Rubens Bertocchi, 55 anni, portinaio, padre. Uccide la moglie a colpi di pistola e si ammazza
Cene (Bergamo), 5 Giugno 2025
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Rubens Bertocchi, l’ultimo messaggio a un amico dopo l’omicidio di Elena Belloli: «Ho ucciso mia moglie, ora mi sparo» (Corriere della Sera – 6 giugno 2025)
La moglie Elena Belloli, 52 anni, lavorava come impiegata da un ingegnere. Lui, 54, lavorava come custode. I colpi sentiti dai vicini, il figlio diciannovenne ha dato l’allarme
Insieme ne avevano passate tante: due gravi malattie di lui, la chiusura del negozio di famiglia dopo tanti anni di attività. E insieme stavano crescendo due figli. Vite comuni di due coniugi, stroncate dai due colpi di pistola che sono risuonati poco dopo le 17 di giovedì pomeriggio sulle colline sopra Cene. Con il marito che ha ucciso la moglie e poi si è suicidato dopo avere inviato a un amico un messaggio per preavvisarlo di ciò che stava per fare.
Rubens Bertocchi, 54 anni, la moglie Elena Belloli, 52 anni compiuti solo il 26 maggio, e i figli di 11 e 20 anni, vivevano insieme nel blocco di abitazioni di via Fanti. Al pianterreno c’era stato per molti anni il negozio di famiglia, gli «Alimentari Bertocchi» che era stato aperto dal padre di Rubens, e che lui aveva ereditato alla sua morte. La piccola attività non era riuscita a sopravvivere alla pandemia e l’uomo era stato costretto a chiudere. Anche perché aveva avuto, una dopo l’altra, due gravi malattie. Aveva poi trovato un altro lavoro come custode.
Lei, diplomata all’Istituto Natta di Bergamo, lavorava nello studio di un ingegnere del paese ed era una grande tifosa dell’Inter con la cui maglia si faceva fotografare. I vicini di casa la vedevano spesso di primo mattino accompagnare il figlio minore alla vicina scuola, e solo mercoledì aveva partecipato alla pizzata di fine anno scolastico con le altre famiglie.
Vite come tante altre, accompagnate dalle rispettive famiglie: la sorella di lui al piano superiore, i genitori di lei nell’appartamento a fianco, la madre dell’uomo accompagnata in casa di riposo solo poco tempo fa. Vite nelle quali si è però insinuata la gelosia. Secondo le prime indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Clusone, sarebbe stata proprio la convinzione che la moglie lo tradisse a fare scatenare la furia di Rubens Bertocchi. Qualche anno fa, per un breve periodo, era andato a sparare a un poligono di tiro, e anche se ormai aveva smesso di frequentarlo, in casa gli era rimasta una pistola calibro 22 regolarmente denunciata per uso sportivo. Ed è con quella pistola in pugno che ieri pomeriggio ha affrontato la donna. Non si sa se qualcuno abbia sentito un litigio o delle grida, ma a un certo punto è risuonato il primo sparo, quello con il quale Rubens Bertocchi ha ucciso Elena Belloli. È stato a questo punto che l’uomo ha preso il cellulare e ha inviato un messaggio a un amico, spiegando di avere ucciso la moglie e di essere intenzionato a togliersi la vita. Pochi istanti dopo è risuonato il secondo colpo di pistola.
Una vicina ha sentito le detonazioni e ha dato l’allarme al 112. Poco dopo è tornato a casa Andrea Bertocchi, il figlio maggiore della coppia, che ha trovato la porta d’ingresso chiusa dall’interno. La vicina gli ha raccontato ciò che aveva sentito, e anche lui ha chiamato le forze dell’ordine. In pochi minuti sono arrivati sul posto i carabinieri della stazione di Fiorano e della Compagnia di Clusone, insieme a una squadra dei vigili del fuoco che hanno sbloccato la porta. Ed è così che si è spalancata la scena sulla tragedia che si era consumata solo pochi minuti prima. L’arma era ancora vicino al corpo senza vita dell’uomo. Insieme ai rilievi, coordinati dal pm Giampiero Golluccio, sono subito iniziate le perquisizioni per cercare di risalire al movente di ciò che è accaduto. È stato esaminato il cellulare con il messaggio e sono stati trovati degli indizi che hanno permesso di individuare nella gelosia il probabile movente. «È incredibile — diceva giovedì sera il sindaco Edilio Moreni —. È una famiglia che conoscevamo tutti, loro, i genitori, i parenti, gente normale. Incredibile che sia successo a gente come loro». In serata i corpi senza vita di marito e moglie sono stati trasferiti al Papa Giovanni per gli esami autoptici.
Funerali congiunti per Elena Belloli e il suo killer: per il marito assassino nessuna parola nell’omelia (Milano Today – 12 giugno 2025)
L’ultimo saluto si è tenuto ieri a Cene (Bergamo). Il doppio funerale è stato voluto dalla famiglia della vittima e dal figlio
Due bare, una accanto all’altra, all’interno di una chiesa gremita di persone. Una contiene la salma della vittima, l’altra quella del suo killer. Si sono tenuti ieri i funerali di Elena Belloli e Rubens Bertocchi a Cene, nella bergamasca. La cerimonia è stata una sola, lo hanno voluto i nonni materni e il figlio più grande di Elena e Rubens per soffrire di meno. Don Primo Moioli, parroco di Cene, ha acconsentito. Ma nella sua omelia il nome di Bertocchi non è mai stato fatto.
“Elena è l’ennesima vittima di una società malata”, ha detto il prete. “Il femmincidio di Elena ci ha mostrato quanto può essere grande nell’uomo il disprezzo per la vita”, ribadisce chiedendo alla platea di non dimenticare mai che le donne sono “ricchezza, risorsa necessaria e insostituibile per questa società malata”. Il feretro di Elena Belloli è stato accompagnato da un applauso mentre usciva dalla chiesa. Al contrario, quello di Rubens si è mosso nel totale silenzio.
Rubens Bertocchi, 55 anni, ha ucciso la moglie Elena Belloli (51 anni) il 5 giugno. Le ha sparato con una pistola nel salotto di casa. Poi ha rivolto l’arma verso di sé premendo il grilletto e togliendosi la vita. Sospettava che Elena avesse una relazione extra coniugale. A dare l’allarme era stato il figlio che, tornato a casa, non riusciva ad aprire la porta.


