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Khalid Achak, 50 anni, operaio, padre. Uccide la moglie a coltellate davanti alla figlia

Caleppio di Settala (Milano), 3 Maggio 2025


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Amina uccisa dal marito, la confessione: “Sono esploso, ricordo solo la prima coltellata. Il nostro era un matrimonio combinato” (Today – 5 maggio 2025)
Il femminicidio a Settala tra il 3 e il 4 maggio. La figlia di 10 anni ha lanciato l’allarme con una chiamata al 118
Il femminicidio di Amina Sailouhi sarebbe nato da “una lite”. O almeno è quanto ha ribadito di fronte al gip Khalid A., il marito della donna, che l’ha uccisa a coltellate a Settala (Milano) tra il 3 e il 4 maggio. Secondo l’uomo, la 43enne “minacciava di autoinfliggersi delle ferite” per denunciarlo. La donna, in realtà, era già passata alle vie legali: nel 2022, dopo essere finita in ospedale per le botte subìte, lo aveva denunciato per maltrattamenti.
“Sono esploso e nella rabbia non ho capito più niente, ricordo solo la prima coltellata e poi ho un buco”,
ha ammesso l’operaio marocchino di 50 anni. L’uomo ha confermato di aver bevuto quattro delle sei birre acquistate due ore prima di cena, ma ha negato di essere un alcolista, come avevano raccontato alcuni vicini di casa nelle loro testimonianze alla procura. Secondo Khalid A., il matrimonio con Amina Sailouhi era un’unione “combinata dai parenti, non per amore”. Il reo confesso ha anche suggerito che la famiglia della moglie si stesse appropriando dei suoi beni in Italia e in Marocco. L’uomo, durante l’interrogatorio, si è infine detto “dispiaciuto” perché “la vita non si toglie così”.
L’omicidio è avvenuto a Settala, alle porte di Milano, nella serata di sabato 3 maggio. Amina stava per andare a dormire quando il marito l’ha uccisa inferendole almeno una dozzina di coltellate. “L’ho ammazzata, l’ho ammazzata”, ha detto il 50enne operaio marocchino ai carabinieri arrivati sul posto dopo la chiamata della figlia. “Mamma è morta, papà l’ha uccisa”, aveva detto la bimba al numero di emergenza. Quando i soccorsi sono arrivati nell’appartamento di via Cerca, al terzo piano di una palazzina dove la famiglia viveva da più di due anni, la bambina era appena uscita dal palazzo, seguita dal padre, che è risultato ubriaco.

Femminicidio di Settala, le voci dei vicini ostaggio di Khalid: «Era sempre ubriaco e aggressivo, lanciava sedie e bottiglie. La moglie aveva paura» (Corriere della Sera – 5 maggio 2025)
«Una volta si è tagliato. Ha imbrattato di sangue tutta la mia porta e il muro della scala. Dopo quell’episodio sono andata in caserma a fare un esposto». Emanuela è la dirimpettaia di Khalid Achak, arrestato dai carabinieri nella notte tra sabato e ieri per aver ucciso la moglie, Amina Sailouhi, nella loro casa al terzo piano di un palazzo in via Cerca, a Caleppio di Settala. I gradini del condominio sono ancora macchiati di sangue. Le tracce finiscono davanti all’ingresso dell’appartamento in cui viveva la coppia con la loro bimba di 10 anni: è lei che ha chiamato i soccorsi scoprendo la mamma morta. Il nome del campanello è strappato.
Di fianco, sulla porta di casa in legno, Emanuela ha appeso un cartello che avvisa della presenza di un cane. È mentre lo porta a passeggio, quasi dodici ore dopo il femminicidio, che ricorda quei momenti terribili. Alle 23.30 di sabato le hanno suonato i carabinieri: «Mi hanno chiesto se avessi una bimba e se avessi bisogno di aiuto. Nel mentre lui (Achak, ndr) mi ha bussato alla parete gridando, la mia sala e la sua camera da letto sono confinanti. Poi ha iniziato a battermi alla porta. Fino alla mattina dopo, però, quando ho chiamato la mia vicina, non sapevo cosa fosse accaduto — continua l’inquilina —. Se non fossero arrivati i carabinieri prima da me, forse gli avrei aperto. E chissà cosa sarebbe successo».
L’uomo, 5o anni di origine marocchina, era conosciuto nel condominio della frazione nell’hinterland Sud-Est non tanto per buoni rapporti di vicinato ma per i modi «aggressivi». Domenico è affacciato al balcone della sua casa al secondo piano: «Un giorno sì e l’altro pure litigavano. Si sentivano urla, grida. Lui era sempre ubriaco, beveva tanto. Lo vedevi barcollare per strada». E aggiunge: «Ci aveva aggredito verbalmente diverse volte. Vivevano qui da qualche anno, forse tre, e lui era stato allontanato da casa per un periodo».Ora Achak, dipendente di una ditta della zona, è stato portato al carcere milanese di San Vittore con l’accusa di omicidio aggravato.
È stato fermato dai carabinieri mentre stava uscendo dal palazzo con la figlia, che illesa è stata affidata a un parente. Quando è stato bloccato dai carabinieri, avrebbe confessato urlando: «L’ho ammazzata». I soccorritori hanno trovato il corpo della donna di 43 anni, anche lei originaria del Marocco, in camera da letto ferita da diverse coltellate. La vittima indossava il pigiama ed è stata scoperta dalla figlia che, svegliandosi poco dopo le 23, ha dato l’allarme. «La moglie era una brava donna, la vedevo ogni giorno andare a prendere la figlia a scuola, dove va anche mio figlio», ha spiegato Omar, un vicino. Affacciati alle finestre c’è anche chi descrive Amina come «gentile, sorridente, ma di poche parole e sempre a testa bassa, come se avesse paura. Prendeva l’autobus per andare a lavoro». La 43enne, infatti, era dipendente di in un pub della zona.
Anche Omar, come gli altri inquilini, era stato un «obiettivo» di Achak. «Avevo già chiamato i carabinieri un anno fa perché se l’era presa anche con me. Quasi mi aveva messo le mani addosso. Da loro, invece, non intervenivano spesso, secondo me perché la moglie aveva paura. Lui lanciava sedie e bottiglie dal balcone. Urlava e minacciava. Nell’ultimo anno la situazione, almeno con noi, si era calmata. Fino alla scorsa notte. Si poteva evitare». Ieri in via Cerca, tra i vetri della tromba delle scale rotti, le pareti increspate e i panni stesi in cortile, è arrivato anche il sindaco di Settala, Massimo Giordano.
«Era una situazione nota, la famiglia era attenzionata — ha commentato —. I nostri servizi sociali erano allertati da tempo e tutte le procedure di controllo e assistenza erano state attivate». Proprio i servizi sociali avevano incontrato la donna di recente e non risultavano problematiche: «Mi è parso di capire che la situazione non fosse conflittuale — ha concluso il sindaco — La bambina non aveva bisogno di aiuto. Ci siamo già attivati per il proseguo delle vicende che riguardano la figlia, che è quello che in questo momento ci sta più a cuore. (di Matteo Castagnoli e Cesare Giuzzi)


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