Raj Kumar, 37 anni, manovale. Uccide a coltellate l’ex moglie e la figlia di lei. Ergastolo
Borgo Flora (Latina), 7 Aprile 2013
Titoli & Articoli
Duplice omicidio a Cisterna, uccise in casa: confessa l’ex marito (Latina Today – 8 aprile 2013)
È stata un‘indagine lampo quella che dopo meno di 24 ore dal ritrovamento dei cadaveri ha fatto scattare le manette ai polsi di Kumar Raj, cittadino indiano di 35 anni, colpevole di aver ucciso nella loro casa di Borgo Flora l’ex moglie Francesca Di Grazia e la figlia di lei, Martina Incocciati. L’uomo, dopo il fermo avvenuto nella notte fra sabato e domenica è crollato durante un lunghissimo interrogatorio, messo alle strette dei numerosi elementi che gli inquirenti avevano a suo carico. In meno di 24 ore si è quindi risolto il mistero delle due donne trovate morte a Borgo Flora, una frazione di Cisterna di Latina. Movente del duplice omicidio questioni di soldi, probabilmente legate all’ingresso in Italia di alcuni indiani. Questo ha raccontato l’uomo accusato dell’omicidio durante l’interrogatorio. I corpi di Francesca Di Grazia e Martina Incocciati erano stati ritrovati dai carabinieri sabato sera intorno alle 21 quando hanno fatto irruzione in casa dopo l’allarme lanciato da una parente. Nell’appartamento, perfettamente in ordine, giacevano i due corpi senza vita; in casa nessun segno di effrazione.
Geloso della sua nuova vita massacra la ex e la figlia di lei (il Giornale – 8 aprile 2013)
Cisterna di Latina: uccise dall’ex marito indiano. L’uomo, Kumar Raj, 37 anni, MANOVALE, reo confesso, è stato arrestato per duplice delitto volontario. Non accettava che la donna avesse una nuova relazione. Massacrate per gelosia: la ragazza, 19 anni, riversa in cucina in un lago di sangue. La madre, 56 anni, stesa in camera da letto, colpita da una furia assassina. La porta d’ingresso chiusa a chiave e l’arma del delitto svanita nel nulla.
Un giallo, quello di Borgo Flora, Cisterna di Latina, risolto in poche ore. Tutto comincia sabato sera quando vengono trovati i cadaveri di Francesca Di Grazia e di sua figlia Martina Incocciati. In casa, un appartamento in via dei Bonificatori 5, poche ore prima c’era stato un litigio violento. Protagoniste le due donne assieme al cittadino indiano, lo stesso che la mattina dopo si trasformerà in una belva omicida.
Francesca, dopo una prima relazione con un italiano dal quale aveva avuto Martina, nel 2008 si sposa in India con lo straniero. Ma le cose fra i tre non vanno bene tanto che i coniugi si separano e l’uomo, un manovale, si trasferisce a Nettuno. La donna, nel frattempo, conosce un nordafricano e di tornare con il marito non ne vuol sapere.
È il prologo dell’ennesimo episodio di violenza sulle donne. Una striscia di sangue da far paura: 124 donne ammazzate in Italia nel 2012, due a settimana stando ai primi, agghiaccianti, risultati del 2013. Colpita da decine di coltellate la giovane vittima che avrebbe anche cercato di difendersi dal suo carnefice secondo i primi risultati della perizia medica avvenuta sabato notte. Un solo colpo alla gola, invece, quello inferto alla cinquantenne tanto che fino a sera, prima dell’arrivo del medico legale, gli investigatori pensano a uno scenario criminale del tipo omicidio-suicidio. Il coltello? Nascosto dal corpo della donna tanto che per ore i cadaveri non vengono spostati. È il medico, però, a smontare questa ipotesi. Francesca, separata da anni, viveva arrangiandosi come cartomante mentre la figlia, abbandonati gli studi superiori, era in cerca di un occupazione stabile. Il padre naturale della 19enne trasferito all’estero.
Un possibile movente c’è: agli investigatori Kumar Raj ha raccontato di aver sposato Francesca Di Grazia in India e di aver subito continue richieste di denaro da parte della donna, in particolare di pretendere 8 mila euro per averlo aiutato a far entrare in Italia alcuni suoi connazionali. E per questo motivo minacciava di denunciarlo.
Ad accorgersi che nel modesto appartamento qualcosa non andava, oltre ai vicini che la sera prima avevano sentito urla e grida, la nipote di Francesca che dal pomeriggio non riusciva a mettersi in contatto con loro. «Il telefono di casa squilla a vuoto – riferisce la donna agli operatori del 112 – e i loro cellulari sono inspiegabilmente spenti».
Fra le poche certezze che hanno messo i carabinieri sulla strada giusta: le donne hanno aperto al loro assassino, una persona sicuramente conosciuta, tanto da farla entrare all’interno senza timore. Kumar, appunto. Quando i militari del comando provinciale di Latina arrivano sul posto trovano la porta d’ingresso chiusa, infissi e finestre serrate dall’interno. L’auto parcheggiata davanti casa. Sono le 21,30: i vigili del Fuoco fanno irruzione nel bilocale. Lo scenario è da far accapponare la pelle. Dopo aver ucciso la 56enne l’indiano si scaglia contro la figlia che tenta, inutilmente, di rifugiarsi in cucina. Il coltello viene recuperato in un canale vicino. Su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano in serata l’omicida è stato trasferito in carcere.
La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha respinto il ricorso di Raj Kumar, il 37enne indiano che, il 6 aprile 2013, uccise a Cisterna la ex moglie Francesca Di Grazia, 56 anni, e la figliastra Martina Incocciati, 18 anni. Le due vennero massacrate a coltellate nella loro abitazione, dopo l’ennesimo litigio tra lo straniero e la sua ex. Unica colpa della 18enne sarebbe stata quella di essere diventata una scomoda testimone. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Maria Antonietta Cestra, ha cercato di far cadere qualche aggravante e far riconoscere attenuanti all’imputato, ma invano. Il legale punta così ora a un ricorso in Cassazione. (di Clemente Pistilli)
La Cassazione conferma l’ergastolo per Kumar Raj, uccide madre e figlia ad Aprilia (Luna Notizie – 24 maggio 2016)
La corte di cassazione ha confermato oggi la condanna all’ergastolo per Kumar Raj, il 39enne che nell’aprile del 2013 uccise a coltellate la 56enne Francesca Di Grazia e la figlia della donna, Martina Incocciati dii 18 anni, in una abitazione di Borgo Flora. Dopo il delitto, l’assassino raggiunse il mercato di Aprilia in motorino dove fece alcune compere prima di raggiungere l’abitazione di alcuni connazionali sul litorale romano. I Carabinieri lo trovarono proprio in quella abitazione dove venne arrestato il giorno dopo il delitto. Il movente del delitto è da ricercare nelle continue richieste di denaro della donna.(di Francesca Balestrieri)



