Enrico Campiglia, 24 anni. Massacra una ragazza di cui si era invaghito, le infila un sacchetto di plastica in testa e la lascia soffocare nel bagagliaio di una 126
Manciano (Grosseto), 17 Giugno 1988
Titoli & Articoli
LAURA, UN DELITTO ANNUNCIATO (La Repubblica – 21 giugno 1988)
Ha lottato fino all’ ultimo con il suo massacratore. Con le unghie ha tentato di ribellarsi alla violenza carnale e di riparare i tremendi colpi di un bastone che la devastavano. Poi è crollata. L’ emorraggia per i ripetuti colpi alla testa le hanno tolte le forze ed ha subito l’ estrema violenza: soffocata da un sacchetto di plastica calato sul capo e legato stretto al collo. E’ stata martoriata così, venerdì notte, Laura Franceschelli, vent’ anni il 17 novembre, occhi azzurri e corpo minuto che conteneva spigliatezza e vivacità ma in contrasto con il comportamento da brava ragazza.
Il suo corpo è stato trovato domenica mattina, accortocciato nel bagagliaio della sua auto, una Fiat 126 gialla, in un viottolo cieco della statale Maremmana, che dalla collina di Manciano, dove la ragazza nel ‘ 75 si era trasferita con la famiglia da Orbetello, porta al mare. E’ stato un cercatore di lumache, Luano Fabbri, a scorgere tra gli alti cespugli, a distanza di sei chilometri dal paese maremmano, l’ auto della ragazza. Era cercata da venerdì sera, da quando Laura era scomparsa. Aveva appena accompagnato con l’ utilitaria un’ amica a casa e le aveva dato appuntamento ad un’ ora dopo. Il tempo per la cena a casa dei nonni a soli 200 metri di distanza, dove però non è mai arrivata.
Mentre Vialli dava il calcio d’ inizio di Italia-Danimarca, qualcuno l’ ha convinta a fermarsi. E’ salito sulla sua 126 oppure si è affiancato con un’ altra auto. Qualcuno che la ragazza sicuramente conosceva e che poi le ha fatto cambiare strada portandola verso l’ orribile morte. Il suo nome, per ora, resta solo nelle mani, anzi sotto le unghie, di Laura. Qualche capello e un brandello di pelle segno della lotta sostenuta dalla ragazza. La prova del Dna, quando gli inquirenti riusciranno ad individuare l’ autore o gli autori del brutale delitto, potrebbe essere sufficiente ad incastrarlo.
Il sostituto procuratore della Repubblica di Grosseto, Fabio Maria Gliozzi, tiene per sé gli elementi raccolti tra le acacie e i cespugli della statale Maremmana e quelli emersi dopo l’ autopsia. Ma un testimone, tra i 5 mila abitanti di Manciano, è già spuntato fuori e più volte è stato convocato in caserma tanto da far sospettare un fermo di polizia. Se il paese al momento della scomparsa della ragazza era inchiodato al televisore o intento alla cena, così non era quando è ricomparsa l’ auto della ragazza. E’ già scontato, infatti, che Laura Franceschelli non è stata uccisa nel viottolo della statale. La sua auto all’ interno era pulita e poi c’ era un telo insanguinato di pesante plastica che è servito come barella per trasportare il corpo fino al bagagliaio della 126. L’ utilitaria, insomma, è stata portata sul luogo del ritrovamento solo nella notte tra sabato e domenica, anche perché carabinieri, parenti e amici avevano già scandagliato i tanti rifugi preferiti dalle coppiette. E proprio nel viottolo quasi di fronte alla deviazione del Botro dell’ inferno c’ erano già passati sabato, mentre la mattina anche una squadra di operai dell’ Anas era al lavoro per ripulire dalle erbacce i bordi della carreggiata. Allora è nella notte successiva che è stata vista portare l’ auto di Laura, con il suo corpo schiacciato nel minuscolo bagagliaio. E forse non solo la 126, visto che ieri mattina l’ elicottero dei carabinieri con a bordo il testimone ha cercato in lungo e in largo qualcosa. Qualche segno per individuare il luogo dell’ assassinio, ma forse anche un’ altra auto.
C’ è un’ altra traccia, inquietante, da seguire per arrivare a chiarire il martirio della ragazza. Strane minacce, simboliche, che riconducono a rituali da setta mistica o semplicemente dettate da una fantasia macabra, forse di un pretendente respinto. A dicembre tre telefonate a distanza di poche ore sono arrivate a casa di Elpidio Rossi, vicino della famiglia Franceschelli, che non è abbonata alla Sip. Laura è morta era la secca comunicazione. Ovviamente non era così ma già in paese qualcuno ci credeva tanto che un sabato sera, a vederla in discoteca allegra come sempre, un’ amica ha sobbalzato. Un mese fa un nuovo messaggio, affidato a una coroncina d’ alloro e a una rudimentale piccola croce in legno lasciate sulla 126 di Laura. Ma la ragazza non si è scomposta, né ha dato pubblicità al fatto. Un ragazzo respinto, che forse si vendicava tentando di farle paura, era la spiegazione più logica. Ma oggi, tra lo strazio e la disperazione, quei messaggi pesano e non danno pace. Né al padre Orlando, coltivatore in pensione, alla madre Carola Camilli, al fratello Alessandro, di tre anni più grande di Laura, né alla piccola comunità di Manciano che ieri pomeriggio, praticamente tutta, ha seguito i funerali della ragazza.
E’ un paese prostrato, che vive quasi con senso di colpa l’ accaduto. Mentre tutti i negozi ieri erano chiusi in segno di lutto, cova una speranza che certo non toglie il senso di orrore per come è stata uccisa Laura. Ridà però sicurezza al suo tranquillo vivere, lo assolve dall’ angoscia di ospitare l’ autore di quell’ infamia. Speriamo che l’ assassino sia uno di fuori, dice un uomo con il volto cotto dal sole dei campi mentre sfila il funerale. Chi sa parli, esorta il parroco nell’ omelia funebre. Poco più in là, nella piccola caserma, magistrato e carabinieri continuano a sentire gli amici di Laura, gli abitanti dei poderi vicini alla statale in cerca di un nome, un volto, che dia una svolta alle indagini, che cancelli l’ ansia di un paese con il fiato sospeso tra il dolore il desiderio di giustizia. (di Gianfranco Borrelli)
Ha lottato fino all’ ultimo con il suo massacratore. Con le unghie ha tentato di ribellarsi alla violenza carnale e di riparare i tremendi colpi di un bastone che la devastavano. Poi è crollata. L’ emorraggia per i ripetuti colpi alla testa le hanno tolte le forze ed ha subito l’ estrema violenza: soffocata da un sacchetto di plastica calato sul capo e legato stretto al collo. E’ stata martoriata così, venerdì notte, Laura Franceschelli, vent’ anni il 17 novembre, occhi azzurri e corpo minuto che conteneva spigliatezza e vivacità ma in contrasto con il comportamento da brava ragazza.
Il suo corpo è stato trovato domenica mattina, accortocciato nel bagagliaio della sua auto, una Fiat 126 gialla, in un viottolo cieco della statale Maremmana, che dalla collina di Manciano, dove la ragazza nel ‘ 75 si era trasferita con la famiglia da Orbetello, porta al mare. E’ stato un cercatore di lumache, Luano Fabbri, a scorgere tra gli alti cespugli, a distanza di sei chilometri dal paese maremmano, l’ auto della ragazza. Era cercata da venerdì sera, da quando Laura era scomparsa. Aveva appena accompagnato con l’ utilitaria un’ amica a casa e le aveva dato appuntamento ad un’ ora dopo. Il tempo per la cena a casa dei nonni a soli 200 metri di distanza, dove però non è mai arrivata.
Mentre Vialli dava il calcio d’ inizio di Italia-Danimarca, qualcuno l’ ha convinta a fermarsi. E’ salito sulla sua 126 oppure si è affiancato con un’ altra auto. Qualcuno che la ragazza sicuramente conosceva e che poi le ha fatto cambiare strada portandola verso l’ orribile morte. Il suo nome, per ora, resta solo nelle mani, anzi sotto le unghie, di Laura. Qualche capello e un brandello di pelle segno della lotta sostenuta dalla ragazza. La prova del Dna, quando gli inquirenti riusciranno ad individuare l’ autore o gli autori del brutale delitto, potrebbe essere sufficiente ad incastrarlo.
Il sostituto procuratore della Repubblica di Grosseto, Fabio Maria Gliozzi, tiene per sé gli elementi raccolti tra le acacie e i cespugli della statale Maremmana e quelli emersi dopo l’ autopsia. Ma un testimone, tra i 5 mila abitanti di Manciano, è già spuntato fuori e più volte è stato convocato in caserma tanto da far sospettare un fermo di polizia. Se il paese al momento della scomparsa della ragazza era inchiodato al televisore o intento alla cena, così non era quando è ricomparsa l’ auto della ragazza. E’ già scontato, infatti, che Laura Franceschelli non è stata uccisa nel viottolo della statale. La sua auto all’ interno era pulita e poi c’ era un telo insanguinato di pesante plastica che è servito come barella per trasportare il corpo fino al bagagliaio della 126. L’ utilitaria, insomma, è stata portata sul luogo del ritrovamento solo nella notte tra sabato e domenica, anche perché carabinieri, parenti e amici avevano già scandagliato i tanti rifugi preferiti dalle coppiette. E proprio nel viottolo quasi di fronte alla deviazione del Botro dell’ inferno c’ erano già passati sabato, mentre la mattina anche una squadra di operai dell’ Anas era al lavoro per ripulire dalle erbacce i bordi della carreggiata. Allora è nella notte successiva che è stata vista portare l’ auto di Laura, con il suo corpo schiacciato nel minuscolo bagagliaio. E forse non solo la 126, visto che ieri mattina l’ elicottero dei carabinieri con a bordo il testimone ha cercato in lungo e in largo qualcosa. Qualche segno per individuare il luogo dell’ assassinio, ma forse anche un’ altra auto.
C’ è un’ altra traccia, inquietante, da seguire per arrivare a chiarire il martirio della ragazza. Strane minacce, simboliche, che riconducono a rituali da setta mistica o semplicemente dettate da una fantasia macabra, forse di un pretendente respinto. A dicembre tre telefonate a distanza di poche ore sono arrivate a casa di Elpidio Rossi, vicino della famiglia Franceschelli, che non è abbonata alla Sip. Laura è morta era la secca comunicazione. Ovviamente non era così ma già in paese qualcuno ci credeva tanto che un sabato sera, a vederla in discoteca allegra come sempre, un’ amica ha sobbalzato. Un mese fa un nuovo messaggio, affidato a una coroncina d’ alloro e a una rudimentale piccola croce in legno lasciate sulla 126 di Laura. Ma la ragazza non si è scomposta, né ha dato pubblicità al fatto. Un ragazzo respinto, che forse si vendicava tentando di farle paura, era la spiegazione più logica. Ma oggi, tra lo strazio e la disperazione, quei messaggi pesano e non danno pace. Né al padre Orlando, coltivatore in pensione, alla madre Carola Camilli, al fratello Alessandro, di tre anni più grande di Laura, né alla piccola comunità di Manciano che ieri pomeriggio, praticamente tutta, ha seguito i funerali della ragazza.
E’ un paese prostrato, che vive quasi con senso di colpa l’ accaduto. Mentre tutti i negozi ieri erano chiusi in segno di lutto, cova una speranza che certo non toglie il senso di orrore per come è stata uccisa Laura. Ridà però sicurezza al suo tranquillo vivere, lo assolve dall’ angoscia di ospitare l’ autore di quell’ infamia. Speriamo che l’ assassino sia uno di fuori, dice un uomo con il volto cotto dal sole dei campi mentre sfila il funerale. Chi sa parli, esorta il parroco nell’ omelia funebre. Poco più in là, nella piccola caserma, magistrato e carabinieri continuano a sentire gli amici di Laura, gli abitanti dei poderi vicini alla statale in cerca di un nome, un volto, che dia una svolta alle indagini, che cancelli l’ ansia di un paese con il fiato sospeso tra il dolore il desiderio di giustizia. (di Gianfranco Borrelli)
AGGIORNAMENTO DEL 04/04/1998
Non dimentica la mamma di Laura. Non può dimenticare quel maledetto 17 giugno del 1988 quando sua figlia venne uccisa in un podere a pochi chilometri da Manciano. L’assassino, Enrico Campiglia, era un amico che aveva attirato con una scusa la ragazza all’interno della casa. Lei aveva resistito alle sue avances ed era stata uccisa. Il cadavere era stato trovato qualche giorno dopo nel portabagagli della Fiat 126 della giovane.
Carola Camilli Franceschelli non vuole più ricordare il processo; ha cancellato dalla memoria anche il volto dell’assassino. Però tutto il resto è ancora vivo. Ha un grande desiderio. Vuole riavere gli oggetti della figlia. Sono ormai passati tanti anni, ma sembra proprio che i tempi della legge non siano quelli degli affetti. “Non chiedo tanto – dice la donna ancora affranta per quello che è accaduto – Penso però che la roba di Laura debba tornare a casa. Voglio rileggere quello che scriveva. I carabinieri hanno sequestrato nove diari. Tutto il materiale è stato consegnato al giudice, c’è stato il processo. Quei quaderni sono spariti. Non so più a chi rivolgermi ho avuto solo risposte evasive”. Un altro commento: “Oltre alla morte di Laura, ora devo avere anche questa delusione. E’ una beffa e sono addolorata perché non riesco a capire come può essere accaduta una cosa del genere”. Quei diari sono importanti per la donna ed erano stati importanti anche per l’accusa. L’inchiesta per arrivare all’assassino era stata piuttosto complessa. Non si riusciva a trovare un movente e non c’erano testimoni. Per questo motivo gli investigatori avevano deciso di sequestrare i quaderni pieni di appunti. Laura annotava le sue impressioni, i fatti più salienti. C’erano anche indirizzi; cosi l’inchiesta era approdata anche nel Lazio.
Alla fine l’assassino era stato trovato. Inizialmente aveva anche collaborato con gli inquirenti perché diceva di volere giustizia. Enrico Campiglia sembrava affidabile. Anche Laura gli aveva creduto quando si era vista offrire un lavoro. Quella sera doveva andare nel podere perché c’era qualcuno che aveva bisogno di una baby sitter. Era un tranello. Nessuno aveva visto niente. Non era omertà. La sera del delitto c’era una partita degli Europei di calcio e tutti erano davanti al televisore.
Carola Camilli Franceschelli non vuole più ricordare il processo; ha cancellato dalla memoria anche il volto dell’assassino. Però tutto il resto è ancora vivo. Ha un grande desiderio. Vuole riavere gli oggetti della figlia. Sono ormai passati tanti anni, ma sembra proprio che i tempi della legge non siano quelli degli affetti. “Non chiedo tanto – dice la donna ancora affranta per quello che è accaduto – Penso però che la roba di Laura debba tornare a casa. Voglio rileggere quello che scriveva. I carabinieri hanno sequestrato nove diari. Tutto il materiale è stato consegnato al giudice, c’è stato il processo. Quei quaderni sono spariti. Non so più a chi rivolgermi ho avuto solo risposte evasive”. Un altro commento: “Oltre alla morte di Laura, ora devo avere anche questa delusione. E’ una beffa e sono addolorata perché non riesco a capire come può essere accaduta una cosa del genere”. Quei diari sono importanti per la donna ed erano stati importanti anche per l’accusa. L’inchiesta per arrivare all’assassino era stata piuttosto complessa. Non si riusciva a trovare un movente e non c’erano testimoni. Per questo motivo gli investigatori avevano deciso di sequestrare i quaderni pieni di appunti. Laura annotava le sue impressioni, i fatti più salienti. C’erano anche indirizzi; cosi l’inchiesta era approdata anche nel Lazio.
Alla fine l’assassino era stato trovato. Inizialmente aveva anche collaborato con gli inquirenti perché diceva di volere giustizia. Enrico Campiglia sembrava affidabile. Anche Laura gli aveva creduto quando si era vista offrire un lavoro. Quella sera doveva andare nel podere perché c’era qualcuno che aveva bisogno di una baby sitter. Era un tranello. Nessuno aveva visto niente. Non era omertà. La sera del delitto c’era una partita degli Europei di calcio e tutti erano davanti al televisore.
