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Sonja Di Gregorio, 20 anni, fioraia, mamma. Sgozzata dal marito con un coltello da sub

Cino (Sondrio), 21 Gennaio 2000


Titoli & Articoli

Corriere della Sera – 22 gennaio 2000

 

Corriere della Sera -27 gennaio 2000

 


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In memoria di

Delitto di Sondrio, il padre di Sonia chiede: “Dov’è finito l’assassino di mia figlia?” (TgCom24 – 6 dicembre 2011)
Ha ucciso sua moglie nel 2000, è stato condannato a 11 anni e 4 mesi di carcere. Ma ora non si sa dove sia finito.
A chiederlo è Paolo di Gregorio, padre di Sonia, la ragazza di 20 anni sgozzata dal marito a Cino, in provincia di Sondrio. L’omicida, Francesco Gussoni, a cui fu riconosciuta una semi infermità di mente, dopo alcuni anni di cure psichiatriche è rimasto dietro le sbarre solo per 2 anni e 8 mesi. Poi fu rilasciato nel 2006 per l’indulto. Solo dopo le proteste del padre della vittima fu trasferito nuovamente in un struttura psichiatrica. Ma ora il papà della giovane, a cui è stata affidata la nipotina di 14 anni, teme che Gussoni posso rifarsi vivo.
“Non so dove sia l’assassino di mia figlia. Le autorità non mi informano – ha detto Paolo Di Gregorio a Cronaca Criminale  –  Io ho paura per la mia famiglia e per mia nipote. La sto allevando assieme a mia moglie da quando aveva 2 anni. Ora temo che il padre possa tornare a cercarla” E così il papà di Sonia ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè lo riceva e si faccia garante del diritto della sua famiglia a vivere in pace. “Non ce l’abbiamo con l’ex marito di nostra figlia – ha concluso l’uomo – ce l’abbiamo con i magistratiche non capiscono i nostri timori”. (di Enrico Fedocci)

 

“Hanno ucciso tua figlia? Metti mano al portafoglio” Stato tassa risarcimento mai avuto (il Giorno – 16 ottobre 2012)
Sondrio, l’Agenzia delle Entrate pretende 27mila euro. Lui non ha visto un centesimo
«Lo Stato, 12 anni fa, ha permesso che mia figlia Sonia di 20 anni fosse uccisa dal marito dal quale si stava separando: i magistrati che avevano ricevuto più di una denuncia non avevano fatto nulla per impedire che Francesco Gussoni la pugnalasse a morte nella loro casa di Cino, anche l’ultima querela era stata dimenticata in un cassetto del pm. E oggi lo Stato, attraverso l’Agenzia delle Entrate, mi chiede di versare alle casse pubbliche 27mila euro per fare valere il risarcimento di un milione e 600mila euro a cui è stato condannato l’imputato, dalla mia famiglia in realtà mai incassato».
È furente Paolo Di Gregorio, originario della provincia di Catania, 64 anni, una vita a lavorare in Svizzera per un’impresa specializzata in apparecchiature di alta fedeltà vendute alle star della canzone italiana, dove ha vissuto a lungo e dove con la famiglia si è «rifugiato» nel 2006, quando l’assassino della ragazza, fioraia a Morbegno, tornò in libertà per l’indulto e subito aveva detto di voler tornare in Valtellina, a Dubino, il paese di cui è originario. Dopo soli 2 anni e 8 mesi di carcere. «Non ce l’ho tanto con l’ex mio genero — dichiara Di Gregorio, vicepresidente dell’Associazione italiana vittime della violenza — ma piuttosto con chi, non intervenendo, ha consentito che il brutale omicidio fosse commesso il 21 gennaio 2000».
E ancora: «Con l’avvocato Enza Mainini di Morbegno ho deciso di non lasciare prescrivere il risarcimento, non perché sia convinto che Gussoni un giorno paghi il debito, ma perché non dimentichi mai il male che ha fatto a Sonia, portandole via la vita, alla figlioletta poi adottata da me e da mia moglie Mirella, e perché non scordi il dolore che ha suscitato nel resto della mia famiglia. Ma anche lo Stato non dovrà dimenticare chi sono stati i veri mandanti del barbaro delitto».
Gussoni, nel corso del processo di primo grado a Sondrio, fu prosciolto perché ritenuto completamente incapace di intendere e volere al momento del fatto: ebbe solo la pena accessoria di un periodo minimo di 5 anni di cure nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova). In Appello, a Milano, il 30 settembre 2003, invece, i giudici ribaltarono in parte la prima sentenza. Infermità non più totale, ma parziale e condanna a poco più di 11 anni, oltre a tre di soggiorno nell’ospedale. In più il maxi-risarcimento: un milione alla figlia minore, il resto diviso fra Di Gregorio, la consorte e gli altri due figli. E ora la richiesta-beffa di versare all’Erario una parte dei soldi in realtà mai riscossi. Come accade agli imprenditori, prima della recente riforma, costretti a pagare l’Iva, senza prima avere incassato la prestazione fatturata. «Si tratta dell’imposta di registro — spiega l’avvocato Andrea Turconi di Milano, uno dei legali che assiste l’ex emigrante — ossia una tassa che lo Stato esige dai cittadini che hanno ottenuto dall’autorità giudiziaria un provvedimento esecutivo. L’importo, calcolato sul valore del risarcimento a cui si ha diritto, è da versare a prescindere dall’esito dell’esecuzione». Una legge assurda. Che uccide ancora. (di Michele Pusterla)

 

La battaglia del padre di Sonia Di Gregorio: “Le denunce inascoltate di mia figlia. Da 14 anni lotto per avere giustizia” (Quotidiano Nazionale – 25 novembre 2014)
Sono trascorsi più di 14 anni da quel terribile 21 gennaio 2000, quando sua figlia Sonia, 20 anni, mamma da 3 di una bimba, fu sgozzata nell’abitazione di Cino, un presepe di case arroccate sulla sponda soliva delle alpi Retiche, in Valtellina, dal marito Francesco Gussoni, allora 28enne dal quale si stava separando
Sono trascorsi più di 14 anni da quel terribile 21 gennaio 2000, quando sua figlia Sonia, 20 anni, mamma da 3 di una bimba, fu sgozzata nell’abitazione di Cino, un presepe di case arroccate sulla sponda soliva delle alpi Retiche, in Valtellina, dal marito Francesco Gussoni, allora 28enne dal quale si stava separando, stanca di subire i suoi soprusi, le sue violenze, i suoi modi maneschi. Quel giorno papà Paolo Di Gregorio, origini siciliane, una vita di lavoro in Svizzera nel campo dell’elettronica, non lo dimenticherà mai. Come, del resto, il lungo, interminabile calvario che ne è seguito.
«L’altro giorno partecipando a Tirano all’incontro contro la violenza alle donne – dichiara Paolo Di Gregorio, oggi vicepresidente dell’Associazione italiana vittime della violenza – ascoltando i genitori della valtellinese Veronica Balsamo, la 23enne cameriera di Grosio secondo le indagini uccisa dal fidanzatino ora in carcere, ho rivisto la mia storia, sono ritornato indietro di quasi 15 anni. L’Associazione di cui sono vice presidente ha voluto promuovere questo incontro per portare loro solidarietà e sostegno in questa lunga e difficile lotta al male oscuro che miete troppe vittime». «Mia figlia – ricorda Di Gregorio – aveva presentato in Procura a Sondrio dettagliate denunce contro il coniuge dal quale si stava separando, denunce per minacce, stupro e altre violenze. Ma vennero dimenticate nel cassetto, e così qualche tempo dopo fu ammazzata con un coltello da sub dal marito. Era andata nella casa a ritirare le ultime sue cose e lui la aggredì, poi si allontanò simulando un tentativo di suicidio». Francesco Gussoni, ritenuto totalmente infermo di mente nel primo processo, fu poi condannato in Appello a Milano a 12 anni e 4 mesi di reclusione, più un minimo di 3 anni di manicomio giudiziario. «Nel 2006 tornò in libertà, grazie all’indulto – ricorda il genitore della giovane vittima, fioraia a Morbegno -, ho combattuto perché si riesaminasse il suo caso. Il giudice di sorveglianza stabilì che dovesse ritornare in Opg, in quanto ancora pericoloso e non guarito. Subito dopo l’indulto trascorse un periodo in una struttura protetta di Biella e il conto, 80 euro al giorno, fu pagato dal Comune di Cino, per un totale di 2.500 euro. Quindi contribuì al pagamento anche la mia famiglia. L’allora sindaco Basilio Lipari chiese allo Stato il rimborso, senza ottenere risposte».
«È completamente libero dal 2010, fa il vigneron ad Asti – la risposta –. Tempo fa abbiamo ottenuto che non possa entrare in Lombardia perché aveva manifestato l’intenzione di tornare a vivere in Valtellina per rivedere la figlia che, tra pochi giorni, compirà 18 anni. L’abbiamo cresciuta io e mia moglie Mirella, non porta più il suo cognome. Ha studiato, è una gran brava ragazza, spera di trovare presto un posto di lavoro come parrucchiera».
Ma la battaglia di Di Gregorio, 66 anni, non è ancora finita: «Più che con Gussoni ce l’ho con i magistrati che non l’hanno fermato in tempo. Un anno fa ho presentato l’ultima denuncia in Tribunale a Milano per avere giustizia. Se non vedrò riconosciuti i miei diritti, mi rivolgerò alla Corte europea di giustizia. Nel frattempo l’Associazione italiana vittime di violenza resterà vicina alla famiglia di Veronica, in vista del processo».

Il padre protesta davanti al tribunale: “Voglio giustizia” (il Giornno – 13 settembre 2023)
Paolo Di Gregorio protesta a Bologna per l’omicidio della figlia, uccisa a Cino dal marito violento 23 anni fa. Chiede giustizia per la mancata protezione offerta dal magistrato di allora, accusando l’omissione di aver portato alla morte di Sonia.
“Sonia Di Gregorio uccisa dallo Stato”. E ancora: “Assassini protetti dal Csm. Chiedo un processo alle persone che accuso”. Con questi due striscioni appesi alle pareti del Tribunale di Bologna, Paolo Di Gregorio, 74 anni, originario della provincia di Catania, da anni residente a Cino (S), dopo una vita di lavoro in Svizzera, ieri con alcuni amici si è recato nel capoluogo dell’Emilia Romagna per una manifestazione pacifica e autorizzata dalla locale questura per invocare giustizia per la figlia fioraia che, a 20 anni, madre di una bimba, fu uccisa nel giugno 2000 a coltellate a Cino, in Valtellina, dal marito violento che da tempo la maltrattava, Francesco Gussoni di Dubino (So) dal quale si stava separando. Lo aveva denunciato, assistita dall’avvocato Enza Mainini alla Procura di Sondrio, ma la denuncia rimase “dimenticata” nel cassetto del magistrato che la ricevette a quel tempo in cui ancora non esisteva il Codice Rosso per proteggere meglio le vittime di violenza.
Ieri Di Gregorio ha protestato ancora, stavolta a Bologna dove ora presta servizio quel magistrato 23 anni fa al lavoro a Sondrio e il capo dell’Ufficio giudiziario di allora, adesso in pensione. “Se avessero agito – sostiene Paolo Di Gregorio – mia figlia non sarebbe stata uccisa dal marito poi condannato a Sondrio a una pena di pochi anni di reclusione. Sarebbe stato fermato in tempo. Invece è stata ammazzata e ha lasciato orfana una bimba piccola che abbiamo cresciuto noi nonni”.