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Lamiae Chriqi, 28 anni, colf. Muore nel rogo appiccato da un amico di famiglia di cui aveva respinto le avance

Sammommè (Pistoia), 6 Ottobre 2016


Titoli & Articoli

Morta carbonizzata. Dalla tragedia al delitto, Lamiae uccisa dall’amico (La Nazione – 7 ottobre 2016)
Le fiamme nella casa di Sammommè non sono state un incidente. Il crollo davanti alla squadra mobile di Pistoia
E’ morta mentre era al telefono con la polizia, mentre tentava di chiedere aiuto chiusa a chiave all’interno del bagno. Non ce l’ha fatta Lamiae Chriqi, 28 anni, morta giovedì sera carbonizzata nella sua abitazione. Si è passati in poche ore dalla tragedia al delitto a Sammommè, una piccola frazione collinare di Pistoia. Avrebbe confessato ieri, nella nottata, l’uomo, di origini marocchine, che avrebbe ucciso volontariamente Lamiae per futili motivi, sembra per la restituzione del passaporto dell’uomo che la giovane aveva trattenuto. Il cerchio stretto intorno al sospettato da parte degli inquirenti della squadra mobile della questura di Pistoia, si è chiuso in poche ore. Nel momento in cui scriviamo l’uomo è ancora sotto interrogatorio assistito dal suo legale. Da una prima ricostruzione dei fatti, fondamentali sarebbero state le testimonianze dei giovani extra comunitari che vivono nell’ex albergo Arcobaleno di Sammommè che a quanto pare, avrebbero visto una figura allontanarsi dall’abitazione mentre all’interno del piccolo appartamento divampavano le fiamme.
Una figura che non corrispondeva a quella del marito, che in quel momento era fuori per lavoro. Gli inquirenti hanno avuto fin da subito il dubbio che non si trattasse di una disgrazia come invece è apparso a tutti giovedì sera quando hanno visto l’appartamento distrutto dalle fiamme. Un dubbio che si è fatto strada proprio dalle disperate parole pronunciate da Lamiae mentre il fuoco la raggiungeva all’interno di quel piccolo bagno dove alla fine ha trovato la morte. Ieri mattina i sopralluoghi della verità. Rilievi accuratissimi svolti dalla Scientifica, dalla squadra mobile e dai vigili del fuoco. Rilievi che hanno evidenziato fin da subito delle incongruenze con una possibile disgrazia. Dalla posizione del corpo, all’impossibilità di ritrovare una chiave, probabilmente del bagno in cui la donna è morta, e che le squadre hanno cercato per tutta la giornata di ieri. Dopo l’interrogatorio, durato per diverse ore, davanti agli uomini della mobili, il sospettato è crollato sotto il peso delle domande e del suo rimorso. Nessuno avrebbe potuto salvare Lamiae dalla furia omicida, quella furia che l’ha abbandonata alla morte più atroce che possa esistere. Sola, travolta dalle fiamme. (di Lucia Agati e Michela Monti)

Pistoia, marocchina morta nell'incendio di Sammommè: un fermato con  l'accusa di omicidio - Firenze Post

Tenta di evitare le avance, 28enne muore nel rogo appiccato dal suo aggressore (La Stampa – 8 ottobre 2016)
È morta bruciata nella sua casa sulle colline di Pistoia, intrappolata in un bagno dove cercava rifugio dall’uomo che aveva respinto e che ha appiccato il fuoco usando una bombola del gas. A ricostruire così quello che all’inizio era sembrato un tragico rogo accidentale costato la vita giovedì scorso a Lamiae Chriqi, 28 anni, marocchina, sposata con un connazionale, è stata la squadra mobile di Pistoia che nella tarda serata di ieri ha fermato un richiedente asilo pachistano, Hussain Afzal, reo confesso, dopo un lungo interrogatorio, non sul movente però.
Omicidio e incendio doloso le accuse contestate all’uomo, un anno più grande della vittima di cui era amico, così come del marito: si erano conosciuti e si frequentavano dopo essersi ritrovati a vivere dirimpetto nella frazione di Sammommè, la coppia in un appartamento, il pachistano, da un anno, nell’albergo Arcobaleno che accoglie un’ottantina di richiedenti asilo. Migranti che hanno contribuito alle indagini. Il pachistano, per la polizia, aveva cercato di crearsi un alibi, intervenendo tra i primi soccorritori e allertando il marito di Lamiae. Aveva pure raccontato che giovedì era stato tutto il giorno nell’albergo, a letto: altri ospiti lo hanno smentito. Tra loro qualcuno ha anche riferito di aver visto allontanarsi una figura dalla casa, un’ombra secondo una teste italiana. Che qualcun altro fosse in quell’abitazione è emerso anche dalle parole della vittima, nella telefonata fatta col cellulare per chiedere aiuto, una volta ripulita dai rumori la registrazione.
Dopo quella chiamata, arrivata al 112 e poi per competenza territoriale girata al 113, l’invio dei soccorsi è stato immediato, si spiega, ma causa le distanze ci sono voluti 20 minuti prima che arrivassero. Lamiae è stata trovata morta nel bagno, al seminterrato della casa, dove si era chiusa a chiave e dove non ha avuto scampo: la stanza ha una finestrella di appena 20 centimetri mentre davanti alla porta, per la polizia, Afzal ha provocato l’incendio dopo averci portato dalla cucina una bombola del gas, tagliato il tubo con un coltello e aperto la valvola, non prima di aver dato fuoco a un foglio di giornale e averlo buttato a terra. Tutto, spiega ancora alla polizia, sarebbe nato da un litigio tra i due. Sul motivo l’uomo avrebbe sostenuto che la donna non voleva rendergli il passaporto, ma al momento non ci sono riscontri. Gli investigatori sono convinti invece che fosse invaghito della vittima e abbia tentato un approccio: il rifiuto avrebbe scatenato la sua furia. Sulla mano della vittima sarebbero state rilevate anche delle ferite da taglio: non è chiaro se le abbia inferte il pachistano e se la donna si scappata in bagno per sfuggire ai colpi.

Delitto di Sammommè: l’assassino visto mentre la spiava dal bagno (La Nazione – 9 ottobre 2016)
Il particolare macabro sarebbe stato riferito da una vicina di casa. Il ritratto di Lamiae: solare e amata dalle famiglie del paese
L’avrebbe spiata dalla finestrella del bagno nel quale l’aveva appena rinchiusa, forse per assicurarsi che le fiamme, che lui stesso aveva appiccato con una bombola a gas, l’avessero raggiunta e che lei non riuscisse a scappare. E’ un particolare macabro quello che emerge, a tre giorni dal terribile omicidio di Lamiae Chriqi, 28 anni marocchina, prima picchiata e poi bruciata in casa da Afzal Hussain, 29 anni, il pakistano richiedente asilo, ospite della comunità Arké, diventato da alcuni mesi un amico di famiglia. Un particolare, questo, che sarebbe stato riportato da una vicina di casa di Lamiae e di suo marito Jamal.
«L’hanno visto accucciato sul retro, davanti alla finestrella del bagno dove l’aveva rinchiusa – raccontano marito e moglie nella piazza di Sammommè – L’ha spiata mentre moriva. Voleva essere sicuro che non si salvasse. Quando ha capito che la situazione si metteva male, è scappato, per poi ricomparire facendo finta di prestare aiuto, insieme agli altri profughi dell’albergo Arcobaleno». Trenta centimetri. Queste le dimensioni della finestra del bagno sul retro, dove Lamiae non ha avuto scampo, ed è morta tra atroci sofferenze.
La gente in paese è sotto choc, anche perché quella donna la conoscevano. Entrava nelle loro case come domestica, e per alcuni era diventata una presenza insostituibile. «Sono andata ieri ad avvisare l’anziana che accudiva da due anni – racconta una signora – E’ sconvolta come se le fosse morta una figlia». Davanti all’albergo Arcobaleno, si vede ogni tanto una macchina della polizia. «Si tratta di una sorveglianza che ha uno scopo preventivo – chiarisce Massimo Civilini, presidente della cooperativa Arké, che si occupa degli immigrati – per fermare, io credo, eventuali manifestazioni di soggetti che possono venire da fuori. In paese la gente è tranquilla perché ha avuto modo di conoscere da un anno gli ospiti della comunità, una cinquantina circa, molti dei quali sono stati i primi a prestare soccorso al momento dell’incendio, mettendo a repentaglio la loro incolumità. In questi giorni, abbiamo pensato di invitarli ad uscire di meno, per non esporli a inutili rischi, anche se, ripeto, non è la gente del paese che temiamo». Fuori dall’albergo Arcobaleno non si sentono rumori. «Prima li vedevamo giocare a cricket nel campetto davanti, che ora curano loro», dicono i residenti. Ieri, però, nessuno ci ha messo piede.
IL RITRATTO. Come era Lamiae Chriqi? Era bella. Sorridente e bella. A tre giorni dal terribile omicidio, l’aria che si respira a Sammommè è surreale, come se il tempo si fosse fermato. In un paesino di poco più di cento anime, l’eco di un fatto come un omicidio si dilata inevitabilmente e resta impresso nell’umore che condiziona tutta la comunità. Davanti alla chiesa, in piazza e nel bar alimentari «Il Gufo», centro di ritrovo per tutti, non serve fare domande, perché non si parla d’altro. Ma, soprattutto, quello che si scopre è che, nonostante le differenze culturali e di vita, la presenza di Lamiae Chriqi, barbaramente uccisa, picchiata e bruciata in casa, a soli 28 anni, da quello che agli occhi di tutti era un amico di famiglia, non è affatto passata inosservata. Nessuno la considerava semplicemente una straniera venuta a vivere sei anni fa in paese, perché lei aveva molti amici, le famiglie per cui lavorava come domestica e dalle quali spesso, di pomeriggio, si intratteneva. «C’è un’anziana, mia vicina di casa – spiega una signora in piazza – di cui Lamiae si prendeva cura ormai da due anni come badante. A volte, quando andavo a trovarla, la guardavo mentre lei si cambiava prima di iniziare a fare i lavori domestici. La vedevo senza velo e le dicevo: ‘sei bellissima’. Lei sorrideva contenta. Sorrideva a tutti e parlava con tutti».
Tutti in paese conoscevano anche il marito di Lamiae, Jamal, anche lui marocchino, 50 anni, lo chiamavano quando dovevano disfarsi del ferro vecchio, che lui recuperava e vendeva. E tutti erano a conoscenza del legame di amicizia che da diversi mesi si era instaurato tra i coniugi e Afzal Hussain, 29 anni, pakistano richiedente asilo, arrivato un anno fa a Sammommé nel centro gestito dalla cooperativa Arké, all’hotel Arcobaleno, l’uomo che venerdì notte, davanti agli agenti della squadra mobile, ha confessato il terribile omicidio. «Lamiae e Jamal avevano accolto quell’uomo in casa come fosse un loro fratello e lui li ha traditi – commenta la gente in piazza – Marito e moglie non lo lasciavano mai solo. Lamiae se lo portava a fare le commissioni: praticamente dove era lei era anche lui, che la seguiva e la aiutava in tutto. Il marito poi gli dava qualche lavoretto, di quelli più pesanti. Ed ecco come li ha ripagati». «Non potrò mai dimenticare – racconta un vicino di casa – le urla strazianti del marito davanti a quella parete di fumo che aveva coperto la sua casa: chiamava la moglie, l’ha chiamata tante volte prima di rassegnarsi».


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