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Mariana Caraus, 24 anni, operaia. Uccisa a colpi di arma da fuoco da un pretendente respinto

Cavino di San Giorgio delle Pertiche (Padova), 3 Marzo 2016

 


Titoli & Articoli

«Lei ha detto: torno tra mezz’ora. Karl sembrava un bravo ragazzo» (Corriere della Sera – 5 marzo 2016)
Il padre Vasile ha provato disperatamente a chiamarla alle 5 del mattino
Se si escludono i due anni di parentesi in Germania, dove ha conosciuto il suo futuro killer, Mariana Caraus (nata in Romania) viveva nell’Alta Padovana fin da piccola: a Campodarsego dagli anni Novanta, a Cavino di San Giorgio delle Pertiche dal 2003. Ma dopo la tragedia sono in pochi a ricordarsi di lei. Mariana, 24 anni, viveva con i genitori e l’inseparabile chihuahua in una palazzina grigia sulla strada provinciale che collega Curtarolo a Campodarsego: papà Vasile, 49 anni, fa il metalmeccanico per un’azienda specializzata in cromature a Bronzola; mamma Viorica, 43, lavora al pastificio Marcato di Campodarsego. Negli ultimi tempi Mariana aveva trovato posto in un calzaturificio di Vigonza, ma la ricerca non era stata semplice. Tanto che tre anni fa aveva deciso di emigrare in Germania: «Diceva che qui non riusciva a trovare lavoro — afferma Patrik, titolare della pizzeria sotto casa —. Così è partita per Monaco di Baviera, dove ha fatto l’estetista e forse anche la barista».
Era però tornata a Cavino verso la fine del 2015. Alla fin fine il suo passato tedesco resta avvolto nel mistero, di certo non aveva detto tutto: «Non mi ha mai raccontato nulla della Germania — continua Patrik —. Ogni tanto veniva con il chihuahua a prendersi una pizza o due da portar via, ma non eravamo molto intimi. E in paese non aveva grandi amicizie, frequentava solamente i suoi connazionali: la conosco da quand’era piccola ma non so nemmeno che scuola abbia fatto». Fatto sta che durante il soggiorno in Baviera Mariana conosce Karl Christian Neumeyer, 33 anni. Tra i due nasce una storia d’amore che però si spezza quando lei ritorna in Veneto e lo lascia: lui non si rassegna, continua a chiamarla e inizia a fare la spola con Cavino, dove nelle ultime settimane diversi testimoni (compreso il vicesindaco Davide Scapin) hanno notato la Volkswagen Golf rossa con targa tedesca parcheggiata in più occasioni e varie zone, compresa la piazzola di sosta davanti alla pasticceria del paese. La conferma che le visite di Karl fossero sempre più frequenti arriva proprio dal padre di Mariana, che invece smentisce con forza l’esistenza di una relazione. «Ho visto Karl tre o quattro volte — dice Vasile Caraus sulla soglia di casa, poco prima di presentarsi in obitorio per riconoscere la salma della figlia —. Ogni tanto veniva a trovare Mariana, mi sembrava un bravo ragazzo. Fidanzati? No, erano soltanto amici».
Sembra che Karl avesse proposto a Mariana di partire insieme, come confermerebbe il ritrovamento delle valigie a bordo. Ma Vasile è irremovibile: «Mariana e Karl si sono conosciuti in Germania tre anni fa e sono rimasti amici. Tra loro non c’era nessuna storia, non so proprio cosa sia successo ». Giovedì sera Vasile sapeva che Karl era a Cavino e che Mariana aveva intenzione di vederlo. «È uscita di casa alle 20, dicendo che sarebbe rimasta fuori mezzora — spiega Caraus —. Attorno alle 22 non si vedeva ancora, così l’ho chiamata e mi ha detto che tornava subito. Ci siamo accorti che non c’era alle cinque di mattina: avremo provato a chiamarla venti volte, il cellulare suonava a vuoto». Mariana era lì, a cento metri in linea d’aria. Ma non poteva più rispondere.

I genitori di Mariana: «Ci ha detto: esco mezz’ora, voglio lasciarlo» (Il Messaggero – 5 marzo 2016)
Mezz’ora per chiudere definitivamente con quell’amore diventato insopportabile. Così Mariana Caraus, May, 24 anni, giovedì sera è uscita dall’appartamento dei suoi genitori in via Praarie a Cavino, portando con sé il cellulare ed il portafoglio. Mariana era una ragazza bellissima: capelli lunghi color castano chiaro, grandi occhi scuri vivaci, un sorriso solare e un fisico da fotomodella.
Unica figlia di Vasile Caraus, 49 anni, operaio da 15 alla Norani Srl Cromatura di Bronzola, e di Viorica, 42 anni, operaia alla Marcato di Campodarsego, azienda che produce macchine per impastare. «Papà, esco mezz’ora e gli dico che non ne voglio più sapere. Un bacio, a tra poco». Sono le ultime parole che Mariana ha rivolto al padre prima di andare incontro alla morte. «Quel ragazzo l’avevo visto una sola volta circa due mesi fa, dopo le feste di Natale – racconta Vasile – Mi è sembrato gentile, cortese ed educato. Mia figlia mi aveva raccontato di quell’amicizia e che lui voleva qualcosa di più. Ieri (giovedì, ndr) mi ha detto che era arrivato e che scendeva per dirgli addio per sempre».

Omicidio-suicidio a Cavino, l’amica di Mariana: “Karl non era il suo ex” (Il Mattino di Padova – 6 marzo 2016)
“Non erano mai stati insieme, lui la voleva ma per lei era solo un amico”
«Mariana la conoscevo da sempre, in Romania abitavamo vicino. Lei era felice e sorrideva sempre, aveva tanta voglia di vivere. E poi stava benissimo con i suoi genitori. Continuano a sostenere che Karl fosse il suo ragazzo ma non è così. Non sono mai stati insieme lei e Karl, non hanno mai convissuto, lei non lo voleva. Si sapeva che lui ci provava, lei era bellissima ed era impossibile non innamorarsene. Ma per lei era semplicemente un amico e non lo ricambiava, pensava che lui l’avesse capito. Quando parlava di lui non era seccata o preoccupata». È la testimonianza di Mirela, una ragazza romena amica del cuore di Mariana. Anche Mirela abita a Cavino e sta vivendo giorni di angoscia per la tragedia della sua amica.
«A quanto ne so Karl non ha mai manifestato intenti violenti, erano amici, lei ha sempre detto che non gli piaceva, non gli era mai piaciuto, però diceva che era simpatico. Non era scocciata o irritata e non ci litigava, lei scherzava con lui, non riesco a capire il motivo perché l’abbia uccisa. Lei probabilmente è uscita tranquilla con lui quella sera, non aveva motivo di preoccuparsi. Altrimenti non sarebbe mai uscita se si fosse sentita in pericolo».
Con Karl, quindi, solo amicizia. Perché Mariana aveva un altro amore. «Mariana aveva un altro ragazzo, romeno. So chi è ma non ci ho mai parlato, non vive in Italia» afferma l’amica «in agosto si sono lasciati e Mariana è tornata a vivere con i suoi. Da ottobre era rinata, con Vasile e Viorica stava bene, si sentiva finalmente serena. Amava i suoi genitori e si preoccupava per loro, se tardava non mancava mai di mandare un messaggino al papà». Dopo essere tornata single, dunque, Mariana aveva voluto andare a vivere con i genitori. «Amava i suoi genitori» ripete Mirela «diceva: è bellissimo cenare con loro, mi piace un sacco. Voleva fare la sua vita, avendo avuto un moroso per tanti anni, ora voleva stare sola. Quello che mi fa male è che sia stato lui, Karl, a decidere della sua vita e che lei in quel momento non abbia potuto far niente. Avrei voluto che fosse riuscita a salvarsi. Penso che lui fosse davvero malato».
Mirela ha visto Mariana domenica e l’ha sentita l’ultima volta giovedì alle 23.30, poco prima della tragedia. «Ci siamo scambiate dei messaggi, era tranquilla, nessuna inquietudine, l’avrei capito. Lei tendeva a essere buona, secondo me ha accettato di vederlo perché avrà pensato di chiarirsi con lui per l’ennesima volta. Avrei voluto dirle che le voglio bene…». Anche i familiari di Mariana sono convinti che la loro cara non fosse legata sentimentalmente a Karl Christian: i due abitavano a centinaia di chilometri di distanza e non si vedevano. Anche loro propendono per una patologia nell’omicida.

Uccisa dall’uomo respinto, la comunità romena prega per Mariana (il Mattino di Padova – 7 marzo 2016)
Decine di fedeli ortodossi riuniti intorno a fiori e lumini sotto le finestre della casa della giovane, uccisa dall’amico tedesco
La comunità romena si è riunita l’altro ieri sera per una veglia funebre sul luogo dove Mariana Caraus è stata uccisa dal tedesco Karl Christian Neumeyer, 34 anni, che un attimo dopo si è tolto la vita. Sotto una pioggia insistente, una cinquantina di persone appartenenti alla comunità romena si sono unite ai familiari della giovane per le preghiere nel rito ortodosso, religione professata dalla famiglia Caraus. Sul marciapiede, davanti al posto auto dov’era parcheggiata la Vw Golf amaranto noleggiata in Germania da Neumeyer per mettere in atto il suo folle piano, familiari e amici hanno sistemato due banchetti con fiori e lumini e una foto della vittima.
Dal balcone del loro appartamento, a una ventina di metri in linea d’aria, papà Vasile e mamma Viorica potranno vederli e rivolgere una preghiera alla figliola. Mariana è stata ricordata anche dal parroco di Cavino, don Luigi Boischio, durante le messe festive. Un solo accenno alle due vittime e non al tragico fatto, durante le preghiere dedicate a metà celebrazione. «Una preghiera particolare la faccio per quei due giovani morti», ha detto don Luigi, «li affidiamo alla misericordia del Padre. Desidero che capiate che non spetta a noi giudicare e che anche noi sappiamo accogliere con misericordia questo fatto».
Forse non è un caso che nel foglietto parrocchiale don Luigi abbia inserito come itinerario quaresimale della quarta domenica di avvento il «Consolare e dare speranza agli afflitti», corredando l’obiettivo con una frase del teologo e biblista Paolo De Benedetti: «La civiltà contemporanea teme gli afflitti e li sfugge perché teme il contagio dell’afflizione e non sa portare il contagio della consolazione e della speranza». Scrive il parroco: «La consolazione è una pratica di umanità che l’uomo conosce, auspica, chiede, mette in atto di fronte alle situazioni di sofferenza, di disperazione, di solitudine e di abbandono. L’arte di consolare consiste in una presenza capace di liberare compassione, nella capacità di parole sentite, di incoraggiamento e vicinanza. Si tratta di creare una prossimità, di farsi presenza accanto a chi è nella desolazione e di parlare al cuore».
Parole che possono essere interpretate come partecipazione al lutto della famiglia romena colpita dalla tragedia, alla quale don Luigi offre la chiesa di Cavino per un’eventuale cerimonia officiata da un Pope come estremo saluto a Mariana da parte della comunità locale prima della partenza della salma della sfortunata ragazza per la Romania, dove verrà celebrato il funerale e dove riposerà per sempre. In questi giorni la famiglia Caraus ha aperto la porta a tutti coloro che hanno voluto andare a porgere le loro condoglianze. Amici e colleghi di Vasile e Viorica, della stessa Mariana, ma anche vicini e compaesani. Vasile Caraus sta affrontando il grandissimo dolore della perdita dell’unica figlia con tanta dignità e contemporaneamente deve sostenere la moglie, una mamma straziata dalla perdita dell’amata figlia, che continua a chiamare, ripetutamente e disperatamente. «Mariana avrà mai giustizia?» chiede l’amica Mirela, l’ultima persona ad aver avuto un contatto con la vittima venerdì alle 23.30, un paio di ore prima dell’omicidio-suicidio. «Credo che non l’avremo mai, ma per lo meno è stata fatta chiarezza sul suo rapporto con Karl: non era il suo fidanzato, ma un amico».

 


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