Tony Essobty Badre, 24 anni, ambulante senza licenza, scippatore, padre e patrigno. Ammazza di botte il figlio della compagna
Cardito (Napoli), 27 Gennaio 2019
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Cardito, Napoli: bimbo di sette anni ucciso a mani nude. Fermato il compagno della madre (Corriere della Sera – 27 gennaio 2019)
All’alba di lunedì la Procura di Napoli Nord ha emesso un provvedimento di fermo per omicidio volontario. La sorellina ferita: «Ci ha picchiati anche con una scopa». Il 24enne sotto accusa è il padre della terza figlia della donna, unica bimba rimasta illesa
Per la morte del bimbo di sette anni, avvenuta nel pomeriggio di domenica in un’abitazione di Cardito, nel Napoletano, la Procura della Repubblica di Napoli Nord ha emesso, all’alba di lunedì , un provvedimento di fermo per omicidio volontario. Indiziato del delitto è il compagno della mamma della vittima, Badre Tony Essobti, un giovane di 24 anni, nato in Italia da genitori tunisini.
La telefonata al 112 è arrivata nel primo pomeriggio: «In via Marconi a Cardito c’è qualcuno che grida, deve esserci una lite in famiglia». Era molto peggio. Quando una pattuglia della polizia ha raggiunto l’indirizzo indicato e gli agenti sono entrati nell’appartamento da dove provenivano le urla, hanno trovato un bambino di sette anni riverso su un divano. Morto. Poco distante la sorellina, un anno più grande, con il volto massacrato. C’era anche un’altra bambina, di quattro anni, ma nessuno le aveva fatto niente.
Cardito è uno dei tanti paesi dell’entroterra napoletano, e in via Marconi, in quell’appartamento all’interno di un vecchio palazzo con un grande portone nero e un piccolo cortile dal quale si accede alle scale, convivevano Badre Tony Essobti, 24 anni, di origini tunisine ma nato in Italia, ad Acerra, e Valentina Caso, trent’anni, trasferitasi lì dalla penisola sorrentina. Con la coppia tre bambini: la più piccola figlia di entrambi, gli altri due soltanto della donna, che li aveva avuti da una precedente unione.
Il più piccolo ha subito colpi fatali, l’altra è stata più fortunata: non ha lesioni interne, anche se i segni dei colpi ricevuti sono evidenti su tutto il corpo, non soltanto sul viso. Per fortuna è vigile e cosciente, e anzi è stata proprio lei a dare un contributo all’indirizzo che hanno preso le indagini quando, mentre veniva portata via dall’appartamento per essere accompagnata in ospedale, ha detto che il compagno della madre aveva picchiato con una scopa sia lei che suo fratello.
Perché lo abbia fatto è quello che gli inquirenti hanno cercato di farsi spiegare durante un lungo interrogatorio iniziato alle otto di sera e andato avanti fino a notte inoltrata. Essobti lo ha sostenuto in qualità di indagato, assistito quindi da un avvocato difensore e con la prospettiva di essere trasferito subito dopo in carcere, perché sottoposto a un provvedimento di fermo da parte del pubblico ministero.
La prima versione che l’uomo ha fornito alla polizia non ha fatto che aggravare la sua posizione, perché ha cercato di convincere gli agenti che i bambini fossero caduti dalle scale. Ma si tratta di una bugia fin troppo evidente, visto il tipo di ferite. C’è invece un’ipotesi agghiacciante: che si sia accanito sui figli della compagna perché riteneva che lei avesse verso di loro troppe attenzioni e li preferisse all’altra bambina.
Essobti è uno che è sempre vissuto ai margini della legalità. Non soltanto per l’attività di venditore ambulante senza licenza, ma soprattutto per gli arresti e le denunce accumulati in passato per scippi e furti. Adesso, però, si ritrova addosso un’accusa di omicidio, perché tutti i sospetti per la morte di quel bimbo, che si chiamava Giuseppe, e per il pestaggio della sorella ricadono su di lui. Anche se quello che è successo nell’appartamento non è ancora chiaro fino in fondo, anche se solo l’autopsia dirà come è morto il bambino, il quadro secondo la polizia e i magistrati della Procura di Napoli Nord, guidata da Francesco Greco, è già abbastanza chiaro: i due fratellini sono stati picchiati con una violenza inaudita.
“Lo strozzava e lo picchiava in testa”, così è morto il piccolo Giuseppe ucciso dal compagno della mamma (Globalist – 6 novembre 2019)
E’ una «violenza brutale» quella raccontata dal medico legale per descrivere la fine di Giuseppe Dorice mentre botte analoghe le ha subite anche la sorellina.
Afferrato al collo in un tentativo di strozzamento, picchiato violentemente e ripetutamente sulla testa finché non è riuscito più a difendersi «in una condizione incompatibile con la vita». E’ una «violenza brutale» quella raccontata dal medico legale per descrivere la fine di Giuseppe Dorice mentre botte analoghe le ha subite anche la sorellina. E’ un racconto dell’orrore quello fatto, nel Tribunale di Napoli, dal medico legale Nicola Balzano, teste dell’accusa al processo sulla morte del bimbo di 7 anni, ucciso a Cardito il 27 gennaio scorso, che vede imputati Tony Essobti Badre e Valentina Casa, rispettivamente patrigno di Giuseppe e madre del bimbo ucciso.
Lui, dalle sbarre, senza mostrare neppure una minima inflessione e lei, invece, quasi assente, seduta, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e lo sguardo basso, hanno assistito all’escussione del medico legale: Giuseppe è stato afferrato al collo, come nel tentativo di uno strozzamento. Il piccolo ha anche cercato di difendersi, ma erano troppo forti quelle botte alla testa sferrate con un manico di scopa che, alla fine, ne hanno «determinato una condizione incompatibile con la vita» e successivamente «il coma e poi la morte», «per traumi che hanno determinato l’interruzione delle fibre nervose del cervello».
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In memoria di
Bimbo ucciso dal patrigno nel Napoletano, appello contro l’ergastolo: «Colpa della droga» (il Mattino – 22 marzo 2021)
Dopo la Procura di Napoli Nord e le associazioni in difesa dei diritti dei minori Cam Telefono Azzurro e Akira, anche Tony Essobti Badre, il 26enne ritenuto colpevole dell’omicidio del piccolo Giuseppe, il bimbo ucciso il 27 gennaio 2019 a Cardito (Napoli), con il suo avvocato Pietro Rossi, ha presentato istanza di appello avversa alla condanna all’ergastolo in primo grado che gli è stata inflitta dalla Terza Corte di Assise di Napoli, il 9 novembre 2020. Nelle 46 pagine consegnate ai giudici, l’avvocato Pietro Rossi, chiede, tra le altre cose, il riconoscimento del vizio parziale di mente per il suo cliente, in relazione all’uso cronico di sostanze stupefacenti.
Condannato all’ergastolo per l’omicidio di un bimbo scrive ai giudici: “Perché una pena così dura? Ho ammesso tutto…” (la Repubblica – 26 ottobre 2021)
Tony Essobi Badre uccise a Cardito il piccolo Giuseppe di 7 anni e tentò di ammazzare la sorellina. Domani il via al processo in corte d’Assise d’Appello
“Signor giudice… mi scuso per il tempo che le faccio perdere ma vorrei che lei mi possa aiutare a capire perché ho ricevuto un trattamento così duro. Ho sempre ammesso le mie responsabilità…”. Inizia così la lettera rivolta ai giudici e scritta di suo pugno da Tony Essobti Badre, il giovane condannato all’ergastolo il 9 novembre 2020, in quanto ritenuto colpevole dell’omicidio di Giuseppe Dorice, il bimbo di sette anni ucciso a bastonate nel gennaio 2019 a Cardito, in provincia di Napoli.
Badre è stato condannato, nel novembre 2020, anche per il tentato omicidio di una delle due sorelline di Giuseppe e per i maltrattamenti sui fratellini. Alla madre dei bambini, Valentina Casa, sono stati inflitti invece sei anni di reclusione in quanto ritenuta colpevole solo sotto il profilo omissivo. E contro l’assoluzione di Valentina Casa dai reati più gravi (omicidio e tentato omicidio), le associazioni Cam Telefono Azzurro e Akira, rappresentate dall’avvocato Clara Niola, hanno proposto appello insieme con la Procura e gli avvocati di Essobty e Valentina.
Il processo di secondo grado prenderà il via domani davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione). A rappresentare le due sorelline di Giuseppe sarà l’avvocato Pierfrancesco Moio. Nella missiva che domani l’avvocato Pietro Rossi, legale di Badre, consegnerà ai giudici, l’imputato chiede che possa essere letta in aula. Tony si dice consapevole che le sue scuse “non serviranno a nulla, se non a trovare un po’ di pace”. Ribadisce, come fatto anche in primo grado, che non era sua intenzione uccidere il bimbo: “…Non so cosa è scattato nel mio cervello. E’ scattato il buio… non volevo la morte di Giuseppe”. “L’imputato ha compreso la gravità delle proprie azioni – spiega l’avvocato Pietro Rossi – ma avverte la pena come ingiusta. In effetti la pena dimostra la tendenza punitiva della sentenza che non tiene conto né delle risultanze processuali né della situazione sociale ed umana di un ragazzo che vuole una rieducazione che l’ergastolo non potrà mai dargli”.


