Nicola Incorvaia, 25 anni, metronotte, padre. Spara alla moglie e fugge con la bambina minacciando di ucciderla. La Corte di Cassazione annulla la condanna a 15 anni che non ha tenuto conto della provocazione. Condannato in via definitiva a 14 anni con il riconoscimento dell’attenuante della provocazione, viene arrestato solo 6 anni dopo la sentenza e condotto in una comunità terapeutica
Gela (Caltanissetta), 10 Maggio 2010
Titoli & Articoli
Guardia giurata uccide la moglie (La Stampa – 11 maggio 2010)
Una tragedia della gelosia finita nel sangue. Una guardia giurata ha sparato alla moglie colpendola a morte con cinque proiettili davanti alla loro figlia di due anni. Poi, in piena notte, è fuggito portandosi via la bimba, minacciando di uccidere anche lei prima di suicidarsi, ma per telefono un amico lo ha convinto a desistere e a consegnarsi alla polizia, che lo ha arrestato. L’omicida, Nicola Incorvaia, 25 anni, avrebbe assassinato la moglie, Emanuela Vallecchi, 21 anni, per motivi passionali.
La donna è stata uccisa nell’abitazione dove viveva col marito e la figlia, in via Canaletto nel quartiere Olivastro a Gela. Secondo la ricostruzione degli investigatori è stata colpita da due proiettili al braccio destro, alzato nel tentativo di ripararsi, gli altri tre, mortali, l’hanno raggiunta al torace mentre era per terra, vicino alla porta in un inutile tentativo di fuga. Sul pavimento gli investigatori hanno trovato altri sette proiettili inesplosi.
A fare scattare la furia omicida del marito, guardia giurata, sarebbe stata la gelosia ma soprattutto la prossima separazione legale e il conflitto sull’affidamento della figlia. Dopo l’uxoricidio Incorvaia, ha lasciato la pistola d’ordinanza calibro 9×21 sull’asse da stiro, ha preso la figlia ed è fuggito con la propria automobile, una Fiat Uno, per raggiungere contrada Spina Santa, a pochi chilometri a est della città. Per telefono l’uomo ha raccontato quello che aveva appena fatto al fratello, pure lui metronotte, che ha avvertito un amico di famiglia, un agente di polizia, in quel momento fuori servizio, che abita a Gela, ma che opera nella zona di Agrigento. È stato questo poliziotto a dare l’allarme ai colleghi e a rintracciare telefonicamente l’uxoricida, che minacciava di uccidere la figlia e poi di suicidarsi. Fingendo che la moglie non era morta, ma solo gravemente ferita, con probabilità di salvarsi, e promettendogli che gli agenti sarebbero andati da lui in compagnia della sua anziana madre, il poliziotto è riuscito a convincere Incorvia a desistere e a consegnarsi alla polizia. La bambina è stata affidata a una zia e ai nonni materni. Il cadavere di Emanuela Vallecchi sarà sottoposto ad autopsia su ordine del procuratore capo di Gela, Lucia Lotti, e del sostituto Monia Di Marco, titolari delle indagini.
Uccise la moglie ma fu provocato, condanna ridotta per Incorvaia (Quotidiano di Gela – 31 gennaio 2014)
Pena parzialmente riformata in corte d’Assise d’appello a Catania per l’uxoricidio in cui morì Emanuela Vallecchi.
I giudici hanno infatti concesso l’attenuante della provocazione ed hanno ridotto la pena di un anno all’ex guardia giurata ventottenne Nicola Incorvaia. Il metronotte sconterà non 15 ma 14 anni di carcere per l’omicidio della giovane moglie, che allora aveva appena ventuno anni. La donna venne uccisa con l’arma di ordinanza dell’imputato.
Incorvaia, assistito dai legali Flavio Sinatra e Cristina Alfieri, si era visto annullare con rinvio la sentenza dai magistrati della Cassazione. Incorvaia venne condannato a quindici anni di reclusione proprio davanti alla corte d’assise d’appello di Caltanissetta. E’ stato, però, il suo avvocato difensore ad ottenere l’annullamento della sentenza contestando in Cassazione il mancato riconoscimento dell’attenuante della provocazione. La guardia giurata sarebbe stata continuamente provocata sia dalla vittima, con cui i litigi erano frequenti che dai familiari della stessa. I parenti di Emanuela Vallecchi erano presenti anche ieri in Corte d’Assise nel capoluogo etneo, ed hanno duramente contestato la sentenza, ritenendola iniqua. Il procuratore generale aveva chiesto di confermare i quindici anni di reclusione. Analoga posizione era stata assunta dai legali delle parti civili, gli avvocati Giovanni Cannizzaro e Davide Limoncello, che rappresentano i familiari della ventiduenne Emanuela Vallecchi.
Uccise la moglie per gelosia davanti alla figlioletta, condannato gelese (Giornale di Sicilia – 19 marzo 2015)
In prima istanza, la Corte suprema aveva annullato la precedente condanna a 15 anni di reclusione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni di reclusione inflitta dalla corte d’appello di Catania al il metronotte gelese Nicola Incorvaia, di 30 anni, che la sera del 22 maggio del 2010, per motivi di gelosia, uccise a colpi di pistola la propria moglie, Emanuela Vallecchi, di 22 anni, davanti alla loro figlioletta che all’epoca dei fatti aveva appena 2 anni. In prima istanza, la Corte suprema aveva annullato la precedente condanna a 15 anni di reclusione comminata dalla corte d’appello di Caltanissetta e ordinata la revisione del processo presso la magistratura etnea in accoglimento del ricorso degli avvocati della difesa che chiedevano per il loro assistito il riconoscimento dell’attenuante della provocazione.
Metronotte uccise la moglie 21enne con 5 colpi di pistola Condannato a 14 anni e portato in comunità terapeutica (MeridioNews – 21 febbraio 2021)
Il 35enne Nicola Incorvaia è stato arrestato dai carabinieri di Mascalucia, in esecuzione di un ordine di espiazione di pena detentiva emesso dalla Corte di appello di Catania. L’uomo è stato ritenuto colpevole dai giudici di avere ucciso, nel maggio del 2010, a Gela (in provincia di Caltanissetta) la moglie Emanuela Vallecchi di 21 anni. Per questo è stato condannato alla pena di 14 anni di reclusione. Assolte le formalità di rito, è stato portato in una comunità terapeutica assistita.
L’allora 25enne metronotte, ha ucciso la donna all’interno del loro appartamento nel quartiere Olivastro a Gela, con cinque colpi di pistola (quella di ordinanza) esplosi davanti alla figlia di due anni. Stando a quanto ricostruito, Incorvaia avrebbe ammazzato la moglie durante una lite per la separazione che era già cominciata.



