Eugenio Zanoncelli, 56 anni, operaio specializzato, padre. Massacra di botte la moglie per anni, fino a quando muore. Ergastolo poi ridotto a 22 anni e 6 mesi
Palazzo Pignano (Cremona), 24 Giugno 2020

Titoli & Articoli
Uccide a botte la moglie da anni malata di Alzheimer, arrestato operaio di 56 anni (La Stampa – 25 giugno 2020)
E’ accaduto nel Cremonese a Palazzo Pignano
Esasperato dall’enorme sofferenza della moglie malata di alzheimer da anni e dalle difficoltà dell’intera famiglia, la ammazza di botte, poi prova a scappare. È una storia triste di disperazione quella che viene da Palazzo Pignano, nel Cremonese. Eugenio Zanoncelli, operaio di 56 anni, ieri sera, ha ucciso la moglie Morena Designati, di 49. È stato lui stesso a confessarlo al fratello, cui ha affidato il figlio di 12 anni, prima di provare a scappare in auto. È stato arrestato alle sei e mezzo del mattino a Rivolta d’Adda, al confine con la provincia di Bergamo. Dopo l’interrogatorio davanti al pm, l’uomo è stato arrestato.
L’omicidio ieri sera mentre il figlio era a cena fuori con alcuni amici. Morena è stata picchiata a morte dal marito che, secondo i primi accertamenti dei carabinieri, poi l’ha anche spinta giù dalle scale. Era sdraiata sul pavimento ormai senza vita quando il figlio è rincasato. Si è messo a piangere, a urlare. Il padre lo ha caricato in auto e lo ha accompagnato dallo zio, suo fratello, ad Agnadello, un paese vicino. Davanti al fratello ha confessato: “Ho ammazzato Morena” ed è fuggito via.
È stato proprio lui a chiamare i carabinieri che nella villetta hanno trovato il corpo della donna. Subito è partita un’imponente caccia all’uomo e, anche grazie alle telecamere ai varchi delle strade, questa mattina l’uomo è stato fermato. Non ha opposto resistenza, forse sapeva già di non poter andare lontano. Dopo l’interrogatorio è finito in carcere. (di Monica Serra)
“Mio fratello, uomo autoritario”. Il figlio: “Zio, papà ha ucciso mamma” (Cremona Oggi – 11 ottobre 2021)
Seconda udienza in Corte d’Assise a Cremona nei confronti di Eugenio Zanoncelli, 57 anni, operaio, accusato di aver ucciso la moglie Morena Designati, 49 anni, la sera del 24 giugno del 2020 nella loro villetta in via De Nicola a Palazzo Pignano. Secondo l’accusa, la vittima, affetta dal 2015 da sclerosi multipla, sarebbe stata colpita dal marito con uno schiaffo in volto e con un colpo di stampella: mandibola e costole fratturate. La donna era morta in seguito a shock settico.
La testimonianza del fratello dell’imputato: A chiamare i carabinieri di Crema, alle 22,10 del 24 giugno, era stato Roberto Zanoncelli. Il fratello Eugenio, che poi si darà alla fuga, si era presentato davanti alla sua abitazione di Rivolta d’Adda, consegnandogli il nipote Andrea e il cellulare e dicendogli di aver ucciso la moglie. “Prima mi ha chiamato al telefono”, ha spiegato oggi Roberto, “mi ha detto che aveva ucciso Morena e che mi avrebbe lasciato Andrea perchè lui non mi avrebbe più visto. Poi mi è suonato il campanello, davanti a me c’era solo mio nipote che mi ha detto che papà aveva ucciso la sua mamma. Mio fratello è andato via in auto e io ho chiamato il 118”. “Tutto quello che ho, lo lascio a te e ad Andrea”, gli aveva detto Eugenio prima di scomparire.
“Con Morena avevo un buon rapporto”, ha raccontato Roberto, che non ha mai frequentato la casa del fratello e della cognata. “Era Morena a venire da me. Io abitavo con mia madre e mia cognata veniva da noi a Rivolta in auto con Andrea. Usava una stampella. Non mi ha mai confidato dissapori con il marito”.
Dopo la morte della madre, Roberto, metalmeccanico di professione, aveva cominciato a convivere con la sua compagna. “Morena”, ha aggiunto il fratello dell’imputato, “aveva problemi di deambulazione. Anche solamente il tappeto di casa la faceva inciampare. Nel 2019 io e la mia compagna avevamo offerto ad Eugenio un montascale per la moglie, ma lui aveva rifiutato”.
Dopo la tragedia, con Morena morta e il marito in prigione, Roberto ha avuto l’affidamento di Andrea. “Ora sta bene, va a scuola, fa la terza media ed è stato promosso con bei voti. Ha un regime di vita più sereno. E’ un ragazzino molto autonomo, più grande della sua età. In casa doveva curare la mamma e sapeva molte cose che un ragazzino di 13 anni non dovrebbe sapere, come ad esempio conosceva la scadenza dell’assicurazione”.
“Era intimorito da tante cose”, ha spiegato Roberto, “ad esempio si preoccupava perchè in giardino aveva calpestato l’erba”. Andrea non è mai andato a trovare il papà in carcere, nè gli ha mai scritto. “Ha detto che papà può morire subito e che la casa può bruciare”. “In casa”, ha riferito il testimone, “Andrea si era adeguato al comportamento del padre. Per evitare sberle, faceva tutto quello che gli diceva lui. Mio fratello ha un carattere chiuso, è autoritario. Negli ultimi 6 mesi Morena era peggiorata e lui diceva che doveva fare tutto: lavarla, vestirla e cucinare, perchè lei non era più in grado. La malattia aveva un’evoluzione rapida, e questo lo angosciava. Ma non voleva essere aiutato, diceva che a sua moglie e a suo figlio ci pensava lui”.
Le dichiarazioni spontanee di Eugenio Zanoncelli . Perchè Eugenio non si è mai rivolto ai servizi di assistenza domiciliare o al Comune per avere un aiuto per la moglie?, si è chiesta la Corte, composta dal presidente Anna di Martino, dal giudice a latere Francesco Sora e da sei giudici popolari, quattro donne e due uomini. “Non mi sono rivolto a nessuna struttura perchè non è così facile”, ha spiegato lo stesso imputato, rilasciando dichiarazioni spontanee. “Avevo detto a mia moglie di fare delle visite per alzare la percentuale di invalidità, ma lei non ha voluto. Avrei voluto licenziarmi per occuparmi di lei”.
La testimonianza del capo dell’imputato, operaio alla Bosch. In effetti Eugenio Zanoncelli, la mattina del 22 giugno, due giorni prima della morte della moglie, aveva inviato un messaggio al suo capo dell’azienda Bosch di Offanengo, dove lavorava come operaio specializzato. “Voleva licenziarsi”, ha confermato il responsabile del settore nel quale l’imputato lavorava. “Gli avevo risposto con un messaggio vocale dicendogli di non fare stupidaggini, ma lui aveva già pensato ad altri modi per poter andare avanti”. Il testimone ha anche riferito di aver visto spesso Eugenio piangere, lamentandosi della situazione a casa. “Gli ho detto che non era solo, che poteva rivolgersi a strutture pubbliche o all’assistenza domiciliare, ma in lui c’era una resistenza a voler accentrare quel peso solo su di sé”.
Le ex colleghe di lavoro di Morena e quei lividi sul corpo della vittima. Anche Morena, prima di ammalarsi, aveva lavorato. Era dipendente in un’azienda di cosmetici. In aula sono state sentite alcune ex colleghe di lavoro, come Fiorangela, che ha riferito di aver visto Morena con dei lividi. “Aveva un occhio nero e segni sul braccio e su una coscia. Lei diceva di aver sbattuto contro una finestra, poi contro una porta, e poi ancora contro un mobile. Ma io non ci ho mai creduto”.
Anche Vincenza aveva notato segni sul corpo di Morena. “Aveva lividi sotto l’occhio, sul polso e un dente saltato”. “Una volta”, ha ricordato la testimone, Morena le aveva detto che se non si concedeva sessualmente, il marito diventava irascibile. Una volta smesso di lavorare per via della sua malattia, i rapporti con le colleghe si erano interrotti. “Ho provato a chiamarla e a mandarle messaggi”, ha detto Vincenza, “ma da quando è stata a casa non si è più fatta sentire. Era una donna molto riservata”.
I fratelli di Morena. In aula hanno testimoniato anche Alessandro, Ivano e Giacomina Designati, i fratelli di Morena, tutti residenti a Pandino. “Dal 2015, da quando le era stata diagnosticata la malattia”, ha riferito Alessandro, “non abbiamo più avuto contatti. L’ultima volta che ho visto mia sorella è stato nell’ottobre del 2019 in occasione di una sagra a Pandino. Era venuta con il figlio a bordo di una vecchia Clio automatica che era appartenuta alla madre del marito. Se volevamo sentirla al telefono, lei ci chiedeva sempre di chiamarla quando non c’era il marito perchè lui non gradiva. Eugenio ci incolpava di non esserci presi cura di sua moglie”.
Sua sorella Morena, Giacomina l’aveva vista per l’ultima volta nel gennaio del 2020. “Aveva un livido su un sopracciglio, ma lei mi ha detto che era caduta. L’ho trovata peggiorata, anche se faceva ancora tutto da sola. Anche se era malata, il marito le faceva fare i mestiere e doveva fare da mangiare. Io andavo a trovarla quando era da sola perchè lei mi aveva fatto capire che suo marito non voleva. Non riuscivo tanto a parlare con mia sorella perchè lei non si confidava”.
La neurologa. Maria Teresa Ferrò è la neurologa che aveva in cura Morena dall’aprile del 2018 fino al 14 novembre del 2019. “Era affetta da sclerosi multipla progressiva comparsa nel 2013”, ha spiegato la testimone. “Aveva avuto una riattivazione della malattia gestita presso il centro sclerosi multipla di Crema, ed era sottoposta a visite e trattamenti. Aveva difficoltà deambulatorie, soprattutto alla gamba sinistra e un deficit al braccio sinistro”. “Aveva fissato una visita il 6 febbraio del 2020”, ha riferito la dottoressa, “ma non si è presentata dicendo di essere caduta dalle scale”. Dalla dottoressa Ferrò, Morena non era mai più tornata.
Contro l’imputato, assistito dall’avvocato Maria Laura Quaini, si sono costituiti parte civile la mamma e i tre fratelli di Morena, rappresentati dall’avvocato Alessandro Porchera, il fratello dell’imputato, assistito dall’avvocato Vito Cantore, e Andrea, il figlio di 13 anni della coppia, quest’ultimo rappresentato dall’avvocato Micol Parati e dalla collega Maria Luisa Crotti come curatore speciale. La prossima udienza è fissata per lunedì prossimo. Tra i testimoni che verranno sentiti, anche il medico legale Margherita Fornaciari. (di Sara Pizzorni)
Delitto Designati: «Papà ha ucciso la mamma. Per me può anche morire» (la Provincia Cr – 13 ottobre 2021)
La drammatica testimonianza del figlio nel processo a carico del 57enne Roberto Zanoncelli
«Il papà ha ucciso la mamma». Sono le 22 passate di mercoledì 24 giugno del 2020. Nella casa di Roberto, a Rivolta d’Adda, suona il campanello. Sul cancello c’è suo nipote Andrea, 12 anni, unico figlio di suo fratello Eugenio Zanoncelli, 57 anni, operaio alla Bosch di Offanego. Nella villetta in via Enrico de Nicola, a Palazzo Pignano, per l’accusa papà Eugenio ha appena ucciso con un schiaffo e un colpo di stampella al volto la moglieMorena Designati, 49 anni, da cinque malata di sclerosi multipla. Un «uccellino», Morena. Quella sera, Eugenio molla il figlio al fratello e scappa sulla sua Volvo. All’alba i carabinieri lo troveranno al confine con la Bergamasca. Da allora, è in carcere. E per il figlio Andrea lì «può morire». «Papà può morire subito e la casa può bruciare».
Lunedì 11 ottobre 2021. «Il papà ha ucciso la mamma»; «Papà può morire subito e la casa può bruciare». Le drammatiche frasi vengono riversate nel verbale della seconda udienza in Corte d’Assise. Roberto Zanoncelli, che da allora ha in affidamento provvisorio il nipote (lo sta crescendo con la sua compagna), torna a quel tragico mercoledì sera. Lavora come metalmeccanico, fa i turni, la sera si corica intorno alle 22, la mattina si alza alle 5.30.
«Erano circa le 22, ero appena andato a letto. Suona il cellulare. Era mio fratello. ‘Hai bisogno?’». E lui: «Ascoltami bene, perché non mi vedrai più. Ho ucciso Morena». Roberto: «Come?». Eugenio: «Sì, ti lascio Andrea a casa e poi non mi vedrai più. Tutto quello che ho, lo lascio a te per Andrea, usalo per mio figlio». Roberto: «Aspettami che vengo. Mi vesto. Suona il campanello, apro il cancello di casa, Andrea era lì davanti. ‘Papà ha ucciso la mamma’. Ho visto l’auto andarsene».
Zio Roberto salta in auto, chiama il 118 e i carabinieri. Arriva a Palazzo Pignano. Nella villetta non ci entra. Consegna le chiavi ai militari. Il corpo della povera Morena è in salotto, ai piedi del divano, coperto con due plaid in pile, uno rosso, uno blu.
Uomo «chiuso», Zanoncelli. Un tipo «autoritario», dal quadro che ne esce in aula dai testi delpm Milda Milli. Il 24 giugno notte, alle 23,45, i carabinieri sentono Roberto. Spiega che i rapporti di suo fratello con la moglie Morena «erano peggiorati negli ultimi sei mesi. Lui doveva lavarla, vestirla, cucinare». Ma Eugenio «non voleva aiuti da nessuno». Roberto aveva provato ad aiutarlo. Nel 2019, la loro madre era in ospedale (morirà a Natale). «Eugenio mi diceva: ‘Non ce la faccio più, la malattia di Morena è rapida’. Lo angosciava. Gli ho detto: ‘Se vuoi, mi ritiro in una stanza, voi venite qui, perché se hai bisogno, io sono qui’. ‘Non ho bisogno di nessuno’». Gli aveva offerto un monta-scale. «Ha detto di no». E una carrozzina. «Non va bene, perché non si staccano le ruote per l’auto». Trovare un’assistenza domiciliare? Ci ha provato, Roberto. «Dammi i documenti di Morena, contatto il Caf, vediamo se puoi avere aiuti». Anche Emanuele, suo capo alla Bosch, aveva provato ad aiutare Eugenio. Alle 8,42 di lunedì 22 giugno, il Emanuele riceve un WhatsApp: «Ciao Emanuele, volevo informare te e l’azienda che da oggi darò le dimissioni». In fabbrica tutti sapevano dei problemi che Eugenio aveva casa. L’operaio si era sfogato «tante volte»; «arrivava spesso anche a piangere». «Gli ho detto di non fare stupidate. ‘I soldi ti servono, se l’unico a portarli a casa. E lui. ‘Ho già pensato ad altri modi di andare avanti. Ho bisogno di stare a casa con mia moglie’». Capo e colleghi lo avevano esortato più volte a rivolgersi al patronato, al Caf. «Nel vocale che gli ho mandato quella sera, gli ho detto: ‘Non sei solo, ti posso aiutare’, ma da parte sua c’era resistenza».
Zio Roberto del nipote dice che «sta bene, va a scuola, frequenta gli amici, ha un regime di vita sereno, è stato promosso con bei voti, non va dallo psicologo, per ora». Un ragazzino di 13 anni, «ma più adulto per la sua età. Quando è venuto da me, mi ha raccontato che si prendeva cura della mamma, parlava di scadenze dell’assicurazione. ‘A queste cose ci pensano lo zio e la zia’». Racconta di quel giorno «in cui stavamo mangiando in giardino: con la sedia ha urtato un cespuglio alle spalle. ‘Oddio, si spacca’». Lo zio lo tranquillizza: «Se si spacca, ne prendiamo un altro. Andrea mi ha detto: ‘In casa mia non potevo andare in giardino, non potevo calpestare l’erba’. ‘Tranquillo, qui puoi fare tutto quello che vuoi’. Mi ha detto: ‘Mi sono adeguato ai comportamenti del papà per evitare scapaccioni in testa’». Lunedì prossimo si tornerà in aula.
Zanoncelli: “Ho dato due schiaffoni a Morena, ma non volevo ucciderla” (la Provincia Cr – 25 ottobre 2021)
Parla per la prima volta il 56enne accusato di aver ucciso la moglie malata gravemente di sclerosi multipla
«Le ho dato due schiaffoni, ma non mi è mai sfiorato di uccidere mia moglie, non era nelle mie intenzioni ucciderla». Per la prima volta parla Eugenio Zanoncelli, 56 anni, operaio specializzato alla Bosch di Offanengo, in carcere dal 25 giugno del 2020 con l’accusa di aver ammazzato, la sera prima, nella villetta in via Enrico de Nicola, a Palazzo Pignano, la moglie Morena Designati, 49 anni, dal 2015 malata gravemente di sclerosi multipla. È accusato di averla colpita al volto con uno schiaffo e con una stampella. Morena era ormai ridotta pelle ed ossa. Ansimò, tirò tre respiri, morì ai piedi del divano, in sala.
Quella sera, papà Eugenio lasciò il figlio Andrea di 12 anni, da suo fratello Roberto a Rivolta d’Adda. E fuggì in auto. Fermato dai carabinieri all’alba, interrogato in caserma dal pm Milda Milli, dichiarò: «Io volevo ucciderla, come minimo prendo 20 anni». E quando il pm gli domandò: «Ieri sera che cosa è successo?», lui disse: «Per il momento preferisco non rispondere a questa domanda, perché sono ancora agitato». Il giorno dopo, nell’interrogatorio di garanzia in carcere, davanti al gip scelse di non parlare. Un anno e quattro mesi dopo, davanti alla Corte d’Assise di Cremona, per oltre due ore parla, si difende Zanoncelli. Nega la frase detta un anno prima al pm in caserma. Racconta, spiega, controbatte. Scoppierà in lacrime tre volte.
Eugenio Zanoncelli condannato all’ergastolo (la Provincia Cr – 22 novembre 2021)
La Corte lo ha giudicato colpevole dell’omicidio volontario della moglie Morena Designati, malata di sclerosi multipla
Eugenio Zanoncelli è stato condannato all’ergastolo. La sentenza nei confronti dell’operaio è arrivata alle 13.40: il 57enne è stato giudicato colpevole dell’omicidio volontario della moglie Morena Designati, 49 anni, gravemente malata di sclerosi multipla, colpita al volto la sera del 24 giugno 2020 nella villetta in via De Nicola, a Palazzo Pignano. Dunque la Corte presieduta da Anna di Martino ha accolto la richiesta del pm Milda Milli; l’avvocato Maria Laura Quaini, difensore di Zanoncelli, aveva invece chiesto di riqualificare il fatto in omicidio preterintenzionale. Dopo la lettura della sentenza e prima di essere riportato in una cella di Cà del Ferro, Zanoncelli ha pianto davanti al suo avvocato.
LA SENTENZA. La sentenza è arrivata dopo sei udienze e tre ore e mezza di camera di consiglio. Il presidente della Corte d’Assise, Anna di Martino, con il giudice Francesco Sora e i sei giudici popolari (quattro donne e due uomini), ha dichiarato papà Zanoncelli decaduto dalla potestà genitoriale e indegno a succedere ad Andrea, 14 anni, unico figlio della coppia che attraverso l’avvocato Maria Luisa Crotti, curatore speciale, si era costituito parte civile con l’avvocato Micol Parati.
Il padre dovrà risarcire il figlio intanto con 250 mila euro, una provvisionale immediatamente esecutiva. Zanoncelli dovrà risarcire con 5 mila euro suo fratello Roberto che dalla sera del 24 giugno, con la compagna sta crescendo il nipotino Andrea. E con 10 euro a testa, l’anziana madre, i due fratelli e la sorella di Morena. Un risarcimento simbolico chiesto dagli stessi familiari della vittima, parti civili attraverso l’avvocato Alessandro Porchera, «perché ai soldi non siamo interessati, devono andare tutti ad Andrea. A Morena dobbiamo chiedere scusa, perché non l’abbiamo aiutata. In questo sì, siamo colpevoli».
Omicidio Morena, per Zanoncelli pena ridotta (Crema News – 17 settembre 2022)
Da ergastolo a 22 anni e sei mesi. La Corte d’appello di Brescia ha confermato la condanna a Eugenio Zanoncelli, che ha ucciso la moglie Morena Designati, ma ha cancellato la condanna all’ergastolo inflittagli a Cremona in primo grado, cambiandola con una più mite di 22 anni e sei mesi. All’imputato sono state concesse le attenuanti generiche che hanno diminuito la pena finale.
Eugenio Zanoncelli aveva sferrato un pugno alla moglie, malata da tempo, uccidendola, la sera del 24 giugno 2020 nella loro abitazione di Palazzo Pignano. Poi era andato dal fratello a Rivolta d’Adda e gli aveva detto che cosa era successo e quindi se ne era andato a bordo della sua auto. I carabinieri, avvertiti del fatto dal congiunto, avevano trovato Zanoncelli la mattina seguente a bordo della sua auto in un campo. Nel processo di primo grado, svoltosi a Cremona il 22 novembre dello scorso anno, Zanoncelli era stato condannato all’ergastolo. Ieri la nuova sentenza dei giudici della Corte d’Appello.




