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Pietro Dimitri, 76 anni. Uccide la compagna con 55 colpi di taglierino. Ergastolo

Manduria (Taranto), 12 Ottobre 2021


Titoli & Articoli

«L’ho ammazzata, ora tocca a me», 75enne di Manduria uccide a coltellate la compagna e tenta il suicidio (Quotidiano del Sud – 13 ottobre 2021)
Il rapporto fra i due era discontinuo ma mai nessuna lite né denuncia contro l’uomo.
«Sono stato io, l’ho ammazzata e adesso tocca a me». Ha telefonato ai carabinieri, Pietro Dimitri, 75 anni, di Manduria (Taranto), ha detto di aver accoltellato la convivente, 71 anni, e ha aggiunto che si sarebbe suicidato di lì a poco. Dopo aver riattaccato, ha provato a togliersi la vita con lo stesso taglierino usato per uccidere la compagna.
Quando i militari, ieri, sono arrivati nell’abitazione, hanno trovato Giuseppa Loredana Dinoi in una pozza di sangue. Dimitri è stato condotto nella casa circondariale di Taranto, su disposizione del pubblico ministero di turno della procura ionica, con l’accusa di omicidio volontario, dopo essere stato sottoposto a visita dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Manduria per i tagli che si è procurato al collo. Dopo l’ispezione sul cadavere della donna, il medico legale ha accertato tagli al volto, alla gola, al torace, sulle braccia e sugli arti inferiori. Il femminicidio è avvenuto in una palazzina popolare di via Mafredi, nel quartiere Barco, alla periferia del paese, poco prima delle 9. Probabilmente al culmine di una lite.
Il movente, stando a quanto sostengono gli investigatori, sarebbe da cercare nelle dinamiche della coppia. «Pare che i due avessero un rapporto discontinuo – spiegano i carabinieri sulla base delle prime informazioni raccolte partendo dall’ascolto di alcuni residenti nella zona. «Era una relazione caratterizzata da frequenti interruzioni e riprese, ma nel vicinato nessuno ha assistito a liti o ha sentito urla – aggiungono gli investigatori. Non risulta che la donna si fosse mai rivolta alle forze dell’ordine per segnalare eventuali comportamenti violenti del convivente. Non ci sono state denunce. Non ci sarebbero stati campanelli d’allarme.
I pensionati non erano sposati e non avevano figli. Dimitri è già noto alle forze dell’ordine perché ha precedenti per rapina, estorsione e reati associativi e in passato è stato sottoposto alla sorveglianza speciale
. Nelle prossime ore sarà ascoltato dal gip del tribunale di Taranto e probabilmente racconterà cosa è successo in quell’appartamento e per quale motivo ha ucciso la convivente. Il taglierino è stato trovato nella stessa abitazione della coppia ed è stato posto sotto sequestro.

 

«Dimitri il femminicida non può stare in carcere» (La voce di Manduria – 3 novembre 2022)
Pietro Dimitri, il manduriano di 76 anni che ha confessato di avere ucciso con più di 50 colpi di taglierino su tutto il corpo della sua convivente, Giuseppe Loredana Dinoi, di 71 anni, «non può restare in carcere». È la tesi del suo avvocato, Dario Blandamura che ha presentato un’istanza alla Corte d’assise del tribunale di Taranto che dovrà ora esprimersi sulla presunta incompatibilità del regime carcerario del femminicida.
Il legale ha deciso questa mossa dopo l’episodio dello scorso 8 ottobre quando l’imputato che è rinchiuso nel carcere di Taranto si è procurato dei tagli sul collo allo scopo di togliersi la vita. Il giorno prima Dimitri non si era presentato in aula per essere sentito dalle parti nel processo che o vede imputato di omicidio volontario aggravato per cui rischia la condanna all’ergastolo. Il mattino dopo gli agenti di polizia penitenziaria lo avevano trovato sanguinante nella sua cella con delle piccole ma profonde ferite su collo che non avevano fortunatamente reciso grossi vasi. L’uomo era riuscito a procurarsi i tagli, pare, con una piccola forbice o un tagliaunghie. Soccorso e portato all’ospedale Santissima Annunziata il 76enne era tornato in carcere dopo la sutura delle ferite.
La stessa cosa aveva fatto il giorno dell’omicidio, quando con lo stesso taglierino usato per uccidere la sua compagna si era procurato diversi tagli poco profondi ai polsi, alle braccia e al collo.
La pretesa incompatibilità del regime carcerario avanzata dalla sua difesa, è il colpo di scena che arricchisce la già orrida vicenda dell’uccisione della manduriana Dinoi che il 12 ottobre dello scorso anno scosse la cittadina Messapica e gettò nello sconforto la famiglia della vittima, compagna di una vita del suo assassino che lo ospitava nel piccolo appartamento delle case popolari del rione Barco. vFu lui stesso quel giorno, subito dopo aver compiuto il delitto, a chiamare i carabinieri ammettendo di avere ucciso la donna. All’arrivo dei militari tutto era stato compiuto. Il corpo senza vita della vittima si trovava sul pavimento della stanza da letto immerso in un lago di sangue. Nella stanza accanto c’era l’uomo con le ferite da taglio che si era procurato al collo e ai polsi e che ammetteva il delitto.
La causa: le continue liti per il denaro che l’uomo, senza lavoro, cercava sempre di ottenere dalla donna che percepiva la pensione. Una confessione convincente tanto da spingere il pubblico ministero Remo Epifani a chiedere il giudizio immediato. «La prova appare evidente, sicché è inutile l’udienza preliminare», sosteneva l’accusa. A difendere l’imputato è l’avvocato di fiducia Dario Blandamura mentre i parenti della vittima che si sono costituiti parte civile si sono affidati al penalista Lorenzo Bullo. Il prossimo 25 novembre nuova udienza in Corte d’assise a Taranto. (di Nazareno Dinoi)

 

Uccise compagna nel tarantino, condannato all’ergastolo il 76enne Pietro Dimitri (RaiNews – 3 marzo 2023)
La decisione della Corte d’assise di Taranto. Dimitri colpì Giuseppina Loredana Dinoi, 71 anni, con un taglierino nella loro casa a Manduria.
Condanna all’ergastolo per il 76enne Pietro Dimitri, di Manduria, accusato di avere ucciso Giuseppina Loredana Dinoi, 71 anni, il 12 ottobre del 2021. La decisione della Corte d’assise di Taranto. Dimitri colpì la donna con decine di fendenti sferrati con un taglierino nella casa in cui vivevano a Manduria. L’uomo chiamò i carabinieri confessando di aver ucciso la convivente e minacciando di volersi suicidare. 
I giudici lo hanno inoltre condannato al pagamento di una provvisionale di 140mila euro a sei familiari della vittima che si erano costituti parte civile con l’avvocato Lorenzo Bullo. Infine l’imputato dovrà farsi carico delle spese legali e della pubblicazione della sentenza su manifesti da affiggere per 15 giorni a Manduria e a Taranto.

 

Manduria, uccise la moglie perché «non cucinava e non gli dava i soldi per le scommesse»: ergastolo per un 76enne (Corriere del Mezzogiorno – 15 dicembre 2023)
L’uomo infierì con 55 colpi di taglierino. La decisione della Corte d’assise d’appello di Taranto
Ergastolo in primo grado e pena confermata anche dalla Corte d’assise d’appello di Taranto a carico di Pietro Dimitri, il 76enne originario di Manduria accusato di aver ucciso la moglie Giuseppa Dinoi, di 71 anni, il 12 ottobre del 2021 colpendola a morte 55 volte, nell’arco di quindici minuti, con un taglierino. «Non la sopportava più, perché non gli cucinava, lo lasciava da solo in casa, Io trascurava e non si occupava più di lui» scrivevano nella sentenza di primo grado i giudici, aggiungendo che già nell’interrogatorio di garanzia non aveva mostrato alcun pentimento.
Il 14 dicembre la giuria, formata da giudici togati e popolari, al termine della camera di consiglio ha ribadito la prima condanna malgrado il procuratore generale avesse manifestato parere favorevole a patteggiare con la difesa dell’imputato la riduzione della pena dall’ergastolo a 24 anni. Un accordo al quale s’è oppostol’avvocato delle parti civili Lorenzo Bullo, che assiste i fratelli e le sorelle della vittima, sottolineando sia la particolare condotta violenta da parte del 76enne che ha infierito sulla donna con 55 colpi sia l’atteggiamento non rispettoso e senza segni del minimo pentimento verso la vittima. Mancato ravvedimento messo in evidenza anche nella sentenza di primo grado.
Anche la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso dell’avvocato difensore di Pietro Dimitri contro la misura cautelare a carico di un 76enne, aveva evidenziato che non era stato l’impulso ad aver armato la mano di Dimitri dal momento che aveva inferto 55 colpi di taglierino in un quarto d’ora, ma piuttosto «per il probabile risentimento causato dal rifiuto della vittima di fornirgli denaro da spendere nelle scommesse essendo egli, per sua stessa ammissione, affetto da ludopatia». Subito dopo l’omicidio l’uomo si procurò ferite da taglio al collo e alle braccia che i giudici della Corte di cassazione ritennero una messa in scena. Fu il Dimitri stesso a chiamare i carabinieri confessando l’omicidio: «Venite ho ucciso a mia compagna». (di Cesare Bechis)


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