Francesco Borgheresi, 42 anni, caporalmaggiore degli Alpini, divorziato. Uccide la fidanzata a colpi di pistola. Condannato a 14 anni con rito abbreviato
Cuneo, 22 Maggio 2020
Titoli & Articoli
Omicidio a Cuneo, Francesco Borgheresi: da vittima si è trasformato in carnefice (la Voce di Alba – 23 maggio 2020)
Il militare, originario di Firenze, è cresciuto nella comunità fiorentina Il Forteto, finita sotto inchiesta per violenza sui minori
In quella calda mattina del 30 agosto del 2017 all’udienza davanti al Santo Padre a Roma, c’era anche Francesco Borgheresi, il militare di 42 anni originario di Firenze che nel pomeriggio di ieri – venerdì 22 maggio – ha sparato nel parcheggio dell’Auchan di Cuneo, alla sua compagna Mihaela Apostolides 44 anni arrivata in Italia diversi anni fa dalla Romania e ora residente tra Cuneo e Saluzzo.
C’era anche lui nella delegazione delle vittime del Forteto, la comunità il cui fondatore, Rodolfo Fiesoli, è stato condannato in appello a 15 anni e 10 mesi per maltrattamenti e violenze sessuali anche su minori.
Borgheresi – una vita spesa con la divisa addosso e una madre, ex docente universitaria che vive a Vicchio, poco più di ottomila abitanti nella città metropolitana di Firenze -, è stato uno dei pochi bambini a nascere e crescere in quella comunità tanto discussa. Il papà Piero aveva lasciato quasi subito la struttura e così aveva fatto Francesco, appena diventato adulto, per poi entrare a far parte dell’Associazione delle Vittime del Forteto. La mamma, come spiegato dell’Associazione Vittime del Forteto, “Era una socia fondatrice di quella che per 40 anni è stata considerata una comunità taumaturgica per minori e disabili. In ottemperanza al sacro dogma forfetiano del rifiuto della famiglia di origine non è stato cresciuto dalla madre ma affidato dal Fiesoli ad una madre ‘funzionale’”. Una vittima, Francesco Borgheresi, che l’altro pomeriggio si è trasformato in carnefice.
Omicidio all’Auchan: “Neppure le parole del Santo Padre hanno spento i mostri nella sua anima” (la Voce di Alba – 23 maggio 2020)
Parla il presidente dell’Associazione Vittime di Forteto: “Francesco ha fatto una cosa orribile e pagherà il suo conto con la giustizia”
“Non esistono giustificazioni per quello che ha fatto Francesco. Quella povera ragazza non doveva morire in quel modo e lui pagherà per ciò che ha fatto. Ma credetemi, il Forteto è una cosa che ti resta dentro. Che ti si appiccica all’anima”.
Con queste disperate parole Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione Vittime del Forteto, ha provato a commentare tra l’angoscia e la rabbia quanto è accaduto ieri – venerdì 22 maggio – all’Auchan di Cuneo, dove il militare Francesco Borgheresi – di stanza a Firenze, ma fino al 2018 residente a Pinerolo, nel Torinese – ha ucciso con quattro colpi di pistola la sua compagna, Mihaela Apostolides.
“Conoscevo bene Francesco – prosegue il presidente Pietracito -, primo bambino degli unici due nati alla Forteto. Ha passato un’infanzia terribile. Poi con coraggio ha lottato per far emergere gli orrori della cooperativa fiorentina, condannata con il suo fondatore, per violenza e abusi anche su minori. E fu anche ricevuto, nell’agosto di tre anni fa da Papa Francesco, proprio perché vittima riconosciuta di abusi. Tutto questo naturalmente non giustifica il suo terrible gesto. Francesco pagherà per ciò che ha fatto, del resto è stato lui stesso a chiamare la Polizia di Stato. Abbiamo già attivato l’avvocato della nostra associazione affinché si occupi della sua difesa”.
“Questa notte ho dormito poco e male -inizia l’On. Mugnai-. Ieri sera, proprio mentre stavo andando a letto Sergio Pietracito mi ha informato con un paio di messaggi wapp che a Cuneo Francesco Borgheresi aveva ucciso una donna, il cui nome era Mihaela Apostolides. Dell’omicidio so poco, salvo il fatto che Borgheresi ha confessato.
Non conosco la povera vittima, però ho conosciuto l’assassino, Francesco Borgheresi, l’autore di questo ennesimo, terribile femminicidio.
Ho conosciuto Borgheresi perché come Presidente della Commissione d’inchiesta sul Forteto del Consiglio Regione della Toscana, l’ho convocato come testimone nel 2012. Sua madre e’ Giovanna Leoncini, ex docente universitaria, fedelissima di Rodolfo Fiesoli, il “Profeta” del Forteto e decisa assertrice della teoria della “famiglia funzionale”. E’ lei che, secondo molti testimoni, conio’ il nome della cooperativa/setta, il Forteto, cioè il luogo più intricato, nascosto, buio e difficilmente raggiungibile del bosco… a Fiesoli piacque. E così quello che abbiamo conosciuto tutti come il Forteto inizio’ ad essere il Forteto.
Decisi di convocare Borgheresi poiché ero rimasto colpito da un racconto avvalorato da più testimonianze di un bambino, come tutti gli altri al Forteto, affidato non ai genitori naturali, ma ad una famiglia funzionale composta da Luciano Barbagli e Daniela Tardani, che poi sarà condannata in via definitiva a sei anni e quattro mesi di carcere, insieme al Fiesoli. Era il racconto di un bambino che veniva lasciato a dormire su un pianerottolo perché aveva fatto la pipì a letto. Fradicio di pipì, piangente, lasciato tutta la notte sul nudo e freddo pavimento di un pianerottolo. Con le persone della setta che prima dell’alba si alzavano per andare a lavorare al caseificio o a governare le bestie e che, vedendolo per terra zuppo del proprio piscio, gli passavano sopra senza muovere un dito. Come fosse la cosa più normale del mondo. Ed in effetti al Forteto non era una cosa poi così particolare. Li’, in effetti, per decenni sono accadute tante altre cose, ancor peggiori, come se fossero le più normali del mondo.
Francesco venne in commissione e ci raccontò come di fatto fosse stato rifiutato dalla madre in nome della teoria della famiglia funzionale e di come riuscì con non poche difficoltà a partire per il servizio militare proprio per fuggire dal Forteto.
Lui c’era riuscito a scappare dal Forteto, dal luogo fisico, ma nessuno può mai fuggire dalla propria storia.
Quello che ha fatto, l’aver ucciso una persona, una donna, e’ orribile. L’inchiesta appena iniziata chiarirà ogni aspetto. E se, come pare evidente, Borgheresi e’ responsabile e’ giusto che paghi fino in fondo. Ma come non pensare che quanto accaduto ieri a Cuneo abbia iniziato a prendere forma, ad essere plasmato, negli anni ’70 in Mugello, al Forteto?
Come non pensare che quando il Male e’ così forte, scientifico, assiduo continua, come una bomba atomica, a sprigionare altro male, altre radiazioni mortali, a distanza di anni e di chilometri da dove e’ esploso?
Come non pensare che tutti coloro che sono passati dal Forteto, vittime e carnefici, anche perché al Forteto spesso si era allo stesso tempo vittime e carnefici, abbiano bisogno di essere aiutati, specie coloro che sono cresciuti dentro quel mondo dove i valori più importanti erano completamente ribaltati?
Come non pensare che Mihaela niente c’entrava con quella maledetta setta, ma che ne è l’ennesima vittima?
Per questi pensieri stanotte ho dormito davvero poco e male.”
(Stefano Mugnai, Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Capogruppo di Forza Italia nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda Forteto)
Militare uccide la fidanzata. Era stato abusato al Forteto (il Giornale – 24 maggio 2020)
Lei voleva lasciarlo, lui le ha sparato 4 colpi: è stato testimone contro la comunità degli orrori
«Mihaela niente c’entrava con quella maledetta setta, ma lei ne è l’ennesima vittima». Con queste parole l’onorevole Stefano Mugnai – coordinatore di Forza Italia in Toscana – ha commentato il femminicidio avvenuto venerdì pomeriggio nel grande piazzale di un ipermercato di Cuneo in Piemonte, dove a premere il grilletto della pistola per quattro volte consecutive, è stato Francesco Borgheresi, 42 anni, caporalmaggiore nell’Esercito Italiano di stanza a Firenze, ossia uno degli unici due bambini nato e cresciuto al Forteto, la comunità fiorentina il cui fondatore Rodolfo Fiesoli è stato condannato in appello a 15 anni e 10 mesi per maltrattamenti e violenze sessuali anche su minori.
La vittima – Mihaela Apostolides, 44 anni nata in Romania ma da una quindicina d’anni residente nel Cuneese, è morta sul colpo. Dopo l’omicidio è stato lo stesso Borgheresi a chiamare la Polizia di Stato e confessare. «Si erano conosciuti più di due anni fa, nel locale dove lei lavorava, quando il militare viveva nel Torinese. Era arrivato la sera prima da Firenze, dove viveva ora, per trascorrere il fine settimana con lei, ha spiegato il dirigente della Polizia di Stato Luigi Chilla. Ultimamente litigavano perché Borgheresi non accettava che la donna volesse porre fine alla loro relazione».
«Quello che ha fatto Borgheresi è orribile – prosegue l’onorevole Mugnai – Ma come non pensare che quanto accaduto ieri a Cuneo abbia iniziato a prendere forma, ad essere plasmato, negli anni ’70 in Mugello, al Forteto? Come non pensare che quando il Male è così forte e scientifico continua, come una bomba atomica, a sprigionare altro male, a distanza di anni e di chilometri da dove è esploso?».
Il coordinatore toscano di Forza Italia conosceva Francesco Borgheresi perché come Presidente della Commissione d’inchiesta sul Forteto del Consiglio Regionale toscano, ne aveva ascoltato la terribile testimonianza. «Lo convocai – ricorda – poiché ero rimasto colpito dal racconto della sua infanzia al Forteto, trascorsa tra maltrattamenti e privazioni. In quel luogo sono accadute cose terribili».
Francesco Borgheresi è stato un testimone di accusa nel processo a Fiesoli contro la comunità, anche in contrasto con la madre che fu tra le fondatrici del Forteto e negò sempre ogni tipo di violenza, nonché uno dei primi fuggitivi e raccontò vicende terribili sulla sua educazione. Nell’agosto del 2017 venne anche ricevuto da Papa Francesco, come componente dell‘Associazione Vittime di Forteto.
Quell’orrore ti resta appiccicato all’anima – ha commentato Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione Vittime di Forteto – Non basta il commissariamento, istituire commissioni d’inchiesta, le sentenze e i convegni. Non basta riconoscere di avere sbagliato. Se si vuole evitare che accadano ancora fatti come l’omicidio di Mihaela a il Forteto deve essere chiuso e le vittime risarcite».
La telefonata dell’assassino alla polizia: “Se venite nel parcheggio dell’Auchan, ho una Panda bianca, sono pronto a essere arrestato” (La Stampa – 24 maggio 2020)
La telefonata è delle 17 di venerdì pomeriggio Francesco Borgheresi, fiorentino, caporalmaggiore dell’Esercito, chiama il 112 per costituirsi: “Se potete venire nel parcheggio dell’Auchan, ho una Panda bianca, sono pronto a essere arrestato”. Ha appena ucciso sul piazzale del supermercato alla periferia di Cuneo con 3 colpi di pistola Mihaela Apostolides, 43 anni. Ecco la drammatica registrazione delle telefonata.…..
“Mi ha detto che mi amava, le ho sparato”: così Borgheresi confessa il femminicidio a Cuneo (Firenze Today – 27 maggio 2020)
Il 41enne nato e cresciuto al Forteto resta in carcere dopo l’interrogatorio di garanzia
“Ho sparato il primo colpo a Mihaela. Lei mi ha detto che mi amava. Non sono più riuscito a fermarmi”. Lo ha detto nel corso dell’interrogatorio di garanzia Francesco Borgheresi, 41 anni, il caporalmaggiore degli apini fiorentino, nato e cresciuto al Forteto, che venerdì scorso ha ucciso a colpi di pistola Mihaela Apostolides, 43 anni, origini romene, madre di un adolescente.
Un uomo ossessionato dalla gelosia, riporta La Stampa, che agli inquirenti ha detto più volte di essere venuto a Cuneo da Firenze armato non per uccidere la donna che amava, ma per un ‘regolamento di conti’ con il presunto amante di lei, un cuneese. Borgheresi, dipendente dell’Istituto cartografico di Firenze, ha raccontato che, a causa dell’emergenza Coronavirus, lui e Mihaela non avevano potuto vedersi per due mesi. La donna che lo accusava di trascurarla, perché non poteva lavorare al night in cui era impegnata. Inoltre il caporalmaggiore, proprio per il suol lavoro da militare, era uscito dalla Toscana durante il lockdown per trasferire personale medico a Firenze: altra causa di litigi e scontri, una costante del loro rapporto.
I due, riporta sempre La Stampa, si erano “conosciuti nel 2014 in un club di Villanovetta di Verzuolo”, quando lui era “rientrato da una missione all’estero” e lavorava alla caserma degli alpini di Pinerolo. Quattro mesi fa, lui credeva di aver scoperto che la donna avesse un’altra relazione, con un uomo dell’hinterland di Cuneo: agli inquirenti Borgheresi – che si trova in carcere – ha raccontato il nome, il paese dove vive.
“Lei – sostiene il militare – mi diceva che era vero, poi litigavano e lei negava tutto. Me l’ha detto sua sorella dell’amante, so che gli ha anche prestato la macchina”. La donna era arrivata a bloccare sul telefono il numero di Borgheresi, con lui che ribolliva di gelosia e frustrazione. Per poi farlo tornare nella sua vita, chiedendo più attenzioni. E soldi.
Venerdì scorso, il 41enne e Mihaela avevano “visto una casa da affittare a Cuneo, in una traversa di corso Nizza”, forse per andare a convivere. Poi la spesa al centro commerciale, il ritorno sulla Panda, dove i due hanno passato insieme più di mezz’ora. Lei gli avrebbe chiesto di vedere altre case, ma hanno finito per litigare, su tutto: lui geloso del presunto amante che aveva ‘monitorato’ sui social, poi la questione dei soldi che le aveva regalato e il prestito da 20 mila euro che le aveva fatto (denaro che a sua volta si era fatto prestare da conoscenti).
Quindi gli spari, con la pistola acquistata a febbraio in un’armeria di Borgo San Lorenzo, una semiautomatica prodotta in Spagna, calibro 6,35, sei colpi. Dopo l’omicidio, Borgheresi ha vagato confuso nel piazzale del centro commerciale, dopo mezz’ora ha chiamato il 112, spiegando quanto successo. E si è fatto arrestare. “Ero innamorato, non volevo perderla”.
Omicidio all’Auchan: il militare diventato assassino, non avrà mai fatto una visita psicologica? (TargatoCn – 27 maggio 2020)
Francesco Borgheresi ha un passato pesante, che non può non aver lasciato traccia in lui. E per arruolarsi nell’Esercito serve un test psico attitudinale
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Uccise la compagna nel parcheggio del centro commerciale di Cuneo, condannato a 15 anni (La Stampa – 29 ottobre 2021)
È stato condannato a 15 anni e due mesi per omicidio volontario e porto d’armi Francesco Borgheresi, 42 anni, il caporal maggiore degli alpini che il 22 maggio di un anno fa uccise a colpi di pistola la compagna Mihaela Apostolides, 43 anni, origini rumene, residente a Cuneo.
L’omicidio era avvenuto all’interno del parcheggio del centro commerciale alle porte di Cuneo allora Auchan, pochi giorni dopo la fine del primo lockdown. Il militare aveva raggiunto la donna da Firenze in auto e dopo due giorni insieme le aveva sparato 4 colpi di pistola nell’abitacolo della sua Fiat Panda. Le armi che aveva con sé erano due pistole, detenute regolarmente, che aveva portato dalla Toscana: per questo c’è stata anche la condanna di un anno e due mesi per porto abusivo d’armi, che non poteva trasportare in giro.
La sentenza del giudice Cristina Gaveglio è stata letta poco dopo le 14 di oggi (venerdì 29 ottobre), dopo un’ora di Camera di consiglio. L’udienza era a porte chiuse, con rito abbreviato, che prevede uno sconto di un terzo della pena. La Procura di Cuneo, con il sostituto Alberto Braghin, aveva chiesto una condanna a 27 anni, ovvero 18 con con lo sconto di pena. La sentenza di primo grado prevede anche un risarcimento previsionale di 70 mila euro alle due sorelle della vittima. L’avvocato di Borgheresi – l’ex alpino era presente all’udienza, scortato dalla polizia penitenziaria – è Beatrice Rinaudo e fuori dal tribunale ha spiegato: «Il mio assistito aveva subito ammesso tutti i fatti (era stato lui a chiamare il 112 per farsi arrestare dopo il femminicidio, senza opporre resistenza alla polizia, ndr). Una sentenza dove è stata riconosciuta una parte della verità. Attendiamo le motivazioni, ma c’è spazio per l’appello. Avevo fatto richiesta di una perizia psichiatrica perché emergesse il passato ingombrante del mio assistito».
Borgheresi, origine fiorentine e che aveva lavorato per due anni a Pinerolo (aveva conosciuto la vittima in un locale di Verzuolo dove la donna lavorava come cameriera) visse fino a 20 anni nella comunità «Il Forteto» di Vicchio, provincia di Firenze, figlio di una coppia di soci fondatori di quella che è stata considerata come «una setta», al centro delle cronache nazionali. Alcuni esponenti di quella comunità (tra cui la madre putativa dell’ex militare) sono stati condannati anni fa per violenze e maltrattamenti, gli stessi che, secondo la difesa, avrebbero segnato il quarantenne. Borgheresi non ha mai fatto mistero di questo suo passato: faceva parte di un’associazione di vittime della Comunità i cui esponenti erano stati ricevuti anche dal Papa. L’avvocato Alberto Crosetto assiste la due sorelle della donna uccisa: «Sentenza a nostro giudizio non corretta, troppo poco severa. Attendiamo di leggere le motivazioni».
Omicidio all’Auchan alle porte di Cuneo: condannato a 14 anni di carcere (Provincia Granda – 29 ottobre 2021)
Accusato di omicidio aggravato dalla Legge del Codice Rosso, detenzione d’armi e porto illegale di arma da fuoco Francesco Borgheresi è stato condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio della sua compagna Mihaela Apostolides e a 1 anni e 2 mesi per i due restanti capi d’accusa.
Il militare fiorentino (rappresentato dall’avvocato Beatrice Rinaudo) sparò quattro colpi di pistola ed uccise la donna nel piazzale dell’ex Auchan. L’episodio risale al 22 maggio 2020. Stamattina in tribunale a Cuneo, l’uomo, tramite il suo legale, aveva chiesto di essere ammesso al rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica. L’imputato si trova in custodia cautelare in carcere a La Spezia. Parti civili le due sorelle della vittima, assistite dall’avvocato Alberto Crosetto: «A mio parere non c’erano i presupposti per la concessione delle attenuanti. Il danno, ad oggi, non è stato ancora risarcito. Il giudice ha stabilito la cifra di 35 mila euro per ognuna delle parti civili come provvisionale. Danno da liquidarsi in separata sede». Beatrice Rinaudo, legale dell’imputato: «Siamo soddisfatti, è una sentenza che riteniamo equa ma molto probabilmente faremo appello perché riteniamo sia giusto valorizzare alcuni aspetti».
L’omicidio di Mihaela, l’avvocato delle sorelle: “Non si tratta di un delitto d’impeto” (La Stampa – 30 ottobre 2021)
L’ex caporal maggiore degli alpini Francesco Borgheresi condannato a 15 anni
Il mio assistito aveva subito confessato l’omicidio, consapevole della gravità di quanto aveva fatto. Non si è mai sottratto. La sentenza di primo grado è stata equa, anche se restano aspetti da approfondire. Attendiamo le motivazioni, c’è spazio per ricorrere in Appello. La richiesta di una perizia psichiatrica? Non per evitare una condanna, ma perché emergesse il suo passato problematico, ingombrante». Così ieri, fuori dal tribunale, Beatrice Rinaudo, l’avvocato di fiducia del caporal maggiore degli alpini Francesco Borgheresi. Anche nelle varie udienze l’avvocato aveva ricordato: «Quanto ha passato nella prima parte della sua vita non può non avere lasciato strascichi». Borgheresi visse fino a 20 anni nella comunità «Il Forteto» di Vicchio (Firenze), figlio di una coppia di soci fondatori di quella che è stata considerata come una «setta», al centro in passato delle cronache nazionali.
L’ex alpino faceva parte dell’associazione «Vittime del Forteto», ex bambini della comunità dalle cui denunce erano nati processi e condanne per maltrattamenti e violenze sessuali. Borgheresi fu il primo bambino a nascere, nel 1976, nella comunità fondata da Rodolfo Fiesoli e dal suo braccio destro Luigi Goffredi, condannati pesantemente per maltrattamenti, atti di libidine, corruzione di minore. Mentre la «madre funzionale» di Borgheresi, come veniva chiamata nella comunità, è stata condannata a 6 anni e 4 mesi grazie anche alla testimonianza dell’ex alpino, che fu anche ricevuto da Papa Francesco in Vaticano insieme ad altre vittime del «Forteto».
L’avvocato Alberto Crosetto assiste le due sorelle della donna uccisa (Mihaela Apostolides ha anche una figlia ventenne, che non si è costituita parte civile): «Sentenza non corretta, non equilibrata. Non c’era alcun presupposto per la concessione delle attenuanti generiche: non ha mai risarcito le sorelle, non le ha mai cercate. Non si tratta di un delitto d’impeto in un momento di follia, ma di un uomo che girava armato e subito dopo l’omicidio alla polizia aveva detto che prima o poi sarebbe dovuto capitare. Era ossessionato dalla gelosia: questo non è stato valutato dai giudici. Il danno ai familiari? Una provvisionale di 70 mila euro alle due sorelle, il resto sarà deciso in un altro processo. Il suo passato? Un dramma per cui Borgheresi aveva strumenti per reagire, visto che per 30 anni è stato nell’Esercito senza problemi. Attendiamo di leggere le motivazioni per capire il perché di questa condanna così lieve. Non siamo soddisfatti. In una chat Mihaela aveva scritto a un amico “Ho paura che mi ammazzi”. Quello poi è successo». (di Lorenzo Boratto)










