Lucian Stan, 40 anni. Massacra di botte la convivente
Gela (Caltanissetta), 17 Settembre 2025
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Femminicidio a Gela, arrestato un 40enne convivente della donna uccisa (SkyTg24 – 6 ottobre 2025)
Si tratta di un uomo di origine romena, come la vittima, Veronica Abaza, trovata morta lo scorso 17 settembre nel quartiere San Giacomo della città nissena. Dall’esame autoptico sono emersi segni di violenza che hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare per il sospettato che nei giorni scorsi era stato sottoposto a interrogatorio
Svolta nelle indagini per la morte di Veronica Abaza, la donna di 64 anni di origine romena trovata morta lo scorso 17 settembre a Gela. Un connazionale di 40 anni, convivente della vittima, è stato arrestato e si trova ora in carcere. L’uomo è accusato di femminicidio: avrebbe ucciso la donna, che è stata trovata senza vita e con evidenti ecchimosi, nella sua casa nel quartiere San Giacomo della città nissena. Subito dopo una prima ispezione del corpo della donna, la procura di Gela ha disposto l’esame autoptico dal quale sarebbero emersi segni di violenza. Da qui l’accusa di omicidio contestata al 40enne, che è stato sottoposto già a interrogatorio prima dell’ordinanza di custodia cautelare notificata dai carabinieri che hanno condotto le indagini. L’uomo arrestato è un bracciante agricolo che vive nella cittadina. Maggiori particolari saranno forniti nel corso di una conferenza stampa indetta per domani alle 9 in procura. Dalle prime infromazioni sembra che l’uomo e la vittima convivessero. La scorsa settimana, il quarantenne è stato sentito nel corso dell’interrogatorio di garanzia durante il quale avrebbe fornito una propria versione dei fatti.
Il femminicidio di Gela, il procuratore Vella: ‘’La morte di Veronica è solo la punta dell’iceberg’’ (la Repubblica – 8 ottobre 2025)
Nell’ordinanza il ritratto di un uomo violento e di un quartiere terrorizzato. Il magistrato: «Serve rompere il silenzio, è quasi impossibile che chi picchia si penta»
C’è un silenzio che pesa, la notte del 17 settembre, in via Amendola a Gela. Dentro un appartamento al pian terreno, Veronica Abaza, 64 anni, è già morta. Lucian Stan, 40 anni, la guarda immobile, poi prova a raccontare che è stata una caduta dalle scale. Ma la scena parla da sola: sangue, segni di colluttazione, mobili rovesciati. E tanti vicini, in gran parte connazionali, che da tempo avevano imparato a non chiedere, a non intervenire, a non vedere.
L’ordinanza che ha portato all’arresto di Stan racconta una storia di violenza e paura. Per mesi Veronica ha vissuto dentro un inferno fatto di botte, urla e minacce. Le ferite, diceva, erano “cadute”.Sua figlia Florentina, che in passato aveva avuto una relazione con lo stesso Stan, ha raccontato agli inquirenti quello che tutti temevano: la madre subiva da tempo, ma non aveva mai trovato il coraggio di denunciare. «Aveva paura», dice la ragazza, «e lo giustificava sempre». Foto di lividi, referti medici, racconti di amici e conoscenti. È tutto lì, nero su bianco, nel fascicolo della Procura: un uomo dal carattere violento, abituato a colpire.I vicini parlano di urla, oggetti scagliati contro le pareti, schiaffi e insulti che si ripetevano quasi ogni sera. Uno di loro quella notte ha sentito le grida, poi il silenzio. È sceso in strada terrorizzato. Un altro testimone racconta che Stan, poco dopo, gli avrebbe detto: «Veronica è morta», cercando di portarlo con sé per allontanarlo dalla casa. Ma quell’uomo, invece, è andato a chiedere aiuto e ha chiamato i carabinieri.Quando i militari sono arrivati, Veronica era già priva di vita. Stan aveva provato a pulire le tracce di sangue, a sistemare la scena, ma l’autopsia ha cancellato ogni dubbio: non una caduta, ma una serie di percosse violente, compatibili con un’aggressione. E quella violenza, brutale e devastante, raccontano gli atti, non si è fermata neanche dopo la morte.
Stan avrebbe tentato di zittire chi poteva parlare, minacciando testimoni e conoscenti. «Adesso tocca a te, questa sera vengo e ti brucio il portone», avrebbe detto a uno di loro. Parole che, scrivono gli inquirenti, rivelano “un chiaro intento intimidatorio e un’indole aggressiva consolidata”.Per il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, questa è una storia che si ripete troppo spesso. «È il primo femminicidio dell’anno e speriamo che sia l’ultimo. Ma la verità è che la violenza domestica è quotidiana: riguarda italiani e stranieri, anzi, per la maggior parte italiani», spiega. Ogni anno, solo nel territorio gelese, arrivano quasi duecento denunce per maltrattamenti in famiglia. «E sono solo la punta dell’iceberg. In questo caso, i maltrattamenti erano noti a pochi, ma mai denunciati. Li abbiamo scoperti solo dopo l’omicidio. Quello che colpisce è la brutalità del gesto».Vella parla con amarezza, ma anche con chiarezza: «Quando le condotte violente si ripetono nel tempo, è difficile aspettarsi un pentimento. Chi picchia, chi umilia, raramente cambia. L’unica vera difesa è allontanarsi, rompere ogni legame. Le leggi ci sono: case protette, percorsi di protezione, sostegno psicologico. Ma bisogna chiedere aiuto. Perché da soli, contro un uomo violento, non si vince».
Chiuse le indagini per il femminicidio di Veronica Abaza a Gela, resta in carcere il compagno

La procura chiederà il processo per Lucian Stan: la morte della donna a causa dell’ennesima lite violenta (la Repubblica – 25 agosto 2026)
I magistrati della procura di Gela in provincia di Caltanissetta hanno chiuso le indagini sulla morte della sessantaquattrenne Veronica Abaza. La donna romena, un anno fa, venne uccisa in un’abitazione di via Amendola, proprio a Gela. Sotto accusa è un connazionale, il quarantenne Lucian Stan, detenuto proprio per questa vicenda. Magistrati e carabinieri ritengono che il decesso della donna, che conviveva con il quarantenne, sia stato causato dall’ennesima aggressione subtita.
Anche i giudici del tribunale del riesame di Caltanissetta confermarono la linea d’accusa respingendo il ricorso dal difensore dell’uomo per l’attenuazione delle misure cautelari. Il compagno ha sempre sostenuto di un incidente domestico ma l’autopsia sul corpo della sessantaquattrenne e le indagini fornirono agli investigatori un quadro del tutto differente. Nelle prossime settimane la procura diretta da Salvatore Vella depositerà la richiesta di rinvio a giudizio.
