Camelia Ion, 56 anni. Massacrata di botte dall’ex già denunciato per violenze
Civitavecchia (Roma), 18 Ottobre 2024
Titoli & Articoli
Soffocata dopo una lite: così è morta Camelia Ion (La Provincia – 19 ottobre 2024)
Le urla, quelle di sempre che accompagnano la quotidianità in quell’alloggio arrangiato a ridosso del parcheggio del Bricchetto. L’epilogo questa volta però è diverso, c’è la violenza che prende il sopravvento, c’è la morte sull’uscio di casa. Un omicidio, “femminicidio” per l’esattezza, maturato in un ambiente difficile, dove alcuni rumeni vivono da tempo ai margini della società, tra liti, alcol, malattie e tanto degrado. Poche gioie, tanto dolore e disperazione, solitudini che si uniscono in un amalgama in cui è più facile scambiarsi i mostri interiori del momento che i ricordi di un passato felice che da qualche parte pure è esistito.
Camelia Ion ha 56 anni, vive da tempo a Civitavecchia ed è malata; “insufficienza epatica”, si lascia sfuggire un suo connazionale in un italiano maccheronico. Sono circa le 3 della notte tra giovedì e venerdì e nel tugurio ci sono tre persone. Scoppia una lite che vede coinvolta Camelia Ion e Lucian Tuduran, di 41 anni, anche lui rumeno. L’altra persona presente sente tutto ma probabilmente vede poco o niente, forse si allontana. Al suo ritorno in casa c’è solo il corpo immobile della 56enne, si spaventa e chiama il 112. Sul posto si precipitano le volanti del commissariato e il 118: il personale sanitario non può fare altro che costatare la morte di Camelia Ion e a quel punto le lancette si fermano. La Polizia cristallizza la scena, nota subito la mancanza di segni sul corpo della donna riconducibili a una lite, ma ha la testimonianza del coinquilino che ha assistito alla lite tra la vittima e il suo connazionale con il quale aveva intrecciato una pericolosa relazione.
E allora che fine ha fatto Lucian Tuduran. Arriva la Scientifica e la squadra di polizia giudiziaria. Gli agenti ci mettono poco a intercettare il cellulare del 41enne, che in piena notte aggancia una cella nella zona del mattatoio. È qui che la Polizia lo preleva e lo porta in commissariato per interrogarlo. Lucian Tuduran nega, d’altronde sa bene che non ci sono segni recenti sul corpo della vittima e si sente in qualche modo al sicuro. Gli inquirenti, coordinati dal pm Martina Frattin, non escludono nessuna pista, neppure quella del malore, visto il precario stato di salute della donna. Il testimone però fornisce particolari attendibili che nel giro di dieci ore fanno scattare il fermo. Il 41enne rumeno Lucian Tuduran finisce in carcere poiché gravemente indiziato dell’omicidio della sua connazionale Camelia Ion di 56 anni.
Il corpo della donna è stato tradotto al Verano per l’esame autoptico disposto dall’Autorità giudiziaria. A distanza di quattordici anni un altro femminicidio che vede coinvolta la comunità rumena e sempre nei pressi del sottopasso della stazione. Nel 2010 toccò ad Ana Candoi “morire d’amore” per mano del suo ex, Cosmin Zuica.
LA SVOLTA NELLE INDAGINI: OMICIDA INCHIODATO DA UN TESTIMONE
Era presente durante la lite tra i due, non avrebbe assistito all’omicidio, ma è stato lui a mettere la Polizia sulla pista giusta. Prima ha chiamato il 112 per segnalare la morte di Camelia Ion, poi ha riferito agli operatori della volante della lite tra la vittima e Lucian Tuduran. Il resto lo ha fatto nelle ore successive in commissariato, fornendo agli inquirenti un quadro nitido dell’accaduto, che ha consentito il fermo dell’assassino.
I RAPPORTI CON HARTAN E L’OMICIDIO COSTANTINI: UN PASSATO DAI LATI OSCURI
Ambienti difficili quelli che frequentava Camelia Ion, fatti di gente spesso senza scrupoli e dedita al crimine, oltre che all’alcol. Le forze dell’ordine la conoscevano, in passato si sono occupati di lei più volte. Come nel caso dell’omicidio di Marco Costantini, l’autista 51enne pestato a sangue in casa sua da Hartan Razvan, rumeno di 46 anni a scopo di rapina. La vittima è morta al policlinico Gemelli lo scorso aprile, dopo essere finita in coma per le botte ricevute due mesi primai. Presente in quell’occasione anche Camelia Ion, intimamente legata ad Hartan Razvan. Ascoltata dagli agenti della Polizia riferì di aver solo sentito delle urla ma di non aver assistito al pestaggio in quanto dormiente in un’altra stanza dell’abitazione nella quale si consumò l’omicidio del civitavecchiese.
LA POLIZIA HA SEQUESTRATO LO STABILE: PRELEVATE TUTTE LE SOSTANZE SOSPETTE PER ESCLUDERE L’AVVELENAMENTO Inchiesta lampo ma meticolosa quella della Polizia, che vista l’assenza di segni evidenti di violenza sul cadavere della vittima ha indagato in due direzioni: il malore e l’omicidio. Le parole del testimone hanno indirizzato gli inquirenti verso quest’ultima ipotesi, mettendo in cima alle probabili cause di morte il soffocamento oppure l’avvelenamento. Ecco perché i poliziotti, prima di apporre i sigilli hanno portato via dall’abitazione diverse sostanze sospette, poi sottoposte ad analisi scientifiche. Solo successivamente ha preso piede l’ipotesi di una morte per soffocamento. Sarà l’esame autoptico a chiarire ogni aspetto.
Cosa sappiamo sul femminicidio di Camelia Ion, uccisa dall’ex con il braccialetto elettronico (Fan Page – 20 ottobre 2024)
Camelia Ion è stata uccisa dall’ex Lucian Tuduran, che già aveva denunciato in passato per violenze. L’uomo si trova ora rinchiuso nel carcere di Civitavecchia.
L’ha uccisa probabilmente strangolandola, al culmine dell’ennesima discussione. Lucian Tuduran, 41 anni, originario della Romania ed ex campione di kick boxing, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e si trova ora nel carcere di Civitavecchia. La vittima, Camelia Ion, 56 anni, anche lei originaria della Romania, lo aveva denunciato già in passato. Per questo a Tuduran era stato applicato il braccialetto elettronico con il divieto di avvicinarsi a meno di 500 metri alla donna. Qualcosa però non ha funzionato: sembra che la donna non avesse con sé il cellulare collegato all’applicazione per il braccialetto elettronico, che quindi non ha mandato il messaggio di allerta per segnalare la presenza dell’uomo. E così Lucian Tuduran è riuscito a sorprendere la donna, che stava dormendo in un’alloggio di fortuna presso la stazione di Civitavecchia.
È stata un’altra persona senza fissa dimora a sentire le urla dei due che discutevano, e a trovare poi il corpo di Ion, ormai privo di vita. L’uomo ha lanciato l’allarme, con i carabinieri della locale stazione intervenuti subito sul posto per le indagini. Lucian Tuduran è stato arrestato poco dopo e portato nel carcere di Civitavecchia.
Le indagini sul femminicidio sono ancora in corso. Camelia Ion e Lucian Tuduran avevano avuto una relazione in passato, segnata però dalla violenza e dall’alcolismo dell’uomo. Entrambi senza fissa dimora, conducevano una vita difficile e travagliata in strada. Dopo l’ennesima aggressione da parte di Tuduran, Ion lo aveva denuncianto. A lui era stato applicato un braccialetto elettronico, mentre alla donna è stato consegnato un cellulare – non ne aveva uno di sua proprietà – in modo da avere una notifica nel caso il 41enne si fosse avvicinato. Sembra però o che non abbia attivato l’applicazione, o che non avesse con sé il telefono quella notte. (di Natascia Grbic)
Femminicidio in stazione, Tuduran aveva il braccialetto elettronico ma Camelia non aveva con se il dispositivo d’allarme (Etruria News – 20 ottobre 2024)
L’avvocato Viola che difende Tuduran: «Non è accertato che si sia trattato di soffocamento»
Arriva da Civitavecchia la notizia di un nuovo terribile caso di femminicidio, e anche questa volta la triste vicenda sta facendo discutere perché l’uomo indossava il braccialetto elettronico, dispositivo che dovrebbe servire a tenere sotto controllo i soggetti che si trovano in regime di libertà vigilata. Una storia che va inevitabilmente a collegarsi con quanto accaduto a San Severo, nel Foggiano, dove un uomo (che aveva il braccialetto elettronico) ha sparato alla moglie e si è tolto la vita.
Il caso di Civitavecchia si è verificato la notte scorsa. Il corpo della vittima è stato rinvenuto intorno alle 2.30 di sabato 19 ottobre. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’episodio è avvenuto in una struttura del parcheggio vicino alla stazione ferroviaria. La vittima, Camelia Ion, romena di 56 anni, sarebbe stata inseguita, aggredita e soffocata a morte. Purtroppo è stata rinvenuta già priva di vita, così le forze dell’ordine si sono subito messi alla ricerca del responsabile.
Gli agenti di polizia hanno individuato il fretta il presunto colpevole, l’ex compagno della 56enne. L’uomo, Lucian Tuduran (41 anni) aveva dei precedenti alle spalle, avendo commesso reato di stalking proprio nei confronti della vittima. Per tale ragione era stato emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento alla ex compagna, oltre all’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Il soggetto è stato arrestato con l’accusa di omicidio pluriaggravato.
Stando a quanto riferito dalla procura della Repubblica, l’uomo avrebbe dovuto avere con sé un cellulare che gli era stato consegnato per segnalare un eventuale avvicinamento alla ex compagna. Un dispositivo di questo tipo era stato dato in dotazione anche alla vittima, così da darle la possibilità di lanciare l’allarme in caso di pericolo. A quanto pare la 56enne è stata rinvenuta senza il telefono che avrebbe potuto salvarla.
Sulla donna sono stati rilevati chiari segni di violenza, come lesioni e impronte riconducibili al soffocamento. Si attende ora l’esito dell’autopsia per avere un quadro più completo. Sia l’uomo che la vittima risultano essere dei senza fissa dimora. L’indagato è adesso a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’Autorità giudiziaria ha disposto l’esame autoptico e proprio dai medici legali del Verano arriverà il responso in grado di chiarire gli aspetti fondamentali di questo decesso.
Non essendo stati riscontrati segni esterni sul corpo in grado di ricondurre a una recente violenza, gli investigatori si sono concentrati sull’ipotesi dell’avvelenamento o del soffocamento, ovviamente nel caso in cui dovesse trattarsi di omicidio. Rimane tuttavia in piedi l’ipotesi di un malore, considerato il precario stato di salute della vittima, ipotesi che rimetterebbe tutto in discussione, a partire dalla posizione di Lucian Tuduran, al momento detenuto presso il carcere di Borgata Aurelia.
Azzardato in questa fase spingere il piede sull’acceleratore per quanto riguarda le cause di morte, come ha avuto modo di ribadire anche l’avvocato Antonello Violache difende il fermato. «Preme evidenziare che al fine di accertare le cause che hanno portato alla morte della vittima, la Procura della Repubblica di Civitavecchia, ha disposto l’autopsia su Camelina Ion. Alla data della pubblicazione dei summenzionati articoli – afferma il legale – si evidenzia quanto segue: in primo luogo non è assolutamente accertato che il decesso sia avvenuto a causa di un soffocamento e che lo stesso sia ascrivibile all’odierno indagato». Rimane infatti a carico di ogni indiziato di delitto la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio.
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In memoria di
Camelia è tornata a casa (Trc Giornale – 11 marzo 2025)
Il corpo di Camelia Ion riposa in Romania. È la piccola, bella notizia relativa alla tragica fine della 56enne senza fissa dimora, trovata morta nella notte tra il 17 e il 18 ottobre scorso all’interno di uno stabile che si trova nel grande parcheggio dell’area Feltrinelli, nei pressi della stazione ferroviaria di Civitavecchia. La novità arriva dall’assessore ai Servizi Sociali, Antonella Maucioni, che ha effettuato delle vere e proprie ricerche per sapere dove fosse finita la salma della donna.
Dalla Polizia ha scoperto che le figlie di Camelia avevano già a fine novembre avuto l’autorizzazione dalla Procura a riportare a casa, in Romania, il corpo della madre. Con molta probabilità, quindi, i familiari sono riusciti quantomeno a darle il giusto e meritato riposo. Immediatamente dopo il decesso, la salma di Camelia Ion era stata conservata per diverso tempo al Verano, in attesa dell’effettuazione dell’autopsia, esame necessario per fare luce su una vicenda che ha ancora tanti punti oscuri.
Come si ricorderà, per la morte della clochard è stato infatti arrestato Lucian Tuduran, l’ex compagno, connazionale di 41 anni, anche lui senza fissa dimora, tuttora detenuto nel carcere di Borgata Aurelia perché accusato di omicidio. L’esame autoptico diventa dirimente per capire se la morte di Camelia sia avvenuta in seguito a violenze subite oppure se si sia trattato di un malore o di una morte in qualche modo naturale. Bisognerà ancora attendere, visto che l’esito dell’autopsia, a distanza di quasi cinque mesi dal ritrovamento del corpo della vittima, non è stato ancora depositato dal medico legale incaricato dal Tribunale. “Al momento – spiega l’avvocato di Tuduran, Antonello Viola – all’interno del fascicolo è presente solamente una breve bozza dell’autopsia, effettuata nell’immediatezza, che parla di morte causata da emorragia interna di un organo. Aspettiamo, però, che venga depositata la relazione”.
Nel frattempo, le indagini vanno avanti e il pubblico ministero, Martina Frattin, ha disposto un incidente probatorio che si è già concretizzato con l’interrogatorio di un senza fissa dimora, in particolare di colui che quella notte fu chiamato al telefono da Tuduran. Il clochard ha risposto alle domande del pm.


