Loading

Luigi Gennaro, 49 anni, ex autista, muratore, padre. Strangola la compagna, cerca di sciogliere il corpo nell’acido e la mura nell’appartamento in costruzione. Condannato a 16 anni di reclusione

Velate (Brianza), 8 Giugno 2008

 


Titoli & Articoli

Uccide la convivente e mura il cadavere gli aveva detto che il figlio non era suo (la Repubblica – 13 giugno 2008)
Strangolata, sciolta nell’ acido, murata in un sottotetto e sciolta nell’ acido. È morta così Dania Paz Leon, una donna peruviana di 36 anni, da dieci in Italia con un regolare permesso di soggiorno. A ucciderla il suo compagno, Luigi Gennaro, 48 anni, di origini campane. Il corpo è stato ritrovato dai carabinieri all’ una di mercoledì notte. Era nascosto all’ interno di un sarcofago di mattoni in una casa di Usmate Velate, che la coppia aveva da poco acquistato. A portare i militari al cadavere è stato proprio l’ uomo, che mercoledì notte, dopo un interrogatorio durato oltre 6 ore, ha confessato l’ omicidio.
Il delitto risale all’ ora di pranzo di venerdì scorso. L’ omicida, ex-autista di pullman ora impegnato in lavori saltuari, avrebbe ucciso la donna spinto dalla gelosia. «Quando mi ha detto che il nostro bambino di 4 anni non era mio figlio non ho capito più nulla», ha detto Gennaro ai carabinieri di Muggiò. Gli stessi a cui si era rivolto alle 9 di lunedì mattina per denunciare la scomparsa della compagna. Una versione che da subito non ha convinto i militari.
I due si erano conosciuti dieci anni fa, dopo che Luigi Gennaro si era separato e aveva deciso di assumere la donna come colf. Nel tempo, il loro rapporto si era trasformato e quattro anni fa era nato un figlio. Ma negli ultimi tempi la convivenza si era fatta difficile. Venerdì l’ ultimo diverbio al cui culmine la donna avrebbe confessato al compagno che il loro bambino era frutto di una relazione avuta con un altro. Una rivelazione che ha scatenato il raptus omicida. L’ ex-autista ha strangolato la compagna, poi è uscito di casa, ha comprato due bottiglie di acido muriatico, ha chiuso la donna in un sacco di plastica e l’ ha riempito con l’ acido; poi ha trascinato il corpo in soffitta per murarlo in un sarcofago. Nel tardo pomeriggio è passato dall’ asilo di Muggiò, dove ad aspettarlo c’ era il figlio. Dopo tre giorni di silenzio, lunedì, si è presentato ai carabinieri di Muggiò per denunciare la scomparsa della compagna. Mercoledì pomeriggio alle 6, con il figlio in braccio, il secondo ingresso in caserma. Questa volta per dire che Dania era tornata a casa. Un nuovo racconto, pieno di contraddizioni: e Luigi Gennaro ha confessato. Nella stanza accanto, addormentato sul divano suo figlio, ora affidato ai servizi sociali. (di Gabriele Cereda)


Link


In memoria di

Velate, uccise la moglie e la muròin casa: condanna confermata (il Cittadino MB – 12 aprile 2011)
La Corte d’Assise d’appello ha confermato questa mattina la condanna a 16 anni per omicidio per il 50enne muggiorese Luigi Gennaro, l’uomo che, nel 2008, aveva strangolato la sua convivente e poi aveva murato il corpo in un’intercapedine della casa di Velate.
La Corte d’Assise d’appello ha confermato questa mattina la condanna a 16 anni per omicidio per il 50enne muggiorese Luigi Gennaro, l’uomo che, nel 2008, aveva strangolato la compagna Dania Leon Paz, 36 anni, sua convivente, e poi aveva murato il corpo della donna in un’intercapedine della casa di Velate, in Brianza, dove la coppia sarebbe dovuta andare a vivere.
La sentenza di primo grado risale al gennaio 2010 ed era stata pronunciata dal gup Licinia Petrella, che aveva celebrato il processo a carico dell’ex lavoratore della Tpm col rito abbreviato. Tra Gennaro e la compagna, immigrata peruviana in regola, era nato un violento diverbio, forse per una differenza di vedute tra i due sul progetto di trasferirsi da Muggiò a Velate in una casa che l’uomo stava ristrutturando. Ma a scatenare la furia omicida era stata l’insinuazione da parte della donna che il loro figlioletto, che all’epoca aveva quattro anni, in realtà non fosse davvero del muggiorese. “Nostro figlio non è tuo, l’ho avuto da un altro”, gli avrebbe detto la donna. Gennaro era esploso. L’autista aveva stretto col braccio il collo della donna. Il litigio era avvenuto nella casa di via Cottolengo, a Velate. Si era poi presentato dai carabinieri per fare denuncia di scomparsa, salvo poi ritornare in caserma per aggiungere nuovi particolari al suo racconto. Elementi che avevano indotto in sospetto i carabinieri. Gennaro aveva cosparso di acido il corpo della donna, e poi lo aveva murato nella stessa abitazione di Velate. Durante la fase dell’inchiesta preliminare, il 50enne, difeso dall’avvocato Franco Monogiu, si era difeso sostenendo la tesi dell’omicidio preterintenzionale. Il grosso del processo si è giocato sulla perizia psichiatrica. La difesa puntava al riconoscimento della semi infermità, mentre la perizia disposta d’ufficio dal magistrato, ha ritenuto l’uomo perfettamente capace di intendere e di volere. (di Federico Berni)

Velate, uccise la moglie e la muròin casa: condanna confermata