Svetla Fileva, 30 anni, prostituta, mamma. Uccisa a coltellate da un cliente abituale
Bolzano, 9 Settembre 2012
Titoli & Articoli
Prostituta massacrata dal cliente abituale con 27 coltellate (trento Today – 10 settembre 2012)
Svetla Fileva, donna di 30 anni, bulgara, nota come prostituta che viveva a Trento e’ stata uccisa a Bolzano nel quartiere Piani. Colpevole risulterebbe un 19 enne di Merano, Kevin Montolli
Svetla Fileva, donna di 30 anni, bulgara, nota come prostituta che viveva a Trento, e’ stata trovata uccisa a Bolzano nel quartiere Piani. Il suo corpo e’ stato rinvenuto senza vita intorno alle 6 per strada, in via Macello. Colpevole risulterebbe un ragazzo di 19 anni altoatesino, di Merano, Kevin Montolli. La rabbia del ragazzo è scaturita a causa del rapporto sessuale che non è riuscito a portare a termine.
Infatti l’uomo avrebbe preteso la restituzione del denaro per l’amplesso incompiuto. A questa richiesta la donna si sarebbe messa a ridere, da qui la scintilla che avrebbe scatenato la furia omicidia del panettiere, recentemente lasciato dalla ragazza.” Mi sono sentito umiliato ed ero ancora molto arrabbiato visto che la mia fidanzata mi aveva lasciato da poche settimane” ha dichiarato il giovane, che girava sempre con il coltello e faceva parte della compagnia Schützen di Merano. In un primo luogo il ragazzo, presentatosi spontaneamente in questura con le mani sporche di sangue avrebbe sostenuto di aver assistito come testimone all’ omicidio della donna. Interrogato, è crollato poco dopo, confessando il terribile delitto.
Delitto dei Piani, Kevin andava sempre da lei: «Mi ha deriso e l’ho colpita» (Trentino – 10 settembre 2012)
L’omicidio è stato ripreso dalle telecamere del Centro profughi dell’ex caserma «Gorio». Montolli girava sempre con il coltello. Faceva parte della compagnia degli Schützen di Merano
Dieci passi. Svetla Fileva è riuscita a fare solo dieci passi prima di crollare a terra. Ha lottato come una tigre. Ha lottato per la sua vita. Ha graffiato il volto al suo carnefice. Gli ha morso la mano. Ma non è servito a nulla: Kevin Montolli l’ha colpita per una quindicina di volte. Con una ferocia inaudita. Poi le ha preso la borsa ed è scappato. Questo è quello che si vede nel video in mano agli agenti della Squadra Mobile di Bolzano, che hanno acquisito le immagini dal centro profughi dell’ex caserma Gorio. Una delle telecamere di sicurezza del centro, infatti, ha ripreso l’intera scena.
L’apprendista panettiere originario di Merano, qualche anno fa aveva deciso di trasferirsi a Bolzano. Ha alle spalle una situazione familiare difficile. Un fratello più grande e troppe tensioni con i genitori. Inizia a lavorare. Si iscrive alla scuola professionale “Hellensteiner” di Bressanone. Vuole fare il panettiere. Sul suo profilo Facebook posta qualche foto. Una settimana fa, i suoi commenti sono colmi di rabbia. Comunica ai suoi amici di essere stato preso in giro. Dice di essere stanco. Agli inquirenti spiegherà che la sua fidanzata lo aveva lasciato. Che era arrabbiato. Che per questo motivo aveva deciso di andare a fare un giro in via Macello. Svetla la conosceva. Secondo gli agenti della Squadra Mobile, Kevin era un cliente della prostituta bulgara.
Ma perché si era recato ai Piani con un coltello da cucina nella tasca? «Ha detto di essere abituato ad avere con sé sempre un coltello. Ma stiamo ancora valutando tutte le dichiarazioni del ragazzo», precisa il capo della Mobile, Giuseppe Tricarico.
Kevin Montolli, appartenente degli Schützen di Merano, durante l’interrogatorio ha raccontato cosa aveva fatto sabato sera: è uscito con gli amici, ha mangiato e bevuto qualcosina. Poi è andato a ballare e a farsi un giro in città. Infine, all’alba si è recato in via Macello a piedi per appartarsi con Svetla. Ma il ragazzo non riesce a concludere il rapporto sessuale e alle sei riaccompagna la lucciola in via Macello: «Ero stressato per via della mia ex – ha raccontato agli agenti -. Poi lei mi ha deriso. Mi sono sentito umiliato e ho perso la testa». Già…, “ha perso la testa”. La donna semplicemente si è rifiutata di restituirgli i soldi, ricordandogli che aveva perso del tempo. E il tempo, per chi vive sulla strada, è denaro.
«Abbiamo fatto l’alcoltest – prosegue Tricarico -. Aveva 0,5 per cento di alcol per litro di sangue, quindi non era ubriaco. E non aveva fatto uso di sostanze stupefacenti. Ha ribadito di avere agito perché molto arrabbiato. Una volta confessato tutto, si è reso conto della gravità dei fatti». Oggi avrà luogo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari. Per il momento Kevin Montolli rimane in carcere a Bolzano. La polizia è in contatto con i colleghi bulgari, per rintracciare i familiari di Svetla Fileva. (di Susanna Petrone)
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In memoria di
La famiglia di Svetla chiede giustizia (Alto Adige – 16 aprile 2013)
Genitori e figli della prostituta bulgara assassinata a coltellate ai Piani si sono costituiti parte civile
La famiglia di Svetla Fileva, la prostituta bulgara accoltellata a morte ai Piani di Bolzano il 9 settembre dello scorso anno, vuole giustizia. Ieri papà, mamma, sorella e i due figli (di 8 e 15 anni) della stessa Svetla si sono costituiti parte civile nel processo con rito abbreviato iniziato a carico del giovane omicida. «Non è una questione di soldi a titolo risarcitorio – puntualizza l’avvocato Alessandro Tonon che rappresenta le istanze dei famigliari – ben difficilmente l’assassino avrà la capacità economica di offrire un risarcimento. La nostra è una posizione di principio. La famiglia vuole giustizia e vuole evitare che nel processo l’imputato possa essere presentato come vittima o, peggio ancora, come unica vittima di questa tragedia».
Il processo. Ieri mattina il giudice Silvia Monaco ha accolto l’istanza degli avvocati difensori Flavio Moccia e Julia Mathà ed ha disposto il processo a carico di Kevin Montolli con rito abbreviato, condizionato dall’audizione in aula di due consulenti psichiatrici. Il giudice ne ha disposto l’audizione in contraddittorio con il consulente del pubblico ministero Axel Bisignano. Due le tesi psichiatriche che si fronteggeranno nel corso della prossima udienza, fissata per il 24 giugno. Secondo la difesa (con il professor Fabrici ed il il professor Robotti) all’imputato va riconosciuta la semi infermità mentale, secondo la Procura (con il dottor Michele Piccolin, psicologo) l’imputato non solo sarebbe stato perfettamente in grado di intendere e di volere (e dunque di capire cosa stava facendo) ma sarebbe anche notevolmente pericoloso per un disturbo di personalità che lo renderebbe estremamente aggressivo e pericoloso nel rapporto con l’altro sesso.
Il sangue. Che Montolli sia l’assassino della prostituta bulgara non ci sono dubbi. Il giovane, dopo le prime ammissioni rilasciate alla polizia la mattina dell’arresto (ma non utilizzabili per l’assenza di un avvocato difensore), continua a ripetere di non ricordare nulla delle fasi cruente del delitto. Il giovane panettiere bolzanino, però, è inchiodato alle sue responsabilità anche dall’esito delle analisi di laboratorio. Sui suoi vestiti sono state trovate vaste tracce di sangue della vittima, così come sul coltello utilizzato per l’omicidio sono state trovate tracce di Dna di Kevin Montolli.
Il movente. Anche per quanto riguarda il movente, la pubblica accusa ha ottenuto importanti aiuti dalle indagini genetiche di laboratorio. Agli atti del processo, infatti, ci sono anche i dati delle analisi su un preservativo che la notte della tragedia Kevin Montolli avrebbe usato per avere un rapporto sessuale a pagamento con la vittima. Sul preservativo è stato rilevato il Dna del presunto omicida e della vittima ma non ci sono tracce di sperma, particolare che lascia supporre che l’assassino non sia riuscito ad avere un rapporto completo e per questo sarebbe stato deriso.
La scintilla. Sarebbe stato proprio questo ad innescare la furia omicida di Kevin Montolli che per il momento resta imputato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Intanto le indagini hanno permesso di appurare che Svetla Fileva era stata «venduta» per due volte da organizzazioni criminali che sfruttano la prostituzione (dapprima dalla Bolgaria alla Grecia e poi dalla Grecia in Italia). L’organizzazione incassava parte degli introiti della donna che sarebbe stata minacciata di ritorsione sui famigliari nel caso si fosse ribellata.
La Giornata dell’8 marzo “Dedicata a Svetla” (Alto Adige – 7 marzo 2015)
La rabbia delle donne per lo sconto di pena all’assassino della giovane uccisa ai Piani
Le uniche due cose belle della sua vita stavano in Bulgaria, lontane dal marciume delle strade dei Piani. Per questo ogni sera, prima di andare ad aspettare i clienti in via Macello, telefonava a casa ai figli: una ragazzina che oggi ha 15 anni e un ragazzino di 12. A lei bastava sapere che stavano bene, per trovare la forza di fare quello schifo di lavoro. Loro contavano i giorni che li separava dal ritorno a casa della mamma che arrivava sempre carica di regali per le feste di Natale e Pasqua.
Quando aveva la loro età Svetla Fileva – uccisa a 30 anni il 9 settembre del 2012 da Kevin Montolli, 22 anni, panettiere meranese – sognava un grande amore, dei figli, una bella casa. Poi però le cose erano andate diversamente e alla fine aveva messo da parte i desideri e accettato la vita per quello che era. «Un’organizzazione criminale – spiega l’avvocato Alessandro Tonon che ha sostenuto la parte civile nel processo per l’omicidio della donna – l’aveva portata prima in Grecia e poi in Italia. Tanto che i genitori pensavano all’inizio che lavorasse come cameriera in una pizzeria greca e poi sempre come cameriera, in Italia. I figli li aveva affidati alla madre». Ogni mese mandava i soldi a casa: sperava di regalare loro una vita migliore.
Poi, all’alba del 9 settembre di tre anni fa, 36 coltellate hanno cancellato anche l’ultimo sogno che era quello di tornare a casa, in Bulgaria, e ricominciare daccapo assieme ai suoi bambini.
Per l’omicidio Kevin Montolli, difeso dagli avvocati Flavio Moccia e Julia Mathà, è stato condannato in primo grado a 14 anni, pena ridotta l’altro giorno dalla Corte d’assise d’appello a 12 anni grazie alla cancellazione di una delle aggravanti contestate all’imputato: quella della crudeltà. Ciò significa che realisticamente fra sei-sette anni sarà di nuovo libero. «Impossibile che la Corte d’assise d’appello potesse aumentare la pena, nella migliore delle ipotesi – spiega l’avvocato Tonon – poteva confermarla, perché il pubblico ministero non ha neppure fatto appello». Una sentenza che fa discutere e indigna anche perché si ha come la sensazione che essendo la vittima una prostituta la sua vita valesse meno. Tanto che per lei non si è mosso nessuno, mentre per Montolli si era mobilitato don Paul Renner promuovendo tra i fedeli una raccolta di fondi (7 mila euro) per pagare le consulenze psichiatriche. Questo nella convinzione che l’imputato sia in realtà vittima di un’infanzia disgrazia. «Perché invece – commenta l’avvocato Tonon – la vittima aveva forse avuto un’esistenza normale? La famiglia non aveva neppure i soldi per venire a riportare a casa la bara, tanto che il Comune di Bolzano ha pagato la cremazione e il viaggio del padre l’hanno pagato i paesani con una colletta».
