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Mihaela Apostolides, 44 anni, cameriera, mamma. Uccisa a colpi di pistola da un pretendente

Cuneo, 22 Maggio 2020

 


Titoli & Articoli

Cuneo, donna uccisa in auto a colpi di pistola: fermato un 42enne (tgCom24 – 22 maggio 2020)
Si tratterebbe di un delitto passionale. Dopo aver chiamato la polizia, l’uomo ha atteso l’arrivo degli agenti
Uccisa su un’auto a colpi di pistola, nel parcheggio di un supermercato alla periferia di Cuneo. E’ morta così Mihaela Apostolides, di 44 anni, originaria della Romania, ma da qualche anno residente a Saluzzo. La polizia l’ha trovata riversa nel sangue sul sedile del passeggero di una Fiat Panda bianca. Accanto all’auto, in stato confusionale, Francesco Borgheresi, di 42 anni, originario di Firenze ma residente a Pinerolo (Torino). E’ stato l’uomo a chiamare il 112 e ad attendere le volanti che l’hanno fermato.
Si tratterebbe di un delitto passionale, anche se del rapporto tra i due si sa ancora poco. Di certo, al momento, c’è che lei, disoccupata, e lui, militare ma non di stanza in Piemonte, si conoscevano da almeno due anni, da quando cioè erano stati fermati insieme, per un controllo, nel Cuneese. Da allora nient’altro, per ora, che aiuti a far luce su questo femminicidio, il primo in Piemonte da quando le misure per il contenimento del coronavirus sono state allentate.
Con la polizia e gli esperti della scientifica sul luogo del delitto è arrivato anche il pm Alberto Braghin. Toccherà al magistrato interrogare il fermato e cercare di far luce sul delitto. A sparare è stata una pistola di piccolo calibro, acquistata a Firenze e regolarmente detenuta dall’uomo, il porto d’armi trovato a bordo dell’auto in cui si è consumato il delitto.
Almeno quattro i colpi esplosi, due dei quali hanno centrato la vittima al petto. Senza lasciarle scampo. Era pomeriggio e nella zona i colpi di pistola sono stati sentiti chiaramente. Diverse le chiamate ricevute al 112, compresa quella di Borgheresi, che ha vagato nel piazzale del parcheggio fino all’arrivo della polizia. Sarà dunque l’uomo, non appena le sue condizioni lo consentiranno, a chiarire che cosa sia accaduto in quell’auto e perché abbia sparato e ucciso.

“Mihaela era una ragazza fantastica, non posso credere che quel militare l’abbia ammazzata così” (TargatoCn – 22 maggio 2020)
Sconvolto il titolare del locale dove lavorava la ragazza uccisa all’Auchan. “Era arrivata dalla Romania una quindicina di anni fa”. L’uomo, reo confesso, ora in procura per l’interrogatorio di garanzia

Mihaela cercava un nuovo alloggio per andarci ad abitare con la figlia, non con il suo assassino (La Stampa – 24 maggio 2020)
Cercava un appartamento a Cuneo per andare a vivere insieme alla figlia
Mihaela Apostolides, 43 anni, cameriera e barista in un locale notturno del capoluogo, uccisa a colpi di pistola venerdì pomeriggio, nel parcheggio del centro commerciale Auchan, dal militare fiorentino Francesco Borgheresi (41 anni), dipendente dell’istituto cartografico di Firenze, dov’è nato, ma che fino a due anni fa lavorava a Pinerolo. La donna, romena originaria di Bucarest, prima di trasferirsi a Saluzzo nel 2003 si era separata dal marito, residente sull’isola di Cipro e dal quale aveva ereditato anche il cognome, Apostolides.
Con lui aveva avuto una figlia e nonostante la fine del matrimonio, erano rimasti in ottimi rapporti. Dopo la morte del padre la ragazza (19 anni) era rimasta a Cipro con i nonni paterni e diventata maggiorenne, voleva ricongiungersi con la madre a Cuneo, per poi iscriversi all’Università di Torino. Per questo, già prima del lockdown, Mihaela aveva contattato alcune agenzie immobiliari del capoluogo. Ha cercato un appartamento in affitto anche venerdì mattina, in compagnia di Borgheresi che la aveva raggiunta la sera prima da Firenze e trascorso la notte con lei in un monolocale di via Savona a Borgo San Giuseppe di Cuneo, sopra il night club “Fantasy”, dove la donna lavorava saltuariamente.
Nell’appartamento abitava una delle sorelle di Mihaela, che era andata a vivere con lei a inizio marzo per la fase uno dell’emergenza coronavirus. «Il giorno dopo sono partiti insieme verso l’Auchan, è stata l’ultima volta che l’ho vista – ha riferito la sorella, sentita ieri dagli inquirenti -. Sapevo che tra loro forse c’era stato qualcosa, ma avevano discussioni perché lui la considerava la propria donna, lei soltanto un amico. Era una donna libera e gliel’aveva anche spiegato più volte».
Conferma una delle migliori amiche di Mihaela, Carmen Mogosneanu, 46 anni, barista in un locale di Revello e che l’aveva conosciuta in discoteca poco dopo l’arrivo in Italia. «Lavorava al Piper, ma faceva anche la cameriera e la badante nel Saluzzese – dice -. Era meravigliosa, bellissima, una donna seria e perbene. Presto sarebbe andata a vivere con sua figlia. Francesco? Me ne aveva parlato. Si frequentavano, ma non erano fidanzati. Lui voleva che lei andasse a convivere a Firenze, si faceva centinaia di chilometri per raggiungerla al Fantasy di Cuneo e lei se lo trovava a sorpresa nel locale. Era troppo geloso, anche se non stavano insieme». E prosegue: “Mihaela non mi ha mai parlato male di Francesco. Probabile che la aiutasse, ma anche se lei aveva passato tempi brutti in cui non trovava lavoro, e non era di certo ricca, non mi risulta che avesse gravi problemi di denaro. Non viveva per i soldi, anzi se poteva era lei a pagare per gli altri”. Una versione che contrasta con quella fornita da Borgheresi agli inquirenti. “Certo che stavamo insieme – ha dichiarato all’interrogatorio di garanzia, al sostituto procuratore Albergo Braghin -. Abbiamo litigato. Mi chiedeva soldi, tanti, anche durante il lockdown. E stava con altri, lo so. Io non ce la facevo più e ho perso la testa”. Venerdì pomeriggio i due sono andati all’Auchan a fare la spesa. Una telecamera del centro commerciale li riprende mentre escono, lei davanti e lui poco dietro, con due borse nelle mani.
Raggiunto il parcheggio, sono rimasti nell’auto di Borgheresi, una Panda 4×4, e avrebbero parlato per almeno 40 minuti, fumando anche diverse sigarette. La lite sarebbe scoppiata all’improvviso: lui ha sparato quattro volte, colpendo lei a bruciapelo su petto, fianco e di striscio sul braccio, ma ferendosi prima alla mano sinistra. Mihaela è morta riversa sul sedile passeggero, stranamente reclinato all’indietro. Poi il militare ha telefonato al 112 (“Sono qui nel parcheggio dell’outlet, pronto per essere arrestato”) e ha spiegato in modo confuso l’accaduto: “Ho fatto una cazzata, ho ucciso una donna. Ho due pistole con me. Venite a prendermi, non farò resistenza”). Agenti delle Volanti e della Digos lo hanno circondato e arrestato. Richiuso nel carcere di Cerialdo, si sta cercando di capire se fosse partito dalla Toscana con l’intenzione di uccidere. Oltre all’arma del delitto (calibro 6,35), sull’auto è stato ritrovato un revolver carico con 8 colpi e tre confezioni di proiettili. Tutto regolarmente denunciato, come i fucili da caccia rinvenuti nella sua abitazione a Firenze. Sono emersi anche altri particolari sulla vita di Borgheresi. Divorziato, era stato anche in missione nei Balcani. Fino a 20 anni aveva vissuto nella comunità «Il Forteto» di Vicchio, provincia di Firenze, al centro di processi per violenze sessuali e maltrattamenti conclusi con diverse condanne. Il militare non era uno dei bambini affidati dal tribunale dei minori alla comunità di Rodolfo Fiesoli, detto «il Profeta», bensì figlio dei soci fondatori della comunità. Nell’agosto 2017, insieme ad altre vittime di abusi, era stato ricevuto dal Papa Francesco in Vaticano.

 

 


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