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Alessandra Maffezzoli, 46 anni, maestra, mamma. Uccisa a colpi di vaso in testa e coltellate dall’ex convivente già denunciato

Pastrengo (Verona), 9 Giugno 2016


Titoli & Articoli

Femminicidio, maestra uccisa nel veronese. L’ex convivente: “Ho perso la testa” (La Repubblica – 9 giugno 2016)
La donna di 46 anni è stata pugnalata nella notte da Jean Luc Falchetto, barista di 53 anni che ha confessato l’omicidio davanti al magistrato. L’omicidio è avvenuto a Pastrengo. Boldrini: “Fenomeno di proporzioni insopportabili”
È stata uccisa dal suo ex convivente, Alessandra Maffezzoli, una maestra elementare di 46 anni. Pugnalata nella notte da Jean Luc Falchetto, barista di 53 anni, di Caprino Veronese, che infine le ha spaccato la testa con un vaso. L’omicidio è avvenuto a Pastrengo dove la maestra risiedeva dal 2009 in un quartiere residenziale vicino al centro storico. Lascia due figli, di 18 e 16 anni.
Portato in caserma dopo essere stato rintracciato, Maffezzoli ha confessato l’omicidio davanti al magistrato. “La discussione è degenerata e ho perso il lume della ragione per un attimo. È come un interruttore acceso che si è staccato per pochi minuti” ha detto Falchetto. Quando i militari sono arrivati hanno trovato la casa chiusa, un carabiniere si è arrampicato sul tetto ed è entrato nell’abitazione da una finestra al piano superiore. Nella zona mansarda è stato trovato il cadavere della donna: la testa era fracassata da un colpo alla nuca inferto con un grosso vaso, sul petto una decina di coltellate. L’arma è stata ritrovata nascosta dietro un armadio, ancora sporca di sangue e con la lama spezzata per la violenza dei colpi. Su suggerimento del vicino hanno cercato l’auto dell’ex convivente, una Lancia Bianca.
Dopo averla uccisa, Maffezzoli, è scappato in macchina. Mentre le pattuglie lo stavano cercando è arrivata alla centrale la segnalazione del portiere di un albergo di Castelnuovo, preoccupato da un uomo arrivato nella struttura. Sembra che prima di essere bloccato dai militari l’uomo abbia tentato di suicidarsi gettandosi nel lago.
Nati da una precedente relazione finita una decina di anni fa, i due figli hanno scoperto l’omicidio della madre quando sono tornati a casa. “Quando hanno visto cos’era successo sono rimasti pietrificati” ha detto il magg. Francesco Milardi, comandante dei Carabinieri di Peschiera del Garda, che ha condotto le indagini assieme al magg. Fedrigo, comandante del Sis dell’Arma di Verona.
Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, la coppia si frequentava anche se la relazione si era interrotta l’anno scorso. L’uomo, che ha due figli avuto da un precedente rapporto, lavorava come in un bar a Bardolino, sulla sponda veronese del lago di Garda. La donna insegnava alla scuola elementare di Lazise, a poca distanza. “La notizia ci ha sconvolti anche perché Pastrengo è una piccola cittadina di tremila abitanti” ha detto il sindaco della cittadina veronese, Gianni Testi, eletto nell’ultima tornata elettorale. Sarà l’autopsia a chiarire l’esatta dinamica del delitto e la sequenza precisa dell’aggressione. Il pubblico ministero Valeria Ardito ha disposto il fermo per Jan Luc Falchetto, che ora è rinchiuso nel carcere veronese di Montorio.
Nella campagna contro il femminicidio “manca la voce degli uomini che come noi sono inorriditi da quello che sta succedendo in questi giorni. La cosa è diventata di proporzioni insopportabili, dopo l’uccisione di Sara quattro donne uccise in pochi giorni. Una serie drammatica di eventi. Non possiamo stare a guardare, tutti dobbiamo esercitare le nostre responsabilità”, dice la presidente della Camera Laura Boldrini a Rtl 102,5.
Ricordando gli interventi legislativi contro il femminicidio di questa legislatura approvati dal Parlamento, Boldrini sottolinea: “le leggi da sole non bastano: ci sono secoli di sopraffazione e bisogna cambiare la mentalità degli uomini attraverso una grande azione culturale ed una mobilitazione. Fondamentale è il ruolo della scuola, che deve occuparsi dalla vita”, aggiunge. Oggi, dice ancora, “sono presidente della Camera e ho una responsabilità istituzionale grande, quindi quando vedo che questo avviene nel mio Paese e che c’è una mobilitazione, anche attraverso il web, di chi dice no alla violenza, sento il dovere di essere partecipe in queste iniziative e di fare la mia parte, motivo per cui anche simbolicamente ho voluto esporre un drappo rosso dal mio ufficio a Montecitorio, per dire che le istituzioni non sono lontane e insensibili”.

Maestra uccisa dall’ex compagno. Oggi l’autopsia (l’Arena – 13 giugno 2016)
Sono tanti gli aspetti ancora da chiarire sull’omicidio di Pastrengo, che ha visto Alessandra Maffezzoli, maestra elementare di 46 anni, venir uccisa a pugnalate dall’ex compagno Jean Luca Falchetto, barista di origini svizzere. Già nelle prossime ore, però, si potranno avere dei primi elementi utili per ricostruire ciò che è avvenuto mercoledì scorso nella villetta di via maggiore Negri Sant Front.
Stamattina, infatti, è prevista l’autopsia sul corpo di Alessandra, che potrà spiegare com’è morta la donna. Quante coltellate le sono state inferte e in quali punti? Alessandra è stata prima tramortita con un colpo in testa, com’era stato finora ipotizzato? Ha provato a difendersi o è stata colta all’improvviso? Le ferite e i i lividi che ha riportato Falchetto sono forse conseguenza di una colluttazione tra i due? Domande a cui l’esame di oggi proverà a fornire una risposta e che consentiranno di definire meglio la posizione di Falchetto.
In questi giorni, inoltre, è atteso il sopralluogo dei carabinieri della compagnia di Peschiera nell’abitazione della donna, a cui dovrebbe partecipare anche il figlio maggiore di Alessandra. L’intento degli inquirenti è, in particolare, accertare la provenienza dell’arma del delitto: un coltello da cucina lungo 30 centimetri. Se infatti emergesse che il pugnale non è stato prelevato dai cassetti della cucina della casa, la posizione di Falchetto rischierebbe di appesantirsi con la possibile contestazione dell’aggravante della premeditazione. E per capire se il coltello era uno di quelli normalmente utilizzati dalla maestra, è quindi necessaria la presenza di qualcuno che possa riconoscerlo, come appunto il figlio della donna.
Se questi sono gli accertamenti più immediati da eseguire, ce ne sono altri che richiederanno certamente più tempo, ma che sono altrettanto importanti. Dai tabulati telefonici, infatti, gli inquirenti attendono di capire meglio qual era la relazione tra Alessandra e il suo ex compagno. I due si erano lasciati lo scorso settembre, ma capitava che si vedessero ancora.
Secondo Falchetto, la donna doveva restituirgli circa cinquemila euro, che lui le aveva prestato in un momento di difficoltà economica. Era lei a chiedergli di incontrarsi, mentre lui non ne voleva più sapere. Contrapposta la versione dei familiari, secondo i quali Alessandra aveva rotto definitivamente i rapporti con lui, al punto da rifiutare i regali che lui le faceva, forse per riconquistarla. A supportare questa tesi, anche la denuncia per danneggiamento presentata dalla donna, dopo si era ritrovata lo specchietto dell’auto distrutto, oltre a una diffida ad avvicinarsi, fatta arrivare all’ex tramite gli avvocati.  (di Manuela Trevisani)

Alessandra ha cercato di difendersi: uccisa con sette coltellate al cuore (il Gazzettino – 13 giugno 2016)
Alessandra Maffezzoli è stata uccisa con sette coltellate al cuore, sferrate dopo che era stata ripetutamente colpita alla testa con un vaso. È il risultato dell’autopsia eseguita oggi all’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Verona sul corpo della maestra elementare 46enne assassinata la sera dell’8 giugno nella sua casa a Pastrengo (Verona) dall’ex compagno Jean Luca Falchetto, 53 anni.
L’esame ha confermato l’evidenza dei segni di un’aggressione, verosimilmente al culmine di un litigio. Le coltellate sono state sferrate quando la donna era già sdraiata a terra, ma in precedenza era stata colpita anche alla schiena e non solo sulla testa, che presentava ecchimosi diffuse e numerosi tagli. L’assassino potrebbe anche averle sbattuto la testa per terra o contro il muro, ma nessuno di questi colpi è stato mortale, al contrario delle coltellate inferte con una lama da cucina lunga 30 centimetri.
Sul corpo di Alessandra Maffezzoli anche i segni di una blanda difesa prima di essere sopraffatta dall’ex compagno che dopo l’arresto è stato curato al pronto soccorso per una slogatura al polso, rimediata presumibilmente durante l’aggressione. L’uomo ora è rinchiuso nel carcere veronese di Montorio, mentre il magistrato nel frattempo concederà il nulla osta per il funerale della donna, che ha lasciato due figli di 17 e 18 anni, avuti da una precedente relazione.


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In memoria di

Aula magna della scuola dedicata alla maestra Alessandra, uccisa dal compagno (l’Arena – 3 aprile 2024)
Il delitto nel 2016, oggi Maffezzoli avrebbe compiuto 54 anni. Colleghe, ex alunni, i figli, il sindaco alla cerimonia di questa mattina
Da oggi, 21 marzo, l’aula magna della scuola primaria e secondaria di primo grado di Lazise è dedicata alla maestra Alessandra Maffezzoli, uccisa l’8 giugno 2016 dall’ex compagno Jean Luc Falchetto, per cui nel 2021 la Cassazione ha confermato la condanna a 15 anni di reclusione.
Questa mattina, nel giorno in cui Alessandra Maffezzoli avrebbe compiuto 54 anni, la scuola e l’amministrazione comunale di Lazise hanno organizzato la cerimonia di intitolazione, alla presenza anche dei familiari di Alessandra: i figli Alberto e Massimo Di Pietro, che oggi hanno 27 e 25 anni, la mamma Pia e lo zio Pierluigi. Originaria di Garda, Alessandra Maffezzoli aveva iniziato il suo percorso di insegnante di ruolo nell’anno scolastico 2007-2008 nell’Istituto comprensivo «Falcone-Borsellino» di Bardolino-Lazise. L’anno 2015-2016 era stato il suo primo a Lazise, dove aveva chiesto di trasferirsi per avvicinarsi a Pastrengo, paese in cui viveva. Le era stata affidata la classe prima, a cui insegnava l’area linguistica: oggi quei suoi alunni hanno iniziato il percorso della scuola superiore, ma hanno voluto essere vicini alla famiglia della loro maestra facendo consegnare un plico contenente pensieri e messaggi d’affetto.
«Il processo di intitolazione non si è ancora concluso a livello formale, ma abbiamo scelto di celebrare questo momento oggi per ricordare Alessandra Maffezzoli nel giorno della sua nascita», ha spiegato il dirigente scolastico Michele Bragantini, «per onorare al meglio la sua memoria la scuola può renderla insegnante per sempre, fare in modo che la sua vita costituisca un monito, un insegnamento, una guida per le persone che sono qui e per chi passerà in questi corridoi». Presenti anche le colleghe di Alessandra e le ex dirigenti scolastiche Emanuela Antolini ed Elena Fossà, sotto la cui guida è stato iniziato il percorso di intitolazione. «Posizionando la targa e intitolandole l’aula magna, la maestra Alessandra sarà qui con voi e tra di voi a continuare la sua missione di maestra, insegnandovi e insegnandoci che ognuno di noi ha diritto alla vita. Con questa targa vogliamo che ogni giorno sia un 25 novembre», ha rimarcato il sindaco di Lazise Damiano Bergamini, affiancato dalla consigliera con delega all’Istruzione Donatella Giubelli e da rappresentanti dei Comuni vicini: la vicesindaco di Bardolino Katia Lonardi e l’assessora di Garda Roberta Cecere.