Alba Varisto, 59 anni, infermiera in pensione. Uccisa a calci e pugni dal convivente
Pietra Ligure (Savona), 18 Giugno 2014
Titoli & Articoli
Infermiera di Sondrio uccisa dal convivente: “giocava tutti i soldi al videopoker e l’ho ammazzata” (il Giorno – 17 giugno 2014)
A distanza di poco meno di due anni dalla barbara uccisione della maestra Loredana Vanoi, colpita a morte nella sua abitazione dal fidanzato lecchese Giuseppe Merlini (che, difeso dall’avvocato Matteo Sergi di Morbegno, pochi giorni fa si è visto dimezzare in Appello a Milano la condanna, ora rideterminata in 15 anni) un altro femminicidio scuote il popoloso quartiere di viale Milano. L’infermiera sondriese Alba Varisto, 59 anni, un cognome che tradisce origini malenche, per la precisione di Spriana, ma nata a Sondrio e a lungo vissuta nel capoluogo valtellinese, è stata ammazzata in Liguria dal compagno Fabiano Visentini, di 18 anni più giovane.
L’ha massacrata a calci e pugni nella notte fra domenica e lunedì e col cadavere steso sul pavimento nell’abitazione di Pietra Ligure (dove la donna s’era trasferita qualche anno fa), con le pareti sporche di sangue, è rimasto nell’alloggio sino a sera, quando ha allertato il 118 dicendo che la sua convivente era forse spirata dopo un improvviso malore. Una bugia grossolana davanti agli evidenti ematomi e ai graffi che ricoprivano più parti del corpo della valtellinese. E, sul petto, l’assassino aveva inciso una croce con il coltello. I soccorritori dell’ambulanza non hanno avuto difficoltà a capire che il decesso, in realtà, risaliva a parecchie ore prima, almeno al giorno precedente quello dell’allarme ai soccorsi.

Una morte annunciata da un amore criminale (Savona News – 17 giugno 2014)
Il viso ed il torace pieno di lividi, una croce sul petto fatta con un oggetto, contundente, probabilmente un coltellino, lesioni alla testa e alle caviglie ed i polsi girati e spezzati. E così che se ne andata Alba Varisto, la 59enne di Pietra Ligure morta nella notte tra domenica e lunedì a causa delle botte ricevute dal compagno Fabiano Visintini. Solo l’autopsia del medico legale Marco Canepa, fissata per domani mattina, potrà aiutare gli inquirenti a stabilire le cause certe del decesso. Il corpo della donna presentava infatti delle grosse echimosi e dei graffi: l’ipotesi più probabile è che Alba sia morta a causa di un trauma da schiacciamento dovuto ai colpi ricevuti. Sinora Visentini ha fornito delle dichiarazioni contrastanti: ha detto di aver parlato con la donna ieri, quando lei era già morta e di averla tentata di rianimare. Una storia difficile la loro, punteggiata da litigi e scenate, spesso sotto l’abuso di alcol, che avevano già visto l’intervento dei Carabinieri.
Anche lunedì notte alle 2 sembra andato in scena questo copione. I due litigano, il 41enne, ubriaco e forse drogato, la colpisce, ma non si ferma e così la uccide. Un litigio per futili motivi, i vicini sentono le urla e poi più nulla. Visentini ha vegliato tutto il giorno il corpo della donna: solo alle 20 di lunedì sera ha chiamato il 118, dicendo che la donna stava male, non respirava.
Poi il fermo dei Carabinieri e l’interrogatorio al Comando di Albenga, a seguito del quale il Pm Chiara Paolucci ha emesso un provvedimento con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Visentini comparirà davanti al Giudice per le indagini preliminare Fiorenza Giorgi giovedì, a seguito del quale verrà disposto la convalida dell’arresto. E leggendo le tappe di questa relazione verrebbe da dire che si tratta di una morte annunciata, da un amore criminale, fatto di violenza.
Uccisa con ferocia: torace sfondato (La Stampa – 19 giugno 2014)
L’autopsia conferma i peggiori timori: Alba Varisto è stata massacrata senza pietà. Oggi l’accusato dal giudice
Delitto di Pietra. L’ex infermiera Alba Varisto, 59 anni, uccisa dal convivente Fabiano Visentini di 41, è stata vittima di un’esplosione di violenza, cieca e feroce. Un corpo martoriato di colpi: pugni ma anche calci, sferrati forse quando la vittima era già a terra. Tanta violenza da sfondare le costole, spaccare la mascella e un braccio. Un attacco di furia omicida che l’autopsia, eseguita ieri dal medico legale Marco Canepa, ha rivelato in tutta la sua angosciante crudezza. Con una ulteriore conferma, quella della «x» tracciata sul petto della vittima con un oggetto tagliente, forse quando Alba Varisto era già senza vita. O comunque in agonia. Gli inquirenti, che vicino al corpo hanno trovato anche alcuni frammenti di vetro di cui si sta cercando di capire la provenienza, non escludono che sia stato proprio un «coccio» a lasciare quelle due abrasioni, lunghe una trentina di centimetri.
Una vicina di casa ha raccontato di aver sentito un rumore molto forte, poi un tonfo e poi più nulla. Alcune lesioni alla testa e al volto di Alba, compatibili con un impatto contro una superficie ampia e piana, sono coerenti con questi indizi: è possibile, anche dalle tracce trovate sulle pareti, che la donna sia stata spinta con forza contro il muro e sia poi ricaduta a terra, agonizzante. A questo punto Visentini avrebbe continuato a infierire, scalciando ripetutamente la sua vittima. L’autopsia ha anche confermato che la morte può essere fatta risalire alle 2-3 del mattino di lunedì, quando i vicini hanno sentito trambusto nell’alloggio.
Oggi intanto Visentini sarà ascoltato in tribunale dal gip Fiorenza Giorgi, alla presenza del suo legale Francesca Aschero. È possibile, se non addirittura probabile, che il legale consigli al suo cliente di avvalersi della facoltà di non rispondere e chieda allo stesso tempo che sia sottoposto a una perizia psichiatrica. La violenza cieca dell’aggressione e le farneticazioni dell’uomo nelle ore successive hanno autorizzato più di un interrogativo sulle condizioni psichiche di Visentini.
«Lei cadeva da sola, io la tenevo su». Questa è una delle frasi con cui Visentini ha cercato di descrivere quelli che per lui erano stati i momenti del «malore» occorso alla convivente prima dell’arrivo del 118. E ancora: «Vedete com’è rosa, adesso sta bene. Prima invece era blu, stava male, ma io lo ho fatto un massaggio, la respirazione artificiale». Anche davanti a un cadavere martoriato e sul quale si intravedevano i primi sintomi di decomposizione, l’uomo insisteva: «E viva, ha mosso gli occhi, non vedete?» E quando, per interrompere l’atroce farsa, il personale del 118 ha spiegato che la donna era morta, la reazione era stata di assoluto e, apparentemente, genuino stupore. «Ma se fino a poco fa mi ha parlato». Invece Alba Varisto era morta da almeno venti ore.
Botte, alcol, scenate. Non era la prima volta. Anche se, come risulta dalle carte delle indagini, non si era mai arrivati a una denuncia. Perché Alba aveva sempre protetto quell’uomo tanto più giovane di lei, conosciuto al Centro di igiene mentale di Finale dove lei era operatrice e lui paziente.
Nel passato dell’uomo, sette anni fa, anche il ferimento del padre nella frazione Gazzo di Sanguinetto nel Veronese, zona d’origine della famiglia. Lui, sbandato, era tornato a casa e dopo una lite aveva colpito l’uomo all’ascella con un taglierino. «Gli è andata bene, che la lama buona l’ho dimenticata a Roma» aveva detto l’uomo dopo l’arresto. Salvo poi patteggiare un anno e mezzo per lesioni, visto che con una prognosi di otto giorni l’accusa di tentato omicidio era caduta. E andarsene da lì. Destinazione finale, Pietra Ligure. (di M. Raffa)
