Loading

Vincenzo Caradonna, 47 anni. Uccide la convivente e fa sparire il corpo. Ergastolo

Salemi (Trapani), 21 Gennaio 2019


Titoli & Articoli

La scomparsa di Angela Stefani, il silenzio dell’ex compagno (Rai News – 23 ottobre 2019)
Vincenzo Caradonna non risponde agli investigatori Il servizio di Ernesto Oliva
Il principale sospettato sarebbe il colpevole, l’assassino. E’ un giallo lungo nove mesi quello di Angela Stefani, la quarantottenne di origine bolognesi scomparsa il cinque febbraio scorso a Salemi, nel Trapanese. Ora è arrivata la svolta. Secondo i carabinieri, la donna è stata uccisa dall’ex compagno Vincenzo Caradonna, di quarantasette anni.
L’uomo è finito in manette con l’accusa di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi. Fondamentali sono stati gli esami dei carabinieri del Ris di Messina che hanno passato al setaccio le abitazioni dove viveva la coppia, a Salemi, e trovato tracce di sangue della vittima. Gli investigatori avevano anche fatto analisi sui tabulati del cellulare della donna scomparsa e dell’ex compagno.
A emettere il provvedimento è stato il Gip di Marsala, su richiesta della Procura della Repubblica. Caradonna era indagato da mesi e in un primo tempo aveva anche fatto perdere le sue tracce ma i militari lo avevano ritrovata a casa della sorella.

“Angela Stefani è stata uccisa”: Arrestato il convivente della donna scomparsa nel Trapanese  (Chi l’ha visto? – 23 ottobre 2019)

 

«Angela Stefani è stata uccisa in salotto», svolta sulla scomparsa: arrestato l’ex compagno. Avrebbe nascosto il corpo (il Messaggero – 23 ottobre 2019)
Angela Stefani, la mamma di 48 anni, scomparsa lo scorso gennaio da Salemi (Trapani) sarebbe stata uccisa a gennaio in casa dal suo convivente al termine di «una violenta lite» con «almeno sei fendenti». L’uomo avrebbe poi fatto sparire il corpo della donna. Ne sono convinti gli investigatori che all’alba di oggi hanno arrestatoVincenzo Caradonna di 47 anni con l’accusa di omicidio volontario, occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi. La svolta è arrivata dopo i risultati del Ris dei Carabinieri che hanno rinvenuto decine di tracce ematiche nel salone di casa in cui viveva la coppia. La donna era scomparsa lo scorso 21 gennaio ma era stato l’ex compagno, Rosario Scianna, a presentare il 5 febbraio la denuncia di scomparsa. Iniziano subito le indagini, coordinate dalla Procura di Marsala (Trapani). Vengono ascoltate numerose persone e avviate alcune intercettazioni. I Ris di Messina hanno fatto dei sopralluoghi nell’abitazione con il luminol per trovare eventuali tracce di sangue cancellate.
I carabinieri si sono anche avvalsi dei cani molecolari addestrati nella ricerca di persone scomparse, del supporto aereo degli elicotteri dell’Arma con cui sono stati controllati circa 300 ettari di terreno, dell’intervento di squadre specializzate dei Vigili del Fuoco di Trapani con cui sono stati ispezionati oltre venti pozzi di volta in volta segnalati e ritenuti di interesse per il ritrovamento del corpo. Grazie al luminol sono state scoperte più di 30 macchie ematiche. Non solo, grazie a una tecnica del Ris i carabinieri sono riusciti a eseguire uno studio della scena del crimine e sulla base della forma delle tracce di sangue ne hanno studiato i punti di origine delle tracce di sangue.
È così emerso che la donna scomparsa sarebbe stata uccisa «da almeno sei colpi inferti con violenza», come dicono gli inquirenti al’Adnkronos. «All’interno del soggiorno c’è stata una violenta lite tra i due – spiegano – e Caradonna dopo averla uccisa ha cercato di bonificare l’ambiente. Ma le decine di macchie di sangue sono rimaste e sono state scoperte grazie al luminol». Furono anche sequestrati sia questo immobile che un altro utilizzato dalla coppia per effettuare gli accertamenti tecnico-scientifici. Ora è arrivata la svolta con l’arresto del presunto assassino.
Del caso si era anche occupato la trasmissione ‘Chi l’ha vistò, che aveva provato a intervistare Caradonna. In quella occasione intervenne anche il suo legale, Melchiorre Palermo: «Il Caradonna è totalmente estraneo ai fatti. Pian piano, mediaticamente si sta creando un mostro, inesistente allo stato dei fatti. È sicuramente un caso che merita l’attenzione di tutti per rintracciare eventuali indizi ma la verità si deduce dai fatti e non dal gossip mediatico e popolare che dipinge il mio assistito come una persona violenta. Ad oggi non si sa nulla circa i modi e le circostanze in cui la Stefani è scomparsa. È giusto che gli inquirenti e le forze dell’ordine svolgano l’attività investigativa con serenità», aveva detto il legale. Oggi l’arresto del suo assistito.

Caso Angela Stefani: altre donne accusano Vincenzo Caradonna (the Social Post – 24 ottobre 2019)
Dopo la svolta nel giallo di Angela Stefani – con l’arresto dell’ex compagno, Vincenzo Caradonna – emergono dettagli inquietanti sul profilo dell’uomo che, secondo la Procura, avrebbe ucciso la donna scomparsa nel gennaio scorso a Salemi (Trapani) e mai più ritrovata. A riportarli è Adnkronos, secondo cui alcune intercettazioni in mano agli inquirenti restituirebbero il ritratto di un carattere violento e incline all’offesa.
Alcune donne, tra cui alcune ex compagne dell’indagato (in carcere con l’accusa di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi), avrebbero subito maltrattamenti mai denunciati. Vincenzo Caradonna, indagato da mesi nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa dell’ex compagna Angela Stefani, è finito in manette con le accuse di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi. Per mesi il suo volto è stato al centro di servizi televisivi sul giallo della 48enne emiliana trapiantata nel Trapanese che, secondo gli inquirenti, avrebbe massacrato con almeno 6 coltellate nella loro casa per poi disfarsi del corpo. Per mesi ha negato ogni responsabilità nella vicenda, ma la Procura di Marsala ha imboccato un binario opposto in seguito al ritrovamento di tracce di sangue della Stefani in casa. Le attività investigative del Ris di Messina hanno permesso di mettere a fuoco un primo quadro di elementi poi sfociati nell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico, emessa dal gip il 23 ottobre scorso. Nel provvedimento, secondo quanto riportato da Adnkronos, ci sarebbero molti altri tasselli utili a tracciare un perimetro degno di attenzione intorno al Caradonna.
Intercettazioni e testimonianze choc. Avrebbero subito atroci condotte, gran parte delle quali mai denunciate per paura di un’ulteriore escalation di violenze. Si tratterebbe di almeno 5 donne – secondo quanto riportato da Adnkronos – entrate in contatto con il 47enne Vincenzo Caradonna e finite in un vortice di orrori cristallizzato in testimonianze e intercettazioni ora al vaglio degli inquirenti. Intorno alla loro esistenza – 4 ex compagne e un’anziana a cui avrebbe fatto da badante, poi deceduta nel 2010 – si sarebbe addensato un silenzio gravido di terribili segreti. Una delle presunte vittime avrebbe dichiarato di essere stata quasi strangolata con un cavo elettrico, un’altra di essere stata massacrata di botte quotidianamente. Ma sarebbero soltanto alcune delle vicende all’attenzione della Procura.
Nell’ordinanza di custodia cautelare il contenuto degli interrogatori di alcune di loro, in cui si parla di testate, pugni, schiaffi, calci e di un tessuto di condotte violente messo in atto fin dalla sua adolescenza. Stando a queste versioni, Caradonna avrebbe attentato alla vita di alcune sue ex.
Subito dopo la scomparsa di Angela Stefani, la macchina investigativa si è attivata per sondare il vissuto, presente e passato, dei protagonisti di questa storia, Vincenzo Caradonna in testa. Non è apparso mai troppo ‘preoccupato’ per l’assenza prolungata della 48enne, e per questo la sua ‘distanza emotiva’ da quella che sarebbe stata una fisiologica apprensione è stata capace di alimentare una moltitudine di interrogativi.
Le donne con cui avrebbe intrattenuto rapporti sentimentali, fino a 20 anni prima dell’arresto per il caso Stefani, avrebbero subito in silenzio sotto i colpi della sua furia. A una di loro avrebbe anche puntato un coltello alla gola.
Secondo quanto riportato da Adnkronos, Caradonna avrebbe usato lo stesso spettro di violenze ai danni dell’anziana a cui faceva da badante (e che gli avrebbe lasciato la casa in eredità). La donna non avrebbe mai potuto reagire perché gravemente malata, ma ci sarebbero alcuni referti medici a supporto dell’agghiacciante ricostruzione.
Seguendo questo sinistro scenario, secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe ucciso Angela Stefani lo stesso giorno della sua scomparsa, il 21 gennaio scorso. Colpita con almeno 6 fendenti, secondo la ricostruzione del Ris effettuata sulla base delle tracce ematiche della vittima isolate all’interno dell’abitazione in cui vivevano.

Uccise compagna e ne fece sparire il corpo: ergastolo per Caradonna (Grandangolo Agrigento – 25 marzo 2021) 
Carcere a vita per Vincenzo Caradonna che nel gennaio 2019 uccise la compagna a Salemi e ne fece sparire il corpo. La Corte d’assise di Trapani, presieduta da Enzo Agate, a latere Franco Messina, ha condannato all’ergastolo il 48enne, imputato per l’omicidio di Angela Stefani. La Corte ha accolto le richieste avanzate dalla pm di Marsala, Antonella Trainito, escludendo ogni attenuante e ritenendo che l’imputato fosse capace di intendere e di volere.
Le tempestive indagini dei carabinieri della Compagnia di Mazara del Vallo, sotto il costante coordinamento e la direzione del procuratore di Marsala, Vincenzo Pantaleo, e del sostituto Silvia Facciotti, hanno permesso di ricostruire il brutale omicidio avvenuto in casa. Le analisi del Ris avevano stabilito che l’autore dei colpi inferto non potesse che avere utilizzato la mano sinistra. In sede di dibattimento e’ stato possibile dimostrare sia la piena capacita’ di intendere e di volere con condizioni psichiche compatibili con il regime carcerario, sia che l’uomo fosse ambidestro.
Vani anche i tentativi difensivi di ipotizzare una responsabilita’ a carico dei figli, il cui coinvolgimento non e’ mai emerso. Caradonna e’ stato condannato pure per soppressione di cadavere, reato contestato per il mancato rinvenimento delle spoglie della donna, malgrado gli sforzi degli inquirenti ch si sono avvalsi di cani molecolari e sommozzatori.
Subito dopo il delitto l’uomo ha tentato di allontanare i sospetti inquinando la scenda del crimine. Il sopralluogo minuzioso del Ris di Messina, oltre a individuare nell’abitazione evidenti tracce del delitto, ha rilevato una consistente e grossolana attivita’ di ripulitura delle tracce di sangue.


Link