Giampaolo Bregante, 74 anni, comandante della marina mercantile in pensione, padre. Uccide la moglie con un colpo di revolver. Condannato a 15 anni di carcere
Sestri Levante (Genova), 19 Settembre 2024
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Un altro femminicidio in Italia, Cristina uccisa dal marito a colpi di pistola (InterNapoli – 20 settembre 2024)
Un tragico episodio di omicidio si è consumato a Sestri Levante, in provincia di Genova, dove un uomo di 74 anni, Giampaolo Bregante, ex comandante di navi militari, ha ucciso la moglie, Cristina Marini, sparandole con una pistola regolarmente detenuta. L’omicidio è avvenuto nella tarda mattinata di giovedi 19 settembre, poco prima delle 13.
La denuncia dopo l’omicidio Dopo aver compiuto il gesto, l’uomo si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri, dove ha confessato il crimine. Ai militari ha dichiarato di aver agito per “porre fine alla sofferenza” della moglie, affermando che la donna soffriva di una grave depressione e rifiutava di assumere i farmaci necessari per il suo trattamento. Sul luogo del delitto sono intervenuti i soccorritori del 118, ma per la donna, purtroppo, non c’era più nulla da fare. I carabinieri, insieme agli investigatori del nucleo operativo, hanno avviato immediatamente le indagini per ricostruire i dettagli della vicenda. Il pubblico ministeroStefano Puppo, incaricato del caso, ha aperto un fascicolo sull’accaduto.
Secondo quanto riportato da GenovaToday, Bregante, utilizzando un’arma tipo revolver, ha sparato alla moglie nella loro abitazione, nel tentativo, come da lui dichiarato, di “liberarla dalle sue sofferenze” legate alla depressione. Al momento, l’uomo è in stato di fermo e resta da chiarire se dietro il tragico gesto vi siano altre motivazioni o dinamiche non ancora emerse. La comunità di Sestri
Levante è rimasta profondamente scossa da questa drammatica vicenda, che ora attende con sgomento ulteriori sviluppi. (di Ilaria Polverino)
Uccise la moglie dopo una lite: Bregante in aula, “Non ero più io”, chiesti 12 anni di carcere (Genova Today – 15 luglio 2025)
L’uomo ha parlato in aula prima della discussione. I legali: “Dissociato dalla realtà”. Giovedì la sentenza
“Non ero più io”. Con queste parole Giampaolo Bregante, 73 anni, l’ex capitano di navi a processo con l’accusa di omicidio aggravato per avere ucciso con un colpo d’arma da fuoco la moglie Cristina Marini, lo scorso 19 settembre a Sestri Levante, ha tentato davanti alla corte d’assise di giustificare il gesto provocato secondo i suoi legali dalla disperazione e dall’impotenza che l’uomo provava nel dover gestire una situazione più grande di lui e per la quale aveva chiesto invano aiuto, rivolgendosi al centro di salute mentale dell’Asl.
Il processo è alle battute finali, giovedì è prevista la sentenza che sarà pronunciata dal presidente della corte Massimo Cusatti, mentre oggi, al termine delle dichiarazioni spontanee di Bregante, il pubblico ministero Stefano Puppo ha chiesto la condanna a 12 anni riconoscendo le attenuanti generiche della provocazione e del risarcimento del danno, che prevalgono sull’aggravante del rapporto di coniugio. Le arringhe difensive sono state affidate agli avvocati Sara Bellomo e Federico Ricci che affiancano Paolo Scovazzi nella difesa di Bregante.
Durante la scorsa udienza era stato mostrato un filmato, registrato con una telecamera interna all’appartamento, che mostrava gli attimi drammatici in cui si era consumata la tragedia. La lite tra marito e moglie, quest’ultima stava svolgendo alcune faccende domestiche, poi l’arrivo di Bregante, qualche parola, gli spintoni. I due sono usciti dall’inquadratura, ma si sente l’audio della moglie che urlava “Vai via, non voglio più vederti”. Poi Bregante all’improvviso è rientrato nell’inquadratura, ha impugnato una pistola, è uscito nuovamente dalla visuale della telecamera, si è sentito un rumore sordo: lo sparo. L’ex capitano di navi è tornato a essere inquadrato dalle telecamere, per qualche secondo si è passato un panno sul braccio, “per pulire il sangue fuoriuscito in seguito all’aggressione della moglie”, dirà agli inquirenti. Poi ha preso il telefono e ha chiamato il figlio, “Vieni, ho sparato alla mamma”. Poi la chiamata ai carabinieri per confessare il delitto.
L’avvocato Ricci ha definito quanto accaduto “La tragedia della banalità, dell’uomo della porta accanto”. Il legale alla corte non ha chiesto di “dimenticare quello che è successo”, ma ha voluto rappresentare il contesto in cui è avvenuto. La storia recente della coppia parla infatti di un lungo periodo di depressione di Cristina Marini che, secondo la difesa, non ha mai voluto affrontare un percorso di cura, mentre Bregante si era rivolto al centro di salute mentale, sentendosi rispondere dal medico di non scrivergli più perché gli aveva intasato la casella di posta elettronica. Per l’avvocato Ricci, il gesto di Bregante è stato frutto di una dissociazione dalla realtà, nonostante la perizia che lo ha considerato capace di intendere e di volere.
L’avvocato Bellomo si è concentrato sulla coppia, definendola “molto affiatata”, ma sottolineando come la situazione sia precipitata negli ultimi due anni. “Voglio ricordare un passaggio della sit del figlio, il quale dice che i suoi genitori avevano vita dorata, vacanze, soldi”. L’avvocato ha riletto le parole del figlio che aveva dichiarato: “Mia madre è peggiorata perché non seguiva la terapia, insultava mio padre di continuo, gli chiedeva ‘Quando muori?’. Sono parole sentite da me dai video che ho cancellato e qualche volta di persona”.
“La signora Marini – continua l’avvocato Bellomo – non assumeva la terapia. Il marito l’aveva convinta, un anno prima del delitto, ad andare alla salute mentale, a quell’incontro lei aveva raccontato che dieci anni prima le era stata diagnosticata una depressione. Dopo quella prima visita Marini non andrà a quelle successive, il marito capisce che la moglie non vuole curarsi e comincia a scrivere al medico dicendogli che non ha i mezzi per arginare la situazione. Il medico gli rispose: ‘Non mi mandi più mail perché mi ha intasato la posta’. Una frase dura da sentire”.
Uccise la moglie, nessuna attenuante: Bregante condannato a 15 anni (Primo Canale – 17 luglio 2025)
Non è stata riconosciuta l’attenuante della provocazione
È stato condannato a 15 anni Gian Paolo Bregante, l’ex comandante di navi 72enne che a settembre ha ucciso la moglie Cristina Marini a Sestri Levante (Genova). Non è stata riconosciuta l’attenuante della provocazione. La difesa, rappresentata dagli avvocati Federico Ricci e Paolo Scovazzi, aveva chiesto il proscioglimento per totale infermità di mente e, in subordine, al seminfermità, mentre il pm Stefano Puppo aveva chiesto la condanna a 12 anni.
Il pm aveva ritenuto, nel calcolo della sua richiesta, la prevalenza delle attenuanti generiche sull’aggravante del femminicidio, quella della provocazione e ha chiesto di tenere conto anche del risarcimento del danno nei confronti del figlio della coppia Bregante ha rilasciato spontanee dichiarazioni davanti alla corte d’Assise (presidente Massimo Cusatti): “Ho tentato di salvarla in ogni modo – ha detto – poi quel giorno non ho capito più niente e le ho sparato”.
L’uomo, dopo avere sparato alla moglie, aveva chiamato i carabinieri. Aveva sostenuto di averla uccisa perché lei non voleva curare la depressione. Questo, secondo il suo racconto, avrebbe comportato un peggioramento delle sue condizioni rendendola sempre più insofferente e aggressiva. “Non avevo mai pensato di ucciderla, al massimo in quest’ultimo anno ho pensato un paio di volte di darle uno schiaffo. Non so cosa mi è successo, alla fine sono esploso“, le sue parole davanti al giudice dopo l’arresto. La gip aveva scritto che l’ex comandante aveva ucciso “in preda a un raptus”.



