicati alla concittadina assassinata, si sono scatenati esprimendo indignazione e sfiducia nella giustizia. Il padre della vittima, Leonardo, si augura solo che «non ci siano sconti né troppe uscite dal carcere. Io, mia figlia, non la potrò più vedere. Lui, invece, si rifarà una vita».
Il delitto del 6 giugno 2010 aveva sconvolto la comunità novarese per le sue modalità e l’efferatezza: Sainaghi, che con l’impiegata oleggese aveva avuto una relazione, aveva sparato a Simona Melchionda per ordine della compagna Ilaria Mortarini, gelosa della «rivale». Poi aveva gettato il corpo in riva al Ticino a Varallo Pombia, nascondendo quanto commesso per un mese. Anche Ilaria è in carcere a Bollate: è stata condannata a 30 anni con sentenza definitiva quale mandante morale dell’omicidio.



