Erica, 7 anni. Uccisa a coltellate dal padre
Formigine (Modena), 17 Gennaio 2008
Titoli & Articoli
- Uccide la figlia di 8 anni e si suicida. I cadaveri scoperti in casa dalla moglie (la Repubblica, 18 gennaio 2008)
L’omicida, un operaio di 37 anni, viveva ormai da separato in casa. Forse i problemi psicologici causati dalla crisi familiare all’origine del gesto. La donna avvertita da un amico, insospettito perchè al telefono non rispondeva nessuno
Un uomo ha ucciso la figlia di quasi otto anni a coltellate e con la stessa lama si è suicidato. E’ accaduto nella mattinata in un’abitazione di Formigine, nel modenese, in via Quattro Passi, ma l’omicidio-suicidio si è scoperto solo nel tardo pomeriggio. E’ stata la moglie, dalla quale l’omicida, Antonio Bove, 37 anni, si stava separando, a scoprire i due cadaveri. Tornata a casa dopo essere stata allertata da un amico, che aveva cercato Bove per tutta la giornata senza successo, la donna non riusciva ad aprire, perchè la porta era bloccata dall’interno, e ha chiamato i carabinieri, che l’hanno sfondata, trovando così i due cadaveri.
L’abitazione dove sono stati scoperti i corpi dell’uomo e della figlioletta si trova in una palazzina di recente costruzione, alla periferia sud di Formigine, paese a una decina di chilometri da Modena. Bove, di origine pugliese, a quanto si è appreso ha inferto più coltellate alla figlioletta Erica, nata nel 2000, e si è poi ucciso colpendosi con un fendente all’altezza del cuore. I corpi sono stati trovati nella camera da letto.
Bove era operaio alla Ferrari, dove lavora anche la moglie, Antonella Ferrone, trentaseienne, da cui da alcuni mesi era separato di fatto, anche se la coppia viveva sotto lo stesso tetto. Il movente, secondo i primi accertamenti dei carabinieri, potrebbe essere ricercato proprio nei problemi psicologici di cui pare l’uomo soffrisse a causa delle vicende familiari. Anche in azienda i colleghi sapevano dei suoi problemi e avevano cercato in più occasioni di aiutarlo. - Nell’azienda di Maranello Bove aveva anche un incarico sindacale per la Fiom; gli stessi compagni di lavoro lo avevano cercato oggi, perchè non si era presentato in azienda nonostante una prevista manifestazione dei metalmeccanici, ma senza esito. L’allarme è stato dato dopo che anche un amico aveva cercato con insistenza Bove durante la giornata sul telefono cellulare, ma inutilmente. Pure la bimba non si era recata questa mattina a scuola.
All’arrivo della moglie a casa nel tardo pomeriggio – secondo quanto si è saputo – la donna, presente l’amico, ha cercato di aprire la porta dell’abitazione con le chiavi, ma la porta era bloccata con un fermo dall’interno. Assieme ai carabinieri si è reso così necessario l’intervento dei vigili del fuoco, e la porta è stata sfondata. Subito dopo, la macabra scoperta. La donna, alla vista dei corpi, si è messa a gridare, sotto choc, ed è stato poi necessario il suo trasferimento all’ospedale di Sassuolo.
“La morte di Erica è uno choc Aiuteremo i bambini a superarlo” (il Resto del Carlino – 22 gennaio 2008)
NON BASTA lo scorrere dei giorni a mitigare il dolore per la morte straziante della piccola Erica Bove, uccisa a coltellate dal padre che poi si è suicidato. E a Formigine la sofferenza mista a incredulità si è fatta ancora più intensa alle scuole elementari Carducci, quelle che la bambina di sette anni e mezzo frequentava con i compagni della II A. Lo sguardo di tutti i coetanei e delle maestre, inevitabilmente, finiva sempre per concentrarsi, in un silenzio surreale, sul banco vuoto della bambina. Anche i genitori dei compagni di Erica, aspettando i loro figli all’uscita della scuola, non avevano parole cui aggrapparsi per descrivere una vicenda tanto drammatica. “Ogni parola è sprecata in questi casi — ha detto il padre di uno di loro — perché una tragedia del genere non trova espressioni adeguate”. “Sono così dispiaciuta, è un dolore immenso”, si è limitata a dire una madre. Quella di Erica, Antonella Ferrone, si trova ora dai parenti nel Foggiano. Da lì era partita col marito per poi stabilirsi a Formigine e trovare lavoro, come lui, alla Ferrari. La coppia era però in procinto di separarsi: proprio questa prospettiva ha scatenato la follia omicida e suicida del marito.
ORA LA DONNA sta faticosamente cercando di reagire al dolore incommensurabile che l’ha colpita. La scuola e l’amministrazione comunale di Formigine, dal canto loro, si sono attivati nel tentativo di arginare lo sgomento di un’intera comunità. “Gli eventi accaduti obbligano tutti gli adulti, genitori e insegnanti, a elaborare le proprie emozioni e ad assumersi ruoli di protezione e contenimento nei confronti dei bambini”, affermano l’assessore alle Politiche scolastiche ed educative Antonietta Vastola e il dirigente del primo circolo didattico di Formigine, Valeria Coppelli.
L’AMMINISTRAZIONE comunale e il primo circolo didattico di Formigine stanno già progettando un intervento per accompagnare gli adulti ad affrontare assieme ai bambini il tema del lutto e della perdita. Nei prossimi giorni si svolgeranno specifici incontri coordinati da Vincenzo Priore, responsabile del Centro per le famiglie del distretto. Anche la scuola ha attivato da subito un intervento di supporto per tutti i docenti. L’obiettivo è quello, si legge in una nota, che “una circostanza di grande sofferenza come quella che si è verificata nella palazzina di via Quattro Passi possa diventare per i bambini momento di crescita”.
CHI HA POTUTO, anche brevemente, conoscere in passato la famiglia Bove, ripercorre ora quegli incontri che tutto facevano prevedere, fuorché la tragedia. “Erano miei clienti — dice l’edicolante Marika Bignardi — padre e figlia erano venuti a comprare il giornale solo qualche giorno fa. Ricordo che lui le comprava anche i giocattoli. La adorava“. “Anch’io conoscevo Antonio Bove dato che mio marito lavorava con lui in Ferrari — afferma la negoziante Elena Barbieri —. E’ incredibile quello che è successo, soprattutto pensando che la famiglia pareva avere tutto per essere serena“. “Ancora non mi sembra vero che tutto questo possa essere successo a Formigine”, le fa eco il padre Giuliano. “Da giorni non si parla d’altro qui perché la vicenda ha toccato tutti — dichiara Mouna Fares, una ragazza —. E la domanda che tutti si pongono è: perché la bimba ha dovuto pagare per i problemi che riguardavano solo il padre e la madre? I figli dovrebbero rimanerne fuori”. Ieri sono state eseguite all’istituto di Medicina legale di Modena le autopsie sui corpi di padre e figlia, disposte dal pm Claudia Ferretti. Oggi dovrebbe conoscersi la data dei funerali, che saranno con ogni probabilità distinti per Antonio e la piccola Erica.
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In memoria di
Formigine, padre uccise figlia. Alla madre vanno 8.200 euro di indennizzo (il Resto del Carlino – 4 marzo 2019)
L’omicidio nel 2008: Antonio Bove accoltellò a morte Erica di 8 anni e si tolse la vita. Per il legale della donna: “Quantificazione errata e incostituzionale”
Non poteva sopportare l’idea della separazione dalla moglie e così uccise a coltellate la figlioletta Erica di appena 8 anni e si tolse la vita. La tragedia familiare avvenne il 17 gennaio 2008 a Formigine, protagonista Antonio Bove. Ora la mamma della bambina e vedova di Bove ha ottenuto dal giudice di Roma un indennizzo di 8mila 200 euro in base alla direttiva europea del 2004 in favore delle vittime dei reati violenti. Per il legale della donna, Claudio Defilippi, del Foro di Milano, si tratta di una “quantificazione errata e incostituzionale”.Da qui il ricorso in appello e alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Le sette coltellate mortali alla figlioletta Erica di sette anni e mezzo, e quella che poi si è sferrato alladdome per porre fine ai suoi giorni non trovano alcuna spiegazione. Tutta Formigine rimase sotto choc per l’omicidio-suicidio che ha preso forma nella palazzina di via Quattro Passi, dove Bove, all’epoca dei fatti 37enne operaio della Ferrari a Maranello, abitava ancora con la moglie, Antonella Ferrone, e la figlia.
Una tragedia portata alla luce solo nel pomeriggio di quel maledetto 17 gennaio 2008, quando la moglie è tornata casa ed è stato necessario abbattere la porta dell’appartamento. La donna è stata poi ricoverata, in stato di choc, all’ospedale di Sassuolo. Solo il pomeriggio successivo è stato possibile dimetterla. “Perché l’ha fatto?” ha continuato a urlare, straziata da un dolore immane. Antonio e Antonella si erano trasferiti nove anni prima a Formigine dalla Puglia, impiegandosi entrambi nella grande azienda emiliana.
Una coppia che aveva iniziato ad entrare in crisi negli ultimi tempi, fino a una separazione ormai alle porte. Antonio voleva salvare il rapporto, e anche per non turbare la piccola Erica la coppia continuava a vivere insieme. “Cercavamo di aiutarlo, di dirgli che avrebbe dovuto farsene una ragione”, dicono ora i colleghi delloperaio. L’avvicinarsi della separazione aveva innescato in lui ingiustificati accessi di gelosia verso la moglie. Reazioni degenerate in liti furibonde, tanto da preoccupare anche i vicini di casa. Ma non era possibile immaginare che Bove si sarebbe potuto abbandonare a tale, definitiva violenza.

