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Luigi Di Giovanni, 47 anni, elettricista, padre separato. Massacra l’ex moglie a colpi di bloccasterzo. Condannato a 20 anni con rito abbreviato

Torrenieri (Siena), 20 Giugno 2009


Titoli & Articoli

Uccide l’ex-moglie con un colpo (La Stampa – 21 giugno 2009)
La lite degenera, arrestato un 47enne
La pesante sbarra di ferro del bloccasterzo è diventata un’arma. Con questa Giovanni Di Luigi, 47 anni, ha ucciso l’ex moglie, Annunziata Cirillo di 38 anni, originaria di Castellammare, colpendola tra la testa e il collo e lasciando il corpo sul ciglio della strada di campagna, a una decina di chilometri dall’abitazione di Torregneri, una frazione di Montalcino (Siena), dove la donna viveva con i figli di 12 e 13 anni. L’uomo, un elettricista originario di Pompei, da tempo residente a Montalcino, si è allontanato di pochi chilometri e poi ha chiamato il 112 dicendo: «Ho ammazzato mia moglie». Ora è accusato di omicidio volontario.
L’ennesima tragedia familiare si è consumata ieri sera. Di Luigi, contro il quale il giudice, nel febbraio scorso, aveva emesso un provvedimento di allontanamento dall’abitazione dell’ex moglie per le continue minacce e violenze, si era presentato alla porta della casa della donna poco prima delle 21. Dopo essere riuscito a farsi aprire, aveva nuovamente iniziato a litigare convincendo la donna a uscire per non fare la solita scenata davanti ai figli. Proprio questa circostanza, e il fatto che l’uomo fosse particolarmente agitato e forse anche ubriaco, ha convinto l’ex moglie ad accettare di uscire. Prima, però, ha portato i figli dai vicini, che avevano sentito le urla arrivare dalla casa accanto. Proprio loro, forse convinti dai due bambini, sono stati i primi ad avvertire i carabinieri che avevano già fatto scattare le ricerche dell’auto con la coppia a bordo.
Fatti pochi chilometri, mentre probabilmente i due continuavano a litigare, l’uomo ha fermato l’auto. Annunziata Cirillo, a questo punto, sarebbe scesa dalla macchina forse con l’intenzione di tornare a casa a piedi. Dall’auto, però, è sceso anche l’elettricista con in mano il pesante bloccasterzo con il quale ha colpito violentemente la donna lasciandola senza vita sul ciglio della strada. A far ritrovare il cadavere ai carabinieri è stato proprio lui che poi, nella notte, è stato sentito dal sostituto procuratore Francesca Firrao, titolare dell’inchiesta. L’uomo, dopo l’interrogatorio nel comando provinciale di Siena, è stato trasferito in carcere. Prima, mentre i militari cercavano il corpo della donna, secondo le sue indicazioni, Di Luigi si è rivolto al maresciallo che lo aveva bloccato e, pensando alla tragedia dei figli, ha chiesto proprio a lui di occuparsi dei due bambini: «Maresciallo ci pensi lei».

 

“E’ colpevole e deve essere condannato all’ergastolo” (La Nazione – 30 ottobre 2010)
Sei ore, tanto sono durati gli interventi dei due difensori di Luigi Di Giovanni, 48 anni, originario di Pompei accusato di aver ucciso con premeditazione la moglie Annunziata Cirillo di 37 anni. Un delitto che si consuma in una fredda e piovosa notte tra il 20 e il 21 giugno dell’anno scorso in una strada di campo tra Buonconvento e Montalcino. L’uomo subito dopo il delitto chiamò i carabinieri e a loro disse: «L’ho uccisa io». L’udienza di ieri è durata praticamente tutta la giornata. L’imputato aveva scelto il rito abbreviato e così il processo a suo carico è avvenuto nel chiuso di un’aula penale.
Il pubblico ministero Francesca Firrao nella precedenteudienza aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno. I difensori di Luigi Di Giovanni — presente in aula — per ore hanno cercato di smontare almeno la parte dell’accusa relativa alla premeditazione. Sì perché per il pm Firrao, sopportato dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Montalcino, il Di Giovanni quella sera si era presentato alla casa della moglie dove abitano anche i loro due figli e la convinse ad andare in macchina con lui. Non fu una girata senza méta. Lui sapeva dove andare tanto che imboccò la strada di Resta. Un viottolo che dalla Cassia si inoltra in mezzo ai campi. Oltre cento ettari di campagna senza case e quindi lontano da occhi indiscreti ed è qua che mise in atto il suo proposito. Uccise a colpi di bloccasterzo la moglie. E’ questa chiave di lettura che i legali per tutto il giorno hanno cercato di smontare.
La parte civile, l’avvocato Principia Sanua, che rappresenta i figli della coppia, le due sorelle di Annunziata Cirillo — una ha avuto in affidamento i due ragazzini ed era presente in aula — e sua madre, ha abbracciato le conclusioni del pm. Non ha fatto alcuna richiesta di risarcimento danni perché non ci sono cifre che possono lenire il dolore della morte di una mamma, sorella e figlia. Ha lasciato che sia il giudice a stabilire la cifra.
E’ pomeriggio quando i difensori depositano una memoria. Il giudice Gaggelli si ritira in camera di consiglio per decidere. Ci rimarrà oltre un’ora prima di ammetterla agli atti del processo. Sono le 19 quando il processo con rito abbreviato per la morte violenta di una giovane madre di famiglia «rea» di voler lasciare il marito viene aggiornato al prossimo 10 novembre. L’udienza di quel giorno sarà dedicata alle repliche delle parti, che intanto avranno potuto prendere visione della memoria presentata ieri, e poi arriverà la sentenza.
Luigi Di Giovanni era presente in aula. Non ha detto una parola così come fece durante l’udienza di convalida davanti al Gip Francesco Bagnai. Aveva preparato una lettera da consegnare al giudice (così come accadde l’altra volta), ma poi di fatto alla fine ha deciso di non farlo. Ieri non ha pianto come invece era accaduto in udienza di convalida. Impietrito ha ascoltato quanto veniva detto. E’ verosimile che attraverso le parole delle parti abbia rivissuto le ore precedenti e successive al delitto. Un uxoricidio che aveva scosso fin nelle fondamenta Montalcino dove i figli della coppia andavano a scuola e Torrenieri dove Annunziata e Giovanni avevano trovato casa. Loro erano arrivati dalla Campania fin nella nostra provincia per il lavoro di lui: faceva l’elettricista. Annunziata era poco più di una bambina — aveva 15 anni — quando si era fidanzata con quell’uomo che ventitrè anni dopo la uccide solo perché lei aveva deciso di lasciarlo. (di Cecilia Marzotti)

 

Annunziata Cirillo (Fondazione POLIS)
Annunziata Cirillo, 37 anni, originaria di Boscoreale, e il marito, 47 anni, originario di Pompei, da circa 2 anni vivono a Torrenieri, frazione di Montalcino, in provincia di Siena, con i loro due figli di 12 e 13 anni.
Lui è un uomo violento, litigano spesso e si separano. Nel febbraio 2009, Annunziata chiede la separazione dopo le innumerevoli denunce fatte in seguito alla violenza fisica e psicologica ricevuta da Luigi per quasi 20 anni. Nunzia ottiene la separazione e una ordinanza di allontanamento per l’uomo che avrebbe dovuto lasciare subito la casa coniugale e mantenere distanziamento da ella e i figli. L’uomo però non rispetta tale obbligo e rimane nella casa familiare continuando con intimazioni di violenza verbale, fisica e sessuale nei confronti di Nunzia. Numerose ore di registrazioni dimostrano le intenzioni premeditare di Luigi di compiere l’omicidio ai danni di Nunzia e dei figli.
Sabato 20 giugno 2009, la situazione precipita in seguito ad un uscita di Nunzia con un’amica. Inizia a chiamarla minacciandola di morte e tornata a casa iniziano a litigare ed escono di casa. Fatti pochi chilometri, mentre i due continuano a litigare, l’uomo inizia a picchiarla, ferma l’auto e Annunziata scende provando a scappare dalla macchina con l’intenzione di tornare a casa a piedi. Dall’auto, però, scende anche lui, con in mano il pesante bloccasterzo con il quale colpisce violentemente la donna lasciandola senza vita sul ciglio della strada.
L’uomo rientra in macchina, chiama i familiari e poi vedendosi spacciato, chiama i carabinieri avvertendoli e confessando. I carabinieri di Montalcino, con il luogotenente Antonio Cozzitorto, accorrono sul luogo del delitto, portano il 47enne in carcere dopo essere stato sottoposto all’interrogatorio e viene accusato di omicidio volontario, con premeditazione e crudeltà. Il P.M. Francesca Firrao nella prima udienza, supportata dalle indagini dei carabinieri di Montalcino, chiede l’ergastolo e l’isolamento diurno. Viene richiesto il rito abbreviato da parte dell’omicida e dopo vari appelli ottiene la riduzione della pena a 20 anni.


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