Martina (Marty) Carbonaro, 14 anni, studentessa. Uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato
Afragola (Napoli), 26 Maggio 2025
Titoli & Articoli
Martina Carbonaro, lo yogurt con l’amica e l’assassino alle spalle nel video dell’agguato (la Repubblica – 29 maggio 2025)
Il titolare della yogurteria: “L’abbiamo vista crescere era tranquilla e solare. Come posso pensare di essere stato l’ultimo a vederla viva?”. La carabinieri, i “cento passi” verso la morte, la lettera dopo la rottura
A quattordici anni la vita è un soffio, un desiderio di futuro tutto da scrivere. Per Martina il domani si è fermato in una sera di inizio estate, in quel momento sospeso quando la scuola sta per finire ed è già preludio di vacanze, il suo corpo massacrato a colpi di pietra sotto un cumulo schifoso di rifiuti ed escrementi. E potrebbero volare in cielo migliaia di palloncini bianchi, «ma le nostre lacrime per Martina saranno infinitamente di più», così dicono le sue amiche mentre avanzano lente, una candela in mano, sorreggendo Enza, la mamma, nella processione che ieri al tramonto ha attraversato le strade dissestate di Afragola, sconvolta, attonita, muta di fronte all’orrore .
Ballo, selfie e neomelodici. E allora per provare a raccontare chi era Martina Carbonaro, figlia unica, mamma casalinga, papà muratore, adolescente con lunghissimi capelli castani di cui era assai fiera, primo anno all’istituto Alberghiero di Casoria, appassionata di ginnastica artistica, di neomelodici, di ballo e di selfie “danzanti” su Tik Tok, bisogna tornare alle sue ultime ore di vita, prima che Alessio Tucci, il suo “fidanzato”, la uccidesse, lapidandola con assoluta ferocia. Due ore di vita o poco più e un chilometro di strada, passo dopo passo verso la morte. Perché è in quella passeggiata serale, simile a tante altre, che si interrompe la vita acerba di Martina, che voleva fare la chef ma anche la carabiniera, magari avrebbe cambiato idea, cosa importa saperlo a 14 anni quando il tempo e le possibilità sembrano infinite. Eccoli allora i primi «cento passi» dell’ultimo giorno di vita di Martina, da via Imbriani, dove vive con i genitori, fino a corso Garibaldi, nella yogurteria di Silvio Catalano, dove si fermava quasi ogni pomeriggio. E dove Silvio non si dà pace: «L’abbiamo vista crescere, era una ragazza tranquilla, solare,diceva ogni tanto che finita la scuola avrebbe voluto aprire un negozio, magari una gelateria. Come posso pensare di essere stato l’ultimo a vederla viva? Ha preso uno yogurt, con la sua amica e poi ciao. Povera ragazza mia».
Il fidanzamento a 12 anni. Invece è proprio lì, davanti a “Yogorino”, che quei gesti quotidiani diventano gli “ultimi” gesti, di una storia già scritta, dell’appuntamento chiarificatore con un «bravo ragazzo» che è già probabilmente un assassino, perché non si uccide né per impeto, né per raptus.
Ed è quindi nelle vite di questi due adolescenti che bisogna scavare per capire in quale mondo siamo, chi era Martina che a 12 anni e mezzo, poco più che bambina, si “fidanza” con Alessio, ragazzo complicato di 5 anni più vecchio, che aveva lasciato la scuola all’inizio delle superiori, muratore saltuario, tre sorelle più piccole, i suoi ultimi video su TikTok sperano nella vittoria del Napoli. Già così piccola Martina si trova impigliata in un fidanzamento dove il senso è il “possesso”, in proclami sui social di amore eterno. «Ti prometto che ti amerò per sempre anche quando saremo arrabbiati e delusi. Se qualcuno dovesse chiedermi cosa mi piace di te, parlerei del potere dei tuoi occhi».
Lo schiaffo, il possesso, l’ossessione. Poi però Martina si sente soffocare, prova a lasciarlo, ma Alessio non molla, in quella vita vuota avere Martina vuol dire avere status, esistere agli occhi di un mondo fatto di video e selfie. Come molti ragazzi violenti la fa sentire in colpa. E lei gli scrive una lettera. «Non sono brava con le parole, specialmente con te, ma sto cercando di cambiare. So che ti ho deluso, ma farò in modo da farti fidare di me». Alessio diventa violento, una volta la picchia, così ha raccontato Enza Cossentino, madre che ha negli occhi il dolore infinito di tante altre madri e padri di vittime di femminicidio.
Il video che prelude la morte. «Lei non ne poteva più, ma gli voleva bene perché era stato il suo primo ragazzo», sussurra Debora nella folla in processione. C’è tutto questo dietro le ultime ore di Martina. Infatti è davanti alla yogurteria che Marty («sì, la chiamavamo così» dice Daniela, compagna di scuola, «voleva entrare nell’Arma per aiutare gli altri, ma le piaceva anche cucinare) probabilmente dice ad Alessio che la loro storia è finita. Ripreso da alcune telecamere si vede Alessio Tucci che la segue, lei lo ignora e lui si mette le mani sul volto. Martina, allora, torna indietro e si siede accanto a lui. E riprendono a camminare insieme. Ed è in quel momento che diventa unadead girl walking. Nell’ultimo tratto di quella passeggiata, poco più di un chilometro che da via Matteo Imbriani, passando per la yogurteria di corso Garibaldi, porta allo stadio Luigi Moccia di Afragola, quell’edificio diroccato dove spesso gli amanti cercano un rifugio tra i rifiuti.
Le scuse della famiglia dell’assassino. Sono le 21,07 del 26 giugno, il cellulare di Martina viene agganciato dalle celle di zona per l’ultima volta. Poi il nulla. Lei è gà morta o agonizzante. Né cuoca, nè carabiniera, Martina è la più giovane vittima di femminicidio in Italia.
La famiglia di lui affida all’avvocato Mario Mangazzo poche parole: «I genitori esprimono vicinanza al dolore dei familiari della povera Martina. Alessio era molto provato dalla fine della relazione, non dormiva più. Mai avrebbero pensato che potesse macchiarsi di un simile crimine». Invece Alessio è un assassino. Non ha ucciso perché “provato” ma perché Martina voleva la sua libertà. Come sempre accade. (di Maria Novella De Luca)
Quattro colpi alla testa, l’agonia: così Martina è morta a 14 anni (Rai News – 13 settembre 2025)
La ragazzina fu uccisa lo scorso 26 maggio ad Afragola dall’ex fidanzato Alessio Tucci. Potrebbe essere passata un’ora tra le ferite e il decesso
Lo aveva confessato lui, lo ha confermato l’autopsia: Alessio Tucci ha ucciso Martina Carbonaro con quattro colpi inferti con una pietra. Era il 26 maggio, tre mesi e mezzo fa. Lei, 14 anni, aveva deciso di troncare la relazione con quel fidanzatino già maggiorenne e non gli aveva negato la possibilità di un incontro per dirgli definitivamente basta. Ma quando si è voltata convinta di lasciarsi alle spalle una storia che non voleva più, una mano crudele che tante volte aveva stretto ha spento la sua vita colpendola due volte alla nuca, poi al volto e alla fronte. Tutto in pochi attimi.
Possibile, invece, che ne siano passati molti di più prima che morisse: gli esami non stabiliscono con certezza il tempo trascorso dalle ferite subite al decesso. L’agonia potrebbe essere durata fino a un’ora. Intanto il suo killer ne aveva già nascosto il corpo in un armadio all’interno dell’ex stadio comunale di Afragola, luogo del delitto, prima di scappare e partecipare alle ricerche dell’adolescente scomparsa, salvo poi fare marcia indietro. La perizia del medico legale è il primo atto depositato, attesi gli esiti degli accertamenti irripetibili sugli smartphone sequestrati che chiariranno intenzioni e movimenti del ragazzo, in carcere per omicidio.
Martina, l’agonia e la sofferenza prima della morte (Ansa – 3 giugno 2025)
‘Quattro ferite in testa’, i funerali ad Afragola
Non è morta sul colpo e ha sofferto Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall’ex fidanzato 19enne Alessio Tucci in un locale abbandonato del palazzetto dello sport di Afragola, in provincia di Napoli, dove erano in corso dei lavori. Il decesso, secondo quanto emerso dall’autopsia eseguita nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, è stato preceduto da un’agonia, contrassegnata dalla sofferenza.
Ad effettuare gli accertamenti – che hanno di fatto confermato un quadro già emerso dalla consulenza medica preliminare – è stata la dottoressa Raffaella Salvarezza, nominata in mattinata dalla Procura di Napoli Nord (il sostituto procuratore Alberto Della Valle, che ha coordinato le indagini dei carabinieri). Sul cranio di Martina sono state rilevate quattro ferite principali, tra la regione frontale e quella posteriore: sul capo, infatti, si sono concentrati i colpi inferti con una pietra, solo per un abbraccio negato, da Alessio Tucci, l’ex fidanzato diciannovenne di Martina, reo confesso del femminicidio. Da una di queste lesioni c’è stata la vasta fuoriuscita di sangue che, verosimilmente, ha poi portato la giovane alla morte. Al momento non è possibile stabilire per quanto tempo, dopo l’aggressione, la 14enne sia rimasta in vita. Il quadro per determinare con assoluta certezza questa circostanza non è completo. Le informazioni a disposizione sarebbero infatti insufficienti al momento per capire se quando Tucci ha occultato il corpo, Martina fosse ancora viva. Lui agli inquirenti ha riferito che era già morta, “non respirava più”. Secondo quanto si è appreso, sarà necessario attendere che tutti gli accertamenti, compresi gli esami istologici e anatomopatologici, siano disponibili, prima di pronunciarsi su questo particolare, che non appare di poco conto. Il corpo di Martina, nascosto da Tucci sotto un vecchio armadio circondato da materiale di risulta e rifiuti, è stato trovato il 27 maggio scorso, dieci minuti dopo la mezzanotte, nel corso del secondo sopralluogo degli investigatori.
Nel primo, risalente al pomeriggio, vennero individuati e repertati solo gli occhiali della ragazza, alcune tracce di liquido ematico e un sasso insanguinato. Ma non anche il cadavere. L’autopsia ha anche evidenziato dei segni sul collo che al momento è prematuro ricondurre a un tentativo di strangolamento.
Quello che è certo, secondo la procuratrice di Napoli Nord, Anna Maria Lucchetta, è che il giovane abbia agito “con crudeltà”. E per la giudice Stefania Amodeo, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia in carcere dell’indagato, Tucci ha evidenziato “una allarmante personalità”, “incapace di controllare i propri impulsi”. ‘Efferatezza’, ‘tranquillità’, ‘disinvoltura’ sono alcuni dei termini utilizzati nell’ordinanza del gip per descrivere l’assassino che avrebbe cancellato dal cellulare di Martina e dal suo le chat che si erano scambiati, lo ha nascosto in un intercapedine, è andato a casa, ha fatto la doccia ed è uscito con gli amici, partecipando, poi, alle ricerche della quattordicenne.
Gli accertamenti del perito d’ufficio sono stati compiuti alla presenza dei consulenti Pietro Tarsitano e Omero Pinto, nominati dalla famiglia della vittima, difesa dall’avvocato Sergio Pisani, e del medico legale Antonio Palmiero, delegato dal legale dell’indagato, l’avvocato Mario Mangazzo. Tra i quesiti posti dagli inquirenti, l’accertamento sul numero dei colpi inferti, in quali parti del corpo e quando è sopraggiunto il decesso, in sostanza per comprendere se, con un soccorso tempestivo, la 14enne poteva essere salvata. Al termine dell’autopsia la Procura di Napoli Nord ha rilasciato la salma e i funerali della 14enne saranno celebrati a partire dalle 15 di domani, dal cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella basilica di Sant’Antonio di Afragola.



