Leopoldo Scalici, 41 anni, cliente della prostituzione incensurato. Uccide una donna a sprangate e la getta in un fosso
Albareto (Modena), 7 Aprile 2019
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Prostituta uccisa a sprangate e gettata in un fosso: svolta nelle indagini (Today – 8 aprile 2019)
Si è costituito l’uomo che ha ucciso Benedita Dan, 40enne nigeriana, ad Albareto
Avrebbe confessato l’omicidio, secondo i giornali locali. Si è costituito l’uomo che ieri ha ucciso Benedita Dan, 40enne nigeriana, ad Albareto, Modena. Si è presentato dai Carabinieri di Pavullo e ha raccontato come sono andate le cose. Leopoldo Scalici, 40enne disoccupato di origine palermitana, ha ucciso con un tubo di ferro la prostituta nella zona industriale di Modena Nord, colpendola più volte alla nuca e al volto, poi ha abbandonato il cadavere in un fossato di stradello Toni, nelle campagne.
Il movente non è chiaro, forse una ragione economica. Le indagini sono state rapide ed efficaci. Non è escluso che l’uomo abbia agito sotto l’effetto di stupefacenti prima o dopo aver consumato il rapporto, ma molti punti del tragico fatto di sangue restano oscuri. Scalici è stato sottoposto a fermo per omicidio volontario.
Benedita Dan uccisa a sprangate. L’allarme era scattato ieri intorno a mezzogiorno quando un uomo che portava a spasso il proprio cane ha notato il cadavere di una donna riverso in un fossato e ha dato l’allarme alle forze dell’ordine. Una zona isolata, spesso frequentata da coppie che si appartano provenendo dalla zona artigianale di Modena Nord. Secondo le prime ricostruzioni pare che la donna sia stata scaricata in mezzo alla campagna dal suo cliente trasformatosi in assassino. Le indagini continuano per ricostruire tutti i dettagli della vicenda.
L’insoddisfazione dopo il sesso e la prostituta uccisa: chiesti 30 anni per il killer palermitano (Palermo Today – 24 novembre 2020)
E’ attesa per venerdì la sentenza in merito alla vicenda che vede protagonista Leopoldo Scalici, il disoccupato di 42 anni che nel 2019 uccise Benedicta Daniel nelle campagne di Albareto (Modena). L’uomo si costituì poche ore dopo i fatti
Quell’omicidio – di colpo – fece sprofondare un’intera provincia a un’epoca passata, quella in cui imperversava il Mostro di Modena, con quei dieci delitti, tutti commessi con modalità simili, nella provincia emiliana tra il 1985 e il 1995. La Procura ieri ha chiesto 30 anni di pena per Leopoldo Scalici, il disoccupato palermitano finito in carcere nell’aprile 2019 per avere ucciso Benedicta Daniel. La vittima, una prostituta nigeriana 40enne, era stata barbaramente uccisa con una pesante morsa da banco nel Modenese e poi abbandonata nelle campagne.
Scalici, 42 anni, accompagnato dalla madre, si era costituito qualche ora dopo i fatti ammettendo di avere assassinato la donna colpendola alla testa con il pesante utensile metallico subito dopo aver avuto un rapporto con lei. Come dimostrato dalle indagini, il palermitano aveva agito sotto l’effetto di droghe, circostanza che in ogni caso non avrebbe compromesso la sua capacità di intendere e di volere, come stabilito da una perizia psichiatrica.
Era il 7 aprile dello scorso anno quando il corpo della prostituta venne trovato in un fossato. Il delitto venne consumato in una delle varia piazzole appartate utilizzate dalle prostitute africane che esercitano nella zona industriale di Modena.
L’uomo aveva approcciato la prostituta in strada. La donna era salita poi a bordo del furgone su cui viaggiava il palermitano per raggiungere un luogo appartato e consumare il rapporto. Il mezzo in questione, individuato e sequestrato dai carabinieri, non era di proprietà di Scalici, bensì di un conoscente che glielo aveva prestato per svolgere alcuni lavori. Il movente era legato a un senso di insoddisfazione da parte del cliente per la prestazione sessuale.
“Il difensore dell’uomo, l’avvocato Fernando Giuri – si legge sul Resto del Carlino – aveva chiesto per il proprio assistito il rito abbreviato condizionato ad una perizia psicodiagnostica che ha però confermato come Scalici, quando uccise brutalmente la 40enne fosse perfettamente in grado di intendere e di volere. Il perito nominato dal giudice, la dottoressa Forghieri ha spiegato infatti come Scalici risulti affetto da disturbo di personalità legato al percorso di crescita; una “fragilità personologica” alla quale si aggiunge un altro disturbo dovuto all’uso prolungato negli anni di stupefacenti. Condizioni però non tali da determinare vizio parziale o totale di mente. Le conclusioni della dottoressa Forghieri sono state condivise anche dal perito della difesa. Scalici sarà quindi giudicato per il terribile delitto commesso: il pm ha chiesto adesso una pena di trent’anni. Venerdì la sentenza. Secondo le indagini l’assassino aveva girato per la città con la sua vittima, forse ancora viva e agonizzante, chiusa nel retro del furgone sul quale l’aveva caricata e poi massacrata. Nella notte aveva poi scaricato il cadavere di Benedita, trascinandola fuori dal mezzo, immediatamente ripulito. Prima che le indagini lo incastrassero l’uomo si presentò in caserma confessando tutto”.
Prostituta assassinata, 16 anni di carcere per il 42enne pavullese (Modena Today – 27 novembre 2020)
Leopoldo Scalici è stato condannato per l’omicidio di Benedicta Dan, di origine nigeriana, avvenuto nell’aprile dello scorso anno in seguito ad una lite per una prestazione sessuale
Si è concluso il processo con rito abbreviato a carico del 42enne Leopoldo Scalici, reo confesso per l’omicidio di Benedicta Dan, sua coetanea. La donna di origine nigeriana, solita prostituirsi nella zona industriale di Modena Nord, era stata colpita a morte a bordo del furgone del pavullese, proprio in seguito ad un rapporto sessuale. Il cliente, insoddisfatto, aveva reagito violentemente , afferrando una morsa in metallo e uccidendo la donna. Poi l’aveva portata nelle campagne di Albareto e aveva abbandonato il cadavere in un fossato. Qualche ora più tardi, mentre erano in corso le indagini della Squadra Mobile, si era costituito spontaneamente presso la caserma dei Carabinieri di Pavullo. La Procura, nella persona del pm Maria Angela Sighicelli, aveva richiesto una condanna a 30 anni, mentre la difesa chiedeva di non considerare le aggravanti, facendo leva appunto sulla confessione e il pentimento di Scalici. Il giudice Andrea Romito ha optato per una pena di 16 anni di reclusione.


