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Mohamed Naceur Saadi, 58 anni, padre. Pregiudicato per violenze, sottoposto a divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, entra in casa della ex moglie e la accoltella. Poco dopo muore schiantandosi con l’auto

Udine, 17 Aprile 2025


Titoli & Articoli

Donna uccisa a coltellate in casa, l’ex marito muore poco dopo schiantandosi contro un camion (Today – 17 aprile 2025)
Il femminicidio è avvenuto in mattinata a Udine. La vittima è Samia Bent Rejab Kedim, di 58 anni. L’uomo, che non viveva più con la donna dopo il divorzio, si trovava ai domiciliari
Morti a poche ore di distanza. Lei per un femminicidio, lui in un incidente. Tragedia questa mattina in via Joppi, a Udine, dove una donna di nazionalità tunisina, Samia Bent Rejab Kedim, di 47 anni, è stata colpita a morte, probabilmente con un coltello. I sospetti è che a ucciderla sia stato l’ex marito, Mohamed Naceur Saadi, di 58 anni, che subito dopo si è schiantato contro un camion cisterna e ha perso a sua volta la vita.
Le vessazioni all’ex moglie. La coppia aveva tre figli, due ragazze maggiorenni e un figlio minorenne. Secondo quanto riporta UdineToday, l’uomo si trovava ai domiciliari a Monfalcone e non viveva più con la moglie dalla quale si era divorziato da qualche tempo. Nonostante la separazione e la misura restrittiva, Saadi avrebbe però continuato a frequentare l’abitazione dell’ex compagna, costringendo le “donne di casa” a stare tutte in una stanza e chiudendo a chiave i locali che frequentava lui. Sarebbero stati diversi gli episodi di violenza ai danni di moglie e figlie commessi da parte del 58enne che in base ai primi riscontri era munito di braccialetto elettronico.
Il femminicidio si è consumato poco prima di mezzogiorno. L’uomo sarebbe poi fuggito in auto perdendo la vita in un incidente a Basagliapenta di Basiliano, lungo la Pontebbana. La sua auto si è schiantata contro un camion cisterna, finendo per accartocciarsi sotto il mezzo pesante. Non è escluso che il suo sia stato un gesto volontario. Le indagini sono in capo al sostituto procuratore Luca Olivotto.

Femminicidio di Udine, il procuratore: «Con quel tipo di braccialetto elettronico gli spostamenti dell’ex marito di Samia non erano coperti» (Corriere della Sera – 18 aprile 2025)
Massimo Lia: l’ex marito Mohamed Naceur Saadi era stato condannato per maltrattamenti e violenza sessuale aggravata. Ai domiciliari, aveva due permessi settimanali: ieri ha preso il treno, è andato dalla donna e l’ha uccisa
«Con quel tipo di braccialetto» gli spostamenti di Mohamed Naceur Saadi, il 59enne che ieri mattina, a Udine, ha ucciso l’ex moglie Samia Bent Rejab Kedim, 46, accoltellandola più volte, «non erano coperti». Lo ha detto oggi (venerdì) il procuratore Massimo Lia durante una conferenza stampa in Questura. Saadi era stat0 condannato a cinque anni e quattro mesi per maltrattamenti e violenza sessuale aggravata nei confronti della stessa donna che aveva chiesto poi la separazione. Dopo aver scontato, in attesa del giudizio, un anno di carcerazione preventiva, per l’uomo erano stati disposti i domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico. Ma allo stesso tempo aveva ricevuto il permesso di uscire di casa due ore, al martedì e al giovedì, questo per fare la spesa e altre cose. Ieri è uscito dalla sua dimora a Monfalcone, ha preso il treno, ha raggiunto la casa della donna e  l’ha uccisa. «Il problema riguarda il permesso di allontanarsi due ore – ha detto il magistrato -, non era coperto con quel tipo di braccialetto». (di Alessandro Fulloni)

Femminicidio di Udine, la Procura contraria ai permessi: «Il carcere unica garanzia contro chi vuol fare del male» (Messaggero Veneto – 18 aprile 2025)
Ricostruita la dinamica dell’omicidio di via Joppi: il marito della vittima è entrato in casa con le chiavi di casa che gli aveva dato il figlio e ha chiuso la porta quando è fuggito

Percosse e umiliazioni su moglie e figlio: ecco perché Saadi è stato condannato (Rai News – 19 aprile 2025)
Anni di violenze, minacce e abusi domestici: la giudice aveva deciso per oltre 5 anni di reclusione
Un mese fa la condanna di Mohamed Naceur Saadi a 5 anni e 4 mesi di reclusione 
da parte del Giudice per l’udienza preliminare. Nel documento con cui viene emessa la sentenza, sono contenute le violenze sessuali, le ripetute lesioni e i maltrattamenti a Samia Kedim, il fatto che l’uomo non provvedesse al mantenimento della famiglia, le continue minacce di percosse e umiliazioni, anche a sfondo sessuale, cui costringeva l’ex moglie, anche davanti al figlio minore. Episodi che si ripetevano dal 2022.
Il 18 marzo scorso la condanna dopo un anno di misura cautelare in carcere, prima della concessione, su richiesta dell’avvocato dell’uomo, degli arresti domiciliari. La Procura di Udine non dà parere favorevole, invece, ai permessi che il giudice concede all’uomo per provvedere alle proprie esigenze di vita: il martedì e il giovedì dalle 9 alle 11 del mattino. Intervalli temporali durante i quali il braccialetto elettronico non è attivo. E proprio giovedì Mohamed Naceur Saadi, 59 anni, parte dall’appartamento di Monfalcone dove viveva per uccidere Samia Kedim, 46 anni, andandosi poco dopo a schiantare contro un camion sulla statale 13, nel tratto tra Basaglia Penta e Orgnano.

Uccide la moglie nelle ore di permesso: il braccialetto elettronico consentiva due allontanamenti (la Repubblica – 19 aprile 2025)
Udine, Mohamed Naceur Saadi era stato condannato a 5 anni e 4 mesi per le violenze sulla donna. Era ai domiciliari. Dopo il femminicidio si è suicidato. Il pm: “Facile giudicare col senno di poi”. La figlia: “Era terrorizzata, mia madre andava tutelata”
Per proteggere Samia Bent Rejab, il braccialetto elettronico imposto all’ex marito non è bastato. O meglio, quel tipo di braccialetto elettronico. A due giorni dall’ennesimo femminicidio, è polemica sul regime che ha consentito all’uomo, il 59enne Mohamed Naceur Saadi, di avvicinarsi alla moglie e ucciderla come troppe volte aveva minacciato di fare.
Nelle due ore di permesso, in cui il dispositivo non trasmette alcun segnale, Saadi ha preso il treno a Monfalcone, la città in cui era ai domiciliari, ha raggiunto Udine, dove viveva la moglie e l’ha uccisa a coltellate. Colpi al volto, al capo, alle braccia, segno che la donna ha tentato fino all’ultimo di proteggersi. Subito dopo, le ha rubato l’auto e si è allontanato a tutta velocità, per poi lanciarsi contro una betoniera che arrivava dal lato opposto. Un suicidio, secondo investigatori e inquirenti, che troppo tardi si accorgono che Saadi non è tornato a casa, come previsto dal regime stabilito poco più di un mese fa dal tribunale, con parere favorevole della procura. Contestualmente, non è stata definita nessun’altra forma di protezione per la moglie. Eppure che per lei l’uomo fosse pericoloso lo ha stabilito il 18 marzo una sentenza.
Dopo anni di maltrattamenti e violenze la moglie lo aveva denunciato, convinta lo aveva affrontato a processo, dove Saadi era stato condannato a 5 anni e 4 mesi per maltrattamenti, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata. Poco prima della pronuncia, per lui era stato deciso un cambio di regime: dal carcere era passato ai domiciliari con braccialetto elettronico e due “allontanamenti autorizzati” a settimana per esigenze personali: spesa o visite mediche. “Ci sono state la massima attenzione e la massima severità da parte del mio ufficio e da parte dell’ufficio del gip nel valutare pericolosità e condotta del soggetto”, si difende il procuratore di Udine, Massimo Lia. Tuttavia quel dispositivo, a differenza dei braccialetti con doppio segnalatore applicati in casi di stalking, si limita a segnalare il mancato rientro a casa del soggetto ai domiciliari. Traduzione, ci sono due ore in cui non c’è controllo. “All’uomo erano stati dati gli arresti domiciliari che di per sé dovrebbero impedire l’avvicinamento dell’indagato alla vittima: è tutto previsto dal codice di rito”, afferma il procuratore. “Con il senno del poi – dice – poi è facile dire che era meglio non sostituire la misura o non dare queste autorizzazioni”.
A dare l’allarme e indicare ai carabinieri dove fosse il padre è stato il figlio quindicenne. Lo ha visto uscire come una furia dall’appartamento in cui viveva con la madre, la faccia stravolta e i vestiti sporchi di sangue. Agli investigatori ha raccontato di aver dato lui le chiavi di casa all’uomo su indicazione della stessa Samia, che con Saadi doveva discutere dettagli relativi alla separazione. Nei giorni precedenti c’era stata la prima udienza, la donna sperava di essersi finalmente gettata alle spalle gli anni della paura, delle violenze continue, di essersi finalmente liberata di quell’uomo. Che invece per l’ennesima volta ha voluto decidere per lei, per entrambi.
La rabbia della figlia. “Non perdonerò mai mio padre. La mamma voleva solo essere libera e felice. Non è stato fatto abbastanza per aiutarla”, ha commentato la figlia, Miriam Saadi. Che al Messaggero Veneto racconta: “La mamma aveva subito più volte violenze da lui”, “era stata minacciata di morte. Era terrorizzata“. E ancora: “Non è possibile che sia successa una cosa simile, ora siamo rimasti soli, io, mia sorella Sabrina e mio fratello, ancora minorenne”. “Quando è arrivato davanti alla porta di casa ha subito capito, dalle urla e dai rumori, che stava succedendo qualcosa di grave. Ha tentato di aprire la porta per aiutare la mamma ma non ci è riuscito. Era disperato. Non dovevano lasciar uscire mio padre e la mamma doveva essere tutelata. Chiediamo giustizia e vogliamo anche capire che cosa non ha funzionato. Chi ha sbagliato deve pagare. La mamma – conclude Miriam – lo aveva denunciato più volte ma poi, per paura e per il timore di danneggiare la famiglia, aveva sempre ritirato le denunce. Alla fine aveva trovato il coraggio e mio padre era finito in carcere ma non è servito perché lo hanno fatto uscire. Una donna che presenta così tante denunce, anche se poi le ritira, va aiutata. Invece nessuno ha fatto nulla”. (di Alessia Candito)

I messaggi di finte scuse prima di uccidere Samia: l’ha tormentata fino alla fine con vocali e richieste (Messaggero Veneto – 20 aprile 2025)
L’ex marito si era detto pentito per tutte le violenze in famiglia perpetrate per anni. Sequestrati alcuni coltelli da cucina con tracce di sangue


Link

  • Samia Bent Rejab Kedim
2025, anni di maltrattamenti, autocisterna, braccialetto, coltello, femminicidio, figli coinvolti, incidente, minacce, ore di permesso, pregiudicato, schianto

Teresa Stabile, 55 anni, mamma. Uccisa a coltellate dall’ex marito già denunciato dal figlio per violenza privata

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