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Jennifer Ewavaro Eguavon, studentessa. Sgozzata dal fidanzato, muore dopo una lunga agonia

Palermo, 13 Febbraio 2011



Titoli & Articoli

Nigeriana sgozzata, confessa il fidanzato (La Repubblica – 13 febbraio 2011)
Il romeno arrestato sul pullman che lo avrebbe riportato in patria. “Avevamo litigato e mi sono difeso”. Ma l’autopsia parla di una ferita inferta con la forza
Stava partendo per la Romania. In valigia i libri universitari e pochi abiti. Era già salito a bordo del pullman che una volta alla settimana parte da via Balsamo per Bucarest. I poliziotti della squadra mobile lo hanno arrestato poco prima che l’autista mettesse in moto.
Il giallo della morte della nigeriana Jennifer Ewavaro Eguavon, sgozzata giovedì notte nella sua casa di via Calderai, è stato chiuso in due giorni con l’arresto del suo fidanzato, Costantin Popovici. Il giovane, romeno di 25 anni iscritto alla facoltà di Lettere classiche in Romania e badante, ha confessato di avere colpito con un coltello la ragazza, al culmine di una lite violenta. La sua versione è stata ascoltata dalla polizia e dal magistrato, che ha poi deciso di sottoporlo a fermo di indiziato di delitto.
“Mi sono difeso. Lei era violenta e più volte mi aveva minacciato e ferito durante i nostri litigi per motivi di gelosia – ha detto Popovici al sostituto procuratore Ennio Petrigni, che lo ha interrogato per cinque ore – Quella sera era furiosa. È rientrata a casa. Ha spento la televisione, l’unica fonte di luce del nostro monolocale, e mi ha sferrato un pugno e poi una coltellata alla mano”.
Popovici poi, ha riferito alla polizia, è riuscito a disarmare la donna. “Non sono certo che si trattasse di un coltello. Eravamo al buio – ha ricostruito il ragazzo – L’ho colpita e poi sono fuggito in strada. Lei mi ha inseguito e urlava. Pensavo di averla stordita e non di averla uccisa. Non stavo scappando in Romania. Da tempo meditavo di andare via perché non ce la facevo più con lei”.
I due ragazzi avevano iniziato una relazione nel luglio scorso. Sin dai primi giorni la storia era stata turbolenta. Ieri Popovici ha mostrato alla polizia diversi lividi e la mancanza di un’unghia da un dito di una mano. Ma era stata la scoperta che Jennifer si prostituisse a far decidere al giovane romeno di troncare la storia, come ha ribadito più volte durante la sua versione dei fatti. “Lei non voleva farmi andare via. Era gelosissima. Bastava che guardassi una ragazza in televisione perché mi minacciasse con un coltello – ha detto tra le lacrime il giovane arrestato, difeso dall’avvocato Giuseppe Varello – Aveva anche sperperato 6.500 euro che avevamo custodito in una scatola di scarpe a casa“.
Alla notizia dell’arresto la comunità nigeriana, insieme con il presidente Vivian Wiwoloku, si è raccolta davanti alla casa della ragazza. “In questa brutta storia – dice Wiwoloku – almeno c’è un finale che ha reso giustizia alla morte di questa ragazza”. Ieri, mentre in questura si svolgeva l’interrogatorio, i medici del Policlinico eseguivano l’autopsia. Il risultato dell’esame ha evidenziato una profonda ferita alla gola. Una lesione – spiegano i medici – inferta con la forza. (di Romina Marceca)

 

Jennifer, vita, morte e speranze “Aiutateci a trovarle una sepoltura” (Live Sicilia – 20 febbraio 2011)

La notizia della giovane nigeriana Jennifer Ewavaro Eguavon, morta in ospedale dopo una lunga agonia, la gola tagliata nella sua casa di via Calderai dal fidanzato romeno, è già materiale per archivi di cronaca nera. Ma il suo mondo è ancora lì, pronto per essere raccontato, col suo dolore e con la sua speranza.
Il pastore metodista Vivian Wiwoloku lo trovi nella sede dell’associazione afro-italiana “Pellegrino della Terra” che dirige, al numero 206 di via Oreto, poco lontano dalla stazione Centrale. Wiwoloku è anche presidente della Comunità nigeriana in Sicilia. Jennifer la conosceva personalmente. Lei inseguiva il sogno di diventare medico per aiutare i bambini in un posto lontano dai soprusi di criminali armati, guerre di religione e sfruttamento, sogno che la sua famiglia poverissima in Nigeria non avrebbe potuto mai esaudire. Era entrata in contatto da poco più di un anno con l’associazione, aveva preso parte ad alcune riunioni, incontrato gli ambasciatori ma era soprattutto aiuto con i documenti che cercava. Sono le uniche informazioni su Jennifer che concede il pastore: “Non vogliamo più esprimerci su questa situazione, anche per evitare di causare problemi con la diffusione di notizie imprecise, alcuni giornali hanno scritto per esempio, che era stata uccisa in strada mentre lavorava, ma in realtà il delitto è stato commesso in casa. La comunità è ancora molto scossa e la ragazza non è ancora stata seppellita, non c’è posto. La nostra tradizione vuole i corpi siano subito seppelliti e solo sotto terra, altrimenti si troverebbero imprigionati in una sorta di limbo, senza pace e continuando a patire sofferenze. Se avessimo i soldi la riporteremmo a casa, nella sua terra, per questo ci appelliamo al Comune di Palermo perché ci aiuti a farla riposare in pace”.
Il pastore Vivian Wiwoloku è  una colonna a cui aggrapparsi. È lui che vigila sulle condizioni di vita degli immigrati nigeriani, che comunica direttamente con l’ambasciatore a Roma, che offre assistenza legale e che intercede per il disbrigo pratiche e documenti. L’associazione Pellegrino della Terra, network che raggruppa diverse realtà umanitarie di Palermo, si occupa invece di “riabilitare” le donne che decidono di uscire dalla rete della prostituzione, aiutandole a cercare una casa e ad inserirle nel mondo del lavoro. “Noi incontriamo tantissime ragazze in queste condizioni e che vorrebbero cambiare vita – afferma Wiwoloku – ma per convincerle a fare un passo così coraggioso è necessario fornire loro una sicura alternativa”, ed è per questo che l’associazione organizza corsi di formazione professionale a titolo gratuito, che rientrano in un progetto della Chiesa Valdese Metodista finanziato dai fondi 8 per mille. Si tratta di corsi di economia domestica e di taglio e cucito-sartoria: “Guardiamo al mercato, a Palermo non ci sono grandi fabbriche e sappiamo che le prospettive sono impieghi come badanti”.
Allo stesso tempo i responsabili del Pellegrino della Terra ricercano per loro un’occupazione e garantiscono in prima persona con i datori di lavoro. I risultati registrati dimostrano che il progetto ha funzionato in maniera eccellente: 250 ragazze salvate dalla strada, anche grazie ad una fortissima collaborazione con le forze dell’ordine e la Questura, che dispone di un programma di protezione per tutte le donne che decidono di denunciare i propri aguzzini.


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