Morena Designati, 49 anni, ex operaia, mamma. Dopo anni di violenze, muore massacrata di botte dal marito
Palazzo Pignano (Cremona), 24 Giugno 2020
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Uccisa a mani nude: Morena trovata in salotto in un bagno di sangue (Brescia Today – 26 giugno 2020)
Con il passare delle ore emergono nuovi e inquietanti particolari sull’omicidio di Palazzo Pignano: Morena Designati, malata da anni, è stata uccisa a mani nude
Con il passare delle ore sembra cominciare a schiarirsi la fitta foschia che ancora avvolge la tragedia familiare di Palazzo Pignano, il piccolo Comune della provincia di Cremona dove l’operaio 56enne Eugenio Zanoncelli ha ucciso a mani nude la moglie Morena Designati, 49 anni, che da tempo lottava con una malattia degenerativa. Che sia stato questo il movente del furioso raptus non è dato saperlo, ma certo non può bastare a giustificare l’ennesimo femminicidio di questi ultimi mesi, circa una ventina dalla fine del febbraio scorso.
La vittima è stata trovata dai carabinieri stesa a terra, di fianco al tavolo del salotto, in bagno di sangue. Come detto, sarebbe stata uccisa a mani nude: lo confermano gli inquirenti, mentre si attendono gli esiti dell’autopsia per sapere in che modo Zanoncelli l’avrebbe uccisa. Forse un pugno, un colpo alla testa: sta di fatto che Morena è crollata a terra, e ha battuto la testa.
Il figlio della coppia ha soltanto 12 anni: è già stato affidato ai parenti, ma sarà seguito da vicino dai Servizi sociali. Non ha assistito alla scena, non ha visto la madre morta: il padre, infatti, lo avrebbe accompagnato a casa dello zio a pochi attimi dal delitto. Proprio al fratello avrebbe confessato di aver ucciso la moglie. Poi si è allontanato, si è dato a una sorta di fuga dalla realtà: ha vagato in auto a lungo, forse per ore, ai limiti dello stato confusionale. Ma è stato intercettato dai carabinieri a Rivolta d’Adda, al confine con la Bergamasca. Dopo una notte in caserma, è già stato trasferito in carcere, nella casa circondariale Cà del Ferro di Cremona.
La famiglia abitava in una villetta di Via De Nicola, ormai da 20 anni: è qui che è nato e cresciuto il figlio oggi 12enne. Eugenio Zanoncelli lavorava alla Bosch di Offanengo: in paese dicono di lui che fosse un uomo senza macchia. Almeno fino ad oggi. Un’altra storia maledetta dalla provincia italiana.
«Veniva al lavoro livida e ogni volta diceva di essere andata a sbattere contro qualcosa – ha raccontato con gli occhi carichi di tristezza – ma a un certo punto noi colleghe ci siamo chieste se dopo le nozze non fosse più capace di stare in piedi. Ricordo una botta enorme su un ginocchio, colpa di un tavolino diceva lei, ma probabilmente era un calcio… Le abbiamo detto non so quante volte di tornare a casa dai suoi ma lei non ha mai ammesso di subire violenze. Finché non si è ammalata almeno veniva al lavoro, poi nemmeno quello». Sembra che l’idea di separarsi ci fosse ma poi è arrivata la gravidanza.
«Da tempo, viste le sue condizioni, guidava una vettura col cambio automatico ma a un certo punto si è guastata: lui non gliel’hai mai fatta riparare per cui è rimasta bloccata in casa – ha proseguito – niente più uscite neanche per la spesa. Sapeva che la sua malattia l’avrebbe spenta ma l’aveva accettato, sperava solo che accadesse più tardi possibile, in modo che il figlio fosse grande, le sue parole erano solo per lui… Il marito era arrivato persino a non aprire la porta a uno dei familiari e le impediva di parlare al telefono con loro perché prendeva le chiamate. Immagino cosa sia stata la quarantena per mamma e figlio… Era buona di cuore, semplice e prima del matrimonio solare: lui per prima casa l’ha allontanata dalle amicizie, poi dai parenti, poi dai familiari stretti e infine l’ha segregata in casa con la scusa del Coronavirus. L’andavano a trovare di nascosto, quando lui non c’era: lei diceva che facendo i turni doveva riposare se no si innervosiva».
