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Cristian Ioppolo, 26 anni, allevatore. Massacra di botte la fidanzata fino ad ucciderla e cerca di depistare le indagini. Condannato in primo e secondo grado all’ergastolo poi ridotto a 24 anni

Messina, 6 Marzo 2019


Titoli & Articoli

Assassinio di Alessandra Musarra, i dettagli delle forze dell’ordine (LetteraEmme – 7 marzo 2019)
È dovuto probabilmente a motivi di gelosia, oltre a problemi economici che avevano compromesso la stabilità della coppia, il folle gesto del 26enne Cristian Ioppolo, che questa notte ha ammazzato la fidanzata Alessandra Immacolata Musarra, appena trentenne, con la quale stava assieme dall’aprile del 2018. L’omicidio si è verificato nella tarda serata di ieri, quando il 26enne ha colpito ripetutamente la compagna fino a toglierle la vita.
La telefonata alla sala operativa è arrivata intorno alle 8:30 del mattino, quando il 118 ha informato gli operatori della Polizia di Stato del rinvenimento del corpo della giovane donna in un appartamento di contrada Coppolino, a Santa Lucia sopra Contesse. Riversa a terra, vicino al letto, c’è la giovane Alessandra, con il volto tumefatto, lividi sul collo e tracce di sangue sul corpo e sui vestiti.
Le indagini vengono avviate immediatamente e i sospetti si stringono sull’attuale compagno, che inizialmente nega ogni responsabilità, addossando le colpe all’ex ragazzo della vittima (la loro storia era finita sei anni fa), la cui estraneità ai fatti viene subito accertata dagli investigatori. Le domande degli inquirenti, gli elementi di prova a suo carico e le numerose contraddizioni nel suo racconto lo portano poi ad ammettere la paternità del gesto.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti la coppia aveva iniziato a convivere a maggio, un mese dopo il loro fidanzamento. La relazione va avanti quindi fra alti e bassi, con numerosi litigi a causa anche delle loro difficili condizioni economiche. In maniera particolare quelle di lui che, durante ogni momento di ostilità fra i due, tornava a vivere dalla madre, dormendo in casa della ragazza solamente in occasioni sporadiche.
Fra i dettagli emersi, il tentativo del ragazzo di depistare le indagini inviando dal cellulare di Alessandra un sms al padre della vittima: “Papà aiutami. Il mio ex ragazzo si trova qui, mi tiene ferma e mi impedisce di aprire la porta”, è grossomodo il contenuto del messaggio.
Una volta uccisa la ragazza, Cristian sarebbe poi tornato a casa propria per togliersi i vestiti sporchi di sangue. In mattinata, sarebbe poi tornato nell’abitazione della fidanzata, dove nel frattempo erano sopraggiunti il padre e il fratello, che sono riusciti ad accedere all’interno della stanza dalla finestra, in quanto la porta era chiusa dall’interno, con le chiavi inserite nella serratura. Successivamente Cristian si sarebbe quindi disfatto del telefono della vittima. Per ulteriori chiarimenti sulle modalità dell’aggressione servirà attendere l’esito dell’autopsia, fissato in settimana.

 

Il delitto, la condanna all’ergastolo e, ieri, quella a 24 anni per l’assassino di Alessandra Musarra: Cristian Ioppolo (l’Eco del Sud – 21 marzo 2024)
Due sentenze del Tribunale di Messina, in primo e secondo grado, lo avevano condannato al carcere a vita, ma per Cristian Ioppolo, al timone della Giustizia è cambiato il nocchiero: la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria gli ha inflitto, solo, 24 anni di carcere. 31 anni oggi, ma ne aveva 26, Ioppolo, quando uccise Alessandra Musarra, di 29 anni, sua ex fidanzata, il cui corpo fu trovato a Santa Lucia sopra Contesse, quartiere messinese, nel suo stesso appartamento. Era il 7 maggio 2019.

IL DELITTO
Massacrata di botte.
Così Cristian uccide Alessandra. Calci, pugni, presa per i capelli e la faccia sbattuta in terra, sul pavimento di quella camera da letto che con lei aveva condiviso dal maggio 2018. Cristian tenta maldestramente, scioccamente, di accusare del delitto l’ex fidanzato di Alessandra, e predispone anche un piano-salvezza molto approssimativo, con strategia elementare. Quel piano infatti non convince gli investigatori della Squadra Mobile di Messina, che lo sottopongono a un serrato interrogatorio. E il 26enne alla fine confessa. Racconta di quella storia dall’inizio alla tragedia.
Una coppia normale, Alessandra e Cristian, vivono la loro storia tra alti e bassi, qualche lite, lui che a tratti lascia l’appartamento in cui convivono (casa di lei) e torna da madre e padre, poi la pace tra i due. Vanno avanti così, tra liti, moderate, e riappacificazioni, ma nulla nel loro rapporto lascia presagire la violenza che  porterà lui ad uccidere lei. Nell’ultimo periodo scelgono la semi-convivenza: ok a vedersi, stare insieme, ma a volte lui si ferma per la notte, altre torna a casa propria.
Accade tutto nella tarda serata del 7 maggio 2019. L’ennesima lite, pare iniziata per messaggi WhatsApp. C’è gelosia alla base del litigio, ci sono anche problemi di soldi: entrambi sono disoccupati. Cristian va da Alessandra, la lite si fa ancora più accesa, e qui scatta la furia del ragazzo. La colpisce, più volte, al volto, sul torace,  le sbatte la testa sul pavimento. Alessandra muore così. E dopo la furia, in quell’omicida scatta l’istinto di conservazione: deve predisporre un piano per salvarsi dall’essere sospettato. Ma è un piano maldestro, il suo, difficile che regga al fiuto degli investigatori. E infatti non regge.
Sono le due di notte, Cristian Ioppolo invia un messaggio al padre di Alessandra, che vive a Santa Teresa di Riva, spacciandosi per la ragazza. Scrive: “Papà aiutami, sono a casa con il mio ex fidanzato, mi fa paura, mi impedisce di uscire, vieni qui”. Poi il ragazzo lascia l’appartamento e torna a casa propria, dove si ricompone, si disfa degli abiti sporchi di sangue, che ripone nel vano lavanderia, e attende qualche ora per fare la prossima mossa.
Nel frattempo, il padre di Alessandra, allarmato dal messaggio, parte subito in direzione Messina, raggiunge casa della figlia, suona alla porta ma lei non risponde. Le telefona ma squilla a vuoto. Gli arriva, però, la telefonata di Cristian, che gli chiede se ha notizie di Alessandra. Il giovane si mostra preoccupato, perché – dice – la chiama da ore e lei non risponde. Va sul posto, con il ‘suocero’ decidono di introdursi in casa attraverso una finestra. E’ il ragazzo che procura una scala per raggiungere il piano. Sale, entra in casa, apre all’uomo la porta d’ingresso, che avendo la chiave inserita nella toppa dall’interno non rende possibile l’apertura dall’esterno, e insieme ispezionano l’abitazione. Alessandra la trovano in camera, riversa sul pavimento, ai piedi del letto, morta.
Volto tumefatto, con tracce di sangue, segni di colluttazione nella stanza, è questa la scena che si presenta agli occhi di quel padre. Telefonano al 118, l’ambulanza arriva ma i medici possono solo constatare la morte della ragazza.
Disperazione, pianti, interrogativi, di un padre, di un fidanzato. Ma quel fidanzato finge. E quel fidanzato commette l’errore che farà saltare il suo piano-salvezza: prende il cellulare di Alessandra, quello dal quale aveva inviato la falsa richiesta di soccorso al suocero, e lo nasconde nella sua tasca.
Sono le 8 del giorno dopo quando alla centrale di polizia arriva la notizia che una ragazza è stata trovata cadavere in casa. Scattano le indagini, il sopralluogo sul posto, gli interrogatori di parenti e persone vicine alla vittima. Cristian Ioppolo, ovvio, è tra questi. E racconta la sua versione dei fatti, e storna i sospetti degli investigatori sull’ex fidanzato di Alessandra. Un giovane che però, interrogato, risulterà assolutamente estraneo all’accaduto.
Eppure c’è quel messaggio partito dal cellulare di Alessandra che lo accusa. Ma dov’è finito quel cellulare? In casa della ragazza non c’è. Viene perquisita casa di Cristian Ioppolo, al rione Camaro, e lì, nel vano lavanderia, gli agenti trovano gli abiti ancora sporchi di sangue. Il ragazzo si è incastrato da solo. Interrogatorio fiume e, alla fine, dopo avere rivelato dove ha nascosto il cellulare, Cristian Ioppolo confessa: “Sì, l’ho uccisa io”.
Il 19 giugno 2021 Cristian Ioppolo viene condannato all’ergastolo. Un anno dopo, maggio 2022, in Appello viene confermata la condanna ma vita, ma nel settembre  2023 la Cassazione – su ricorso degli avvocati  Carlo Taormina e Alessandro Bille’ difensori del giovane – annulla parzialmente la  sentenza rinviando ad un nuovo giudizio alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria,  ma solo per valutare la sussistenza dell’aggravante dei cosiddetti “motivi abietti e futili”: rideterminata la sentenza, Ioppolo è condannato a 24 anni di carcere.  


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