Mohamed Barbri, 40 anni, bracciante agricolo, padre. Condannato all’ergastolo per aver ucciso e occultato il cadavere della moglie
Stanghella (Padova), 21 Ottobre 2019
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Mamma scomparsa, il marito indagato per omicidio: «La amo» (il Giorno – 19 dicembre 2019)
Mamma scomparsa a Padova, il marito indagato per omicidio e occultamento di cadavere. E’ stato proprio lui a denunciare la scomparsa della moglie, Samira El Attar, e a ritrovare alcuni effetti personali della donna, per ultima, ieri, la catenina d’oro che portava il giorno della scomparsa (VIDEO), spezzata come se fosse stata strappata dal collo. Ma Mohamed Barbri continua a professarsi innocente: «Amo mia moglie, la voglio ritrovare».
La nebbia avvolge i terreni di campagna fino a farli quasi sparire, mentre un intero paese non parla d’altro e continua a ripetere la stessa domanda: «Mohamed Barbri è colpevole o innocente?». Nella piccola Stanghella gli occhi sono tutti puntati sul marito quarantenne di Samira. Lui avverte che l’attenzione nei suoi confronti cresce giorno dopo giorno, ma non ci dà peso. «Sono innamorato di mia moglie, non so che fine abbia fatto e voglio solo trovarla» ripete come un mantra, con un italiano stentato, a chiunque gli chiede qualcosa. Una sorta di disco rotto ripetuto anche nei due momenti-chiave della giornata di ieri. Alle 10 del mattino, quando si diffonde la notizia che lui risulta formalmente indagato, e tre ore più tardi, quando si presenta lungo il fossato della Statale 16 con la figlioletta in braccio.
È quest’ultima, probabilmente, l’istantanea indelebile di questo mercoledì ricco di colpi di scena. Mohamed stringe forte la piccola al proprio petto e intanto si china con lo sguardo fisso sull’erba. Ha appena trovato un pezzo di braccialetto e forse è convinto di poter trovare dell’altro. La piccola ha solo quattro anni, ma non prende paura davanti al trambusto che si crea all’ora di pranzo. Non piange, non urla, non chiede nulla. Se ne resta in silenzio, incollata al papà, guardandosi attorno. Come se ormai si fosse assuefatta ai riflettori accesi, alle telecamere, alle macchine dei carabinieri. A un certo punto si china anche lei mettendo le mani sull’erba e cercando qualcosa con Mohamed. Non sa cosa sta facendo, e ovviamente non può capire. Le hanno raccontato che mamma è via per lavoro e lei ci crede. Intanto, però, imita il papà in tutto e per tutto. E se c’è un altro oggetto da cercare, si sporca le mani nell’erba umida accanto a lui.
Mohamed, invece, capisce perfettamente. Sa che essere indagato significa avere ancor più pressione addosso. L’espressione del viso è tirata e in tasca ha sempre un pacchetto di sigarette, ma il tono di voce ostenta tranquillità: «Io sono innamorato, sono sempre stato innamorato di Samira. Di lei non c’è traccia ma io continuo a cercarla. Su di me ho sentito tante voci, ma non sono vere. Non è vero che io sono geloso e non è vero che la controllavo. Non mi dava fastidio il suo lavoro come badante anche di notte. Le volte che mi sono fatto trovare davanti alla casa dove lei lavorava era solo per portarle o andare a prendere la nostra figlia. Niente altro».
Tra le accuse che arrivano dalla famiglia di Samira ce n’è anche una molto pesante della madre della donna, come si può leggere più approfonditamente nella pagina accanto. «Mohamed le ha dato delle gocce per farla addormentare e poterle controllare il cellulare. Poi la bambina ha bevuto quelle gocce per sbaglio ed è stata costretta alle cure in ospedale». Il marito della donna scomparsa, però, scuote la testa: «Quelle gocce erano per il mio mal di denti, null’altro. Non ho mai avuto bisogno di controllare il cellulare di Samira perché io non ho mai avuto paura che lei mi lasciasse o che avesse un altro uomo».
L’uomo, quarantuno anni tra un mese, vive qui da sette anni. Aveva lavorato in passato nei campi per un’azienda agricola ma negli ultimi mesi è sempre stato disoccupato. Si prendeva cura della bambina e continua a farlo, a tal punto che lei non si vuole più staccare. «Dov’è il mio papà?» chiede continuamente, appena Mohamed si apparta per parlare con l’avvocato Daniele Pizzi. «Ma le manca la mamma» sospira lui.
Il giorno della scomparsa della moglie, nel pomeriggio, il marito si è presentato a un Caf di Monselice assieme alla figlioletta per ritirare i documenti sul rinnovo del permesso di soggiorno che la donna e il coniuge avevano chiesto una settimana prima. Ieri alle 12.30 un mezzo dei vigili urbani si è presentato a casa della famiglia Barbri, senza trovare nessuno. I servizi sociali del comune di Stanghella monitorano la delicata situazione della piccola rapportandosi con le maestre dell’asilo e facendole visita almeno due giorni a settimana.
Samira, marito in fuga: non gli era stato ritirato il passaporto (il Giornale – 7 gennaio 2020)
A Mohamed Barbri non era stato ritirato il passaporto, l’uomo è attualmente indagato per omicidio della moglie: è in fuga ed avrebbe lasciato l’Italia
A Mohamed Barbri, marito di Samira El Attar, non era stato revocato il passaporto. L’uomo risulta essere indagato per l’omicidio della moglie, sono diversi giorni che Mohamed si è sottratto alle indagini. Barbri, originario del Marocco, viveva da tempo stabilmente in provincia di Padova. Nonostante la sua situazione giudiziaria, non ha avuto problemi a lasciare l’Italia portando con sé diversi effetti personali, tra cui una cartella di documenti da cui non si separava mai. Come precisato da FanPage, Barbri non ha subito alcun controllo da parte della procura di Rovigo. Il marito di Samira è riuscito ad allontanarsi nonostante le accuse di omicidio e soppressione di cadavere nei suoi confronti.
Samira El Attar: si sono perse le tracce del marito
L’ultima volta di cui si sono avute notizie di Mohamed Babri, marito di Samira El Attar, la 42enne scomparsa da Stanghella (Padova) lo scorso 21 ottobre, è stato quando ha contattato il cugino abitante in Italia, tramite un cellulare chiesto in prestito da un passante. Grazie alla brevissima telefonata, gli inquirenti sono riusciti a rintracciare il marocchino in Spagna, dove avrebbe chiesto ad uno sconosciuto il permesso di passargli il cellulare per per poter chiamare in Italia. Un suo conoscente ha riferito: “Potrebbe essere già a Casablanca” .
Proseguono le ricerche del corpo di Samira presso le campagne diSolesino. A indirizzare le ricerche presso l’area era stato lo stesso Mohamed. La donna era madre di una bimba di 4 anni. Il giorno della scomparsa era uscita in sella alla sua bicicletta bianca che utilizzava per lavoro e le commissioni quotidiane. Si ipotizza che il cadavere della 42enne sia stato nascosto in qualche campagna o in qualche canale sito nei pressi della casa in cui viveva assieme alla sua famiglia. Non a caso, presso le campagne del Solesino, Babri ha fatto ritrovare una collanina, un paio di scarpe e un portachiavi. L’uomo è indagato per omicidio. Secondo quanto riferito da familiari e conoscenti, Mohamed sarebbe stato molto geloso di Samira.
Malika, mamma di Samira, è assistita dall’avvocatoNicodemo Gentile. Il legaleha dichiarato: “Non è improbabile che la Procura possa spiccare un mandato di cattura internazionale per Barbri, attendiamo che a questa fuga venga dato un nome e anche se non possiamo dire cosa è successo nella casa di Stanghella, possiamo certamente distinguere quello che non è successo: Samira non se ne è andata, non avrebbe mai lasciato la figlioletta” .
Samira, Mohamed incastrato dal cellulare. Anche la figlioletta accusa il papà (Corriere della Sera – 16 gennaio 2020)
Le parole raccolte dagli investigatori: «Ha fatto casino, botte a mamma»
«Questa indagine è una maratona, non una corsa sprint». Aveva sintetizzato così il colonnello Luigi Manzini, comandante dei carabinieri di Padova, il giallo che riguarda la scomparsa di Samira El Attar, la mamma marocchina di 43 anni, sparita dalla sua abitazione di Stanghella lo scorso 21 ottobre. Secondo gli inquirenti che da quasi tre mesi indagano sul caso, la donna sarebbe stata uccisa da Mohamed Barbri, il marito connazionale che lunedì prossimo compirà 40 anni.
L’uomo la mattina di Capodanno era scappato verso Milano e poi con un Flixbus era arrivato il 2 gennaio a Barcellona. Lunedì l’hanno arrestato i poliziotti spagnoli dopo un controllo a Madrid: l’alert ha smascherato il fatto che nei suoi confronti fosse stato emesso un mandato di cattura europeo. Ora i militari attendono che Mohamed venga rimpatriato per continuare il lungo ed elaborato lavoro di ricostruzione della vicenda. Ancora incerti i tempi per il suo rientro che avverrà in aereo con atterraggio a Milano. Il tutto potrebbe risolversi in una decina di giorni oppure, se l’indagato dovesse opporsi all’espatrio, potrebbero volerci due mesi.
I militari devono innanzitutto chiarire se nella fuga abbia avuto un complice e nel qual caso la sua posizione. Intanto anche i siti madrileni si sono occupati dell’arresto, spiegandone alcuni dettagli. In particolare, il controllo è scattato alla Stazione Sud perché Mohamed si «muoveva con fare sospettoso» e l’uomo ha tentato di depistare gli agenti sostenendo che «era in Spagna per attaccare alcuni manifesti con l’intenzione di chiedere aiuto per trovare la moglie».
Nelle 13 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata da Raffaele Belvederi, gip della procura di Rovigo, tra i tanti elementi che contraddicono Mohamed c’è un dettaglio che riguarda la notte della sparizione. Il marocchino ha riferito agli inquirenti che verso mezzanotte e trenta del 22 ottobre si sarebbe recato per denunciare la scomparsa di Samira prima alla stazione dei carabinieri di Boara Pisani e poi in quella di Solesino, trovandole entrambe chiuse. Il gip però scrive: «Sul cellulare di Barbri vi era installata l’applicazione Google Maps tramite la quale è possibile visualizzare i luoghi visitati (…) il primo spostamento rilevato è quello delle 3.59 (la mattina del 22 ottobre), dove l’indagato percorre una distanza di circa 1,7 chilometri in ben 38 minuti e giunge in una vicina strada arginale (via Gorzone Sinistro) dove l’apparecchio (il telefonino) resta fino alle 7 del mattino». Il quesito è cosa abbia fatto Mohamed per 3 ore lungo il fiume che attraversa Stanghella e se possa essere proprio quello il punto nel quale si è sbarazzato del cadavere della moglie, gettandolo magari in acqua. Quel tratto di Gorzone è stato passato al setaccio più volte durante le ricerche, anche coi cani molecolari, ma il forte maltempo che ha colpito la Bassa in quei giorni con piene e tanta pioggia potrebbe aver favorito la dispersione degli indizi.
C’è poi la questione delle violenze che Samira avrebbe subito da parte del marito, sia per motivi di gelosia, sia per la gestione dei soldi della famiglia dato che lui sperperava tutti i guadagni in alcolici e slot-machine. A confermare le vessazioni di Mohamed ci sono anche le parole pronunciate dalla figlia di 4 anni alle maestre di scuola il 28 ottobre: «Papà ha litigato con mamma, botte in testa, cappello nell’acqua, sai dove ci sono i pesci dentro un buco nero? Papà ha fatto casino». Le frasi innocenti della bambina potrebbero rivelare il macabro destino di Samira. Ma ancora mancano il cadavere, l’arma del delitto e soprattutto una vera e propria confessione, quella che tutti sperano faccia l’uomo appena rientrerà in Italia.
Omicidio di Samira, la Cassazione conferma l’ergastolo al marito Mohamed Barbri (il Gazzettino – 7 luglio 2023)
La sentenza prevede il risarcimento delle parti civili: 300mila euro alla mamma della vittima, 100mila allo zio e altrettanti al fratello e 3.500 euro all’associazione Penelope
La Cassazione ha confermato l’ergastolo a Mohamed Barbri per l’omicidio della moglie, Samira El Attar. La donna, una mamma marocchina residente a Stanghella, è scomparsa nell’ottobre del 2019. Ad ucciderla è quindi stato il marito che ne ha anche occultato il cadavere e ha nascosto l’arma del delitto. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri è probabile che Barbri se ne sia disfatto la sera stessa che la donna è sparita nel nulla, quando il gps del suo telefonino lo posizionava lungo l’argine del fiume Gorzone a un paio di chilometri dalla sua abitazione. La sentenza prevede anche il risarcimento delle parti civili: 300mila euro alla mamma di Samira, Malika El Abdi; 100mila allo zio e altrettanti al fratello della vittima; 3.500 euro vanno invece all’associazione Penelope. «Questa sentenza è un altro passo compiuto nella ricerca delle verità», ha dichiarato l’avvocato Stefano Tigani.



