Luigi Morcaldi, 64 anni, ex gestore di un bar, disoccupato, padre separato e nonno. Uccide a coltellate l’ex moglie dopo anni di violenze
Milano, 22 Ottobre 2025
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Luigi Morcaldi, le urla mentre uccideva l’ex moglie Luciana Ronchi: «La casa è mia». In auto una lettera rabbiosa contro di lei e il figlio (Corriere della Sera – 23 ottobre 2025)
Il 64enne, disoccupato da tempo, dormiva in macchina: trovato un foglio intitolato «La torta avvelenata». Il racconto dei testimoni: «L’ha presa per i capelli, lei urlava, poi quei colpi». Il Procuratore: «Uccisa con 14 coltellate, particolare accanimento al volto»
«La torta avvelenata». È il titolo del foglio scritto da Luigi Morcaldi – l’assassino di Luciana Ronchi, l’ex moglie – che è stato ritrovato nell’auto del 64enne, in quel momento ancora in fuga. È il pomeriggio di mercoledì. E in quel momento la caccia all’uomo è ancora in piena corsa. I vigili hanno appena trovato la sua auto, una Ford Focus grigia di proprietà della sorella. E all’interno scovano il giubbotto insanguinato e quelle righe scritte di odio. L’uomo sarà rintracciato e fermato un paio d’ore dopo, alle 18, all’interno del parco Nord, non distante dal luogo dell’agguato mortale all’ex. Nel testo, Morcaldi si rivolge alla donna e al figlio, riversando su di loro la sua rabbia e frustrazione.
Al mattino, poco prima delle 10, Morcaldi s’era avventato sull’ex moglie. La ferisce con due fendenti. Che si riveleranno letali. Le urla della donna durante l’aggressione avevano richiamato l’attenzione di due operai. Che avevano provato a intervenire. Purtroppo le coltellate al volto e al collo – 14, come riferito dal procuratore di Milano Marcello Viola, «con particolare accanimento al volto» – saranno fatali per la vittima. «Improvvisamente ho sentito le urla allarmate di una donna», ricorderà uno dei due tecnici al lavoro in zona sentito poi dagli inquirenti, coordinati dai pm Leonardo Lesti e Giovanni Tarzia: «Sul marciapiede opposto, a 50 metri da me, vedevo un individuo a piedi che tirava i capelli di una donna che urlava con forza e cercava di divincolarsi». Sono Morcaldi e l’ex moglie. Sente lui urlare: «Vai fuori da casa mia». E subito dopo lo vede sferrare «due colpi al volto della donna». «Rimanevo paralizzato». Con il collega provano comunque a soccorrere la vittima. La donna, con l’aiuto dei due, riesce a fare qualche passo, ma poi «si è riaccasciata al suolo senza forze». Il racconto prosegue: «Solo in quel momento mi sono accorto che perdeva molto sangue dal collo e dal volto».
Le grida durante l’aggressione sono strazianti. Le sente anche un vicino che sta al quarto piano del palazzo di via Grassini 5, a Bruzzano, periferia nord di Milano, nonostante le finestre chiuse. Quando guarda in strada dal balcone l’inquilino vede «un uomo che strattonava una donna» e l’intervento dei tecnici in difesa della vittima, e l’aggressore allontanarsi infine in scooter.
Morcaldi era stato notato in zona anche la sera prima, nonostante non abitasse più là da tre anni, dalla separazione dalla moglie. Una donna l’aveva visto «verso le 18.30. Era in piedi con uno zainetto verde. Era molto agitato e arrabbiato». Anche quella sera, l’obiettivo era l’ex moglie. «Sosteneva che sarebbe dovuta essere lei ad andarsene via dalla casa». Dopo la chiusura del bar e altri lavoretti, Il 64 enne era disoccupato da tempo. Inizialmente s’era aggregato a un amico per condividere una stanza in zona, poi sembra che dormisse addirittura in auto. Luciana morirà alle 20, in ospedale, al Niguarda, nonostante il lunghissimo intervento chirurgico a cui è stata sottoposta dai medici nel tentativo di salvarla. Per otto ore intanto gli agenti della polizia locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, setacceranno il quartiere per individuare l’assassino. Alle 14, in un parcheggio in via Ornato, troveranno lo scooter usato da Morcaldi per l’agguato, e per scappare. Subito dopo sarà la volta dell’auto, che il 64enne usava regolarmente e dove negli ultimi tempi avrebbe anche dormito. Sarà poi lui a indicare agli agenti il cestino in cui ha gettato il coltello a serramanico: per la violenza dei colpi, la lama è stata ritrovata spezzata in punta. (di Pierpaolo Lio)
Femminicidio di Luciana Ronchi, le 14 coltellate e una lettera dell’assassino: “La torta maledetta” (la Repubblica – 23 ottobre 2025)
Luigi Morcaldi ha lasciato un testo scritto in cui riversava rabbia contro di lei e il figlio. Nei verbali della Polizia Locale la testimonianza di un operaio che ha provato a salvare la donna
L’ultimo pensiero dedicato alla sua ex, a quella donna che avrebbe poi ucciso con almeno quattordici coltellate tra viso e collo, lo ha lasciato nella sua macchina. Una lettera, scritta al computer, intitolata “La torta maledetta”. Pensieri, appunti, evidentemente messi nero su bianco ore prima del femminicidio, coi quali “riversava” sulla vittima e sul loro figlio “la sua rabbia e la sua frustrazione”. Una prova della rabbia cieca diLuigi Morcaldi, l’uomo di sessantaquattro anni sottoposto a fermo questa notte con l’accusa di aver ucciso la ex Luciana Ronchi sessantadue anni da cui era separato dal 2022, ammazzata ieri mattina sotto casa sua in via Giuseppina Grassini, a Bruzzano. Il femminicidio è avvenuto sotto gli occhi di almeno un paio di testimoni, subito ascoltati dagli agenti della polizia locale, guidati da Gianluca Mirabelli e coordinati dal pm Leonardo Lesti, che ha poi disposto il fermo con l’ipotesi di reato di omicidio.
“Improvvisamente sentivo le urla allarmate di una donna per cui mi giravo verso sinistra e, più precisamente, nella direzione da cui arrivavano. Sul marciapiede opposto a quello in cui mi trovavo, a circa cinquanta metri da me, avevo modo di vedere un individuo a piedi che tirava i capelli lunghi di una donna davanti a sé la quale urlava con forza e cercava di divincolarsi. Lo stesso, con un gesto molto repentino, lasciava la presa, urlava con rabbia contro la sua vittima la frase: “Vai fuori da casa mia” e sferrava due colpi al volto della donna”, i terribili ricordi di un operaio che ieri mattina stava entrando nel condominio per dei lavori. Insieme a lui c’era un collega, il primo a soccorrere la vittima: “La stessa – ha messo a verbale l’uomo – riusciva a divincolarsi e si aggrappava con le mani al mio braccio destro e riuscivo così ad allontanarla di qualche metro” dall’aggressore. “Non appena la donna si girava notavo che sulla guancia sinistra aveva un profondo taglio ed era coperta di sangue. Poco dopo la vittima perdeva la presa e si accasciava al suolo. Nel frattempo mi giravo per vedere dove fosse l’uomo e notavo che velocemente lo stesso saliva sullo scooter e si dava alla fuga”.
Una fuga a bordo di un Beverly 300 che, come l’omicidio, è rimasta impressa nel video di una telecamera di videosorveglianza poco distante. A bloccare l’uomo, attorno alle 18, saranno i vigili, che troveranno la macchina e rintracceranno il suo telefono al Parco nord. Immediata la resa: “Datemi direttamente l’ergastolo”. Ed è proprio nell’auto, una Ford Fiesta parcheggiata in via Ornato, che gli investigatori recuperano quella lettera intitolata “La torta avvelenata”. Uno testo pre-omicidio scritto dall’uomo, che la sera prima del femminicidio avrebbe fatto una sorta di sopralluogo sotto casa della vittima, morta nel tardo pomeriggio di ieri al Niguarda dopo un disperato intervento chirurgico.
A raccontarlo è stata la custode dello stabile in cui viveva la donna, che alle 18.30 di martedì ha incrociato Morcaldi, che con Luciana aveva avuto un figlio oggi ventottenne. “Dopo essersi avvicinato a me, Morcaldi era molto agitato ed arrabbiato. Dopo esserci salutati gli chiedevo se abitasse ancora in via Bisnati e lui mi rispondeva negativamente affermando che si era trasferito a San Donato Milanese, tuttavia non approfondivo il discorso”, ha spiegato la donna a investigatori e inquirenti. Rimarcando che “si sfogava con me dicendomi di essere deluso dalla relazione con la signora Ronchi e dal trasferimento forzato dalla residenza di via Grassini”. Dove, almeno a sentire i vicini, Morcaldi – che aveva preso una casa in affitto nel palazzo di fronte alla ex, pur ultimamente passando delle notti in macchina – sembra si appostasse di continuo. Per controllare Luciana, che da poco aveva iniziato un’altra relazione. Per “pedinarla”, il racconto degli stessi vicini, perché non “si era rassegnato”.
Il capo della locale Gianluca Mirabelli: “L’assassino si è accanito sul volto della donna”. Il procuratore Marcello Viola, in conferenza stampa con la procuratrice aggiunta Letizia Mannella, il pm Giovanni Tarzia – che segue il caso con il collega Leonardo Lesti – e il comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli, dice: “Voglio esprimere dolore per questo ennesimo femminicidio che ha macchiato le strade della nostra città. Non c’erano mai state segnalazioni di una coppia, che aveva una relazione lunga risalente agli anni Ottanta. La fase più conflittuale del rapporto è degli ultimi anni”. Sul movente, in particolare quello economico, “stiamo ricostruendo i dettagli”. Certo è che dalla visione delle telecamere “colpisce l’estrema determinazione. È stato tutto filmato”. L’uomo “colpisce con violenza”, infliggendo alla vittima almeno 14 coltellate “con grande forza e determinazione. Colpisce pure il particolare accanimento sul volto. Un’aggressione violenta, rapida, determinata”. L’uomo era seguito dai servizi sociali per ottenere posto in un dormitorio.
Femminicidio Luciana Ronchi, convalidato il fermo di Luigi Morcaldi. La gip: “Incapace di superare il rancore” (il Fatto Quotidiano – 24 ottobre 2025)
Durante l’interrogatorio l’uomo, come aveva già fatto in precedenza, ha detto di volere la massima pena: “Voglio l’ergastolo, sono pentito”. La difesa sta valutando la richiesta di una perizia psichiatrica
Resta in carcere Luigi Morcaldi, il 64enne che ha ucciso l’ex compagna Luciana Ronchi con 14 coltellate. La gip di Milano Lorenza Pasquinelli ha convalidato il fermo dell’uomo ed emesso l’ordinanza di custodia cautelare. L’uomo ha deciso di aggredire brutalmente la vittima “dopo un lasso significativo di tempo dalla separazione ed evidentemente vissuto nella palese incapacità di superare il rancore e gestire la frustrazione” e lo ha fatto “con modalità cruente, sprezzanti della pubblicità della situazione e con approccio psicologico evidentemente indifferente ad ogni possibile conseguenza della sua azione”. Durante l’interrogatorio l’uomo, come aveva già fatto in precedenza, ha detto di volere la massima pena: “Voglio l’ergastolo, sono pentito”.
Un pentimento che per nulla, però, traspariva dal verbale di interrogatorio davanti ai pm Leonardo Lesti e Giovanni Tarzia, nel quale Morcaldi, oltre ad aver detto che non avrebbe voluto ucciderla ma solo spaventarla, ha mescolato in modo confuso questioni economiche (la casa di via Grassini in cui prima vivevano entrambi), soldi, tradimenti, il peso di una relazione “burrascosa” e “l’odio” per la donna, per il loro figlio e per il nuovo compagno di lei. Già prima di entrare per l’interrogatorio l’avvocata del 64enne aveva riferito che l’uomo era “pentito” e aveva preso coscienza di quel “gesto ignobile“, spiegando che era “finito ai margini” nella vita, dormiva in auto o in un dormitorio e che “non pensava di averla uccisa e non ricordava tutte quelle coltellate”. Ricostruzione che l’uomo avrebbe ribadito davanti alla gip. “Era un uomo solo, un invisibile, che soffriva perché non poteva vedere il figlio”.
Ad ogni modo, sempre secondo la difesa, non sono attendibili quelle dichiarazioni, emerse sui media nei giorni scorsi, di persone che hanno parlato di giorni di “appostamenti” da parte dell’uomo. Per la difesa, e stando anche all’interrogatorio di oggi, si è trattato di “un delitto d’impeto, non premeditato”. Dagli atti e da un verbale della custode del palazzo risulta che Morcaldi era davanti all’abitazione della donna la sera prima dell’omicidio. Ieri i pm hanno ascoltato come testimoni il figlio e il compagno della vittima e, da quanto si è saputo, non è venuto fuori un quadro di minacce precedenti da parte dell’uomo all’ex compagna. Al momento, la Procura non ha contestato la premeditazione. L’omicidio è aggravato dalla relazione affettiva terminata. La difesa sta valutando la richiesta di una perizia psichiatrica.
Uccise l’ex con 14 coltellate a Bruzzano: “Luigi Morcaldi era capace di intendere e volere” (Milano Today – 11 marzo 2026)
Il responso degli esperti sul 64enne che massacrò l’ex compagna in via Grassini: l’uomo era presente a sé stesso
È capace di intendere e di volere Luigi Morcaldi, il 64enne che uccise l’ex compagna Luciana Ronchi in via Grassini a Milano (zona Bruzzano) con 14 coltellate. Il femminicidio avvenne il 22 ottobre 2025 a pochi passi dall’abitazione della donna, dove i due avevano convissuto in precedenza. La capacità di intendere e di volere è stata ‘sancita’ da una perizia disposta dalla gip Lorenza Pasquinelli su richiesta dei pm Giovanni Tarzia e Leonardo Lesti, titolari del fascicolo d’indagine per omicidio aggravato dal vincolo affettivo.
L’uomo ha negato di voler uccidere. Nell’interrogatorio dopo l’arresto, l’uomo aveva spiegato di non avere avuto intenzione di uccidere l’ex compagna, ma che voleva soltanto spaventarla, motivando il gesto con problemi economici e un odio nei confronti della donna e il nuovo compagno. Morcaldi, che ormai pernottava in auto o in un dormitorio, aveva anche negato di aver mai seguito l’ex compagna e di averla casualmente incontrata, ma questo non combacerebbe con alcuni riscontri. In particolare, la custode dell’edificio avrebbe detto che lui si sarebbe trovato lì davanti anche la sera precedente all’omicidio.



