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Daniela Nenni, 49 anni, impiegata, mamma. Accoltellata in ufficio dall’ex marito

Roma, 26 Settembre 2014

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Titoli & Articoli

Duplice omicidio a Cinecittà: uccide la moglie e un altro uomo (Roma Today – 26 settembre 2014)
L’omicida, Mauro Micucci, ha quindi chiamato il 112, ammettendo di aver ucciso la moglie, Daniela Nenni, e Alessandro Santoni. La tragedia in via Umberto Quintavalle presso la sede dell’Inps
“Correte ho ucciso mia moglie e un altro uomo”. Tragedia in via Umberto Quintavalle a Cinecittà. Un uomo di 57 anni, Mauro Micucci, ha ucciso la moglie, Daniela Nenni, di 49 anni e il suo presunto amante, Alessandro Santoni di 38. I due sono stati accoltellati a morte all’interno degli uffici Inps. Subito dopo Micucci ha chiamato i carabinieri. Gli uomini del Nucleo Radiomobile sono intervenuti e lo hanno fermato e condotto presso la caserma dei Carabinieri della compagnia Roma Casilina. Sul posto sono intervenuti gli uomini della sezione rilievi tecnici del Nucleo Investigativo di via in Selci. Alla base del gesto ci sarebbero motivi passionali.
Quando sono arrivati i carabinieri hanno trovato l’uomoin un ascensore  con il coltello ancora insanguinato in mano e i due cadaveri. Ai carabinieri l’uomo avrebbe riferito di essere stato lui ad uccidere i due perché non sopportava che la moglie avesse una relazione.
L’assassino, Mauro Micucci, e la moglie Daniela Nenni sono entrambi dipendenti dell’Inps del reparto informatico. Anche Santoni lavorava all’interno dello stesso edificio, svolgendo però l’attività di elettricista.

Roma, duplice omicidio all’Inps: «La sorvegliava, era come impazzito» (il Messaggero – 27 settembre 2014)
Ditemi che non è morta. Vi prego: ditemi che non è vero. Daniela uccisa, non è possibile. Ha tre figli, non può lasciarli coì. E lei è così bella, speciale. Ma è morta davvero?». La collega piange guardando le finestre del suo ufficio al terzo piano, le stesse di Daniela. Sono le uniche stanze illuminate nel palazzone Inps di via Quintavalle, a Cinecittà. Il resto è buio, solo i lampeggianti delle auto dei carabinieri all’ingresso nel piazzale all’ingresso. Lavoravano insieme, «ci vedevamo tutti i giorni», e adesso non sarà più così. Il corpo di Daniela Nenni nell’ascensore accanto a quello di Alessandro Santoni e il marito di lei con il coltello e le mani sporche di sangue. «Li ho uccisi io, mia moglie e l’amante».
Un pomeriggio che resterà negli occhi di tutti. «Daniela era una donna speciale», chi la conosceva bene singhiozza continuando a fissare la sua stanza. «Aveva un sorriso bellissimo, le si illuminavano gli occhi. Non ce lo dimenticheremo mai quel sorriso. Solare, allegra, sempre disponibile con tutti. A volte stanca e stressata, ma è ovvio con tre figli e tutti i pensieri che le dava il più piccolo. Ma comunque sempre precisa e attenta, bravissima sul lavoro». All’Inps di via Quintavalle da 15 anni circa, nel settore informatico come il marito Mauro Micucci, 57 anni. «Stavano insieme da tanto, una bella coppia. Negli ultimi tempi andava male tra di loro, vivevano da separati in casa». Sul lavoro nessuna tensione però, l’ufficio di Mauro era al secondo piano e quello di Daniela al terzo. In tanti però li ricordano prima della crisi come una coppia molto affiatata. Da qualche mese qualcosa li angosciava. «Ma che avete fatto? Vi siete messi a dieta tutti e due», dimagriti tanto e c’era chi aveva capito che dietro quei chili persi c’era qualcosa di più, forse un tormento.
I SOSPETTI. Mauro di sicuro soffriva per quei pensieri che avevano cominciato a ossessionarlo. Daniela con un altro, chissà se era vero o se si trattava solo di una fantasia. Ma quell’immagine non lo abbandonava un attimo e anche su Facebook sfogava la sua rabbia, «vi prenderò». Adesso dopo quello che è successo è facile ipotizzare che si riferisse alla moglie e a quello che riteneva fosse il suo amante, Alessandro Santoni, 39 anni. All’Inps lo ricordano appena, «lo conoscevano di vista. Veniva qui a fare dei lavori».
Era dipendente di una ditta privata che si occupava della manutenzione del palazzone a due passi dal centro commerciale Cinecittà2 e dagli Studios. «Ma di lui sappiamo poco». Qualcuno aveva visto Daniela chiacchierare nei corridoi con l’elettricista, «pensavamo fossero amici, non abbiamo mai sospettato qualcosa di diverso e su di loro certamente non circolavano chiacchiere». Ma adesso c’è chi si chiede se fosse qualcosa di più di una simpatia. Mauro ne era certo a aveva cominciato a pedinare la moglie in ufficio.
I CONTROLLI. «Lo vedevamo sempre più spesso al terzo piano, ci chiedevamo come mai fosse sempre lì». Per Daniela certo, ma nessuno poteva immaginare la gelosia che giorno dopo giorno lo stava consumando. Mauro la seguiva, è quasi certo, controllava gli spostamenti della moglie anche se ormai il loro non era più un matrimonio, vivevano da separati in casa, «ma forse lui l’amava ancora».
Al punto da non potere tollerare il sospetto che ci fosse un altro. «Cosa gli ha detto il cervello? Deve essere uscito fuori di testa, un momento di follia. Mauro è un uomo tranquillo, mai un gesto fuori luogo, una persona responsabile. Ci pensi e dici: non può essere Mauro ad avere fatto una cosa simile. È davvero difficile crederci». L’ascensore e il sangue, due corpi immobili. «Quella scena l’avremo sempre davanti, la nostra scrivania è lì. Ogni volta che si fermerà l’ascensore al piano penseremo a Daniela. Questo incubo non finirà mai». (di Maria Lombardi)


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