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Davide Morrone, 17 anni. Uccide la fidanzata con 24 coltellate, la cosparge di benzina, la brucia viva e abbandona il corpo in aperta campagna. Giudicato seminfermo di mente, viene condannato a 22 anni poi ridotti a 18 con l’esclusione della premeditazione, ma dopo poco tempo esce in permesso premio. Grazie agli sconti di pena, è già libero

Corigliano Calabro (Cosenza), 26 Maggio 2013


Titoli & Articoli

16enne bruciata viva, condannato a 22 anni l’ex fidanzato (Corriere della Sera – 11 marzo 2014)
Il verdetto dopo tre ore di consiglio per il ragazzo di 18 anni che uccise la sedicenne Fabiana Luzzi
I giudici del Tribunale per i minorenni di Catanzaro hanno condannato a 22 anni di reclusione Davide Morrone, il diciottenne che nel maggio del 2013 ha ucciso la fidanzata, Fabiana Luzzi, di 16 anni, bruciandone poi il corpo quando la ragazza era ancora viva. La sentenza è stata emessa dopo oltre tre ore di camere di consiglio.

Pena ridotta per Davide Morrone: uccise Fabiana Luzzi bruciandola viva (Il Secolo XIX – 17 dicembre 2014)
Pena ridotta in appello per Davide Morrone, 18 anni, il giovane che nel maggio del 2013, quando era ancora minorenne, uccise a Corigliano Calabro (Cosenza) la fidanzata sedicenne, Fabiana Luzzi, bruciandone il corpo quando era ancora viva. I giudici della sezione minorenni della Corte d’assise d’appello di Catanzaro, accogliendo la richiesta dei difensori, Giovanni Zagarese ed Antonio Pucci, hanno riconosciuto la seminfermità mentale dell’imputato, adottando una decisione diametralmente opposta rispetto quella dei loro colleghi di primo grado, che avevano invece rigettato l’istanza dei due legali. È stata esclusa, inoltre, l’aggravante della premeditazione.
Davide Morrone avrà tempo di meditare a lungo sulle sue responsabilità nella comunità di recupero in Liguria in cui si trova detenuto da alcuni mesi dopo il suo fermo eseguito dai carabinieri il giorno dopo l’omicidio. Per lui si prospetta un lungo periodo di internamento, anche se è presumibile, se terrà una condotta corretta, che resterà detenuto per un periodo di tempo inferiore ai 18 anni che gli sono stati comminati. E potrà a quel punto, data la sua giovane età, rifarsi una vita mettendosi alle spalle il dramma che ha vissuto e provocato.
I genitori di Fabiana, Mario e Rosa Luzzi, hanno espresso contrarietà ed amarezza per la riduzione di pena decisa dai giudici d’appello, ma non hanno fatto, al momento, alcun commento. Nei loro cuori resta l’amarezza ed il dolore per la sorte subita dalla figlia, colpevole soltanto di avere riservato un’eccessiva fiducia nei confronti di un ragazzo rivelatosi un assassino. Quella fiducia che il giorno dopo l’omicidio la indusse ad accettare la proposta di Davide, che andò a prenderla all’uscita della scuola frequentata dalla ragazza ed a salire in sella allo scooter del giovane per andare a «chiarire» in un posto isolato alcune questioni per le quali negli ultimi tempi avevano avuto vivaci discussioni. Questioni banali, come quelle che possono esserci tra ragazzi appena affacciatisi alla vita ed alle sue mille implicazioni, ma che nella mente di Davide Morrone, evidentemente, era diventate patologicamente importanti al punto da indurlo ad accoltellare la fidanzata ed a bruciarne il corpo. Tale era l’odio che aveva accumulato nei confronti della ragazza.
Quel che all’epoca fece scalpore fu non soltanto la confessione di Davide Morrone, ma soprattutto la sua rivelazione di avere bruciato il corpo della ragazza quando era ancora viva e tentava disperatamente di difendersi. Una crudeltà ed una determinazione assolutamente inspiegabili per un ragazzo non ancora maggiorenne.

Ragazza arsa viva: la Cassazione conferma 18 anni all’ex fidanzato (TgCom24 – 1 marzo 2016)
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 18 anni di reclusione a Davide Morrone, oggi ventenne ed all’epoca dei fatti minorenne, reo confesso dell’omicidio dell’ex fidanzata Fabiana Luzzi, di 16 anni, uccisa con 24 coltellate nel 2013 a Corigliano Calabro (Cosenza). La ragazza fu data alle fiamme quando era ancora viva.
La sentenza è stata emessa dopo quasi cinque ore di camera di consiglio. La Cassazione ha anche confermato, rigettando le richieste contrarie del Procuratore generale, Pietro Gaeta, l’esclusione nei confronti di Morrone dell’aggravante della premeditazione e la seminfermità mentale. Davide Morrone attirò la giovane in una trappola dopo averla prelevata all’uscita di scuola.
Attirata in una trappola –  Morrone propose alla ragazza di raggiungere un luogo isolato per parlare di questioni riguardanti il loro rapporto. Una volta raggiunto il luogo dell’incontro, tra i due ragazzi iniziò una vivace discussione al culmine della quale il giovane colpì ripetutamente con un coltello la ex fidanzata, lasciandola agonizzante.
Morì tra atroci sofferenze – Il giovane poi si allontanò, si procurò una tanica col liquido infiammabile e tornò dopo circa un’ora sul posto. Versò il liquido sul corpo di Fabiana, che in quel momento era ancora viva, e le diede fuoco. La ragazza morì tra atroci sofferenze.
In primo grado il tribunale dei minorenni di Catanzaro condannò Morrone a 22 anni di reclusione, escludendo l’aggravante della premeditazione. In secondo grado la sezione minorenni della corte d’appello riconobbe al giovane anche la seminfermità mentale, accogliendo la richiesta del suo difensore, avvocato Giovanni Zagarese, con conseguente riduzione della condanna a 18 anni, pena confermata dalla Suprema Corte.
Nei giorni scorsi il padre della ragazza aveva scritto una lettera aperta in cui chiedeva che non fosse applicato uno sconta di pena ma che Morrone scontasse interamente la sua condanna.
Madre della vittima: omicidio fu premeditato – “E’ impossibile pensare che lui non avesse premeditato l’omicidio perché quella mattina uscì da casa con il coltello già in tasca”. Lo ha detto Rosa Luzzi, madre di Fabiana. “Avrebbero potuto confermare – ha aggiunto la madre di Fabiana – i 22 anni del primo grado. Come si fa poi a parlare di seminfermità mentale, che gli è stata nuovamente riconosciuta dalla Cassazione, quando io quel giorno gli ho parlato al telefono, dopo che aveva accoltellato Fabiana ma non l’aveva ancora bruciata, ed ha risposto a tutte le mie domande in modo freddo e lucido. Per me è impensabile che per la vita di mia figlia abbia deciso lui ed i giudici invece abbiano deciso per lui”.

Permessi premio al killer di Fabiana Luzzi, il Guardiasigilli invia gli ispettori (il Mattino – 7 ottobre 2019)
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha incaricato l’ispettorato del ministero di compiere le opportune verifiche sul caso dei permessi concessi a Davide Morrone, condannato per l’assassinio di Fabiana Luzzi, uccisa e bruciata viva il 24 maggio del 2013 a Corigliano, in provincia di Cosenza. A chi ha potuto sentirlo, Bonafede ha mostrato di essere rimasto umanamente colpito dalla vicenda.
«Come ministro della Giustizia non entro nel merito della valutazione del singolo caso, posso dire che come sempre, quando ho notizia di una possibile anomalia, attivo l’ispettorato e l’ho fatto anche in questa occasione». Così il guardasigilli  Bonafede, a margine del Consiglio Ue, risponde a Mario Luzzi, il padre di Fabiana, la sedicenne bruciata viva, che nei giorni scorsi gli aveva scritto per per protestare contro i permessi premio concessi all’assassino della figlia, esprimendogli «vicinanza».
«Per me qualsiasi segnalazione arrivi dal territorio merita di essere approfondita – spiega Bonafede -. C’è la separazione dei poteri, ne sono perfettamente consapevole e sono rispettoso di un principio che è importante per la nostra democrazia. Ma i cittadini soprattutto quanti hanno subito gravi ingiustizie, devono sapere che lo Stato gli è vicino, e che è anche attento nel tenere gli occhi sempre aperti su tutto quello che accade nella macchina della giustizia». Il guardasigilli aggiunge: «Cerco sempre di dimostrare totale vicinanza ai familiari delle vittime di reati violenti, e in questo caso non posso che rispondere dicendo che c’è totale vicinanza e disponibilità da parte mia, come ho già fatto in altre occasioni, all’incontro con questa famiglia». «Queste famiglie che subiscono perdite per reati così violenti ed efferati – conclude – hanno diritto a sentire lo Stato al loro fianco».

“No permessi premio all’assassino di Fabiana Luzzi”, il Consiglio regionale approva un ordine del giorno (Corigliano Calabro – 11 ottobre 2019)
Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato all’unanimita’ un ordine del giorno per contestare la concessione di permessi premio concessi a Davide Morrone, condannato per l’assassinio della 16enne Fabiana Luzzi, uccisa e bruciata viva il 24 maggio del 2013 a Corigliano.
Nell’ordine del giorno, letto in aula dal capogruppo dei Democratici Progressisti, Giuseppe Giudiceadrea, alla luce delle parole dei familiari di Fabiana Luzzi si invitano il presidente della Giunta e la Giunta a porre in essere tutte le opportune azioni presso le istituzioni competenti, a partire dal Ministero della Giustizia, per chiarire la vicenda, “per motivi di ordine pubblico e per il doveroso rispetto alla giovane vittima di quel barbaro omicidio e di tutte le vittime di femminicidio”.
Nei giorni scorsi contro la concessione dei permessi all’omicida si era espresso duramente Mario Luzzi, il padre di Fabiana, mentre il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha investito l’Ispettorato del Ministero a compiere le opportune verifiche in merito.
«Era ciò che dovevamo al papà ed alla famiglia di Fabiana Luzzi e di tutte le donne vittime di femminicidio e violenza in Calabria». Questo il commento del capogruppo in consiglio regionale di Democratici e Progressisti Giuseppe Giudiceandrea dopo che l’aula calabrese ha approvato, all’unanimità, l’ordine del giorno proposto all’attenzione del presidente dell’assemblea Nicola Irto.
L’intero consiglio regionale della Calabria, dunque, ha deciso di sposare la proposta di Giudiceandrea e di contestare la concessione dei permessi premio a Davide Morrone condannato per l’assassinio della giovanissima Fabiana Luzzi, di soli 16 anni, avvenuto il 24 maggio 2013 a Corigliano. Una decisione della magistratura che ha portato il padre della ragazza Mario Luzzi a scrivere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha disposto ispezioni per delle verifiche. Il consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea legge in aula, davanti ai colleghi e alla giunta, l’ordine del giorno e riferendosi all’assassino sottolinea come questo «sia uscito dal carcere ed è stato sottoposto ad una misura restrittiva meno afflittiva avendo già usufruito di ben tre permessi premio. Il fatto che in queste occasioni i genitori della 16enne che uccise, possano incontrarlo per le strade della propria città oltre ad essere assurdo, come lo trovano assurdo i familiari della giovane donna uccisa, contempla la possibilità di atti e schieramenti di affronto e violenza potenziale fra le persone, e la città di Corigliano Rossano non merita questo latente stato di tensione».
«Benché nel rispetto della legge e della separazione dei Poteri dello Stato – ha continuato il capogruppo di Democratici e Progressisti nel suo intervento – occorre un fermo intervento del Presidente e di tutta la Giunta, affinché anche per motivi di ordine pubblico oltre che di rispetto per le vittime di femminicidio in questo Paese, si facciano promotori di qualsiasi azione presso il Sig. Prefetto ed il Ministro di Grazia e Giustizia, affinché questa odiosa anomalia abbia fine, nel rispetto di chi ha diritto al recupero pieno al tessuto sociale dopo aver scontato la pena afflittagli dall’ordinamento giudiziario, ma anche e soprattutto della comunità di Corigliano Rossano, delle donne già vittime di violenza, di quelle che potrebbero subirla ma soprattutto alla famiglia di Fabiana Luzzi, la cui giovane vita, è bene ricordarlo ancora una volta, venne spezzata con inaudita violenza e nessuna umana pietà». (di Fabio Pistoia)

Padre 16enne uccisa 10 anni fa, ‘pene non sono adeguate’ (EuroNews – 24 maggio 2023)
“Non dovrebbe accadere mai a nessuno perché sono le esperienze più atroci che una famiglia possa vivere”. Lo ha detto Mario Luzzi, papà di Fabiana, la sedicenne accoltellata 24 volte e bruciata quando era ancora viva dal suo ex fidanzato, Davide Morrone, allora 17enne, nel giorno del decimo anniversario della morte. “Sono dieci anni – ha detto ancora l’uomo – di pianto, disperazione, smarrimento che nessuno dovrebbe vivere. Abbiamo combattuto attraverso le vicende processuali, udienze, viaggi per raggiungere i tribunali, per poi arrivare ad una sentenza che per me non è adeguata. Non è cambiato nulla in questi dieci anni a livello legislativo, le pene sono sempre uguali e non adeguate alla perdita di una vita umana. Le vittime non hanno diritti, ma sono solo destinate alla sofferenza“.
L’omicida, reo confesso, venne condannato dalla Corte di Cassazione a 18 anni di reclusione. E’ ancora vivo il ricordo nella città di Corigliano Rossano, dove istituzioni, amici e familiari, questa mattina hanno partecipato all’evento che ogni anno si svolge nell’Istituto tecnico commerciale “Palma” a Corigliano, scuola che Fabiana frequentava. Oggi si è tenuta la premiazione del concorso di poesia dedicato alla giovane. (ANSA).


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In memoria di

Un risarcimento da 1,3 milioni per i familiari di Fabiana Luzzi (Rai News – 6 marzo 2025)
La giovane fu uccisa nel 2013 dell’ex fidanzato a Corigliano-Rossano, accoltellata e data alle fiamme. La decisione del Tribunale di Castrovillari è un riconoscimento della battaglia culturale e giuridica del padre della ragazza
Un risarcimento da 1,3 milioni di euro per i familiari di Fabiana Luzzi, uccisa a 16 anni a Corigliano-Rossano dall’ex fidanzato, che dopo averla accoltellata le diede fuoco quando era ancora agonizzante. Lo ha deciso il Tribunale di Castrovillari, che ha condannato al pagamento della somma l’autore del femminicidio, Davide Morrone, all’epoca dei fatti 17enne.
Un delitto avvenuto nel 2013, che aveva sconvolto l’opinione pubblica. I genitori della vittima, colpita con 25 coltellate prima di essere cosparsa di benzina e data alle fiamme in una zona isolata poco distante dall’istituto scolastico che frequentava, in sede penale non avevano potuto costituirsi parte civile a causa della minore età di Morrone.
In questi anni il padre di Fabiana, Mario Luzzi, ha però dato vita a una battaglia culturale e giuridica per ottenere una aggravio delle pene anche nei confronti dei minori che si macchiano di crimini tanto gravi. Di pari passo è stata avviata la causa civile che ha portato alla decisione del Tribunale di Castrovillari.  Il risarcimento dovrà essere versato dall’autore del delitto e dai suoi genitori. Davide Morrone, che oggi ha quasi 30 anni, è stato condannato in via definitiva a 18 anni di reclusione con il riconoscimento di una seminfermità mentale e ha scontato la pena grazie ai benefici previsti dalla normativa vigente.