Grazia Rosaria (Rosa) Quatrini, 62 anni, vedova. Colpita più volte e poi sgozzata da un pretendente respinto
Palermo , 16 Novembre 2013
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Omicidio alla Noce, una donna trovata sgozzata in casa: è giallo (Palermo Today – 18 novembre 2016)
Una vedova incensurata di 63 anni, Grazia Rosaria Quatrini, è stata rinvenuta in un lago di sangue dal fratello. L’uomo ha detto agli inquirenti che da due giorni telefonava alla sorella senza ricevere mai risposta. Indaga la polizia
Una donna è stata uccisa in casa in via Tommaso Aversa 18, alla Noce. La vittima si chiamava Grazia Rosaria Quatrini, una vedova incensurata di 63 anni, ed è stata trovata sgozzata in un lago di sangue dal fratello nella sua abitazione. L’uomo ha riferito alla polizia che da due giorni telefonata alla sorella senza ricevere mai risposta e per questo ha deciso di andare nel suo appartemento a verificare. (VIDEO) Sembra che la donna fosse distesa a terra nuda nel corridoio con una ferita profonda da arma da taglio alla gola. Accanto al corpo un coltello, da appurare se si tratti dell’arma del delitto. Pare che la vittima vivesse in casa con un anziano. Per la polizia, che ha avviato le indagini, si tratta di un vero e proprio giallo. La polizia fermato e interrogando negli uffici della Questura un uomo di circa 80 anni con cui la vittima avrebbe avuto una frequentazione. Stando alle testimonianze dei vicini la donna sarebbe stata accoltellata tra ieri pomeriggio e oggi.
Omicidio via Aversa, le parole dei vicini: “Donna dimenticata da tutti” (Palermo Today – 18 novembre 2013)
La polizia ha fermato l’anziano compagno della vittima per interrogarlo. Nel quartiere si racconta che la donna bevesse e assumesse psicofarmaci. Una vicina: “I due avevano spesso accesi battibecchi”
La polizia indaga sull’omicidio di via Tommaso Aversa. Ancora nessun indagato, neanche l’ombra di un possibile movente, ma la polizia ha deciso di interrogare il presunto convivente della vittima Grazia Rosaria Quatrini: un uomo di 80 anni che da tempo frequentava la vedova 63enne. “Una donna molto vivace – spiega un vicino – per non dire esaltata, che spesso si rifugiava nell’alcol e assumeva psicofarmaci”. Ma questa ipotesi non è stata ancora confermata dagli investigatori.
Mentre ancora la polizia scientifica effettua i rilevamenti del caso, la piccola strada del quartiere Noce si riempie di vicini e curiosi. Nessuno azzarda alcuna ipotesi, ma la ‘signora Rosa’ era conosciuta in zona, come anche parte della sua vita personale.
“Da tempo stava con quest’uomo, che arrivava la mattina presto e restava fino a sera. Non so se dormissero assieme – afferma un signore anziano che abita a meno di 20 metri dal luogo del misfatto – ma sicuramente li sentivo spesso litigare. L’ultima volta l’ho vista venerdì e poi ho notato un uomo, che credo fosse il fratello, suonare insistentemente al citofono. La luce della stanza che affaccia sulla strada era accesa e le persiane aperte. Cosa insolita. Così ha avvisato la polizia”.
A confermare le voci che i due non andassero sempre d’accordo anche un’altra vicina, con la quale “non c’era alcun particolare legame” ma che spesso si era resa disponibile nei confronti dell’anziana signora, “abbandonata a sé stessa, dimenticata dalla famiglia“. “I suoi parenti non le stavano accanto – dichiara la vicina – e si vedeva praticamente solo con il suo compagno. Anche se tenevano quasi ‘nascosta’ la loro relazione. Avevano spesso dei battibecchi e, considerando che la donna beveva e prendeva qualche farmaco contro la depressione, mi spiego gli interventi della polizia o del 118. Arrivavano sempre con fari accesi e sirene spente”.
La vittima amava gli animali ed aveva in casa un altro compagno, un fedele amico a quattro zampe. La polizia indaga sulla scena del crimine, laddove la donna è stata trova sgozzata nel corridoio, mentre il suo cane la attende nel balcone nel tentativo di aprire l’infisso. “Era una persona per bene – spiega un’altra vicina – nonostante ogni tanto ci ‘tormentasse’ per le sue continue liti. Non faceva del male a nessuno e credo piuttosto che andasse in qualche modo protetta. Le ho fatto qualche volta il caffè, perché non stava bene economicamente e dimostrava di cercare affetto. Ricordo ancora l’ultimo capodanno: stavamo festeggiando in famiglia e lei era lì, sul balcone, a chiederci quando fosse scoccata la mezzanotte. Durante le festività era sempre da sola“.
Solo le indagini della polizia permetteranno di ricostruire la dinamica dei fatti, nel tentativo di risalire all’orario del decesso. Un altro ragazzo della zona ha cercato di fornire utili indicazioni alle forze dell’ordine, raccontando di aver visto la donna nelle ventiquattro ore precedenti. Se l’ipotesi fosse confermata, l’omicidio potrebbe essere collocato in un arco di tempo che va dal pomeriggio della scorsa domenica alle prime ore del lunedì. (di Riccardo Campolo)
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In memoria di
Grazia Rosaria Quatrini, la donna col barboncino (GQ ITALIA – 25 gennaio 2017)
Decisiva, per risolvere il delitto di Grazia Rosaria Quatrini, l’immagine di una telecamera in cui la donna saliva sull’auto dell’assassino
La donna è nuda, riversa nel corridoio in una pozza di sangue, nella sua casa del quartiere Zisa, a Palermo. Qualcuno l’ha sgozzata e ha lasciato lì l’arma del delitto, un coltello da cucina. Il 18 novembre 2013 il fratello, preoccupato dal fatto di non sentirla da qualche giorno, va a trovarla. Bussa a lungo. Ma non ottiene risposta. Ha un brutto presentimento e chiama i vigili del fuoco. È così che trovano il cadavere di Grazia Rosaria Quatrini, 62 anni. Vedova, nel quartiere raccontano che avesse diversi problemi, soprattutto con il bere, motivo per il quale era stato chiamato spesso il 118 per soccorrerla. Viveva con la pensione di reversibilità del marito insieme ad un barboncino, Lunetta. Alcuni ricordano che avesse una relazione con un avvocato ottantenne e di averli sentiti litigare spesso, anche pochi giorni prima, il venerdì precedente l’omicidio. Nell’edificio c’è solo il suo appartamento, il resto sono magazzini. Per questo nessuno, forse si è accorto di nulla. In casa non ci sono segni di effrazione, segno che molto probabilmente la donna ha aperto la porta al suo assassino. Sicché è facile immaginare che lo conoscesse.
Il barboncino Gli inquirenti rintracciano l’avvocato e ascoltano i tre fratelli e una sorella della vittima. Ma si capisce subito che qualcosa non torna: sono tutti sconvolti dalla morte della signora Grazia. Il medico legale fa risalire la morte alle ultime 36 ore. Ma qualcuno l’ha vista viva certamente sabato 16 novembre. È seguendo il filo di queste testimonianze che si cerca di far luce sul caso: ricostruendo le ultime 24 ore della vittima. In particolare si battono pub e bar che la donna, secondo quanto emerge dai ricordi degli abitanti, frequentava. Si scopre in questa maniera che proprio il pomeriggio del 16 era stata in un’enoteca. Si era presentata lì intorno alle 18. Due ore più tardi aveva salutato i conoscenti sostenendo di aver rimediato un passaggio a casa. È la chiave di volta del giallo. Certo, bisognerebbe identificare chi le ha dato il passaggio, capire se qualcuno li ha incontrati ed è in grado di ricostruire un identikit. Oppure ci vuole un colpo di fortuna. Lì vicino ci sono alcune telecamere di sicurezza. A novembre c’è un gran buio e non è facile distinguere con sicurezza tutte le persone che passano. Ma il caso vuole che nelle immagini si veda una donna con un barboncino salire a bordo di una Fiat Seicento rossa proprio intorno a quell’ora. Un barboncino come Lunetta, quello trovato in casa della signora Grazia.
La svolta. Arrivare al proprietario della macchina è a questo punto decisamente più facile. Si chiama Alfredo Palumbo, ha 53 anni ed è un autotrasportatore. Quando vede arrivare i poliziotti tira un lungo respiro e dice subito che sì, l’ha uccisa lui. Al procuratore aggiunto Maurizio Scalia e al sostituto Emanuele Ravaglioli ricorda che aveva bevuto con la signora Grazia alla taverna. Poi era salito con lei a casa. Aveva tentato un approccio sessuale, ma lei si era rifiutata e si era messa a gridare perché lui insisteva e allungava le mani. Forse in un momento di lucidità si è spaventato. E la lucidità si è trasformata in rabbia. E subito dopo in furia: l’ha colpita prima con un televisore, ripetutamente. Quindi l’ha sgozzata con un coltello preso in cucina. È tornato a casa, ha lavato i vestiti sporchi di sangue e le scarpe da ginnastica. Ma non se ne è liberato: li indossava anche nel momento in cui lo hanno preso. Il gup lo condanna a 30 anni. (di Edoardo Montolli)

