Salvatore Velotto detto “o’pazzo”, 36 anni, guardia giurata, padre. Uccide la moglie con un colpo di pistola in faccia. Condannato a 30 anni
Brusciano (Napoli), 28 Maggio 2012
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Brusciano, è il marito l’omicida di Vincenza Zullo (Marigliano – 30 maggio 2012)
Ha confessato l’uxoricida. E’ stato il marito, Salvatore Velotto, ad uccidere la 33enne moglie. L’uomo guardia giurata particolare , presso la Cosmopol di Avellino, le ha sparato con la sua pistola d’ordinanza. Vincenza Zullo è stata trovata morta in una pozza di sangue nella cucina di casa. Nell’altra stanza i due figli che dormivano. Una bambina di 6 anni che non si è accorta di nulla e un ragazzino di 11 anni che è stato svegliato dallo sparo. I piccoli sono stati seguiti per tutta la giornata dall’assistente sociale del Comune di Brusciano, Antonella Maccaro, nell’attesa che il giudice li affidi a qualche familiare, probabilmente alla nonna materna.
Macabra la scena del delitto. Vicino al cadavere della donna c’era ancora la pistola dalla quale è partito il colpo che l’ha raggiunta mortalmente al viso. A denunciare l’accaduto ai carabinieri è stato lo stesso omicida che dopo aver compiuto il delitto ha telefonato ai militari. “Mia moglie si è suicidata”, avrebbe detto pressappoco così al centralino dei carabinieri rilasciando le proprie generalità e l’indirizzo della sua abitazione al civico 21 di via Biagio Caccia. Un racconto contradditorio che però non ha convinto gli inquirenti che lo hanno sottoposto ad una lunga serie di domande. La confessione, infatti, è avvenuta al termine di un estenuante interrogatorio durato fino alla tarda mattinata di ieri. L’omicidio sarebbe avvenuto al termine di un litigio avvenuto per motivi passionali. Il marito, infatti, da tempo intratteneva una relazione sentimentale con una donna di Eboli. Secondo quanto dichiarato dall’uxoricida, i due coniugi erano praticamente separati in casa.
La tragedia sarebbe avvenuta alle 23:00. L’uomo avrebbe dichiarato che lui si stava preparando per andare al lavoro e che la moglie gli aveva preparato il caffè e una colazione a sacco da consumare durante la notte, così come faceva sempre. Poi il litigio sfociato nell’efferato omicidio. Sempre secondo la sua confessione: la moglie all’improvviso gli avrebbe sottratto la pistola. Nel tentativo di togliergliela sarebbe partito accidentalmente il colpo. La versione però non convince gli inquirenti. Alle 18:00 di ieri Velotto è stato arrestato e condotto nel carcere di Poggioreale, come indiziato di delitto. A condurre le indagini è stato il capitano Michele D’Agosto
Scene di tensione fuori alla caserma “Dalla Chiesa” del nucleo operativo di Castello di Cisterna. In attesa c’erano i parenti della vittima. Salvatore Velotto, alle 18:00, è uscito insieme ai carabinieri ed è stato condotto sull’auto che lo ha tradotto al carcere di Poggioreale. Alla vista delle telecamere ha cercato di coprirsi il volto con un giornale. Da lontano uno zio della povera Vincenza ha gridato:”Lasciatelo. Lo ammazzo io. Ha ucciso la moglie davanti ai figli. Aveva l’amante”. Un altro parente rivolto ai giornalisti ha aggiunto:”Quella donna è qui nel per la quale l’avrebbe uccisa è qui nel bar accanto. Andate intervistatela. .
L’abitazione dove è avvenuto il macabro omicidio è stata posta sotto sequestro per non inquinare la scena del delitto. Si tratta di una villetta circondata dal verde ancora in via di completamento. Fuori ci sono ancora gli attrezzi di un cantiere fermo da anni. Intorno è tutto un silenzio. La gente non vuole commentare l’accaduto: se ne sta chiusa in casa, praticamente barricata.. Al centro del paese, invece, il fatto si commenta. Tutti affermano che Velotto era un uomo violento e che in passato era stato anche denunciato da un parente per accoltellamento e aggressione. Il caso, però, non sarebbe andato avanti e così se ne sarebbe uscito pulito pulito. Raccontano di frequenti litigi tra i due.
La morte di Vincenza Zullo (il Mediano – 31 maggio 2012)
Secondo indiscrezioni il difensore di Salvatore Velotto, marito dell’uccisa, tenterà la carta della morte accidentale e, quindi, dell’omicidio preterintenzionale. Era stato lo stesso Velotto a dire ai carabinieri e alla magistratura che non aveva intenzione di togliere la vita alla moglie, dopo aver confessato che il colpo di pistola che ha ammazzato Vincenza era partito dalla sua pistola, che stava impugnando al momento dello sparo. Ma questa linea difensiva potrebbe non reggere. Gli investigatori ( le indagini sono condotte dal pm della procura di Nola, Claudio Onorati, e dal capitano Michele D’Agosto, della compagnia di Castello di Cisterna ) hanno dichiarato, l’altro giorno, cioè subito dopo la confessione di Velotto, che le evidenze immediatamente riscontrate durante la primissima fase delle indagini sono tali da escludere con ogni probabilità la morte accidentale.
Un altro elemento che fa riflettere è che in un primo momento l’indagato aveva riferito ai carabinieri che la moglie si era suicidata. Intanto c’è attesa per l’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, che il gip terrà in carcere, dove Salvatore Velotto si trova recluso da due giorni. La guardia giurata lunedì sera, intorno alle undici, aveva avuto un alterco con la moglie nella cucina di casa, un fatiscente edificio di due piani nell’immediata periferia di Brusciano. Vincenza aveva chiesto al marito del danaro per accudire i loro due bambini, il primogenito di 12 anni e la bambina di 7.
Ne è scaturita una lite nel corso della quale Salvatore Velotto, che a quell’ora stava per uscire per andare a coprire il turno di notte, ha impugnato la sua pistola d’ordinanza, una calibro nove. Quindi è partito il colpo, che ha preso la donna in pieno volto. La scena si sarebbe consumata mentre in bambini stavano dormendo nella loro cameretta. Quando i carabinieri, intorno alla mezzanotte, sono giunti sul posto Salvatore Velotto ha aperto la porta di casa senza opporre resistenza. Durante l’ispezione del cadavere Salvatore ha sostenuto che Vincenza si era suicidata. Subito dopo, però, il sospettato è stato condotto nella caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa di Castello di Cisterna. Qui è stato interrogato per quasi dodici ore di fila. Alla fine Velotto ha ceduto e ha confessato piangendo di aver sparato alla moglie. Senza l’intenzione di uccidere, però. Il proiettile sarebbe partito dalla pistola durante una colluttazione. Ma questa versione dei fatti non ha trovato riscontri.
«Uccise la moglie, 30 anni di pena» (il Roma – 2013)
BRUSCIANO. Uccise la moglie, sparandole un colpo di pistola in pieno volto. Per quell’omicidio, che sconvolse l’intera città, l’accusa ha chiesto la condanna a trent’anni, la pena massima prevista dal rito abbreviato. Udienza davanti al magistrato Marco Carbone del tribunale di Nola per il processo a Salvatore Velotto, 36 anni, la guardia giurata che la notte tra il 28 e il 29 maggio dello scorso anno uccise la moglie Vincenza Zullo, 33 anni, madre dei suoi due figli. I pubblici ministeri Claudio Vincenzo Onorati e Cristina Curatoli hanno ricostruito in aula i fatti avvenuti nella casa in via Biagio Caccia, chiedendo trent’anni di reclusione per l’uomo. La prossima settimana la parola passerà alla difesa. L’avvocato Giovanni Bianco, legale di Velotto, sostiene la tesi dell’omicidio colposo. Velotto non voleva uccidere la moglie, ma il colpo partì accidentalmente dalla pistola. Erano circa le 23 del 28 maggio del 2012, Enza Zullo era in cucina, stava rassettando. Salvatore Velotto, invece, si stava preparando per andare a lavoro. Copriva sempre il turno di notte in un istituto di vigilanza di Avellino. I due prendono a litigare come accadeva già da qualche mese. Lui aveva una relazione extraconiugale, con una ragazza di Eboli. Vincenza gli chiede dei soldi per sopperire alle necessità dei figli. Tra una parola e un insulto, cresce la tensione. A questo punto, Velotto prende la pistola. Parte un colpo (i giudici stabiliranno se sparato accidentalmente o volontariamente) che colpisce la donna in pieno viso. Il proiettile le trapassa la guancia sinistra, Enza muore all’istante. Il bambini sono in casa, stanno dormendo. A questo punto, Velotto tenta di inscenare il suicido della donna, poggiandole l’arma accanto, poi corre fuori, chiedendo aiuto ai vicini, gridando che “Enzina” si è ammazzata. Anche ai carabinieri intervenuti sul posto, il marito racconta la stessa storia, Enza gli avrebbe rubato la pistola e si sarebbe sparata.


